Fabio (Pinco11)
BEER AND BREAD – PRIME IMPRESSIONI
Dalla creatività di Scott Almes (serie Tiny Epic, Claim) e pubblicato da Deep Print Games (in uscita la versione italiana di Ghenos) ecco a noi Beer and Bread, gestionalino per 2 giocatori (30′-45′, 10+, dipendente dalla lingua, per via di testo con descrizione effetti nelle carte) uscito alla scorsa Essen.
Siamo qui impegnati, quali ideali borgomastri di due generici villaggi confinanti, nel gestire al meglio le risorse disponibili per produrre vari tipi di pane e birra, evidentemente alla base dell’alimentazione dei luoghi, dimostrando, nel farlo, le migliori doti di piccoli costruttori di motori produttivi.
La difficoltà percepita è di 2.42, quindi grosso modo in linea con quella di uno Stone Age (2.46) del quale condivide anche lo stile grafico, essendo entrambi illustrati da Michael Menzel.

BEER AND BREAD IN POCO
Il mazzo di 60 carte rappresenta il motore del gioco. Ciascuna di essere è divisa in tre distinte sezioni, ossia una dedicata alla raccolta di risorse (in alto), una alla produzione (punti vittoria) ed una ai bonus di fine partita e/o ai miglioramenti.
L’idea di fondo è quella che al proprio turno si vada a giocare una carta che si ha in mano, attivando una delle tre sezioni in questioni: nel primo caso si gioca di fronte a se e si raccolgono risorse (cumulativamente – in parte – con le proprie carte già giocate a quel fino in quel round), nel secondo si pagano risorse per ottenere punti vittori finali e nel terzo si agisce costruendo bonus permanenti da usare per la partita o potenzialità di punteggio finali.
Sul contorno c’è il passaggio di carte alla 7 Wonders in tre dei sei round, nonchè alcuni aggiustamenti, nella disponibilità di risorse ed in un paio di regole, tra i tre round degli anni ‘fruttuosi’ ed i tre (che si alternano) degli anni ‘secchi’.
A fine partita chi colleziona più punti tra carte ottenute e bonus finali vince.

COME SI PRESENTA BEER AND BREAD
Scatolina compatta, ma ricca di una sacchettata di risorse in legno, una manata di carte (60) ed un bel tabellone. Nell’insieme il tutto fa la sua figura sul tavolo e dà l’idea di una produzione curata, visto che in una edizione spartana si sarebbe potuto fare a meno del tabellone e le risorse potevano essere in cartoncino o addirittura altre carte.
Piccole possibili lamentele sono legate al fatto che due risorse sono abbastanza simili come forma e colore (ma alla seconda partita non ti confondi più) e che alcuni effetti punteggio sono leggermente contorti nella loro sinteticità (stessa cosa, però, ossia al secondo uso è tutto chiaro).
L’ambientazione è, come spesso accade, assolutamente cosmetica.

IL FLUSSO DI GIOCO
Beer and Bread parte da concetti noti, ossia propone di usare le carte per raccogliere risorse, da utilizzare al fine di soddisfare obiettivi, nonchè per potenziare il proprio motore produttivo o per ottenere bonus di punti a fine partita. La sua peculiarità sta nel fatto di proporre tutto ciò all’interno di ogni carta, che dunque diventa multiuso.
Abbiamo poi un magazzino limitato (solo nove merci, più eventuali spazi extra da acquisire) e risorse disponibili contate, una regoletta che dice che se raccogli troppa roba la devi regalare al vicino (!) ed almeno un paio di idee extra, tipo il drafting delle carte alla 7 Wonders nei turni dispari e la presenza di carte in offerta da scambiare in quelli pari ed una varietà di effetti potenzianti da mettere in sinergia.
Mescoliamo il tutto ed ecco condensato un gestionalotto di peso medio che però può girare in 30-45′ e che si intavola in meno di 60″.

