Scritto da
LucaCiglione
The Stars Belong to Us è un gioco di ruolo di ruolo in solitaria (pensato però per più persone) ideato da Paolo Cecchetto ed illustrato da Gabriele Schiavoni nel quale potremo interpretare un umano che lascia un diario per qualcuno del futuro o in alternativa potremo essere una creatura che un diario lo trova e deve analizzarlo e comprendere chi lo ha scritto. L’edizione Italiana Originale, ad oggi unica in commercio, è uscita nel 2024 edita da GateOnGames.
“Questa è la storia di un essere umano che compie un viaggio fra le stelle. Ma questa è anche la storia di una creatura del futuro che troverà il suo diario e proverà a ricostruirne gli eventi.“

Dal Punto di Vista Editoriale
The Stars Belong to Us si presenta con un manuale piuttosto compatto: 78 pagine in totale, di cui circa 62 dedicate al vero e proprio regolamento, mentre il resto è occupato da un utile glossario, un indice ben fatto e del materiale di gioco aggiuntivo, che volendo si può anche scaricare in formato digitale.
La cura editoriale si nota già dalla copertina, impreziosita da alette laterali che permettono di usarla comodamente come segnalibro, un dettaglio piccolo ma molto pratico.
All’interno, il manuale è organizzato in due sezioni principali, ciascuna dedicata a un ruolo specifico: il Viaggiatore e l’Archeologa. In pratica, si trovano quasi due giochi distinti, sebbene strettamente intrecciati, che dovranno essere affrontati separatamente. (Per giocare come Archeologa abbiamo bisogno sempre di un diario scritto da qualcuno altro). Questa scelta strutturale è una delle caratteristiche più originali e affascinanti del manuale.
La veste grafica è sobria ed efficace: il testo è disposto su due colonne per pagina, con l’aggiunta di box esplicativi che propongono esempi o richiamano concetti chiave. Non mancano le illustrazioni, rigorosamente in bianco e nero, alcune anche a tutta pagina, che aiutano a immergersi nell’atmosfera del gioco senza risultare invasive. La lettura è sempre scorrevole, grazie a un’impaginazione chiara e a una scrittura accessibile.
Molto apprezzati gli schemi finali del flusso di gioco sicuramente utili per non dover rileggere le varie sezioni.

Setup e Meccaniche di gioco
The Stars Belong to Us si distingue per una struttura unica che prevede due modalità di gioco distinte, ma complementari: quella del Viaggiatore e quella dell’Archeologa.
Ognuna di queste modalità ha un proprio regolamento, con meccaniche diverse, che permettono di vivere esperienze diverse pur restando interconnesse. Il Viaggiatore è colui che scrive il diario, intraprendendo un viaggio solitario nello spazio, mentre l’Archeologa è la persona che troverà e interpreterà quel diario, cercando di svelare la verità dietro le parole scritte.
Le modalità, devono essere giocate separatamente, e addirittura è possibile giocare una senza mai leggere l’altra.
Il Viaggiatore
Nel gioco, il Viaggiatore è un personaggio che si trova a bordo di una navetta spaziale, impegnato a scrivere un diario di bordo durante il suo lungo viaggio.
La parte meccanica del gioco ruota attorno all’uso di due dadi da dieci, che determinano la pagina del diario che il Viaggiatore dovrà scrivere. I numeri che possono uscire vanno ovviamente da 1 a 99, mentre la pagina 100 è sempre quella finale, da scrivere quando non ci sono più possibilità di proseguire.
La sfida principale del Viaggiatore consiste nel dover scrivere le pagine del diario in ordine sequenziale, il che rende i tiri di dadi abbastanza cruciali. Inoltre, il numero della pagina ci fornirà anche un prompt da seguire ed inserire all’interno della nostra pagina.
Per mediare il tiro dei dadi e non vedere il proprio lovoro terminare troppo presto, il Viaggiatore ha a disposizione due strumenti principali:Le Stelle e le Menzogne.
Le Stelle
Sono quattro modificatori numerici (10,20,50 e 70), che potremo aggiungere l sottrarre ad un tiro di dadi per ottenere una pagina “migliore” da scrivere. Ogni modificatore può essere usato una sola volta in ogni partita.
La menzogna
Dopo aver tirato i dadi, il Viaggiatore può dichiarare che la pagina precedente era una menzogna e scegliere liberamente il numero della pagina successiva, ma a condizione che la pagina appena scritta non sia già una confessione. Questa meccanica aggiunge un interessante elemento narrativo, poiché non si può mentire per due pagine consecutive, obbligando il giocatore a mantenere un certo equilibrio tra verità e fantasia.
Una volta arrivato a pagina 100 a seconda del fatto che l’ultima pagina sia una confessione e di quante stelle abbiamo usato andremo a scrivere un finale dal tono diverso.

