[nonsolograndi] Jump

scritto da Simarillon (Davide)

Abbiamo già recensito tanti giochi Ludic nella rubrica, ma oggi questo è il mio primo articolo con questo editore, in particolare si tratta di Jump, stuzzicante e simpatico party-game che si può giocare in 3-4 giocatori a partire dagli
8 anni, con una durata di circa 40 minuti. Autori del gioco Andrea Binasco e Matteo di Pascale .

Jump è un gioco che sviluppa le capacità di ‘pensiero laterale’ e ‘problem solving’ e aiuta a famigliarizzare con le prime tecniche di brainstorming … ci vogliamo provare?

I MATERIALI
La scatola contiene:

  • la plancia di gioco;
  • quattro pedine segnaposto nei colori giallo rosso, giallo, blu e verde;
  • quattro lavagnette cancellabili, che richiamano, sfumandoli in modo che ci
    si possa scrivere, i colori di sopra;
  • sessanta carte-situazione, ognuna con tre quesiti;
  • trentadue tessere strumento in cartonato spesso;
  • una clessidra;
  • quatto pennarelli cancellabili.

Come per tutti gli altri titoli della linea Ludic che abbiamo provato in precedenza (ed iniziano ad essere un certo numero), i materiali sono di ottima fattura e i giochi si distinguono per questo impatto minimal comune che li
contraddistingue. Forse potevamo chiedere un po’ di più ai pennarelli cancellabili e, soprattutto, non c’è perfetta corrispondenza tra i tre verdi presenti sul tabellone e i tre verdi presenti sulle carte, cosa che all’inizio può generare qualche piccolissimo problema al momento della ricerca della corrispondenza stessa.

IL GIOCO… OVVERO ECCOVI LEL REGOLE
Si mettono le pedine sul tabellone e si scoprono quattro carte strumento. Al proprio turno ogni giocatore pesca una carte strumento e la sostituisce, a propria scelta, ad uno degli strumenti già disponibili, poi pesca una carta situazione e legge ad alta voce il quesito proposto che sarà quello corrispondente al colore su cui si trova la pedina sul tabellone. Ogni giocatore (od ogni gruppo) entro il tempo di una clessidra deve trovare una soluzione efficace utilizzando il maggior numero di oggetti possibile e scriverla sulla propria lavagnetta.
Finito il tempo i giocatori leggeranno le proprie soluzioni che verranno validate dagli altri giocatori. I giocatori la cui soluzione supera il vaglio critico otterranno
punti secondo la seguente logica: un punto per ogni strumento utilizzato più il
raddoppio del punteggio in caso di soluzione originale.
Vince chi finisce per primo un numero definito di giri di tabellone (il regolamento suggerisce come numero tre).

Variazioni sulle regole (direttamente suggerite dall’editore)
La proposta è quella di giocare in modalità non competitiva, si crea il problema da risolvere e ottenute le soluzioni più interessanti e da queste si ripete il procedimento sino a ottenere una soluzione ottimale.

CONSIDERAZIONI PERSONALI / IMPRESSIONI

Il gioco sviluppa, naturalmente Problem Solving e Creatività e si appoggia sull’idea dell’importanza del pensiero laterale, espressione coniata dallo psicologo maltese Edward De Bono nel 1967, che cito qui integralmente “per uscire fuori dagli schemi dobbiamo conoscere la prassi con cui costruiamo di solito i nostri ragionamenti” e ancora, citando Wikipedia: “il principio che sta alla base di questa modalità è simile al pensiero divergente: per ciascun problema è sempre possibile individuare diverse soluzioni, alcune delle quali emergono solo: (1) prescindendo da quello che inizialmente appare l’unico percorso possibile (2) cercando elementi, idee, intuizioni, spunti fuori dal dominio di conoscenza e dalla rigida catena logica.” Se vi incuriosito c’è una vasta letteratura sull’argomento a partire dal libro Sei Cappelli per Pensare dello stesso De Bono.

Personalmente ritendo che sia molto più interessante se giocato ‘a piccole squadre’ ovvero che per ogni segnalino ci sia un gruppo di due/tre persone, forse perché il confronto (e anche qui non mi addentro troppo, ma c’è tutta la teoria delle Intelligenze Multiple di Howard Gardner) aiuta a creare soluzioni migliori.  Ovviamente si può giocare singolarmente e, ovviamente, per rendere al meglio se giocato in gruppo, i gruppi devono essere numericamente simili e non troppo ampi, per permettere che si possa trovare la soluzione nel tempo di una clessidra (quando lo giochiamo così spesso ci regaliamo il tempo di due clessidre).

