Fabio (Pinco11)
AZUL: Il Giardino della Regina
Cinque anni fa usciva un curioso gioco astratto, ideato da Michael Kiesling, vagamente ispirato alle mattonelle multicolore tipiche del Portogallo, dal nome di Azul. Come nei migliori classici titoli di questa categoria univa un set di regole semplice ed immediato ad una ottima profondità e rigiocabilità ed i componenti di primo livello (vedi le tessere in plastica pesante) lo rendevano il prodotto ideale per un target ampio. Il risultato era una sua cavalcata trionfale nelle classifiche di vendita ed in numerosi premi, tra i quali cito solo il più prestigioso Spiel des Jahre.
Siccome il ferro va battuto sinchè è caldo, l’editore, la Plan B Games, da allora con cadenza quasi annuale sta sfornando dei sequel, che hanno più (vedi Sintra) o meno (vedi Summer Pavillon) ricalcato sinora le meccaniche di base del gioco originale (la scelta dei pezzi da prelevare dall’offerta), proponendo poi una diverso modo di utilizzare i pezzi. Nel 2018 era la volta di Azul: Stained Glass of Sintra (qui la nostra recensione), nel 2019 di Azul: Summer Pavillon (qui la nostra recensione) e lo scorso anno era la volta di Azul: Queen’s Garden, che andiamo ora ad esplorare.

PREMESSA
Il team dietro al gioco resta lo stesso, quindi medesimo autore (Michael Kiesling), grafico (Chris Quilliams) ed editori (Plan B Games per l’edizione internazionale e Ghenos Games – dVGiochi per la versione italiana, uscita giusto a settembre). Non identici sono, invece, i numeri sulla scatola, visto che il 30-45′ di durata e l’8+ di età diventano ora 45-60′ e 10+: cambierà poco, penserete voi. E sbaglierete, perchè cambia parecchio …

AZUL: QUEEN’S GARDEN – IL GIOCO IN POCO
Questa volta le tessere in plastica pesante che hanno contribuito così tanto (come accadde anni fa con Splendor) al successo del capostipite della serie sono esagonali e, soprattutto, ciascuna di esse ha due caratteristiche, ossia colore e valore. Essendoci 6 colori e 6 valori (da uno a sei, resi da grafiche che ricordano i numeri), ci sono quindi esattamente 36 combinazioni presenti, che si ripetono per 4 volte. Ad inizio partita ognuno riceve due plance: una (giardino) serve per costruire il classico schema di tessere grazie al quale si ottengono i punti vittorie e la seconda funge da magazzino.
REGOLE ED INCASTRI 🙂
L’idea è che al proprio turno si possa scegliere tra A) prelevare tessere dall’offerta, B) piazzare tessere dal proprio magazzino nella plancia giardino o C) passare.
Il prelievo è abbastanza semplice, prevedendo la possibilità di prelevare dall’offerta tutte le tessere dello stesso colore o dello stesso valore (MAI identiche, però), anche se qui i ‘piattini’ tipici dei primi Azul sono inizialmente ‘impilati’ e si riempiono ogni volta che qualcuno pesca da quello in cima alla pila, quindi in modo graduale, invece di essere subito tutti apparecchiati. C’è poi l’aggiunta che i piattini, una volta esaurite le tessere su di esse, divengono a loro volta prelevabili e possono essere piazzati nella propria plancia giardino, per espanderla.
Il piazzamento è invece più complesso, in quanto ogni tessera che si colloca richiede il sacrificio di un numero di tessere del suo colore o valore (mai identiche tra loro o a quella piazzata) pari al suo valore – 1 (per piazzare una tessere di valore ‘3’ ne devo scartare altre due dal magazzino.

Il gioco procede sino a che tutti passano, quindi ha luogo un punteggio intermedio, che premia ad ogni turno tre categorie di punteggio. La cosa si ripete per quattro volte ed a fine partita ha luogo il classico festival dei punti, che premia tutte le catene di tessere dello stesso colore e dello stesso simbolo che si siano costruite, a patto che siano composte da almeno tre pezzi ciascuna.
UN GIOCO FINALMENTE NUOVO
Se girottolate su internet, alla ricerca di pareri sui tre predecessori di questo Queen’s Garden, troverete, come ovvio, pareri contrastanti. In genere, però, il secondo (Sintra) è considerato il titolo relativamente meno apprezzato, mentre il primo tende a superare di poco il terzo come gradimento e ciò è confermato dai voti dei quali i tre titoli godono su BGG, che sono rispettivamente, seguendo l’ordine cronologico di uscita 7.8 – 7,4 – 7,7. Personalmente, se vi interessasse, li metto come gradimento esattamente in ordine di uscita e l’unico dei tre che considero davvero da conservare è il primo, non trovando i successori (che comunque ho apprezzato e giocato numerose volte) sufficientemente diversi per meritare di occupare più posto nel mio limitato spazio – collezione.
E’ questo, per altro, il motivo che non mi fatto buttare su questo titolo già all’uscita lo scorso anno, attendendo l’edizione italiana e, fortunatamente, devo dire di essere rimasto positivamente impressionato, perchè stavolta, finalmente, siamo di fronte ad un prodotto che si distacca notevolmente dal precursore.
Il livello di difficoltà stimato dagli utenti di BGG rispecchia la differente impostazione del gioco, visto che passiamo dai valori simili di 1.73 – 2.03 – 2.06 dei tre predecessori al 2.94 del Giardino della Regina!
A mio avviso forse il valore è leggermente alto rispetto alla mia stima, ma sicuramente la complessità è qui almeno di una spanna superiore rispetto al passato.
Alla maggior complessità è collegato un maggior spessore e, come riflesso di ciò, abbiamo finalmente un gioco nuovo, che è solo ‘ispirato’ ai predecessori, risultando abbastanza diverso da essere un qualcosa di davvero nuovo.