L’Archeologa
La seconda modalità di gioco di The Stars Belong to Us ci mette nei panni dell’Archeologa, un membro di una razza aliena che, molto tempo dopo l’estinzione dell’umanità, trova uno dei diari lasciati dai Viaggiatori.
Per iniziare a giocare, l’Archeologa deve procurarsi un diario. Questo può essere quello scritto da un altro giocatore durante una sessione precedente, oppure uno dei diari disponibili tramite la web app ufficiale di GateOnGames, dove si possono trovare diversi diari già pronti all’uso.
Una volta ottenuto il diario, si procede con due serie di tiri di dadi (d10) per determinare le caratteristiche della razza aliena di appartenenza ed il motivo per cui la razza umana si è estinta. Prima di iniziare la lettura vera e propria, il giocatore dovrà anche stabilire quale premio desidera ottenere dal successo della propria analisi del reperto: un elemento di motivazione narrativa che lo accompagnerà per tutta la partita.
A questo punto si può cominciare: prima di leggere ogni pagina del diario, si tirano i dadi da dieci a nostra disposizione. I dadi che mostrano risultati uguali vengono scartati. Partiamo con un pool di dieci dadi. Se rimane un solo dado verrà scartato se con un valore inferiore a 4. In caso rimanessimo senza dadi dovremmo andare a leggere immediatamente la pagina 100.
Viceversa, se i risultati sono favorevoli, potrà procedere alla lettura. Durante la lettura, se l’Archeologa individua un elemento “alieno” nel testo, potrà far avanzare il proprio punteggio sulla scala del progresso di una posizione. Se, oltre a essere alieno, l’elemento trovato è particolarmente utile o istruttivo per la sua razza, si potrà avanzare di un’ulteriore posizione. Alla fine della partita, il valore raggiunto sulla scala del progresso determinerà se l’Archeologa otterrà il premio tanto desiderato.
Mitigazione dei Dadi e Conclusione
Anche in questa modalità di gioco esistono strumenti per mitigare la casualità dei tiri. Il giocatore può dichiararsi “malato”, perdendo una giornata di lavoro per ritirare i dadi. Tuttavia, non è possibile farlo per due volte consecutive e ogni volta che si utilizza questa opzione, il morale (o stato d’animo) dell’Archeologa peggiora.
Lo stato d’animo parte da un valore che il giocatore può scegliere liberamente, e va da 1 (negazione: “non è possibile che non riceverò il premio”) a 10 (accettazione: “anche se ricevessi il premio, sarebbe inutile”). Se il morale raggiunge 9 o 10, l’esito della partita sarà fortemente compromesso, influenzando sia il finale sia la narrazione del personaggio, sia le meccancihe dato che non potremo più “darci malati”.
Il gioco si conclude quando l’archeologa non può più leggere pagine per mancanza di dadi o ha letto un numero sufficiente di pagine. Da notare che può anche deliberatamente decidete di distruggere pagine non lette per convenienza. Alla fine, in base alla scala del progresso e allo stato d’animo, il giocatore racconterà se e come il premio è stato ottenuto, e quale significato esso abbia avuto per il proprio personaggio.