Sul tabellone è presente una tessera matita che ci indica il fatto che la soluzione andrà disegnata e non scritta per poi essere ‘capita’ dagli altri giocatori; interessante rottura dello schema di gioco, che hai sia implicazioni positive (la rottura aiuta sempre a mantenere vivi attenzione e flusso di gioco) sia negative (chi crede di non essere proprio capace di disegnare potrebbe sentirsi penalizzato). A me, complessivamente l’idea piace, tanto che avrei aggiunto almeno un’altra tessera matita sul tabellone. Il flusso di gioco prevede che sia il giocatore a scegliere quale sarà la tessera situazione che verrà sostituita, personalmente avrei fatto in modo che le tessere situazioni si degradassero o mandandole via dopo un prefissato numero di turni o diminuendone in qualche modo il valore se progressivamente riusate.

Dopo tutti questi aspetti interessanti e positivo arrivo anche a un paio di segnalazioni che non sono negative di per sé, ma che potrebbero non piacere. Per le soluzioni si creano spesso situazioni un po’ ambigue, oltre alla difficoltà che siano i compagni di gioco a valutare la soluzione, c’è l’oggettivo problema del valutare se l’oggetto scelto è, necessariamente, fondamentale  per la soluzione, spesso si può aggiungere l’oggetto solo a ‘corollario’ della soluzione del problema; e se si gioco in maniera troppo competitiva si possono innescare meccanismi di esasperazione sulla valutazione delle soluzione e di
rivalsa tra i vari giocatori. Jump è un gioco, che, quasi, non deve essere interpretato come gioco, ma come strumento per allenare la nostra mente e metterci di fronte al come analizziamo le problematiche e come le analizzano gli altri in maniera a volte geniale ed inaspettata. Il gioco viene segnalato come 8+, direi che mi sento di poter essere assolutamente d’accordo con l’editore, i bambini più piccoli potrebbero anche trovare soluzioni davvero alternative, ma al contempo potrebbero non avere l’esatta percezione del problema che si sta affrontando.

COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Personalmente aggiungo questo paragrafo perché ritengo importante ricordare che il gioco è fondamentale nel percorso di crescita del bambino e che “gli adulti tendono sempre a ritenere che i bambini sviluppino gli stessi concetti di una mente adulta, esprimendoli in maniera più semplice, ma non è così: quelli dei bambini sono complessi concetti da bambini”, da Eduardo de Bono.

Ecco, quindi in elenco le cose che Lorenzo e papà hanno imparato giocando a Jump:

  • a far funzionare il ‘cervello’ e a pensare in modo creativo;
  • ad affrontare problemi (per aiutarvi a capire anche un piccolo aneddoto sul
    nostro vissuto con il gioco, la soluzione geniale di Lorenzo al seguente
    Quesito: ‘sei al cinema e non trovi più il tuo amico durante la proiezione’. Soluzione: ‘mi metto un cappello in testa, pago un piccolo extra con la carta di credito per fermare la proiezione, mi alzo in piedi e con il megafono
    urlo il suo nome… sarà così lui a trovarmi
    .’ Assolutamente geniale!;
  • a fare squadra e a confrontarsi con i compagni di gioco per arrivare alla
    soluzione ottimale;
  • a dubitare su quello che pensiamo convenzionalmente;
  • a giudicare i compagni di gioco.

FINO A QUANDO CI POSSO GIOCARE
Per tutto quanto scritto sino ad ora il gioco è ovviamente giocabile a qualsiasi età senza problemi, e anche tra soli adulti qualora si voglia intavolare qualcosa di ‘diverso’ e di leggero, non è gioco per giocatori, ma gioco che si può intavolare facilmente in una serata tra amici o in un giorno di festa (S. Natale?) con i parenti.
[NB: non giocatela contro una squadra costituita da un ingegnere
gestionale e un avvocato (mia cognata e sua sorella) o vi sentire
praticamente come triturati in un tritacarne.
]

PERCHÉ GIOCARE CON PAPÀ MA SORATTUTTO CON MAMMA
Tutti i giochi è bello giocarli con mamma e papà: ecco qui i motivi in più per giocarli insieme. Dai mamma, lo sappiamo che hai molta più fantasia del futuro ingegnere Lorenzo e dell’ex-storico e ora analista programmatore papà. La
soluzione che troverai tu sarà sicuramente la più interessante e io voglio fare squadra con te, così possiamo metterci il cappello verde e il cappello blu!

Si ringrazia l’editore per la copia recensore fornita in cambio di una
recensione imparziale e intellettualmente onesta.

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