scritto da
Simone M.
[Dopo centinaia di recensioni che portano la sua firma, è ancora tempo di esordi e di prime volte. È dunque con grande piacere e amicizia che, come voi, mi accingo a leggere Honey, il primo post della rubrica nonsolograndi scritto da Simone, una delle colonne del blog, e ovviamente da sua figlia Siria. Sarà sicuramente un piacere conoscerli con questo nuovo cappellino come so per certo che è un piacere enorme per un papà giocatore conoscere una figlia giocatrice. Evviva, avanti così! – F/\B!O]

Con un po’ di emozione mi accingo a scrivere il mio primo articolo per la rubrica nonsolograndi. Lungi dal voler essere mieloso, come il titolo del gioco di cui sto per parlavi, ma non posso nascondere la mia contentezza mentre cerco di trasmettere la mia passione per i giochi da tavolo alla prole. Honey è un giochillo competitivo, coloratissimo e dai componenti davvero ben realizzati, in cui i piccoli ludomaniaci dovranno muovere una piccola apina operaia, munita di secchiello, lungo il perimetro di un variopinto giardino fiorito per raccogliere nettare e collezionarlo, sotto forma di miele, nel proprio barattolo. Il primo che riempie il barattolo è dichiarato vincitore.
Honey è un titolo del 2021 per 2-4 giocatori di almeno 5 anni, creato da Anna Oppolzer e Stefan Kloß, edito da Pegasus Spiele (che ringrazio per la copia recensore). È salito alla ribalta quando è finito nella lista dei giochi raccomandati dalla giuria del Kinderspiel des Jahres 2022.
I. Componenti
Il colpo d’occhio al tavolo è molto buono. Il tabellone è costituito dal prato fiorito tridimensionale. L’area di gioco si ottiene montando una base in plastica forata, la quale si appoggia direttamente sulla scatola che diviene così parte integrante del setup, su cui si inseriscono a caso i fiori colorati: 18 cilindri cavi di colore verde sul cui bordo superiore vengono incastrate delle corolle di cartoncino colorate (vi invito a fare un po’ attenzione quando montate per la prima volta i fiori, cercando di stare attenti a non esercitare molta forza sul cartoncino che, seppur di un buono spessore, potrebbe comunque piegarsi).
Completano i componenti la nostra simpatica apina di cartone. Va montata su una basetta a forma di secchiello con una sporgenza che si incastra perfettamente nei fori che formano il percorso intorno al prato. Poi due dadi a sei facce (uno giallo per muovere l’ape operaia e uno nero con un pallino colorato su ogni faccia), una secchiata di dischetti trasparenti gialli (che i bambini si litigheranno) che rappresentano sia il nettare sia, una volta raccolti, le gocce di miele e le 4 plance giocatore a forma di barattolo (fichissime) con 16 spazi bianchi da riempire con i dischetti di cui sopra.
II. Come si gioca

L’unica regola del setup di Honey è questa: prima di iniziare inserite un dischetto arancione in ogni fiore del prato. Scelto a caso il primo giocatore, questi piazza l’apina in un punto qualsiasi del prato e poi tira il dado giallo.
L’ape si muove, in senso orario, del numero di spazi indicato dal risultato. Quando si ferma si inserisce un dischetto arancione in tutti i fiori che si trovano davanti all’apina (ci si può aiutare con gli occhietti dell’ape: “l’apina mette un nettare su tutti i fiori che sta guardando proprio davanti a sé”).
Poi si tira il dado nero (ribattezzato da mia figlia Siria “il dado dei fiori”) e si raccoglie tutto il nettare presente da un fiore del colore della faccia mostrata dal risultato del lancio. Non importa che il fiore sia nella riga in cui abbiamo appena messo il nettare, però se così fosse meglio. Quindi si conservano, fino a fine partita, tutti i dischi nettare ottenuti negli appositi spazi vuoti del proprio barattolo del miele. Si passa il turno al giocatore successivo, sempre in senso orario, e si continua fino a che un giocatore ha raccolto 16 (o più) dischetti di nettare.
III. Riflessioni da… nonsolograndi

Ed ecco che mi appropinquo anche io ad affrontare la disamina del gioco, utilizzando i punti forti di questo nostro format ormai diventato un classico.
REGOLAMENTO
Premetto che il gioco non è disponibile in italiano e che la scatola contiene un regolamento sia in tedesco sia in inglese, però è veramente semplice e scarno. Inoltre i pochi passaggi del gioco vengo spiegati soprattutto con l’utilizzo di immagini.
COSA SI IMPARA DA QUESTO GIOCO
Honey è fondamentalmente un gioco mnemonico. Ricordarsi in quali fiori è stato piazzato più nettare è la chiave per la vittoria. È vero che l’alea del dado può mandare a ramengo un minimo di strategia, ma è anche vero che ricordarsi quale fiore dello stesso colore è stato maggiormente rimpinguato dai gettoni nettare, nei turni precedenti, dà un buon vantaggio. Nel regolamento c’è una piccolo suggerimento tattico che ho subito detto a Siria, ovvero quello di ascoltare il suono del gettone che viene inserito nei fiori. Man mano che si riempie il tintinnio della plastica è sempre più attutito. Aggiungo pure che spinge il bimbo a migliorare anche la coordinazione occhio-mano, soprattutto durante la fase di gioco in cui occorre rimpinguare i fiori con il nettare.
LE ETÀ GIUSTE PER GIOCARCI
Il gioco è rivolto a bimbi di almeno 5 anni e Siria (la mia grande) li compie ad agosto. Sa contare e ha sicuramente una manualità buona, pur non essendo ancora a proprio agio con le “rigide regole del gioco”. Siamo riusciti a coinvolgere in qualche buffa partita anche il piccolo Alessandro (di 2 anni e mezzo) che va aiutato, ovviamente, a contare i pallini del dado a sei facce e a muovere l’apina. Tuttavia dopo un paio di giri aveva già capito l’andamento generale della partita e del gioco (devo riempire il barattolo con i dischetti arancioni).
Diciamo che probabilmente fino ai 7 anni è ancora divertente, poi, se è scattata la scintilla per i gdt, si può provare qualcos’altro. Io vi dico solo che lo abbiamo già messo in valigia per portarlo al mare.
IN QUANTI CI POSSO GIOCARE
Honey scala piuttosto bene, anche se il top secondo me è in 2 o in 4 giocatori. In 3 perde di dinamicità.
IV. Conclusioni

Honey è il classico gioco che può introdurre i cuccioli nel mondo dei gdt in maniera intelligente e con una strizzatina d’occhio anche alla componentistica. È colorato, rumoroso, ma richiede, come detto, un piccolo (ma significativo) approccio mnemonico. Siria chiede di giocarci spesso: siamo già con più di una decina di partite all’attivo. Ad ogni partita la mia cucciola è più attenta e più competente sia nelle mosse sia nel cercare di ascoltare il tintinnio dei dischetti di nettare che scivolano dentro i fiorellini del prato. Ovviamente per lei, adesso, vincere (e battere il papà) è l’obiettivo primario e forse anche quello più frustrante. Però io ci sto lavorando, spiegandole che vincere è appagante, ma giocare, tutti insieme, attorno a un tavolo lo è un milione di volte in più.
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