[nonsolograndi] Booo!

scritto da Fabio (Pinco11)


Siete stati invitati a partecipare alla competizione per vincere il Mastro Fantasma, che premia l’ectoplasma che riesce a spaventare il maggior numero di ospiti, all’interno del Blackrock Castle, il tutto sfruttando l’approfondita conoscenza del labirintico antico maniero.
Questa l’ambientazione di fondo prescelta per Booo!, di Christophe Gonthier, edito da Blackrock, per 2-6 giocatori, età 7+, indipendente dalla lingua (salvo il manuale, che trovate qui), tempo a partita intorno ai venti minuti.
Di che si tratta? È un gioco a tabellone modulare che stimola il colpo d’occhio e la capacità di trovare rapidamente uscite da labirinti, indirizzato a un pubblico ampio, strizzando l’occhio, in particolare, quello familiare.


LE REGOLE IN POCHE PAROLE

A inizio partita si provvede ad assemblare la mappa modulare (in modo casuale), la quale rappresenta l’ipotetico castello, diviso in tantissime stanze, i cui muri sono disegnati utilizzando sei diversi colori.
L’idea è quella che ad ogni turno è introdotto un ospite (piazzato nel punto indicato dalla sua pedina) e quindi parte la gara per essere il più rapido a identificare il percorso da far compiere al fantasma per raggiungere il visitatore, attraversando però muri di un unico colore (ci sono poi alcune caselle nelle quali, grazie ad apposite tesserine, ci si teletrasporta o si può cambiare colore).

Il primo a capirlo, griderà “booo!” e dovrà mostrare il percorso seguito, acquisendo la tesserina del visitatore e quella del colore corrispondente. Al turno seguente si procede nello stesso modo, salvo che chi ha in mano tessere colore non potrà utilizzare, per i turni seguenti (sino a quando qualcuno non la preleverà), quel colore per raggiungere i visitatori. La partita termina quando un giocatore ha conquistato 5 visitatori o quattro colori (oppure, esauriti i visitatori, chi ha acquisito più segnalini).
COME SI PRESENTA

Il gioco, contenuto in una scatolina di dimensioni ragionevoli, una volta messo sul tavolo si presenta esattamente come un classico boardgame a tabellone, grazie anche alla piccola trovata di tenere legate le 9 tesserone che compongono il tabellone con una cornice a puzzle.
La modularità garantisce la giusta variabilità al tutto (altrimenti il gioco si esaurirebbe in una serata) e i componenti sono adatti alle necessità, con un simpatico fantasmino in legno e con il labirinto nel quale, essendo le stanze a fondo nero, i colori dei muri si identificano (salvo problemi di daltonismo, che ritengo impediscano del tutto di fruire del gioco) con una certa facilità.
Il tutto, comunque, si monta e smonta con celerità.

COME GIRA


Si tratta di un titolo che si pone a metà strada, come meccaniche, tra Ricochet Robot e Il Labirinto Magico, in quanto pone ai giocatori la sfida di identificare un percorso, senza toccare il tabellone (semplicemente osservandolo) come accade nel primo ed è ambientato in un labirinto di stanze come il secondo, dal quale mutua anche il macrolivello di difficoltà (inferiore a Ricochet).
La facilità di spiegare il tutto è indubbia, visto che le regole, una volta tanto, possono essere illustrate davvero in poche parole e avendo davanti a sé il tabellone in circa trenta secondi, con due frasi, lo avrete già spiegato nella sostanza, dovendo poi spenderne giusto altri trenta per chiarire le regole di fine partita.
Proposto anche a bambini (nel mio caso intorno ai dieci anni) è stato capito al volo e non ha creato nessuna difficoltà, tenendo conto che i più piccoli hanno una certa predilezione per i labirinti e le partite sono risultate realmente combattute riuscendo i piccoli a tenere testa ai grandi, visto che le capacità stimolate sono legate al colpo d’occhio, alla rapidità di riflessi, ma anche alla memoria, visto che, con l’allungarsi dei percorsi da seguire (a volte si deve girare per l’intero tabellone), si può far fatica in alcuni casi a ricostruire per tutti poi la strada seguita mentalmente.
Le coordinate per inserire le pedine …

La difficoltà nel gioco è contenutissima, ma è altrettanto vero che chi ha una minore percezione (colpo d’occhio) di questo tipo di logiche ben difficilmente potrà mai essere competitivo.