La Spinta delle meccaniche
The Stars Belong to Us è un journaling game sicuramente particolare anche dal punto di vista delle meccaniche di gioco. La struttura, guidata dai dadi, aiuta e guida il giocatore nel compiere delle scelte narrative che, in un journaling game più libero, potrebbero risultare difficili o dispersive.
In particolare, le meccaniche sono molto utili per:
Limitare il numero di pagine che verranno effettivamente scritte, evitando il rischio di dilungarsi o di perdersi. Mantenere alta l’attenzione durante tutta la partita, obbligando il giocatore a prendere decisioni tattiche sulla gestione delle risorse (come le modifiche ai dadi o lo stato d’animo).
Questo approccio rende il gioco più focalizzato e aggiunge una tensione costante che si integra perfettamente con le atmosfere malinconiche o misteriose che il gioco invita a esplorare.

La Condivisione
La parte più interessante di The Stars Belong to Us è sicuramente il modo in cui riesce a trasformare il journaling game in un’esperienza di condivisione.
Nella maggior parte dei journaling game tradizionali, la creazione rimane confinata al giocatore stesso: si scrive, si crea, ma poi nessuno leggerà mai davvero quell’opera. Da un lato questo offre una libertà assoluta, permette di essere completamente sinceri, di lasciarsi andare senza pressioni, ma lascia anche un piccolo senso di incompiutezza.
The Stars Belong to Us, invece, rompe questa barriera. Sapere che qualcun altro leggerà, interpreterà e costruirà a partire da ciò che abbiamo scritto aggiunge un livello di profondità e di responsabilità completamente diverso.
Di contro, questa apertura espone anche a una sfida emotiva non banale: riuscire a lasciarsi andare nella scrittura sapendo che uno sconosciuto ci leggerà richiede coraggio e fiducia, ed è un elemento che non tutti i giocatori potrebbero vivere con la stessa leggerezza.
Un altro aspetto da segnalare riguarda la piattaforma di caricamento dei diari. La quantità di diari disponibili sull’applicazione ufficiale non è particolarmente elevata, segno che non tutti i giocatori hanno abbracciato la proposta di condivisione. Questo potrebbe essere dovuto a quanto detto prima o anche al fatto che dover digitalizzare quanto scritto magari a mano può risultare faticoso, anche perché è un vero e proprio lavoro che arriva al termine della fase emotivamente intensa della creazione.
Sarebbe auspicabile un miglioramento in questo senso: un sistema di upload più immediato e intuitivo potrebbe incentivare ancora di più la pubblicazione di nuovi diari, rendendo il gioco ancora più ricco e stimolante per tutti.

