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Pirla è un epiteto ormai di uso comune nella lingua italiana tipico dell’area lombarda e in particolare del milanese. Nei vocabolari la definizione riconduce il significato a una persona stupida, sciocca, inetta e sebbene venga spesso usato con una sfumatura affettuosa o ironica, la Corte di Cassazione ne ha riconosciuto la potenziale natura offensiva e lesiva dell’onore.
L’insulto deriva dal dialetto “pirla”, che originariamente significava trottola. Dal significato letterale del gioco si è evoluto l’etimo figurato: la trottola (pirla). Da qui deriva l’espressione “pirlare” cioè girovagare a vuoto o girare senza meta e di conseguenza l’insulto si riferisce a colui che si comporta come un pirla ovvero una persona che gira a vuoto, che “perde tempo” o che è inetta e sciocca.

Mai Dire Pirla è un gioco ideato da Giampiero Ignaccolo per 2-8 giocatori di età pari o superiore ai 12 anni. Il progetto grafico è stato realizzato da Immagine e Comunicazione. Si tratta di un party game edito da Oliphante (che ringrazio per avermi fornito la copia utilizzata per questa review) su licenza di Imagommage che ne ha curato la prima edizione.
MATERIALI E REGOLAMENTO
La scatola di dimensioni insolite è stretta e lunga () e contiene un mazzo di 108 carte di cui 90 riportano sul fronte tre insulti ciascuna; 4 carte hanno l’unico insulto “Pirla”; le restanti 14 carte sono bianche per poter essere personalizzate liberamente con 3 dei vostri insulti preferiti. Concludono la dotazione una tabella riassuntiva Accetto/Rifiuto e l’immancabile regolamento.
Scopo del gioco è quello di affibbiare il maggior numero di insulti agli avversari cercando nel contempo di non accumularne più di loro. Alla fine della partita vince chi avrà collezionato il minor numero di insulti.
Giocare a Mai Dire Pirla è semplicissimo. Dopo aver mescolato il mazzo, si distribuiscono 13 carte coperte ad ogni giocatore, mettendo da parte le altre che non saranno utilizzate per la partita in corso.

Il giocatore di turno insulterà uno degli altri giocatori a sua scelta ponendogli di fronte coperta una delle carte del proprio mazzo. L’insulto dichiarato non deve essere necessariamente uno dei tre stampati sulla carta che gli è stata posta dinanzi.
Il giocatore insultato può accettare o rifiutare l’insulto. A questo punto si volta la carta e si applica l’effetto descritto sulla tabella riassuntiva per decidere a chi tra i due giocatori, l’insultante e l’insultato verrà assegnato l’insulto (e quindi la carta).
La tabella decisionale è piuttosto semplice:
- l’insultato ha accettato l’insulto:
- se sulla carta è presente l’insulto dichiarato l’insultato prende la carta, infatti ha accettato quello che questa riporta.
- Se invece la carta non riporta l’insulto dichiarato questa sarà assegnata al giocatore insultante
- L’insultato rifiuta l’insulto:
- se sulla carta è presente l’insulto dichiarato, la carta verrà assegnata al giocatore che ha lanciato l’epiteto.
- Se l’insulto dichiarato non corrisponde a nessuno dei tre riportati sulla carta l’insultato dovrà prenderla e porla di fronte a sé.
In tutti i casi quando una carta (ovvero un insulto) viene assegnata ad un giocatore questa viene posta di fronte a lui coperta e per questa partita non rientrerà più in gioco.

