[Solo sul mio tavolo] La Festa per Odino

scritto da White Winston (Andrea P.)

Caro Babbo Natale,
quest’anno sono stato buono al di là di ogni ragionevole dubbio. Oltre a esser riuscito a uscire da una campagna Kickstarter in corsa (Awaken Realms!!!), ho anche aiutato a rimettere a posto le sedie e i tavoli al termine della CON e mi sono trattenuto più volte dal commentare su Facebook post del tipo “ho comprato questo, pareri?” con un sincero e laconico “è una cagata pazzesca”. Inoltre mi sono dato al sociale, spiegando per ben due volte un gioco a dei perfetti neofiti (di fronte a Star Wars: Orlo Esterno appena apparecchiato: “che è? Tipo Monopoli?”). Un gesto davvero nobile, non trovi?
Intanto vorrei ringraziarti per aver esaudito tutti i miei desideri l’anno scorso. In particolare, ho apprezzato molto l’abolizione della povertà: sinceramente non se ne poteva più di raccattare poveri per strada. Ora che non ci sono più, va decisamente meglio. Ho sentito dire che c’è un clown che ha chiesto l’abolizione del suffragio per tutti i vecchi… idea davvero interessante. Così finalmente riusciremo a levarci dalle palle queste dannate pensioni, che costano un rene e non si capisce a cosa servano. Ma vorrei spingermi oltre… quest’anno voglio chiederti l’abolizione del suffragio universale, a meno di rispondere a semplici domande del tipo “Qual è considerato il capolavoro di Andreas Seyfarth?” oppure “Come si chiama il primo cantante degli Iron Maiden?” o anche “Modello e targa dell’automobile di Dylan Dog?”. Cose così insomma… semplici domande di cultura generale. Sono certo che alle urne non sentiremo la mancanza di chi non saprà rispondere.
Ah! Dimenticavo! Riceverai un’altra lettera… da mio figlio! Fai pure ciò che credi con tutte quelle cianfrusaglie che ha scelto e scritto insieme a sua mamma… ma ce n’è una, il cantiere della Duplo, che sì… mi raccomando, portalo che è importante (per lui ovviamente).

LA FESTA PER ODINO

È un gioco competitivo di Uwe Rosenberg (Agricola, Le Havre, Caverna, Patchwork… e mille altri titoli!) per 1-4 giocatori, durata media 90-120 minuti, edito nel 2016 da Feuerland Spiele e localizzato da Cranio Creations. Nei panni di una fantomatica tribù di vichinghi, dovrete viaggiare, compiere razzie, cacciare balene, procurarvi cibo, vestiti, animali e risorse… ma soprattutto giocherete a Tetris con tanti simpatici polimini. La Festa per Odino rappresenta il punto d’arrivo (e dopo capirete meglio il perché di questa affermazione) della carriera di un autore che non ha certo bisogno di grandi presentazioni. Questo titolo è l’ultimo cinghiale che porta il suo nome che sia riuscito a scalare la tanto ambita classifica di BGG (nonché l’ambitissima classifica di Solo sul mio tavolo!!!); attualmente occupa la posizione 24 ed è il gioco più in alto tra le sue pubblicazioni. Possiamo quindi parlare di un grande classico di Rosenberg al pari dei sopracitati, se non addirittura del suo miglior gioco in assoluto? La risposta a questa e altre domande ai temerari che proseguiranno con la lettura.

