Scritto da
LucaCiglione
Emozionarium è un party game con componente GDR Light edito in Italia da Space otter nel 2026. Questo gioco creato da Marco “Maremma che giochi” Paoletti ed illustrato da Giulia D’Urso è pensato per 3-8 giocatori dai 14 anni e ha una durata di circa 45-60 minuti.
“Sei il fotografo terrorizzato al matrimonio o il pensionato in estasi all’ufficio postale? Metti in gioco le EMOZIONI, facendoti aiutare dal “fiore di Plutchik”.“

COMPONENTI E MATERIALI
La scatolina di Emozionarium è compatta, misura 16 × 12 × 5 cm, con una pratica chiusura magnetica, e contiene:
- 32 carte Emozione
- 72 carte Situazione
- un blocchetto segnapunti da 100 fogli
- una guida al Fiore di Plutchik
- il regolamento
Le carte sono il cuore del gioco, mentre il blocchetto raccoglie le intuizioni dei giocatori durante le partite, anche se, essendo disponibile un’app online per gestire i punteggi, resta un elemento utile ma non indispensabile.
La produzione è essenziale, senza fronzoli né componenti superflui, del resto per un party game basato sull’interpretazione e sull’interazione tra i partecipanti non serve molto altro, e la qualità dei materiali è adeguata allo scopo con carte arrotondate e di buona robustezza. Apprezzo molto anche le dimensioni ridotte della scatola, Emozionarium occupa poco spazio ed è facile da trasportare, senza rinunciare a nulla di essenziale per giocare.
L’unico appunto riguarda la guida al Fiore di Plutchik, l’avrei preferita in formato A4 anziché A5, per renderne più agevole la consultazione durante la partita, soprattutto quando più giocatori devono guardarla insieme. Le illustrazioni sono divertenti e fanno sorridere.

COME SI GIOCA
Emozionarium è un party game che si sviluppa nell’arco di tre round, durante i quali i giocatori devono mettere in scena personaggi e situazioni per far indovinare agli altri l’emozione che stanno provando, cercando contemporaneamente di riconoscere quelle interpretate dagli avversari.
All’inizio della partita si posiziona al centro del tavolo la guida con il Fiore di Plutchik, si prepara il materiale per il punteggio e si scelgono tre mazzetti di carte Situazione, ciascuno composto da otto carte, uno per ogni round. All’inizio di ogni manche si prende il relativo mazzetto e si distribuisce una carta a ciascun giocatore, le eventuali carte rimanenti vengono semplicemente scartate. I ruoli assegnati sono pubblici, mentre l’Emozione che ciascun giocatore dovrà interpretare viene pescata segretamente.
Le carte Situazione riportano un numero che stabilisce l’ordine di gioco. Si parte quindi dal personaggio con il numero più basso, che legge ad alta voce il proprio ruolo e comincia a interpretarlo combinandolo con l’emozione ricevuta. Non è possibile nominare direttamente l’emozione, bisogna comunicarla attraverso il comportamento, le parole e le reazioni del proprio personaggio. Durante la scena è inoltre possibile interagire con gli altri giocatori e con i loro personaggi, dando vita a vere e proprie piccole situazioni di gioco di ruolo.
Ipotesi e Punteggio
Quando tutti hanno completato la propria interpretazione, arriva il momento delle ipotesi. Ogni giocatore annota sul proprio foglio quale emozione pensa corrisponda a ciascun personaggio, poi si rivelano le carte e si assegnano i punti.
Il valore delle intuizioni cresce con il procedere della partita, nel primo round ogni emozione correttamente individuata vale 2 punti, nel secondo 3 punti e nel terzo 4 punti. Chi riesce a farsi riconoscere ottiene a sua volta lo stesso numero di punti per ogni giocatore che ha indovinato la sua emozione. Riuscire a comunicare bene ciò che prova il proprio personaggio diventa quindi forse anche più decisivo che indovinare ciò che viene fatto dagli altri.
Nella modalità prevista per i giocatori esperti, nel secondo round si possono ottenere 3 punti individuando l’emozione combinata corretta e 1 punto indicando l’emozione primaria. Nel terzo round entrano in gioco anche le diverse intensità delle emozioni, si ottengono 4 punti individuando quella corretta e 2 punti indicando l’intensità opposta dello stesso petalo del Fiore di Plutchik.
Al termine del terzo round si sommano i punti ottenuti e il giocatore con il punteggio più alto vince la partita.

