scritto da
FΛB!O P.
Già nel 2011 con Takenoko, l’abbinamento del pluripremiato autore francese (Antoine Bauza) all’urside bianco nero (panda gigante) si è rivelato felice. Il gioco di oggi condivide questi due elementi, ma Paku Paku è un party game senza turni in cui tirare dadi appena si può. Ravensburger Italia lo sta riportando in questo periodo nei negozi, in un’edizione multilingua adatta a 2-8 giocatori di almeno 8 anni (indicazione un pochino pessimistica). Le partite durano circa 10 minuti. Sarà un sentiero pieno di ostacoli, lastricato di penitenze e arancini di riso.
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Ringrazio l’editore per la copia recensore.
Ogni anno, i più grassi panda dell’Asia, temprati da un lungo e durissimo allenamento, si riuniscono per partecipare allo spietato concorso di vita e di morte (o meglio, di arancini di riso…).
IL GIOCO IN UNA FRASE
Contemporaneamente, ognuno lancia i dadi che ha davanti e risolve le facce (passa il dado, impila una stoviglia, niente), finché non si verifica un evento che termina il round (un giocatore fa cadere le stoviglie o ha n dadi davanti a sé): costui tira i suoi dadi e somma i numeri usciti a eventuali punti penalità pregressi (se qualcuno arriva a 10 la partita finisce e chi ne ha meno vince).

COMPONENTI
La scatola di Paku Paku (134×116×45mm) contiene il regolamento in 5 lingue (IT, DE, EN, FR, NL), 24 stoviglie in plastica bianca (8 piatti, 8 ciotole e 8 bicchieri), 5 dadi in legno personalizzati (facce 1, 1, 2, panda, panda, stoviglie), una tessera tonda “tavolo” in cartone, 40 segnalini esagonali in cartone per i punti penalità (valori 1, 2, 3, 5).
I materiali in cartone sono nella norma. I dadi in legno sono piacevoli da manipolare e basta un colpo d’occhio per leggerli, aspetto fondamentale in un gioco di rapidità. Tuttavia le vere protagoniste sono le stoviglie bianche, deliziose, perfette sia per la meccanica dell’impilamento, ma anche per far prendere un tè alle Barbie (ad esempio). Il lavoro grafico è firmato dal collettivo Agence Cactus, che penso abbia dedicato più tempo all’impaginazione di scatola e regolamento, che non ai semplici componenti. Il regolamento merita due parole: è un foglio fronte/retro alto e stretto, ripiegato più volte, del genere che riepiloga i passaggi salienti su una colonnina laterale. In sostanza è una confezione compatta di elementi che attirano: la promuovo pienamente.
Ho anche girato un video di unboxing:

COME SI GIOCA
Stavolta sarò più esauriente con il (facile) regolamento, perché online non ho trovato alcun file da linkarvi.
Dividete i 5 dadi il più equamente possibile tra i vari giocatori: se siete in pochi qualcuno inizierà con più dadi, se al contrario siete in tanti alcuni cominceranno senza dadi.
Posizionate il “tavolo” al centro dell’area di gioco e le stoviglie alla portata di tutti.
Contate insieme fino a 3 e poi gridate: “Paku Paku!” Ora siete pronti.

IL ROUND
Tutti contemporaneamente iniziate a tirare i dadi il più velocemente possibile.
Se ottenete dei numeri, non succede nulla.
Se ottenete una faccia verde (panda felice), passate immediatamente quel dado al giocatore successivo in senso orario.
Se ottenete una faccia rossa (stoviglie), dovete fermarvi e impilare 1 piatto/ciotola/bicchiere sul “tavolo” di cartone. Nella variante esperti, la stoviglia che aggiungete non deve essere dello stesso tipo di quella subito sotto.

Se, impilando una stoviglia, fate cadere la pila, allora il round è terminato. Si conclude pure se accumulate un certo numero di dadi (cinque in 2-3 giocatori, quattro in 4-5 e tre in 6-8). Si grida “Paku Stop” e il giocatore incriminato lancia tutti i suoi dadi per verificare le penalità (somma dei numeri usciti).
Se il round prosegue, continuate a tirare in fretta i dadi che vi rimangono, compresi quelli verdi che potreste aver ricevuto dal vicino di destra.

Nei round successivi, chi ha preso punti penalità nel round precedente divide i dadi come meglio riesce e sgombra il “tavolo” (esperti: se c’è una pila ancora in piedi, lasciatela dov’è). Il primo a raggiungere 10 punti penalità fa finire la partita e vince chi ne ha meno. In caso di pareggio, tutti i giocatori in parità impilano alternativamente una stoviglia alla volta. Chi fa cadere la pila viene eliminato. Vince chi resta in gioco per ultimo.