Il gioco prosegue così in senso antiorario fino a quando tutti avranno terminato il proprio mazzo di 13 carte. Probabilmente però vi starete chiedendo e le carte Pirla? Ecco, questo insulto non può mai essere pronunciato durante la partita, per cui l’unico modo di affibbiare una carta Pirla ad un avversario è quello di giocarla dichiarando un insulto diverso sperando che questo lo rifiuti.
Finite le carte si procede al conteggio dei punti: ogni carta accumulata vale un punto, con l’eccezione della carta Pirla che ne vale ben cinque. Vince il giocatore che avrà totalizzato il minor numero di punti.
MA QUINDI? È UN GIOCO DA PIRLA?
La meccanica di questo gioco si basa su quella che a tutti gli effetti è una tabella decisionale, strumento fondamentale in discipline come la logica e l’informatica. Inizialmente ci vuole qualche momento di riflessione per capirne il meccanismo di funzionamento e non è un caso che il regolamento suggerisca di lasciarla sul tavolo per essere consultata dai giocatori.
Per fortuna però bastano pochi turni per entrare nel processo di funzionamento e non sarà più necessario consultarla e il flusso delle partite scorrerà in maniera del tutto liscia.
Chiarito questo aspetto, devo dire che come in molti altri party game, anche in Mai Dire Pirla conta molto di più il meta-gioco che non la partita in sé e questo fa sì che il risultato finale, ovvero il divertimento, dipenda tantissimo dal gruppo con cui lo si gioca.

Questo gioco presuppone un livello di conoscenza dell’italiano non banale, infatti non solo bisogna conoscere il significato di tutti gli insulti sulle carte, ma soprattutto diventa fondamentale avere la capacità di inventarne di credibili, quando non vogliamo usare uno dei 3 presenti sulla carta appena giocata.
Questo prerequisito ha evidenziato due differenti tipi di reazioni al tavolo:
- chi si diverte a creare insulti tirando fuori termini ricercati, o derivati dal dialetto;
- chi invece si arrendeva quasi subito cercando di accelerare la fine della partita.
Questi due “pattern” piuttosto ricorrenti, variano molto anche in base all’età dei partecipanti e credo potrebbe essere molto interessante raccogliere dati statistici in proposito.
Un altro punto di criticità che ho potuto rilevare è che forse 13 carte per giocatore diventano troppe soprattutto se si è in tanti al tavolo. Già in 4 la partita dura un bel po’. Ma credo che nulla vieti di fermarsi prima, senza sminuire il divertimento al tavolo.
Al netto di questo però, dalla mia esperienza diretta devo dire che in generale il gioco piace e con le persone giuste, si creano siparietti molto divertenti. Quando le persone si conoscono da vecchia data e c’è un buon grado di confidenza, Mai dire Pirla dà il meglio, generando tanto caos positivo al tavolo, prese in giro, risate e racconti di episodi esilaranti.
OLTRE GLI INSULTI C’È DI PIÙ
Oltre a giocarlo da protagonista, ho avuto modo di vedere giocare Mai Dire Pirla ai gruppi di amici delle mie figlie e da docente, questo mi ha fatto riflettere sul fatto che questo gioco potrebbe essere un buon titolo da proporre a scuola.
Credo che al giorno d’oggi sia fondamentale sensibilizzare i più giovani sull’uso corretto delle parole, e in particolare degli insulti. In generale la lingua e in particolare una così ricca di vocaboli e sfaccettature, come l’italiano, ha un potere enorme: le parole infatti possono commuovere, unire, scaldare il cuore, ma possono anche ferire, offendere, allontanare.
In una società che affida sempre di più il pensiero comune ai “social” dove è molto più facile farsi prendere la mano e dare libero sfogo ad insulti è doveroso soppesare ogni frase, ogni espressione, ogni singolo termine.
Lo hanno spiegato molto meglio di me artisti come Samuele Bersani con “Le Mie Parole”, Carmen Consoli con “Parole di Burro” o Frankie HI-NRG MC con “Potere alla parola”, solo per citare i primi che mi sono venuti in mente.

CONCLUDENDO…
Mai Dire Pirla è un party game dalla struttura classica, ma non banale. Si apprende in fretta, è più semplice da giocare che da spiegare e potrebbe diventare facilmente il passatempo di questa calda estate.
Il fatto che occupi davvero poco posto, lo rende ideale per gite fuoriporta, giornate al mare, o in montagna e non serve nemmeno un tavolo per giocarci e consente di far sedere allo stesso tavolo grandi e piccini, giocatori e non.
A questo aggiungete che può diventare il mezzo per affrontare argomenti di rilevanza sociale, per cui non fate i Pirla e correte a giocarlo!

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