Tra i punti a favore del gioco segnalerei, nel piccolo, anche una logica intelligente che è stata inserita: una volta identificato un percorso, si acquisirà la tessera colore corrispondente e quel colore sarà precluso a quel giocatore sino a quando qualcun altro lo utilizzerà. I più forti, quindi, troveranno difficoltà potenzialmente crescenti di turno in turno, visto che in certi frangenti, magari, vedranno al volo certe strade, che però non potranno utilizzare, riequilibrando ciò la gara, come meccanismo che favorisce il recupero di chi rimane indietro.
Nel giocare, poi, è premiata anche in un certo modo la memoria, perché, mentre si studiano i percorsi, si tende a ricordare quali colori garantiscono, con la conformazione attuale del labirinto, un rapido passaggio all’interno di certe aree ed anche questo aiuta mano a mano che la partita procede.
Nel complesso, quindi, il gioco risulta leggero il giusto, ma abbastanza stimolante per poter essere fruito anche da adulti, seppur nella logica di fillerino per chi voglia qualcosa di sfizioso, ma nel contempo non troppo esigente in termini di risorse mentali.
Sulla scalabilità direi che il multigiocatore favorisce sempre il giusto grado di confusione che rende questi titoli gradevoli, ma in linea di principio le meccaniche filano ugualmente tanto in due quanto in venti giocatori (salvo che tutti riescano a vedere il tabellone … ).
Sulla longevità credo che sia il classico gioco che potrebbe rimanere a lungo nella ludoteca personale, a patto di alternarlo ad altri titoli, per evitare il senso di ripetizione che giochi un poco astratti come questo può portare con sé.
A chi può piacere?

Be’, gli amanti dei labirinti credo che siano il pubblico ideale e il target privilegiato lo vedo, come avrete capito, nella fascia familiare, essendo uno di quei titoli che mettono rapidamente alla pari o quasi grandi e piccoli.

A chi può non piacere?
A chi non gradisce i giochi nei quali, come anche Ricochet, più persone semplicemente guardano insistentemente il tavolo, alla ricerca della soluzione, come se fosse una sorta di puzzle  da Settimana Enigmistica. In genere questo tipo di avversione, comunque, si manifesta nel giro dei primi turni ed è intuitiva da percepire, per cui ho idea che già leggendo questa recensione dovreste capire al volo se è un qualcosa che può fare per voi o meno.

PICCOLI RECENSORI CRESCONO …


Il mio compagno di gioco preferito per questo titolo è stato mio figlio Mattia, che ne è stato entusiasmato, tanto che mi ha detto, stavolta, di voler esprimere anche il suo, di parere. Eccovi quindi la sua prima minirecensione (ha nove anni):
Questo gioco è molto di strategia e anche di stare attenti alle strade che si devono prendere e ai muri che si devono attraversare. In alcuni pezzi ci sono dei muri molto piccoli e se non stai attento ti confondi per i colori. 
È un gioco adatto per i bambini, perché è semplice (non è difficile da capire), bisogna però essere molto attenti e veloci a vedere dove mandare il fantasma. Gli omini sono molto simpatici e soprattutto il fantasmino, che è davvero carino.
Non è però proprio un gioco per daltonici 🙂

CONCLUSIONI


Booo! è un gioco incentrato sulla capacità di cogliere al volo, con colpo d’occhio o quasi (a volte nel giro di un minuto o poco più, altre volte in pochi secondi), un percorso da seguire per unire due punti su di un labirinto colorato.
Facile (per chi trova congeniali i labirinti) e adatto potenzialmente a tutti (i bambini in genere sono piuttosto elastici nell’entrare in queste logiche), trova nel pubblico familiare il suo target ideale, anche se gli amanti del genere potrebbero gradirlo come alternativa più light a titoli come Ricochet Robot.
Si ringrazia l’editore per la copia di review concessa.

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