EPONA RECENSIONE
Epona, ideato da Vladimir Suchy (del quale amo ricordare titoli come Underwater Cities , Praga o Resafa ) e prodotto dalla ‘sua’ Delicious Games (per 1-6 giocatori, 45-75′ a partita, 10+) ci pone nei panni di altrettanti proprietari di scuderie di cavalli, impegnati a dar vita alla più fiorente delle imprese.
Le logiche di fondo sono quelle tipiche dei puzzle game ed il livello di difficoltà è contenuto in tale fascia, pur risultando, per il buon numero di fattori da considerare, come adatto a giocatori quantomeno non occasionali.

EPONA IN POCO
La struttura di base del tutto non è affatto difficile, in quanto ad ogni turno i giocatori vanno a prelevare (ci sono due modalità di gioco che sovraintendono alla scelta) tre carte a turno, collocandole poi di fronte a se, formando una sorta di griglia quadrettata.
L’idea è quella che le carte vadano collocate a fianco di tessere ‘scuderia’, cercando per prima cosa di soddisfare i requisiti di esse e poi, nel farlo, di andare a massimizzare anche i punti riconosciuti da ogni singola carta (ve ne sono di numerosi tipi), sulla base delle indicazioni proposte da ciascuna di esse (es. tot punti per ogni cavallo o equipaggiamento o edificio di un certo tipo a contatto, o nella medesima riga o colonna, …).
E’ possibile, attivando effetti vari, ottenere anche la chance di pescare carte extra.
Sullo sfondo ci sono da tenere in considerazione numerose esigenze e richieste delle varie carte, armonizzandole idoneamente, così come vengono riconosciuti bonus al completamento delle scuderie ed ha luogo anche una fase ‘di accoppiamento’ dei cavalli, che possono essere mandati in altre scuderie a riprodursi, quali stalloni.
Alla fine del gioco (5-6 turni) si vanno a calcolare i punti ottenuti dalle carte collocate, scuderie completate, ..

COME SI PRESENTA
Si deve ricordare per prima cosa che Epona è prodotto da un piccolo editore, che non gode quindi delle economie di scala dei grandi, per cui c’è una certa attenzione a contenere i costi dei materiali. Assieme ad una generosa quantità di carte abbiamo quindi solo una manciata di cubetti o cilindretti di legno e di token di cartone.
Le illustrazioni sono assai gradevoli e tutte legate al mondo dei cavalli, cosa che contribuisce a dare (assieme alle tematiche delle carte, legate alle varie figure che orbitano in quel contento) la sensazione di una attinenza tra l’ambientazione e le meccaniche.
Nel complesso la valutazione è quindi della classica ‘idoneità allo scopo’ dei componenti, con le principali doglianze che possono essere legate alla dimensione non esagerata delle icone che identificano i requisiti delle singole carte (giustificata comunque dal desiderio di non rovinare l’effetto scenico delle illustrazioni).

COME GIRA EPONA
Siamo di fronte ad un puzzle game dalla struttura classica, che ricorda un poco le logiche dei giochi che definisco alla ‘Simcity’, fatte proprie da titoli come San Francisco o Village Green.
In sintesi l’idea di partenza è quella di selezionare ad ogni turno delle carte, da aggiungere ad una griglia virtuale che si va a costruire davanti a se, il tutto con lo scopo di mettere ciascuna di esse nelle condizioni di rendere al massimo.
La peculiarità, qui, sta nel livello di approfondimento e di cose da tenere in considerazione, che è elevato e che ci ricorda come l’autore sia lo stesso Suchy che si è fatto un nome nel campo dei cinghiali o comunque dei titoli di un certo peso.
SENSAZIONI
Le prime mosse risultano sufficientemente semplici, perchè si cercherà di selezionare giusto le carte che sono richieste dalle proprie ‘scuderie’ (ossia gli obiettivi per ‘riga’) e di piazzarle poi in una posizione della griglia virtuale (non c’è un tabellone, per cui le carte si piazzeranno lasciando idonei spazi) idonea in logica di pianificazione futura.
Come accennato ogni carta ha le proprie caratteristiche, che possono risultare utili ad altre carte (per attribuir loro punti), così come può avere una propria produzione di punti, per cui gli incastri sono assolutamente essenziali.
La quantità di possibilità è inoltre abbastanza elevata e questo è l’elemento che rappresenta, agli occhi dei giocatori esperti, il maggior appeal di Epona rispetto ad altri titoli, che si limitano spesso ad un livello base di ‘premialità’, prevedendo condizioni abbastanza lineari.
Nel contempo, quale altra faccia della medaglia, abbiamo sicuramente il fatto che tutte le varie icone, bonus e requisiti indubbiamente appensantiscono il gameplay per chi invece desideri una fruibilità più immediata.

PARAMETRI VARI
Quanto alla scalabilità direi che Epona gira grosso modo nello stesso modo sia nel testa a testa che nel multigiocatore, almeno in linea di principio. L’interazione, del resto, è assai limitata e anche la variante che la sollecita maggiormente si limita a far predisporre ad un giocatore i due gruppi di carte, nella logica classica del ‘io taglio le fette e tu scegli quale vuoi’, tra i quali scegliere quelle da prelevare per il turno. Chiaramente, se si gioca in due, non ha più senso la parte della visita alle altre stalle per la riproduzione dei cavalli.
La longevità può essere adeguata, tenendo conto del gran numero di carte.
Per il resto annoto come il gioco abbia avuto una accoglienza intermedia, avendo a mente le valutazioni espresse su internet: in particolare diversi utenti si sono dimostrati soddisfatti per la profondità del puzzle proposto, così come le lamentele di altri si sono incentrate sul medesimo aspetto, a dimostrazione di come sia essenziale comprendere se ciò ci propone, per comprendere se sia il piatto adatto per la nostra serata ludica.

CONCLUSIONI
Epona è un puzzle game elaborato, che interpreta con un certo spessore e profondità la tematica della costruzione di una griglia di carte legate tra loro da bonus multipli. La sua peculiarità, rispetto ad altri titoli di questa categoria, sta nel tentativo di proporre una sfida più complessa rispetto al solito.
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