Le Mie Impressioni
Giocare a The Stars Belong to Us mi è risultato particolarmente strano, soprattutto nella parte dedicata al Viaggiatore. Mi sono sentito un po’ costretto all’interno dell’ambientazione della navicella spaziale che guarda nel vuoto cosmico. Probabilmente, non essendo particolarmente avvezzo alla fantascienza, anche i prompt proposti non mi sono sembrati sempre facili da adattare alla situazione che immaginavo.
La sensazione generale è che la narrazione tenda facilmente a scivolare verso tematiche di alienazione, solitudine e, spesso, verso finali tragici. È sicuramente possibile creare anche diari ironici o leggeri, l’autore stesso lo ha dimostrato nel suo diario caricato, ma richiede uno sforzo creativo non indifferente.
Questo è stato, personalmente, l’aspetto che ho apprezzato meno della parte del Viaggiatore.
Al contrario, ho trovato molto più divertente giocare nei panni dell’Archeologa. Vestire i panni di una razza aliena, interpretare liberamente i comportamenti e le emozioni degli antichi viaggiatori umani, è risultato non solo più creativo ma anche più accessibile. Questa modalità permette di giocare con maggiore leggerezza, senza la pressione di dover costruire da zero una storia coerente e intensa.
Per questi motivi, mi sento di consigliare sinceramente ai nuovi giocatori di iniziare dalla modalità dell’Archeologa: grazie ai tanti diari già disponibili, è possibile familiarizzare con l’universo di gioco, cogliere diversi stili di narrazione e, soprattutto, ridurre la pressione che può derivare dal dover “scrivere per primi”. Questo può aiutare ad affrontare poi l’esperienza del Viaggiatore con maggiore serenità e con uno spirito più libero e creativo.
Cosa mi è piaciuto
L’aspetto che più mi ha colpito positivamente di The Stars Belong to Us è stata la sensazione di creare qualcosa per gli altri o, viceversa, di poter leggere qualcosa creato da qualcun altro.
Questa idea di comunicazione indiretta, di dialogo a distanza tra sconosciuti attraverso i diari, rende l’esperienza unica e particolarmente emozionante.
Ho apprezzato molto anche la semplicità del manuale: è estremamente accessibile, permette di iniziare a giocare rapidamente e si adatta facilmente ai tempi e ai modi di ogni giocatore. Non c’è la pressione di dover completare una lunga sessione in una volta sola: il gioco può essere spezzettato, ripreso e vissuto con grande libertà.
Infine, ho trovato molto significativo il modo in cui le meccaniche lasciano ampio spazio al caso.
Il fatto che non si possa controllare completamente il proprio percorso narrativo, ma che molte decisioni dipendano dal tiro dei dadi, rispecchia bene il tema centrale del gioco: l’incertezza della vita, umana o aliena che sia.
Questa connessione tra meccaniche e tematiche mi è sembrata particolarmente riuscita e aggiunge profondità all’esperienza complessiva.
Cosa mi è mancato
Come anticipato ciò che mi ha legato un po’ durante l’esperienza di gioco, è stato proprio il tipo di ambientazione proposta. L’idea del viaggio spaziale, della navicella isolata nel cosmo, per quanto evocativa, può risultare limitante, soprattutto se non si è particolarmente appassionati di fantascienza.
In realtà, riflettendo sulle meccaniche, credo che il sistema di The Stars Belong to Us si adatterebbe senza problemi anche ad altri tipi di narrazione.
La dinamica di “umani e alieni”, il ritrovamento di un reperto e la decodifica del suo significato, non richiedono necessariamente un’ambientazione spaziale chiusa: potrebbero essere adattate a scenari post-apocalittici, a esplorazioni di mondi sommersi, o addirittura a contesti storici alternativi.
Forse mi sarebbe piaciuto vedere, già all’interno del manuale, una o più varianti di ambientazione suggerite come esempio di applicazione delle stesse regole.
Questo avrebbe dato ancora più respiro alla creatività dei giocatori, senza vincolarli a un immaginario che, per alcuni, può risultare meno naturale o stimolante.

Conclusioni
The Stars Belong to Us è un journaling game davvero particolare, capace di proporre un’esperienza che va oltre il semplice scrivere o interpretare: è un gioco che parla di comunicazione, di eredità, di solitudine, ma anche di scoperta e speranza.
Pur con qualche limite nell’ambientazione proposta e qualche difficoltà tecnica nella condivisione dei diari, riesce a offrire un’esperienza unica, profonda e sorprendentemente accessibile.
Se amate i giochi di scrittura, o se volete provare qualcosa che vi permetta di lasciare un segno creativo, per voi stessi o per qualcun altro, The Stars Belong to Us merita sicuramente un posto nella vostra libreria.
E chissà: magari tra le stelle, qualcuno leggerà davvero le vostre parole.
Potete trovare il mio diario insieme ad altri sull’app di The Stars Belong To Us. Se caricherete i vostri segnalatemelo eni commenti e cercherò di giocarli come archeologa.
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
Si ringrazia GateOnGames per la copia recensore

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