GRAFICA E MATERIALI

Rosenberg : Animeeple = Babbo Natale : Slitta con le renne
Riuscireste a immaginare Babbo Natale senza la sua slitta trainata dalle renne (volanti)? Il buon Uwe in realtà ha fatto tanti altri giochi (la maggior parte) senza l’ausilio dei cari “animeeple”; ciò nonostante, dopo Agricola e Caverna, le aspettative all’apertura di una scatola che porta il suo nome sono sempre legate alla presenza di almeno un gregge di pecore intagliate. Poteva La Festa per Odino rompere questa consolidata tradizione? Certo che sì. O meglio, quasi a voler dire “a ‘sto giro fatevelo bastare!”, troverete soltanto un solitario mini alce di legno (segnalino primo giocatore). I restanti (immancabili!) animali questa volta fanno parte di un set ben più ampio (400) di tessere in cartone double face, che comprendono cibarie varie, ornamenti, pelli, tessuti, ossa, argenteria, ecc. Il perché di cotanto uso del povero cartone al posto del lussuoso legno lo vedremo più avanti. Ma il sontuoso “tocco Rosenberg” anche stavolta non si fa mancare ed ecco che arrivano 237 carte (che come vedremo garantiscono una variabilità praticamente infinita), 146 componenti lignei per legno, pietre, metallo e lavoratori vichinghi, 125 monete d’argento di varie taglie, 11 plance e… 2 dadi. Avete capito bene. Il “re del german” questa volta ha inserito a tradimento anche due miscredenti dadi, a 8 e 12 facce. Completano la dotazione da banchetto nuziale ben 3 manuali (regolamento, appendice e almanacco) e due preziosissime scatole per le risorse, vero e proprio elemento “sine qua non” del gioco, utile per setupteardown, ma anche per il gameplay. C’è qualcosa che obiettivamente manca al gioco? A voler spaccare il capello in quattro, una cosa forse sì: le illustrazioni alle carte. Agricola ci aveva abituato a quei tratti bucolici e simpatici che non ritroviamo ne La Festa per Odino; questo a favore della leggibilità data dalla simbologia che campeggia solitaria. Però peccato… a me fa sempre piacere farmi coccolare da un po’ di sana grafica (oltre che dai materiali).

REGOLAMENTO

Niente di più facile stavolta, visto che La Festa per Odino si fonda sulla più classica delle meccaniche: il piazzamento lavoratori. Tra l’altro è un piazzamento senza troppi fronzoli: piazzo 1-2-3 vichinghi (a seconda dell’azione scelta) e risolvo l’azione associata. I problemi possono nascere appena si realizza che le azioni disponibili, già dal primo turno, sono più di 60 e che i “beni”, che dovremo cercare di acquisire comprandoli o trasformandone altri, sono ben 32. Fortunatamente però la simbologia è efficace, il regolamento è piuttosto chiaro e ad aiutarci c’è pure un ottimo compendio, comprensivo di tutte le spiegazioni per esteso delle carte del gioco. La seconda meccanica fondante è quella del Tetris; lo scopo ultimo sarà infatti quello di incastrare tutte le tessere che riusciremo a collezionare durante la partita all’interno della plancia iniziale e di altre (le isole, le capanne, ecc.) acquistabili tramite specifiche azioni, attraverso una meccanica che ricorda molto un altro successo di Rosenberg: Patchwork. Ogni tessera piazzata correttamente ci consentirà di acquisire altre tessere sotto forma di rendite e punti (o meglio evitare di perderne…); a fine partita ovviamente sarà vincitore il giocatore con il punteggio più alto. Il solitario, dal punto di vista del regolamento, non presenta particolari peculiarità, visto che è una corsa a totalizzare più punti possibili, nei 7 turni previsti. L’unica eccezione prevista è il fatto che i vichinghi piazzati in turno rimarranno sulla plancia anche per quello successivo, occupando e quindi rendendo indisponibili alcune azioni.

