Oggi presentiamo No Board Games, una realtà del nostro mondo non così conosciuta, ma che è di sicuro interesse per il suo non comune punto di vista e per il tentativo di diffondere le proprie idee tramite il canale del gioco. Ecco quindi l’interivta a cui rispondono alle nostre domande per provare a conoscerli meglio e conoscere un pochino i loro giochi.

Ciao, potete presentarci No Board Games?
Ciao No Board Games è un collettivo nato nel 2013 da un gruppo di attivisti appassionati di gdt. Quell’anno decidemmo di riportare in auge il mitico Corteo e così due anni e una campagna indiegogo dopo veniva dato alle stampe Riot – Cast the First Stone. Oggi No board games è una realtà permeabile, un gruppo anonimo a cui chiunque può aderire, ben consapevole che non vi sarà alcun profitto ma reinvestimento nel progetto stesso.
Quale è il vostro rapporto con i Giochi da Tavola? Siete giocatori e, in caso positivo, che tipo di giocatori siete?
Siamo un gruppo eterogeneo dal punto di vista ludico. Chi è appassionato di party game, chi di cinghialoni e chi di wargame, da Diplomacy a Imperial 2030 per intenderci. Il punto comune riguarda il tema, più radicale è meglio sarà, e il modo di giocare, inclusione o barbarie.

Ci raccontate qualcosa di Riot – Cast the First Stone, il vostro primo gioco edito.
Riot – Cast the First Stone è uno strategico asimmetrico in cui la polizia picchia, i manifestanti occupano le case vuote e i nazionalisti accoltellano.
Come dicevo si voleva “aggiornare” Corteo ma partendo dal presupposto che il gioco doveva essere semplice e a prezzo popolare. Così ne è venuta fuori una esperienza di gioco piuttosto coinvolgente per chi interessato al dibattito politico extra-parlamentare.

Su Kickstarter è attiva la campagna del vostro gioco The Fully Automated Board Game ci racconti qualcosa del gioco e ci dici perché dovremmo finanziarlo?
The Fully Automated Board Game è anzitutto lo sviluppo del nostro collettivo in termini di miglioramento del design e del regolamento. Ora sappiamo come rendere ancor più coinvolgente un gioco anche per chi non si intende molto di politica. Il tema infatti vuole essere rivolto a tutte quelle persone che ogni giorno lavorano e devono pagare l’affitto. Si tratta di un party game a base di diplomazia e ruoli segreti in cui esploriamo le capacità dei giocatori di essere solidali fra loro contro la miseria diffusa dal sistema capitalista. Inoltre ci sono robottoni e scioperi continui da organizzare.

Avete scelta un’ambientazione particolare, da cosa è portata questa scelta? Come si amalgamano meccaniche e ambientazione?
The Fully Automated Board Game è in parte un gioco di interpretazione. In un futuro non lontano potrai essere un padrone che sfrutta fino all’osso i propri lavoratori o un operaio combattuto fra solidarietà di classe e piccoli egoismi quotidiani.
Perché avete scelto di passare (nuovamente) per il crowdfunding per il vostro gioco? Perché da Indiegogo a KickStarter?
Quando creammo Riot Kickstarter era ancora precluso al pubblico italiano. Questa piattaforma già all’epoca dava la possibilità di raggiungere più appassionati di gdt. Per questo al momento la usiamo, ciò non toglie che in futuro potremmo utilizzarne delle altre.
Quanto è difficile organizzare una campagna di crowdfunding?
Ci sono voluti parecchi preparativi per presentare al pubblico in maniera adeguata il gioco e per stimolare l’interesse in vista del traguardo dal momento che non siamo designer professionisti, ma lavoratori (per lo più precari) e attivisti.

Facendo un discordo più generico, come vedi il futuro dei giochi da tavolo, sia a livello globale che in maniera più specifica per quanto riguarda l’Italia, per quella che è la vostra esperienza?
Sappiamo che quello dei giochi da tavolo è un mondo in crescita. La nostra speranza è che i temi dei gdt mainstream comincino ad allontanarsi da certe costanti malsane e banali (come la colonizzazione e la conquista) e si avvicinino invece a una critica della realtà in cui viviamo. Alcuni giochi già lo fanno per allegoria, ma pensiamo sia meglio essere diretti nei contenuti e siamo contenti che in tutto il mondo negli ultimi anni siano nate molte case editrici di gdt alternative e radicali come la nostra.
Avete già altri progetti per il futuro?
Siamo un collettivo aperto, alcune persone ci hanno già chiesto di unirsi con proposte tematicamente affini. Abbiamo un mondo di progetti che ci aspetta!
Un ultima possibilità per dire quello che volete ai nostri lettori:
Dietro ogni gdt c’è una storia e una posizione da prendere, noi abbiamo scelto la nostra. Vi aspettiamo.

Ringraziamo No Board Games per questa intervista. Ci leggono in copia e se avete qualsiasi tipo di domanda, anche inerente il KS in finanziamento in questi giorni, vi risponderanno il prima possibile.

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