scritto da Bernapapà
Sull’onda dell’avvicinamento al periodo festivo, ricco di leccornie e lunghe sedute ai tavoli, eccomi a proporvi un altro party game, gioco del 1999, ma riproposto quest’anno in una nuova veste dalla Giochi Uniti.
Sto parlando di Plagio, opera di Antonio Lupica, che, riproponendo le meccaniche di punteggio di Dixit, le utilizza per solleticare la vena letterario-creativa nascosta in ognuno di noi.
L’idea del gioco è veramente brillante: in due parole, si tratta di cercare di terminare a proprio modo alcune “frasi famose” degli autori più disparati (in genere letterati o filosofi) avendo a disposizione solo l’incipit.
Chi voterà poi la frase corretta, otterrà i punti, ma verrà premiato anche per i voti che la propria frase otterrà.
Gioco molto semplice, ma altrettanto carino, adatto a un pubblico vastissimo, che premia la fantasia e l’estro più che la conoscenza letteraria: si presta alle compagini più disparate, dal gruppo caciarone che coglierà l’occasione per farsi un sacco di risate, al gruppo più composto, che magari cercherà di avvicinarsi il più possibile alla frase corretta.
I MATERIALI E LE REGOLE
Nella scatola troviamo semplicemente un bel mazzo di carte (ben 160), in formato sufficientemente grande, da riportare 3 frasi celebri diverse.
Ogni massima riporta l’autore, il libro da cui è stata tratta, l’incipit e la prosecuzione.
Terminano la dotazione una clessidra, un blocco per i punteggi e un blocchetto di foglietti bianchi.
In un gioco come questo i materiali passano ovviamente in secondo piano: quello che viene garantito è una longevità e una varietà data dal gran numero di citazioni riportate (ben 480!).
Ma veniamo alle regole che si spiegano in un minuto.
Ad ogni turno, il giocatore attivo pesca una carta e, a sua discrezione, sceglie la frase celebre con cui giocare: legge l’autore, il libro da cui è tratta, e l’incipit.
A questo punto tutti i giocatori hanno un minuto di tempo per terminare la frase famosa, scrivendola segretamente sul foglietto, cercando di avvicinarsi il più possibile a quella effettivamente ideata dall’autore.
Il giocatore attivo raccoglie quindi i foglietti e proclama in ordine sparso tutte le frasi contenute nei foglietti, cui deve aggiungere, mischiandola con le altre, quella corretta.
A giro, poi, ognuno vota quale sia secondo lui la frase corretta: se azzecca la frase corretta, riceve 1 punto; se invece vota per una frase diversa, è l’autore della frase votata che prende 1 punto.
La meccanica di punteggio è, per chi lo conosce, molto simile al gioco Dixit.
Il giocatore attivo passa di mano e si effettuano tante mani quante se ne vuole, con l’accortezza di fare un numero di giri multiplo del numero di giocatori.
Sommati i punti, si dichiara il vincitore.
LE IMPRESSIONI
Il gioco rappresenta, a mio avviso, un’idea forse non originale, ma veramente efficace.
Le frasi sono le più disparate e sono veramente tante, per cui non credo proprio si corra il rischio che il letterato di turno faccia punti a man bassa.
Nella mia esperienza, anche se giocata con giocatori di cultura sufficientemente elevata, non ci sono stati casi in cui qualcuno aveva scritto la frase terminandola in modo corretto, anche se poi, nel gioco, alcuni hanno riconosciuto, magari a fortuna, la prosecuzione giusta.
Ma la parte divertente del gioco sta proprio nel sentire cosa si inventano le persone, pescando dalla loro fantasia, per cui è capitato spesso di votare frasi belle o simpatiche, pur sapendo che molto probabilmente non erano quelle corrette!
Il gioco si presta anche a una discreta fase di presa per i fondelli, soprattutto quando vengono decantate le frasi più improbabili.
Trattando di temi “culturali”, può rappresentare un’occasione per fare sedere al tavolo persone con erudizione letteraria elevata, che magari non si sono mai “abbassati” a giocare a giochi, se non al Trivial Pursuit… scopriranno che talvolta è più divertente farsi due risate piuttosto che “sapere” tutto!
Questo non significa che le persone meno erudite siano escluse dal gioco, anzi: quello che rende il gioco bello e avvincente è proprio la caratteristica di estro e fantasia che esso richiede e che non coincide necessariamente con una elevata cultura letteraria.
Semplice, diretto, divertente: assolutamente consigliato per le prossime festività!
Si ringrazia la Giochi Uniti per la copia di review concessaci.
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