scritto da Figlio di Griffin
La sconfitta per un giocatore si può manifestare anche in modalità diverse da quelle date dal mancato raggiungimento di un obiettivo o dalla non sufficiente raccolta dei punti necessari a vincere. A volte perdere, per un giocatore esperto, potrebbe significare semplicemente non giocare. Vero è che veniamo da un periodo difficile che ha reso sempre più complicati gli incontri e le possibilità di organizzare tavoli, ma non è questo (sfortunato) periodo che voglio analizzare e su cui voglio fare una riflessione. Quello che voglio fare in questo intervento è un’analisi sulle ragioni che ci/mi spingono ad acquistare delle scatole e poi lasciarle sullo scaffale o nell’armadio senza nemmeno dedicarci poco dopo una partita o, ancora peggio, senza nemmeno aprirle. La mia collezione consta ormai di 200 titoli (senza contare le poche espansioni che posseggo) e di questi duecento giochi, quasi una trentina sono rimasti a zero partite. Com’è possibile avere e mantenere un 15% di “non giocato”? La prima risposta che mi verrebbe è che mi manca il tempo. Vero, soprattutto se si hanno tra i nongiocati giochi che, tra lettura e comprensione del regolamento, non impegnano meno di una o due ore. Questa del tempo però non può essere una ragione valida in assoluto, anche perché varrebbe e vale, di fatto, per ogni nuovo acquisto. Ogni gioco nuovo richiede impegno per defustellamento, studio del regolamento e intavolamento, con relativa convocazione di compagni di gioco (a meno che non si affronti un bot). Quindi c’è qualcosa che spinge e favorisce più l’acquisto che la voglia di giocare. A volte mi accorgo che l’hype per un titolo spesso cala inesorabilmente una volta che quella scatola, tanto agognata, è poi tra le mie mani. Di sicuro questo problema, se vogliamo chiamarlo così, sarà abbastanza soggettivo, ma non credo apparterrà solo alla mia personale esperienza di giocatore. Nei prossimi capoversi elencherò alcuni di quei trenta titoli, cercando di spiegarne le ragioni d’acquisto e le ragioni (nel caso esistano) delle mancate partite. Tutto questo così, per me, sarà una sorta di seduta ludico-analitica dal sapore di “mea culpa”.
Paladini del Regno Occidentale
Visconti del Regno Occidentale
Cronache del Regno Occidentale
Perché li hai acquistati?
Ovviamente perché ho adorato Architetti del Regno Occidentale che mi ha attirato fin da subito per i disegni e per la linearità e strettezza di regole e sviluppo di gioco. Non potevo quindi farmi scappare gli altri fratelli, aggiungendoci “Cronache” per un’esperienza da campagna.
Perché sono a zero partite?
Anche se presentano la modalità in solitario, ogni volta che guardo la/le scatole, mi affatica l’idea di prendere e mettermi a studiare il regolamento base più, ovviamente, quello relativo al bot. Così son rimaste lì, ancora chiuse.
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Michael
Perché l’ho acquistato?
Perché fin da subito mi ha attirato l’ambientazione e la possibilità di avere, per la prima volta, un titolo one-shot in collezione.
Perché è a zero partite?
Perché per giocarlo al meglio voglio intavolarlo con quattro giocatori e da quando l’ho preso ho avuto pochissime occasioni per proporlo in questa configurazione. Almeno però l’ho aperto, girandoci pure un unboxing. L’hype rispetto all’acquisto è di sicuro scemato, ma ho mantenuto la voglia di esplorare la mente del protagonista e delle sue personalità.
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Victorian Masterminds
Perché l’ho acquistato?
Quando ho visto i componenti e quelle rotelle dentate cogli assistenti si è acceso qualcosa in me che mi ha riportato a qualche bel ricordo della mia infanzia che però non sono riuscito bene a inquadrare. L’ambientazione steampunk e le macchine dei cattivoni da costruire hanno fatto il resto e mi hanno spinto all’acquisto alla prima occasione.
Perché è a zero partite?
Davvero non lo so, sarà perché al momento non potrei giocarlo con nessuno che sia interessato al genere, comunque conto almeno di aprirlo e defustellarlo, non appena riavrò un telefono decente per filmare un unboxing.
Luxor
Perché l’ho acquistato?
Quando a casa di un amico ho giocato a El Dorado mi è subito venuta la voglia di trovare un gioco family altrettanto immediato e divertente. Quasi immediatamente il mio radar è finito su Luxor che, tra l’altro, è stato difficile da reperire (ho trovato l’unica copia in edizione italiana su ebay Spagna!).
Perché è a zero partite?
Perché avrei voluto intavolarlo in tre o quattro giocatori, ma ogni volta che ho avuto la possibilità di avere questo numero di giocatori al tavolo ho preferito poi ripiegare su di un gioco già conosciuto e per il quale non bisognava studiarsi, da capo, il regolamento.
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Imhotep
Perché l’ho acquistato?
Appena ne ho visto un video in rete, mi sono innamorato dei materiali e della modalità di “spostamento blocchi” con le barche e di utilizzo, in altezza, degli stessi blocchi sulle varie aree di gioco.
Perché è a zero partite?
Semplicemente perché avrei voluto intavolarlo almeno in una configurazione a due che, in questo periodo, non mi è più congeniale e perché in più giocatori non ho trovato persone disposte a provarlo. A breve vorrò almeno aprirlo per toccare con mano i blocchi di pietr… legno!
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Last Aurora
Perché l’ho acquistato?
Ne avevo sentito parlare molto bene in rete, soprattutto della modalità in solitario e avevo proprio voglia di cimentarmi con un bel solo-mode (a me tanto caro nell’ultimo periodo).
