Scritto da
LucaCiglione
Beton Brut è un gioco di ruolo di ruolo in solitaria di tipo Journaling Game ideato da Matteo Ignesti e curato graficamente da Duccio Tassini & Mucci Florian. Il volume è nato come Zine su Kickstarter ed è arrivato poi a Play 2025.
“Il cemento a vista, Beton Brut per l’appunto, è stato usato largamente dalla corrente architettonica che viene chiamata Brutalismo.”

Dal Punto di Vista Editoriale
Quando a Play 2025 ho visto un gruppo di persone spaccare del cemento con un martello, mi sono avvicinato d’istinto. Ed è lì che ho scoperto Beton Brut, una zine edita da Stratagemma, decisamente fuori dagli schemi. L’edizione Kickstarter era letteralmente incastonata dentro un blocco di cemento, sì, proprio così: un pezzo di cemento vero, da rompere fisicamente per accedere al contenuto. A me è stata consegnata una versione più “tradizionale”, per così dire, ma comunque tutt’altro che convenzionale.
L’impaginazione di Beton Brut è interamente fotografica. Non ci sono testi impaginati digitalmente nel senso classico: ogni pagina è composta da fotografie di bigliettini scritti a mano, a macchina da scrivere, o stampati con diversi caratteri, colori e supporti. Alcuni sembrano appunti presi in fretta, altri sono disegni, altri ancora ritagli di giornale. Le pagine scorrono come un collage visivo di pensieri sparsi, schizzi, arte povera e suggestioni. Il numero delle pagine? Determinato da dadi, carte da gioco, monete: un caos organizzato, un’estetica lo-fi e brutale, ma sorprendentemente coerente nel suo messaggio.
La zine conta 35 pagine. Dopo una breve introduzione con i crediti autoriali, si passa subito al regolamento, conciso in mezza pagina. Da lì si entra direttamente nella narrazione, suddivisa in quattro capitoli che raccontano una storia, frammentata, a tratti criptica fino ad arrivare a una sezione finale con le istruzioni conclusive e una sorta di rivelazione.
Più che un gioco, Beton Brut è un’esperienza estetica. Un oggetto d’arte concettuale camuffato da gioco di ruolo. È fatto con evidente amore per il medium, con la voglia di sovvertirne i confini e le aspettative. Non è per tutti, ma per chi è disposto a rompere (letteralmente o metaforicamente) il guscio esterno, c’è dentro un’anima viscerale, ruvida e genuina.

Meccaniche di gioco
Beton Brut è un gioco di ruolo solitario che si completa in circa mezz’ora. Si legge la zine, divisa in quattro parti, e al termine di ognuna si estrae un Arcano Maggiore da un mazzo di tarocchi. A quel punto si lancia una moneta: se esce testa, l’arcano resta dritto e la sua simbologia guida il racconto; se esce croce, l’arcano va capovolto e si dovrà scrivere ispirandosi al suo significato inverso. Non si scrive subito, però: la scrittura avviene tutta alla fine, dopo aver letto le quattro sezioni.
La storia segue un ragazzo che si trasferisce in un edificio interamente di cemento, da qui il titolo Beton Brut? Inizia con le speranze del cambiamento, prosegue con la ricerca (e la fatica) di trovare lavoro, fino a scivolare lentamente nell’isolamento e nella paranoia. Alla fine della lettura e delle estrazioni, davanti a sé si avranno i quattro arcani, ognuno legato a una fase della storia: il trasloco e le nuove prospettive, la routine e le difficoltà, l’isolamento e la discesa nell’angoscia, infine l’epilogo. Per ciascuno di essi si dovrà scrivere un breve testo, cinque righe, non di più, a mano, su un semplice foglio. Un’ultima lettera, essenziale, che è quella che il protagonista trova attaccata al frigo con un magnete (e sapete qual”era lo stretch goal del Kickstarter? Sì esatto una calamita da frigo!).

Le Mie Impressioni
Esprimere un giudizio su Beton Brut non è affatto semplice. È un gioco che si fa capire solo alla fine, dopo aver scritto, dopo aver riletto, dopo aver voltato l’ultima pagina e trovato l’epilogo. Ed è proprio lì che arriva il colpo, non uno di quelli “wow”, ma qualcosa di più ruvido, più disturbante, una stretta allo stomaco che ci costringe a rimettere insieme i pezzi. Un epilogo che ci fa rileggere tutto il percorso con occhi diversi, che dà finalmente senso anche al titolo, fino a quel momento solo legato al cemento, ma che qui si apre in qualcosa di più profondo e inquietante.
Senza spoilerare questo momento centrale, è difficile giudicare il gioco per quello che è. Ma ci provo: Beton Brut è una zine breve, e la sua brevità non è un limite ma parte integrante del progetto. È una one-shot solitaria, secca, d’impatto, che in mezz’ora si consuma e lascia comunque una traccia. Se cercate un’esperienza più ampia o strutturata, sappiate che non è questo il caso. Ma se vi interessa un esperimento narrativo capace di scuotervi un po’ e farvi riflettere, allora secondo me vale assolutamente il tempo, e il prezzo, davvero contenuto che richiede. Non è la prima volta che Stratagemma osa con qualcosa di spiazzante, e anche stavolta, nel suo piccolo, riesce dove voleva arrivare.

Conclusioni
Beton Brut è un’esperienza compatta ma densa, un gioco di ruolo solitario che usa la brevità come strumento, non come limite. È una zine atipica, curata in modo artigianale e visivamente affascinante, che gioca tanto con la forma quanto con il contenuto. Non è una storia classica, non è nemmeno una semplice esperienza artistica: è un oggetto narrativo strano, che chiede al giocatore di fidarsi, di leggere, di scrivere, e infine di affrontare una verità finale che arriva come un colpo secco.
Non piacerà a chi cerca strutture complesse o rigiocabilità. Ma chi ama le cose che sanno parlare anche tra le righe, che lasciano un piccolo senso di inquietudine o di malinconia, troverà qui qualcosa di speciale. Per il prezzo a cui è proposto e per il tipo di esperienza che riesce a restituire, Beton Brut è una piccola gemma ruvida e sincera, che merita di essere letta.
Si ringrazia Stratagemma per la copia recensore

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