COME GIRA
Beer and Bread ha ottenuto, sin dal prefiera, una ottima accoglienza, godendo, mentre scrivo, di un bel 7.6 di voto medio e deve gran parte di questo successo alla fluidità delle meccaniche proposte.
La prima spiegazione, in effetti, gira piuttosto rapida e non ci si mette molto a cercare, nei primi round, di raccogliere più risorse possibili sperimentando il minigioco del raccolto, che attribuisce ogni volta la somma delle risorse del tipo stampato sull’ultima carta che siano presenti nelle precedenti carte risorsa giocate nel medesimo turno. A seguire poi si passa a restituirle per completare l’obiettivo (pane o birra che sia) di una o due carte.
Gradualmente, poi, si familiarizza anche con i bonus, scoprendo che la vera anima del gioco, che dà spessore al tutto, è rappresentata dalle 2-3 righette di effetti che sono contenute in fondo alle carte (a volte un poco criptici, in verità) e si capisce che per vincere si deve saper bilanciare le carte che si spendono per i potenziamenti nei raccolti con quelle dei punti di fine partita e che si devono indirizzare i tipi di carte obiettivo raccolti per poter massimizzare i bonus di fine partita (molti di essi danno punti extra per certi tipi di pane o birra realizzati).
Giocando, insomma, si capisce che tutto è decisamente più di spessore di quanto la primissima spiegazione avesse lasciato intendere e, sorprendentemente, alla seconda partita ci si mette assai più tempo a giocare rispetto alla prima.

PIANIFICAZIONE
Si comprende, infatti, che è necessaria una certa pianificazione in ogni cosa. Per esempio se prima sceglievamo la carta con la quale si fa il raccolto solo per massimizzare la quantità di risorse ottenute, dopo cominceremo a tenere presente il fatto che alla fine del turno, se si passa alla stagione secca, potremo riprendere in mano le carte raccolto giocate, per cui guarderemo ANCHE alla loro parte centrale, per tenere proprio il tipo di carta da realizzare che ci manca.
Anche nel timing della raccolta, poi, dobbiamo porre attenzione al non trovarci con un magazzino troppo pieno mentre l’avversario ha spazio, perchè la regola che ci impone di regalare l’eccesso ci farà rodere dentro (bell’esempio di interazione diretta digraziatamente positiva).
Mi fermo qui con gli esempi e sottolineo di essermi limitato ad alcune considerazioni sulla raccolta, per far capire come le 60 carte consentano abbondanti riflessioni e pianificazioni e come il gioco, pur senza diventare un brucia cervelli, abbia il suo spessore e rappresenti una vera sfida.

ALTRI PARAMETRI
La rigiocabilità, grazie ai molti effetti, è buona, anche se è ragionevole pensare che ad un successo del gioco farà seguito l’uscita di pacchetti di carte espansione. Il prezzo resta leggermente alto, considerando che è un titolo per due, ma devo verificare quanto costerà nella versione italiana, che raccomando per la potenziale cripticità di alcuni effetti.
Il gameplay è poi ben oliato, ma è possibilissimo rimanere impiantati in pause di riflessione, soprattutto nelle prime 5-6 partite, quando si stanno ancora memoriazzando i diversi effetti.
L’alea è presente, come in tutti i giochi di carte (a volte sul finale fa rabbia dover passare all’avversario carte perfette per completare obiettivi proprio con le risorse che possiedono), ma non esagerata e l’interazione è simpatica, perchè ti può essere imposto di regalare i tuoi ‘resti’ all’avversario, punendo lo spreco.
L’innovazione, infine, non è eccessiva, in quanto le meccaniche in suo sono note, anche se mescolate in modo tale da far apparire il tutto sufficientemente fresco.

CONCLUSIONI
Beer and Bread è un gestionale di peso medio (alla Stone Age) che condensa in un pacchettino compatto ed in 60 carte multieffetto una esperienza di gioco (per due) propria di titoli dalla più abbondante dotazione. Dotato di sufficiente spessore, merita l’attenzione che sta ottenendo nel tamtam di internet.
Ricordiamo che il gioco è disponibile anche nel negozio online Egyp.it
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