Perché è a zero partite?
Non so rispondere perché effettivamente è uno di quei titoli che potrei aprire e intavolare senza aspettare alcun compagno di gioco. Banalmente qui è solo scemato un po’ di hype, ma ho intenzione di mettermi presto – prestissimo – a comporre gli autoveicoli in stile Mad Max coi componenti presenti sulle carte.
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Last Bastion
Perché l’ho acquistato?
Innanzitutto perché si tratta di una reimplementazione di un gioco che a me ha sempre fatto brillare gli occhi, quel Ghost Stories mai edito in lingua italiana. Poi ho visto gameplay molto entusiatici che mi hanno convinto e spinto all’acquisto
Perché è a zero partite?
Anche qui, come per Last Aurora, non dovrei avere grosse barriere per intavolarlo anche se la modalità in solitario forse non mi convince troppo. L’ho anche aperto, ma dopo aver sfogliato il regolamento non mi ha fatto venir voglia di provarlo subito.
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My City
Perché l’ho acquistato?
Durante il lockdown è stato il titolo che ho acquistato con la speranza di giocarlo, alla fine delle restrizioni, in quattro con le stesse identiche persone, per gestire la campagna del mio primo titolo legacy con modifica dei componenti (la mappa eterna però mi ha fatto superare la mia idiosincrasia per il genere).
Perché è a zero partite?
Perché finite le restrizioni poi è arrivata l’estate e non sono più riuscito a riformare il gruppo per cui l’avevo pensato. Ci riproverò a breve, adesso che la stagione invernale ci ha chiuso in casa e prima che la pandemia ci blocchi nuovamente in casa.
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Outlive
Perché l’ho acquistato?
Era un titolo che avevo sempre adocchiato perché mi attirava sia per i disegni che per la meccanica collaborativa (amo il genere) e una super-offerta online mi ha fatto capitolare.
Perché è a zero partite?
Mi spaventa ogni volta la quantità di componenti da defustellare e mi ha bloccato il fatto che non ho compreso benissimo se esiste, o meno, la modalità in solitario anche se, essendo un collaborativo, la cosa dovrebbe risolversi utilizzando due personaggi. Non è comunque tra le prime scatole che aprirò.
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Il Diavolo e l’Acqua Scura
Perché l’ho acquistato?
Mi ha intrigato fin da subito il fatto che fosse ispirato a un libro di successo (anche se reimplementazione di un altro gioco) e che avesse una giocabilità pressoché immediata e proponibile a tutti.
Perché è a zero partite?
Perché vorrei leggere prima il libro che ho comprato appena acquistato il gioco e quando lo farò mi piacerebbe scriverne di entrambi su queste pagine.
Robinson Crusoe
Perché l’ho acquistato?
Perché da tutti nel panorama ludico è considerato uno dei migliori giochi per sfide in solitario. Siccome ho già detto di essermi avvicinato parecchio a questa modalità, è stato un acquisto quasi obbligato una volta tornata disponibile l’edizione italiana.
Perché è a zero partite?
Informandomi meglio mi sono accorto che richiede molto tempo per essere studiato, ma anche per essere intavolato. Questa cosa al momento mi scoraggia parecchio, facendomi preferire titoli più rapidi e semplici da padroneggiare.
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VektoRace
Perché l’ho acquistato?
Perché lo reputo unico nel suo genere e mi ha subito catturato ogni volta che ne ho letto o ne ho visto immagini in rete.
Perché è a zero partite?
Perché so che aprendolo non riuscirei a giocarci con nessuno, al momento. Lo voglio riservare quindi a quando potrò farlo con mio figlio, divertendomi con lui (spero) a costruire le automobiline in cartone e a gareggiare con le stesse per terra o sul tavolo.
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Keyforge: Il Richiamo degli Arconti
Perché l’ho acquistato?
Mi aveva entusiasmato l’idea di un gioco con mazzi unici e senza bisogno di rincorrere espansioni su espansioni.
Perché è a zero partite?
Perché non ho trovato il giusto compagno di gioco con cui affrontare quel bel po’ di partite necessarie ad assimilare e padroneggiare bene il sistema di gioco.
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Come avrete potuto leggere da alcune delle mie risposte – ripetute a volte – le ragioni principali che mi spingono a lasciare un titolo sullo scaffale della vergona sono date dal calo dell’hype iniziale (strapresente in fase di acquisto) e dalla pigrizia dello studio del regolamento che poi, se vogliamo, è legata alla variabile tempo (preferisco titoli più immediati da giocare e padroneggiare subito per più partite, invece che mettermi lì a studiare e studiare per fare poi solo poche partite). Questa considerazione e presa di coscienza mi spingerà, d’ora in poi, a valutare con ancora più attenzione i titoli nuovi da acquistare e prima di cliccare per chiudere un carrello virtuale o prima di prendere una scatola in un negozio fisico mi porrò sicuramente due semplici domande:
- hai giochi simili ancora non giocati?
- avrai il tempo e la voglia di studiarti il regolamento per intavolarlo quanto prima?
Non so sinceramente se queste due banalissime domande riusciranno a farmi fare una scrematura più attenta e coscienziosa in fase d’acquisto, so però che, prima o poi, dovrò scontrarmi anche con una variabile diversa da quella del tempo (di cui avevo parlato anche in un precedente Punto di vista), ossia lo spazio e là mi sa che mi vedrò costretto a esplorare un mondo per me non tanto conosciuto… la rivendita delle scatole!
Voi avete titoli fermi sulle librerie o negli armadi? Se sì, quali sono le motivazioni che vi rendono difficile il fatto di aprirli e intavolarli come avevate immaginato in fase di acquisto?
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