White Winston
“Comunque vada, io sarò lì ad attendere con pazienza il prossimo passo… nel frattempo, continuerò a seguirlo nei suoi mirabolanti racconti sul blog.
Questa era la frase conclusiva con la quale, circa un anno fa, terminava la mia recensione del primo libro di Dado Critico “Nel dubbio prendo risorse”.
Torno a scrivere di libri, blogger e storie poliziesche perché, giustappunto, il “prossimo passo” non si è fatto attendere e il buon Andrea Dado ha presentato all’ultimo Play la sua seconda fatica letteraria, ambientata nel mondo dei giochi da tavolo: “I punti si contano alla fine”.
I PUNTI SI CONTANO ALLA FINE
Una breve sinossi del libro, priva di spoiler, potrebbe essere la seguente: uno psicologo menomato (nel senso di “privo di una mano”) e appassionato di giochi da tavolo si trova, suo malgrado, al centro di fatti di cronaca nera, che coinvolgono autori e attori del mondo ludico. Ingaggiato da un commissario di polizia come consulente per guidare le indagini, dovrà fare i conti con delitti efferati, personaggi dalle caratteristiche peculiari e demoni interiori.
IMPRESSIONI
Questa volta Dado, discostandosi dal modus operandi del suo primo racconto, sceglie un unico punto di vista per narrare la sua storia: quello del protagonista, Stefano. Questa scelta aiuta certamente il lettore a immedesimarsi maggiormente in quello che potrebbe diventare un personaggio “classico” della sua narrativa e che, chissà, potremmo ritrovare anche in futuro.
La storia scorre via in maniera molto fluida, aiutata anche dall’assenza dei numerosi salti di personaggio (vedi sopra), e il libro si presta per esser letto tutto d’un fiato, per arrivare prima possibile a capire l’identità dell’assassino. I riferimenti al mondo dei giochi da tavolo sono tanti e vari, e non mancano gli ormai classici (per me che leggo il suo blog da anni) personaggi “Dadiani”, ciascuno con tanto di soprannome e caratteristiche un po’ (o un po’ tanto) fuori dall’ordinario. Questo è un tratto distintivo dell’autore e stimola sempre molta curiosità nello scorgere dietro a ogni nome, una vita complessa e sfaccettata, piena di problemi e paturnie, talvolta vicine alle nostre, altre volte molto romanzate (ma mai banali!).
Alla lunga, forse, certi manierismi descrittivi o certi soprannomi possono costringere a dover rileggere qualche riga per comprendere il tutto. Forse potevano esser ulteriormente alleggeriti, in favore di una maggiore linearità narrativa, più vicina a quella di un romanzo. Inoltre, sarà perché su di lui ho sempre grandi aspettative (visti i vari colpi di genio che negli anni è sempre riuscito a tirar fuori dai racconti brevi del suo blog) questo secondo libro manca forse di un finale davvero all’altezza di tutto ciò che lo precede.
Ad ogni modo, Dado scrive bene, descrive ancora meglio e riesce a confermarsi nuovamente un grande narratore, in grado di incollare il lettore alla carta (scusate se è poco…). Spesso mi chiedo quanto ci sia di Andrea Dado (come persona) in questi personaggi e quanto le aggiunte siano comunque proiezioni involontarie del suo intimo immaginario personale.
Senza fare spoiler, “I punti si contano alla fine” sa molto di primo libro di una serie, basata su un personaggio (Stefano, lo psicologo appassionato di giochi) molto ben riuscito e che potrebbe presto tornare sulla scena, completando forse certe linee narrative rimaste in qualche modo sospese…
Nell’attesa di scoprire se sarà davvero così, vi consiglio caldamente (vista la stagione) di procurarvi al più presto questo piacevole e curioso racconto, frutto della penna di un grande narratore, nonché giocatore e appassionato del nostro mitico hobby.
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