Quando frequentavo le medie volevo fare il biologo o il professore di
matematica, così mi iscrissi al liceo scientifico Leonardo da Vinci di Treviso.
Durante l’estate della seconda superiore successero due cose che
segnarono la mia vita. La prima: guardando le poche partite dell’Italia al
campionato europeo di calcio (Inghilterra, 8-30 giugno), mi resi conto di non
vedere il pallone che i giocatori inseguivano tanto. Ebbene sì, era giunto il
momento di mettersi gli occhiali da vista! La seconda: decisi di sfruttare il
Bonus Scooter che mio nonno aveva messo a disposizione di ciascun nipote: mio
cugino Luca prese uno Scoop della Italjet (non cercatelo, è inguardabile), mio
cugino Stefano prese una Vespa usata, io presi un Pentium 120 con 16 MB di RAM
e 1080 MB di disco rigido (i pezzi da un giga erano appena arrivati e
c’era ancora timore a usare quella parola che sembrava immensa).
Ovviamente era tutto sconnesso, niente DVD, niente masterizzatore. Erano gli
anni dei CD Twilight, delle SoundBlaster, delle GeForce, di Windows 95/98.
Sarebbero arrivati USB, MP3, CD-RW. Trafficavo come potevo con un PC senza
Internet, pasticciando di grafica, audio, codice, scassando e sistemando più
volte il sistema. Quindi, durante il primo quadrimestre di quinta, mi
preiscrissi all’Università di Padova ai corsi di laurea in Ingegneria
Informatica come prima scelta e di Matematica come seconda. Dopo la maturità
la scelta si concretizzò verso l’informatica e con la disponibilità di una
connessione ADSL stabile le possibilità di scoprire e imparare esplosero. Era
arrivato il momento di provare a eliminare quei fastidiosi Nag Screen e
soprattutto le scadenze temporali dei programmi
shareware! In facoltà tutti
sembravano dei fenomeni a riguardo… Arrivai persino a installare
SoftICE e a seguire qualche tutorial
trovato nel sottobosco del web, ma ecco qui un’altra scoperta: era
difficile! Appena mi allontanavo dal sentiero, perso: non funzionava nulla.
Ripetere bovinamente non bastava: bisognava sapere quello che si stava
facendo. Per diventare hacker c’era da studiare un sacco e mi bastavano
già gli esami a riempirmi le giornate.
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| Unità di energia |
MOON
È un gioco del 2019 di Pablo Garaizar, che l’ha ideato,
ne ha curato la grafica e l’ha finanziato su Kickstarter. Puntava a raccogliere 3.000 € e con la campagna ha convinto 958 sostenitori
a contribuire con 29.525 € per aiutare a realizzare il suo progetto. Lui è
docente e ricercatore presso l’Università di Deusto (un distretto della
città di Bilbao, nei Paesi Baschi spagnoli) e questa è la reimplementazione
del suo primo gioco COMPUS. È consigliato dai 10 anni in su, per 1-4 giocatori e una durata stimata di
15-30 minuti (a seconda della difficoltà selezionata).
Nel 1969, il
modulo lunare Eagle stava per scendere sulla Luna facendo affidamento sui
continui calcoli del suo computer di bordo. Tre minuti prima
dell’allunaggio, un radar si accese inaspettatamente. L’elaboratore,
che doveva dedicare le sue scarse risorse computazionali allo sbarco, avrebbe
potuto sovraccaricarsi, ma il software, progettato da un team di ingegneri
guidati da Margaret Hamilton (incaricata di sviluppare l’intero programma
Apollo, l’unico pezzo di codice che abbia consentito all’uomo di
mettere piede su altri mondi), fu abbastanza intelligente da rilevare il
problema, isolarlo e allertare gli astronauti. Senza una progettazione così
innovativa e intelligente, forse non avremmo mai fatto quel “piccolo
passo per un uomo e balzo gigantesco per l’umanità”.
Aiutate
questi astronauti a compiere la loro missione mentre imparate a contare in
binario, a eseguire operazioni logiche e a scoprire come funziona un computer
semplice… divertendovi!