COME GIRA AZUL: QUEEN’S GARDEN
La profondità di cui vi ho parlato comporta la necessità, per digerire adeguatamente il gioco, di spiegarlo con una certa attenzione e di confrontarsi con esso per almeno due – tre partite, prima di poter dire di averlo davvero capito. Evitate, dunque, di esprimere pareri definitivi all’esito della prima prova, perchè la mia esperienza e quella di compari di gioco che verso la fine del match di esordio si ripromettevano di buttarlo via e che poi ci hanno voluto rigiocare per tre serate di fila. Datevi, dunque, il tempo per capire se sia ‘roba per voi’ o no.
Passando a come il tutto si sviluppa due sono le logiche si intersecano e che lo rendono per certi versi più “spesso” rispetto a quel Calico al quale un poco tutti tendono ad apparentarlo ed al quale è accomunato dal fatto di avere un set di tessere omologo (sempre 6 colori e sei valori, in Calico sostituiti da sei motivi diversi).
LIVELLI ..
La prima è quella che presiede al piazzamento delle tessere, che deve aver luogo cercando di creare catene ‘incrociate’ in modo tale che una medesima tessera faccia parte SIA di una catena di tessere dello stesso colore, CHE di una di tessere dello stesso valore, in modo tale che essa sia conteggiata, a fine partita, due volte. Nel contempo c’è anche la spinta a completare catene da sei tessere e la limitazione che tutte le tessere della stessa catena devono essere DIVERSE, cosa che alla prima partita crea davvero una quantià di imbarazzi ed errori.

La seconda è quella legata al sacrificio di tessere necessario per piazzare, cosa che inizialmente richiede un bello sforzo e boicotta di solito gli esiti delle partite di esordio. Se voglio piazzare una tessere di valore 6 devo infatti scartarne BEN 5 del medesimo colore o valore (NON mescolando, quindi O colore O valore!) e quindi da ciò consegue che la fase di raccolta debba essere svolta avendo ben presente questo concetto, perchè ci si può ritrovare assolutamente bloccati, con un magazzino pieno e senza la possibilità di piazzare. Occhio, quindi, a cosa si prende!
Sullo sfondo di questo ci sono poi i misericordiosi jolly, che sembrano essere un aiuto e basta, ma che implicano ulteriori riflessioni, perchè vanno sacrificati regolarmente per non riempire troppo il magazzino e ripristinati collocando tessere in modo tale da circondare i punti di interesse sulla plancia (statue, fontane, …), le due diverse modalità di punteggio che si possono utilizzare, nonchè i punti di fine turno, che contano poco, ma che possono fare la differenza tra giocatori esperti.
Tutto questo per dire che le sensazioni di un Calico sono riprodotte ma con un pizzico di profondità extra, legata ai limiti di piazzamento ed al sacrificio tessere richiesto per poter piazzare.
QUINDI?
Quindi direi che ho apprezzato il Giardino della Regina. Gli ho già dedicato diverse partite ed è stato gradito anche dai miei commensali. Non lo consiglierei ad un target del tutto family, perchè è un qualcosa di più di spessore, ma può essere senza dubbio lo step successivo per chi voglia qualcosa di più ‘ciccioso’ rispetto all’Azul classico. Direi la stessa differenza tra una spaghettata al ragù ed una lasagna al forno 🙂
Per chi ha già provato Calico può essere una valida alternativa, anche se forse per chi ci si è affezionato può essere che i Gardini suscitino un certo senso di deja vu, che li priva di quella freschezza tipica del totalmente nuovo.
Piccola nota, poi, sui materiali. Sempre ottime le tessere in materiale plastico pesante e bello l’impatto scenico. Le icone aiutano a comprendere i valori da 1 a 6, sostituendo efficacemente i classici pallini dei dadi. Unica nota negativa: con un milione di colore che gli occhi percepiscono, perchè scegliere ‘viola chiaro e viola scuro’ e ‘verde chiaro e verde scuro’? Va bene che si distinguono abbastanza, ma un bel rosso e bianco, no?
CONCLUSIONI
Azul: Il Giardino della Regina è il quarto titolo della serie Azul, ma si distacca abbastanza chiaramente dai predecessori per essere, finalmente, un prodotto davvero nuovo. Il livello di sfida è qui maggiore, così come la profondità, grazie a logiche diverse dai predecessori ed alle combinazioni offerte dalle due caratteristiche che possiedono le tessere (sei colori e sei valori) ed alle logiche di gioco introdotte.
Meritevole, può attrarre i fan della serie, ma anche gli amanti degli astratti. Attenzione: l’asticella della difficoltà – spessore qui è leggermente più elevata. Gamers’ discrection is advised 😉
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa e si ricorda che Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
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