OPINIONI e DINAMICHE
Emozionarium è un gioco super interessante perché rappresenta un curioso ibrido tra gioco da tavolo e gioco di ruolo. La componente più “classica” del gioco da tavolo è data dalla struttura: abbiamo un obiettivo preciso, che è indovinare le emozioni degli altri, tre round e un sistema di punteggio che accompagna tutta la partita. La parte di gioco di ruolo, invece, è affidata soprattutto alle situazioni nelle quali vengono inseriti i personaggi.
Per far indovinare la nostra emozione, infatti, non siamo obbligati a limitarci a pronunciare una o due frasi: possiamo cercare di costruire una vera e propria scena. Dal momento che tutti i personaggi si trovano all’interno dello stesso contesto, che può essere un matrimonio, le poste o qualsiasi altra situazione proposta dalle carte, diventa naturale interagire con gli altri e utilizzare proprio quell’interazione per esprimere nel modo migliore ciò che stiamo provando.
Nell’interazione, secondo me, sta una delle vere forze di Emozionarium: quando si riesce a cavalcare la situazione, l’emozione finisce per caratterizzare anche il personaggio, creando una sorta di dimensione “extra game” nella quale il confine tra interpretazione e gioco può diventare molto sottile. Si può rispondere a una domanda continuando a parlare come il proprio personaggio, oppure reagire a qualcosa che accade nella scena senza uscire dal ruolo, dando vita a momenti che vanno oltre il semplice tentativo di far indovinare una carta.
L’elefante nella stanza
Tutto questo, però, richiede una condizione fondamentale: la voglia di lasciarsi andare. Come in qualsiasi gioco di ruolo, non è detto che tutti abbiano immediatamente voglia di esporsi, di interpretare un’emozione o semplicemente di mettersi in gioco davanti agli altri. Per questo trovo importante che chi propone Emozionarium spieghi prima molto bene cosa ci si troverà a fare: se qualcuno arriva aspettandosi un party game più tradizionale e scopre soltanto al proprio turno di dover interpretare un personaggio, potrebbe trovarsi poco a suo agio.
Le carte forniscono alcuni suggerimenti che aiutano nell’interpretazione, ma se ci si limita a leggerli con il tono di voce atono sufficiente giusto a portare a termine il proprio turno, il risultato è molto, molto inferiore. Per sfruttare davvero il gioco bisogna avere la disponibilità a esporsi, a interagire e anche a lasciarsi un po’ andare. Le situazioni aiutano parecchio in questo senso, così come la possibilità di coinvolgere gli altri personaggi, ma è comunque un aspetto da tenere presente quando si sceglie il tavolo al quale proporlo.
Round sempre più complessi
C’è poi un’altra caratteristica che ho trovato particolarmente interessante: la difficoltà cresce insieme alla complessità delle emozioni. Il primo round, basato sulle emozioni primarie, è tutto sommato immediato; quando invece entrano in gioco emozioni composte e poi le diverse intensità, riconoscerle e soprattutto riuscire a rappresentarle diventa decisamente più complicato. Alcune sfumature, inoltre, sono talmente specifiche che rischiamo persino di non avere una piena familiarità con il loro significato. Sembra assurdo ma alcune emozioni non sono utilizzate così tanto ed è proprio in questo che, secondo me, Emozionarium mostra un interessante potenziale didattico.
Lo troverei infatti molto interessante anche in un contesto scolastico, già dalla quarta o quinta elementare e poi alle medie. Attraverso il gioco, i bambini possono provare a riconoscere, distinguere e interpretare emozioni che magari conoscono solo superficialmente o che non riescono ancora a esprimere con precisione.
La rabbia, per esempio, può rimanere semplicemente “rabbia” o trasformarsi in “furia”, e in realtà esistono sfumature diverse come il fastidio, il disprezzo o l’aggressività. Allo stesso modo, può essere difficile distinguere la noia dalla tristezza, oppure la delusione dal rimorso. Non sono la stessa cosa, anche se possono assomigliarsi. E giocare a riconoscerle, dando loro un nome e cercando poi di interpretarle, può essere un modo divertente per iniziare a costruire una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e di quelle degli altri.

IN QUANTI CI GIOCO
Sul numero di giocatori, vale un po’ la regola tipica dei party game: più siamo, più aumenta il caos. Emozionarium scala fino a otto giocatori, ma secondo me il suo punto ideale è 4-5 partecipanti. In tre si perde buona parte del senso delle interazioni e il gioco risulta un po’ troppo povero dal punto di vista delle dinamiche tra personaggi; salendo verso gli otto, invece, le scene tendono a diventare più lunghe e caotiche. In quattro o cinque si trova invece un ottimo equilibrio: tutti hanno modo di parlare e interagire, le situazioni rimangono gestibili e la partita mantiene un ritmo piacevole senza trasformarsi in una confusione generale.

LE ETA’ PER GIOCARCI
Emozionarium viene indicato sulla scatola come 14+, un’età che, soprattutto alla luce del potenziale didattico che ho evidenziato poco sopra, trovo sinceramente eccessiva. Come party game per adulti capisco perfettamente l’indicazione, visto che per funzionare al meglio richiede una certa disponibilità a esporsi e a interpretare, ma a casa l’ho giocato tranquillamente anche con bambini di sei e sette anni, senza incontrare particolari difficoltà. Con un adulto che sappia introdurre e guidare l’esperienza, lo trovo assolutamente adatto già dai 7-8 anni, e anzi credo che proprio a quell’età possa trovare uno degli utilizzi più interessanti, soprattutto in ambito scolastico.

CONCLUSIONI
Emozionarium mi ha colpito perché dietro a un’idea apparentemente semplice nasconde parecchio più di quello che mi aspettavo. È sicuramente un gioco interessante, ma non è per tutti: serve il tavolo giusto, e soprattutto serve avere voglia di esporsi, di interpretare e di lasciarsi andare. Se queste condizioni ci sono, però, quello che succede durante la partita può andare molto oltre il semplice indovinare delle emozioni.
Mi è capitato di vedere le situazioni trasformarsi in piccole scenette completamente fuori controllo, di ridere parecchio, ma anche di soffermarmi su emozioni che normalmente tendiamo a mettere tutte nello stesso calderone. Ed è proprio questo che trovo più bello: Emozionarium riesce a creare uno spazio tra i giocatori nel quale ci si può divertire in maniera folle, oppure fermarsi a riflettere e ragionare.
L’idea di giocare con le emozioni, un po’ come fossimo personaggi di Inside Out, secondo me è una bella intuizione di Marco Paoletti, realizzata in maniera molto carina. Alla fine, quello che rimane in una partita di Emozionarium è proprio questa sensazione: si parte con l’idea di giocare a un party game per indovinare delle emozioni e ci si può ritrovare, a seconda del tavolo, a fare teatro, a ridere, ad osservare gli altri e persino a ragionare nel profondo su come funzionano certe emozioni. Tanta roba per una scatolina così piccola!
Ringraziamo Space Otter per la copia Review e Marco per la dedica.
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