GRAFICA E MATERIALI
Come detto la grafica è dello stesso autore
del gioco. Praticamente non ci sono illustrazioni (nel senso di disegni), ma
lettere, numeri e simboli. Semplicità, pulizia, minimalismo e leggibilità sono
i quattro cardini del lavoro. La scatolina (180×110×35 mm) contiene i
regolamenti (EN, ES), il foglio di consultazione, 16 talloncini energia e 108
carte (68×68 mm), di cui soltanto 16 o 35 vengono mescolate (a seconda della
difficoltà). È stato fatto tutto in Spagna, co-finanziato dal programma
Erasmus+ dell’Unione Europea. A essere puntigliosi, si potrebbe osservare
che lo stile fa pensare più a un moderno computer che a uno del 1969, ad ogni
modo funziona bene e a me piace. Una curiosità: nel logo la parola MOON è resa
come 1110011.
Ho girato anche un video di unboxing ^_^
REGOLAMENTO
Non è scritto benissimo e manca un po’ di
organicità. Parte del problema risiede nel fatto che non parla delle carte
aggiunte tramite gli stretch goal di Kickstarter. L’autore ha posto
rimedio con una living FAQ.
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| Registri e bit |
Prima di
iniziare prendete 3 unità di energia, poi formate una griglia 4×4 con le carte
bit spente (hanno un pallino vuoto/bit spento su una faccia e un pallino
pieno/bit acceso sull’altra). In testa alle righe vanno messe le carte
registro (A, B, C e D), mentre in cima alle colonne le carte CPU (1, 2, 4 e
8). Disponete le carte operazione dove volete: alcune richiedono 2 unità di
energia (INC/addizione, DEC/sottrazione), altre 1 unità (NOT/inverti i bit,
ROL/sposta a sinistra, ROR/sposta a destra, MOV/copia) e altre ancora mezza
(OR, AND, XOR). Mescolate le 16 carte obiettivo e appoggiate il mazzo a faccia
in giù: vanno da 0000 (0 in decimale) a 1111 (15 in decimale) e rappresentano
lo schema/combinazione di bit che dovete memorizzare nel registro/riga A per
risolverle. Girate le prime tre carte obiettivo, copiatele nei registri B, C e
D, quindi scartatele. Giratene un’altra e cominciate il primo round:
potete eseguire tutte le operazioni che volete a seconda delle unità di
energia disponibili (non potete risparmiarne per il round successivo). Quando
non riuscirete a fare altro, spostate le carte obiettivo non risolte in su di
una posizione, prendete la carta in cima al mazzo e appoggiatela lì accanto:
ci sono 5 carte slot (1, 2, 3, 4 e modulo lunare) che aiutano in ciò. A questo
punto recupererete tutta l’energia che avevate all’inizio. Se al
termine del round una carta obiettivo arriva alla quinta posizione, siete una
CPU lenta, la partita è finita e la missione lunare è fallita. D’altra
parte, se riuscite a risolvere tutti gli obiettivi avete vinto!
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| Hacker rosso e RAM gialla |
La
modalità collaborativa è di fatto un solitario in cui si decide tutti insieme.
Quella competitiva prevede che ognuno abbia un proprio registro (carta RAM e 4
carte bit del proprio colore) aggiuntivo per uso esclusivo e una carta
obiettivo personale segreta. Una volta esaurito il mazzo, chi ha risolto più
carte sarà il vincitore. Volendo, ciascun colore può avere caratteristiche
speciali per un po’ di asimmetria (modalità Hacker).
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| Carte operazione con il costo in energia |
IMPRESSIONI
Amo questo gioco per il tema sicuramente, ma
soprattutto per la sfida mentale che mi offre. È di fatto una serie di
rompicapo da affrontare in fila, uno dietro l’altro, ottimizzando il
consumo di energia e cercando di non perdere troppo tempo, perché se ci
mettete più di 5 round per risolvere una carta obiettivo avete perso. In
questo si può dire che il tema posticcio dei tragici minuti pre-allunaggio
diventi in realtà abbastanza sentito, appunto per la premura e la tensione che
si percepiscono. Dei vari giochi che ho provato o che conosco (Carte binarie,
Boolette, bOOLeO) questo è in
assoluto il migliore a implementare un uso delle porte logiche in un modo
coerente, interessante ed eccitante.
Le regole, al netto magari di
qualche giro nei forum o visione di video, sono tutto sommato poche. Per chi
non è pratico forse c’è da dedicare un po’ di attenzione alle varie
operazioni, che sono comunque facilmente assimilabili ed eventualmente spunto
per imparare qualcosa di nuovo. Il foglio di consultazione aiuta molto in
questo.