IMPRESSIONI

Ricordo perfettamente che La Festa per Odino, alla sua uscita 3 anni fa, fu accolto con una certa freddezza da pubblico e critica. Probabilmente colpevole della mancanza di novità a favore di ulteriore massa di legno e cartone, non ricevette subito commenti entusiasti. In realtà poi negli anni si è ampiamente ritagliato la sua fetta di pubblico, lavorando ai fianchi anche i giocatori più scettici, fino a scalare la tanto odiata classifica di BGG e riuscendo a conquistare la “vetta dei Rosenberg” sopra a mostri sacri del sapor selvatico come Caverna e, soprattutto, Agricola. Ma in realtà per capire questo gioco bisogna aver giocato anche ad altri due importanti tappe della carriera del vecchio Uwe, ovvero Le Havre e Patchwork. Infatti La Festa per Odino è una vera e propria sintesi (mai termine fu meno appropriato…) del pensiero Rosenberghiano, unendo il piazzamento lavoratori alla catena dei beni e all’incastro dei polimini. Il rischio era sicuramente quello di sfornare un gioco slegato, pesante e sgraziato e forse è quella la prima impressione che può dare; in realtà, forte delle sue meccaniche basilari e oramai consolidate per tutti i gamer, poi si rivela di inaspettata immediatezza nonché fluidità. Sarà perché la mia generazione è figlia del Tetris (RIP mio piccolo Gameboy…), la sfida dell’incastro dei polimini l’ho trovata tanto banale quanto intrigante e sfidante, tanto che il gioco si distingue per essere un ottimo solitario. Poca interazione, altissima rigiocabilità data dalle tantissime carte presenti e dalla mutevolezza delle situazioni e alto livello di sfida, rendono La Festa per Odino un gioco davvero perfetto per il solo mode. Vi dirò di più: il meccanismo di occupazione delle azioni utilizzate al turno precedente è davvero perfetto, perché ricrea la presenza al tavolo di un secondo giocatore, senza però affidare nulla al caso (magari a un mazzo di carte automa) e, anzi, aggiungendo un ulteriore sottile strato di pianificazione (l’azione che svolgo ora non sarà disponibile al prossimo turno). Raggiungere e superare i 100 punti diventa in questo modo una bella sfida, indipendente dall’alea e dal comportamento di un ipotetico automa, visto che l’unico avversario sono le proprie azioni del turno precedente.
“Ma White Winston, stai forse insinuando che La Festa per Odino è davvero un gioco superiore al mitico Agricola, capolavoro del genere piazzamento lavoratori, nonché pietra miliare del gioco moderno?”
Miei cari animeeple, direi di no. Agricola mantiene quella freschezza (commisurata con l’anno della sua uscita), quell’eleganza e – perché no? – quell’ambientazione che La Festa per Odino non può avere. Però sicuramente quest’ultimo può vantare una profondità maggiore, una specie di ultimo livello per chi ha già apprezzato la carriera dell’autore tedesco e ne vuole ancora e di più. E non credo di dire un’eresia nell’affermare che forse, alla lunga, sarete portati a reintavolare più frequentemente Odino che Agricola, preferendo magari la sua complessità alla linearità del progenitore. Ovviamente bisogna essere grandi amanti del genere euro ed esser sazi del piazzamento lavoratori tout court.
Un’ultima considerazione la voglio dedicare ai dadi, veri e propri outsider della scatola. Poteva Rosenberg trovare un sistema migliore e più in linea con il tipo di gioco per gestire quelle meccaniche legate ai dadi? Sicuramente sì. Introducono parecchia alea e incidono così tanto nel risultato finale di una partita? Sicuramente no. In definitiva, i dadi de La Festa per Odino sono una scelta inconsueta, ma che in fondo non rovina l’esperienza e non influisce più di tanto. La possibilità di tirarli 3 volte alla ricerca del risultato migliore, i modificatori applicabili e il “premio di consolazione” in caso di fallimento, mitigano assolutamente il loro impatto. Quindi mi sentirei di bocciarli come scelta di game design, ma di promuoverli per l’impatto, nel complesso trascurabile.

CONCLUSIONI

Complesso, assolutamente astratto (l’ambientazione vichinga è appiccicata sopra come una gomma sull’asfalto) e un po’ cervellotico, La Festa per Odino è l’evoluzione finale dell’eurogame targato Rosenberg. In un solo gioco possiamo dire che sono condensate le migliori idee della sua carriera, sulle quali (ahimè) continuano a campare i suoi giochi tutt’oggi. Questo non implica automaticamente che si rivelerà il suo miglior gioco; molti di voi infatti continueranno a preferire altri suoi vecchi titoli. Ma se, spinti dalla curiosità e dall’amore incondizionato verso l’autore e il genere, vi lascerete lavorare ai fianchi, scoprirete come questo titolo potrà diventare inaspettatamente uno dei vostri Rosenberg preferiti e, forse, anche il pupillo dello scaffale. Se poi, come me, siete anche appassionati di solitari euro, ecco che La Festa per Odino si affermerà come gioco veramente imprescindibile.
Insomma, ma… come state messi a “cultura generale”? Il primo di voi che saprà rispondere alle tre domande in maniera corretta, oltre a guadagnarsi il diritto di voto alle prossime elezioni, riceverà anche un imperdibile “Buon Natale!” dal sottoscritto! Premio ricco mi ci ficco!

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