CONSIDERAZIONI
Posso confermare che l’autore è una garanzia. Con me poi, che ho un debole per i giochi senza turni, sfonda una porta aperta. Se però ripenso anche agli altri al tavolo con me – tra giocatori e babbani, nonni e nipotini, tedeschi e americani – le partite fatte hanno riscosso sempre un ottimo successo, in ogni situazione. La ricetta del successo è poggiata sui pilastri del party game perfetto: breve, frizzante, facile da capire, divertente, caciarone.
Tenendo conto della scatola decisamente compatta (ma zeppa di materiali) e della poca superficie richiesta per giocare, rientra a pieno diritto nelle categorie dei giochi da zaino e da ombrellone: ve lo portate in giro agilmente e lo potete intavolare ovunque si possa appoggiare la tessera “tavolo” per impilare le stoviglie. Non importa nemmeno che sia orizzontalissima, poiché è in comune e pertanto la difficoltà è la stessa per tutti.
QUANDO E A CHI PROPORLO
Paku Paku lo potete pure considerare un filler, per la sua durata esigua, inframezzabile tra titoli più corposi. Per sua natura, la collocazione ideale secondo me è a inizio serata, ottimo come aperitivo per rompere il ghiaccio. Chi vede le stoviglie oppure sente gridare “Paku Paku!” o “Paku Stop!” si avvicina per curiosare e non resiste. I panda poi mettono a loro agio anche i non-gamer, che potrete coinvolgere senza fatica. Lo sconsiglio per terminare la serata, da una parte per la concitazione durante i round e dall’altra perché qualcuno chiederà di giocare ancora ^_^
L’interazione in sé, quella almeno di carattere volontario (diretta o indiretta che sia), è pressoché inesistente. Non posso scegliere di fare qualcosa “contro” un avversario. Al massimo, a mio rischio e pericolo, posso provare a impilare male una stoviglia, nell’intento di mettere in difficoltà il prossimo, tuttavia potrei essere proprio io a far cadere tutto. D’altro canto, mentirei se dicessi che la presenza degli altri non si sente. Tu desideri passare i dadi al vicino e fulmini chi ti allunga i suoi. Si generano quella confusione e quella pressione che si sfogano ridendo.

FORTUNA, RIGIOCABILITÀ, SCALABILITÀ
Ovviamente c’è molta fortuna, ma servono pure calma e mani ferme: passa i dadi il prima possibile, però prenditi il tuo tempo quando impili le stoviglie. Non è necessaria una torre ineccepibile: finché sta in piedi va bene anche storta. Per il tipo di gioco e la durata delle partite, è più facile maledire le proprie mani che incolpare la sorte.
Alla rigiocabilità, intesa come il generare partite sempre diverse, ci pensano i dadi. Tecnicamente infatti i risultati delle facce e la forma della pila non si ripetono mai esattamente, ma in buona sostanza si fa sempre la stessa cosa: tira-passa-impila. Ad ogni modo non è un problema, perché le emozioni non derivano dalla diversità, ma dalla freneticità. Il regolamente suggerisce due varianti per “esperti”: non impilare due stoviglie identiche di fila (promossa, più impegnativa) e non liberare il “tavolo” se a fine round c’è una pila (non mi ha convinto, frammenta troppo il ritmo).
Il “miglior” numero per giocarci è in 5, quando ognuno parte con un dado. Perché le virgolette, allora? Perché dopo il primo tiro ci sarà già chi ne ha due e chi è senza, perciò non è un criterio così affidabile. Le regole di scalabilità fanno un buon lavoro nell’accomodare da 2 a 8 giocatori e la nostra esperienza lo conferma: l’importante non è avere un dado iniziale, ma raggiungere comodamente il “tavolo” su cui impilare le stoviglie. Eventualmente suggeriscono di modificare i 10 punti penalità di fine partita in base al numero di giocatori, per restare su tempi godibili. L’indicazione d’età 8+ è addirittura esagerata: Alice non ne ha ancora 5 e ha perfino vinto una partita.
Lati negativi?
Che gli puoi dire a un giochino così? Che non c’è strategia? Che non offre scelte? Che qualche momento lo trascorri senza dado a guardare gli altri? Bah…

È DIVERTENTE PERDERE A QUESTO GIOCO?
Il senso di questo paragrafo lo potete leggere meglio qui, ma in sintesi mi chiedo: la sconfitta mi lascia la voglia di tornare nuovamente su Paku Paku?
Vista la durata, la frenesia, l’alea e la tipologia di gioco, per me la vittoria passa quasi in secondo piano, per cui sì, ho voglia di rigiocarci, anche una rivincita istantanea. Le emozioni derivano dal voler far presto coi dadi, ma con calma quando si deve impilare. Poi c’è la tensione di vedere i dadi che si accumulano, controbilanciata dalla perfida soddisfazione di rifilare i verdi al vicino di sinistra.

MIA MOGLIE DICE COSE
«Il tipico giochino veloce, facile da capire, che può creare litigi tra i giocatori (divertenti, però!). Piaciuto molto a me, alla bambine e anche agli amici a cui l’abbiamo proposto. Può essere utile pure per aiutare i bambini ad affinare i movimenti di precisione, per impilare tazze e piatti, senza bisogno di essere però eccessivamente pignoli. Inoltre i materiali sono estremamente carini (infatti Alice ha già utilizzato le stoviglie per fare altri giochi di fantasia). L’unico dubbio è il perché abbiano scelto come tema i panda, dato che ci stavano bene anche altre ambientazioni (forse addirittura meglio)… ma Fabio mi ha spiegato che il panda, essendo un animale coccoloso, vende facilmente. E in effetti…»
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