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| 5° e 6° bit |
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| Obiettivi |
I tempi sono ridotti (preparazione, partita, riordino) e questo
per me è un altro punto a suo favore: preferendo di gran lunga giocare con
altre persone (se ci sono) o leggere un libro (se non ci sono), quando ho
bisogno di grattarmi un prurito ludico deve essere breve e intenso, come MOON.
Dev’essere come vedere un cubo di Rubik mescolato e dedicarci qualche
minuto per risolverlo.
L’esperienza collaborativa non offre nulla di
più e può andar bene in caso come partita propedeutica/introduttiva con
bambini o persone poco avvezze alle meccaniche. Quella competitiva secondo me
è difficile da bilanciare tra i vari partecipanti. In sostanza questo titolo
dà il meglio di sé quando si è da soli.
La difficoltà parte bassissima e
sale gradualmente, quindi ci sono due maniere per interpretarla: se faticate
da subito, abbiate pazienza e vedrete come il gioco affina la vostra capacità
di ragionare e di pianificare; se i primi livelli sono banali, abbiate fede e
continuate a salire la scala. Il regolamento suggerisce una manciata di modi
per incrementare la sfida, agendo su numero di unità di energia (da 3 a 1,5),
numero di carte bug (0/1/2 inserite tra gli obiettivi, rendono inutilizzabile
uno slot), impostando meno registri all’inizio e aggiungendo carte evento
al mazzo delle carte obiettivo (disabilitano registri/operazioni, azzerano
righe/colonne, sistemano i problemi). Inoltre il gioco base viene fornito con
8 carte bit extra per estendere le righe fino a due colonne (carte CPU 16 e
32), aumentando notevolmente la complessità. Se ancora non vi bastasse questa
rigiocabilità, trovate in dotazione 5 carte con operazioni avanzate (NOR,
NAND, XNOR, ADD, SUB).
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| Operazioni avanzate |
Al momento io mi sono attestato su difficoltà massima
con tutte le carte evento (quando voglio un brividino imprevisto in più)
oppure su difficoltà normale, ma con il 5° bit (quando desidero meno alea). La
fortuna è certamente presente, anche senza introdurre gli eventi, poiché
maggiore è la differenza tra la combinazione di bit precedente e quella
successiva, maggiori saranno mediamente le operazioni richieste per attuare il
cambiamento. Pertanto possono alternarsi round molto facili ad altri
estremamente ardui.
Passando ai lati negativi, che posso dire? Giocateci
sulla tovaglia o su un panno, perché sul pavimento o sul tavolo nudo si fa
fatica a girare le carte. Scherzi a parte, immagino che se finissi per vincere
ogni partita con 6 bit e tutti gli eventi, allora il gioco perderebbe di
attrattiva. Per ora sono lungi da ciò.
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| Carte evento |
CONCLUSIONI
Quest’anno ho iniziato a esplorare i
wargame e ora pure i solitari. Qui sono stato facilitato dalla mia pregressa
passione per i rompicapo (ne ho circa una quarantina tra legno, metallo e
materiali misti) e per l’ambientazione. Di fatto un astratto di carte, le
sue meccaniche riescono tuttavia a esercitare una certa pressione da
“Houston, abbiamo un problema“. La compattezza, sia volumetrica che
temporale, è stato senza dubbio un altro grimaldello nella mia chiusura verso
i titoli per 1 giocatore. Ne seguiranno ancora? Vedremo se altri avranno
queste caratteristiche.
Un monito ai teutonici germanofili
ultradeterministici, perché la dea culona ci mette del suo anche nella
versione con meno casualità. A tutti gli altri una prova la consiglio
serenamente e se vi piace troverete una rigiocabilità notevole.
Sapere quello che stai facendo. Come quando conosci bene un gioco da
tavolo. Come quando conosci bene il tuo lavoro. Per fortuna non sprecai tempo
su vie oscure per vedere quant’è profonda la tana del Bianconiglio, anche
perché di lì a poco il fenomeno del freeware, dell’open source e del
software libero in generale avrebbe cambiato per sempre le vite di molti. Ma
questo magari me lo tengo per un altro post…
Online si può giocare qui (web), quo (Tabletop Simulator), qua (Tabletopia)
e que (Android).
— Alcune immagini sono tratte da BGG, i vari diritti appartengono ai
rispettivi proprietari. Le immagini e le regole sono state riprodotte pensando
possano essere una gradita forma di promozione. Verranno rimosse
immediatamente su semplice richiesta. —
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it









