[nonsolograndi] Leo va dal barbiere

scritto da Fabio (Pinco11)

Leo è il re della giungla, ma è anche un simpatico leone dalla lunga criniera, al quale piace molto, come si confà alla sua facciona sorridente, fermarsi a chiacchierare con i vari animali che incontra passeggiando per la giungla.
Purtroppo Leo ha anche il problema di una crescita smodata della sua criniera, per cui deve riuscire ad andare dal parrucchiere, cosa assai difficile per uno come lui che quando si ferma a dialogare con qualcuno sembra non badare troppo al tempo che passa, cosicché ogni giorno arriva inesorabile l’orario di chiusura senza che lui che sia riuscito a spuntare la sua zazzera …
Questo il forse poco credibile, ma comunque simpatico, presupposto alla base di Leo va dal barbiere (per comodità lo chiamaremo da ora in poi solo Leo), ideato da Leo Colovini ed edito da Abacus e per l’Italia da dV Giochi, per 2-5 giocatori dai 6 anni in su, gioco cooperativo sbarazzino che stimola le capacità mnemoniche e logiche dei più piccoli e non solo.

UN TITOLO CHE SI È FATTO NOTARE


Leo è reduce dall’ottimo successo ottenuto negli ultimi mesi a livello internazionale, avendo raccolto prima una nomination per il prestigioso Spiel des Jahres nella categoria bambini e poi vincendo il Deutscher Spiele Preis per la medesima classe di concorso, per cui ammetto di essere stato decisamente curioso di metterlo sul tavolo assieme a mio figlio di otto anni e a mia moglie.
L’effetto è stato ottimo, al di là delle aspettative razionali che avevo e nel giro di pochi giorni ha raccolto già agevolmente una decina di partite, mettendomi nelle condizioni di relazionarvi su di esso.
I COMPONENTI

Anticipo che i componenti sono stati studiati in modo piuttosto intelligente, rendendo attraente un titolo che poteva essere realizzato anche con materiali molto più poveri (in ultima analisi bastava un mazzo di carte e forse un pedoncino, del quale forse si poteva anche fare a meno), ma che non avrebbe forse goduto dell’appeal che gli dona questo confezionamento deluxe.

Aprendo la scatola (a sua volta un attimo oversize) troviamo infatti una trentina di tesserine quadrate di cartoncino spesso (tipo Carcassonne) che su di un lato raffigurano uno dei cinque tipi di animali presenti, con un numero da 1 a 5 (che indica il tempo che quell’animale farà perdere a Leo chiacchierando quanto lo incontrerà), ritratto su di uno sfondo di uno dei 5 colori (le ultime 5 tessere raffigurano solo un segnale indicatore con il numero 0) e che sul dorso recano una illustrazione che richiama gli alberi di una foresta.

Vi è quindi un mazzetto di 20 carte, ciascuna delle quali ritrae il nostro Leo, a sua volta su di uno sfondo colorato e con un numero da 1 a 4, che indica la velocità alla quale si muoverà.
Chiudono i materiali una bella figurina di Leo in legno che fa da pedone, un’altra in cartoncino con dei pezzi della sua criniera che si uniscono a puzzle per ricordare il passare dei turni, una sveglia di cartoncino con una lancetta che tiene traccia del passaggio delle ore e due plancette di cartoncino che raffigurano il letto dal quale si alzerà la mattina e il barbiere dal quale deve andare (da collocarsi all’inizio e alla fine del percorso).
Nell’insieme, come premesso, i materiali emergono come più che validi e la loro figura sul tavolo, avendo a mente che stiamo parlando di un gioco che trova nei più piccoli il suo target privilegiato, la fanno tutta, risultando assai gradevoli alla vista e al tatto.
I colori utilizzati e le scelte grafiche sono ottimali e non ci si stupisce, infatti, di leggere che alla voce illustratore il nome che compare è Michael Menzel, per una volta strappato ai suoi classici disegni, che spesso ricordano i dipinti classici, a sfondo medievaleggiante.
Bella l’idea anche di proporre, come contatempo, una sveglia, cosa che può ricoprire anche, a seconda dell’età dei giocanti, un effetto educativo.

COME SI GIOCA? COOPERATIVO!!!

Gli ultimi anni hanno visto un emergere prepotente dei titoli cooperativi, ovvero giochi nei quali, diversamente da quanto accade normalmente, non c’è competizione tra i giocatori, i quali devono invece collaborare al raggiungimento di uno scopo comune ed è a questo gruppo che appartiene anche Leo.
Tra i più classici esempi di titoli di questa classe, ricordo per il genere gestionale Pandemic, per i giochi di miniature Zombicide, per i giochi di carte Hanabi, quest’ultimo vincitore dello Spiel des Jahres del 2013, mentre uno dei più noti nel genere per bambini è Obstgarten (Il Frutteto della Haba).
L’idea del gioco è presto detta.
A inizio partita le 30 tessere sono poste sul tavolo formando un percorso, con al suo inizio il letto, sul quale è posta la figura di Leo ed alla fine il barbiere che dovrebbe tagliare la sua criniera. Le 20 carte sono poi distribuite il più equamente possibile tra i giocatori e si parte.

A turno ognuno dei presenti non deve far altro che giocare una delle carte che ha in mano, muovendo il segnalino di Leo del numero di passi da essa indicati e scoprendo l’animale che si cela sotto la tessera di arrivo. Se l’animale in questione è dello stesso colore della carta utilizzata, allora nulla accadrà, mentre se è di un colore diverso, Leo si fermerà a parlare con lui per il numero di ore indicate (non è un caso che con la leonessa si fermi cinque ore …), delle quali si dovrà far girare la lancetta sulla sveglia.

Quando si raggiungono le 8 di sera (si parte alle otto di mattina, quindi ciò accade quando si sommano almeno dodici ore di penalità) Leo non è riuscito ad arrivare in quella giornata dal barbiere, per cui il giro ha termine senza successo: si rigirano dal lato foresta le tessere animale, si ridistribuiscono le carte, si aggiunge alla faccia di Leo un pezzo di criniera e si riparte.
Al nuovo giro, chiaramente, si avrà il beneficio di aver già visto alcune tessere, che i presenti sono chiamati a ricordare, cercando di modulare i propri movimenti giocando le carte in modo tale da combinare il colore di esse con quello delle tessere raggiunte.
Scopo del gioco è quello di far arrivare Leo alla meta entro la quinta giornata.
Ci sono, inoltre, un paio di regole aggiuntive, utili a rendere più semplice il gioco (giocando a carte scoperte) o più difficile (impedendo di parlare sino a quando non è scoperto un pappagallo o pretendendo che, prima di arrivare alla meta, si debba scoprire l’ultima tessera prima del parrucchiere).

LE ATTRATTIVE DEL GIOCO


Chi conosce la ludografia dell’autore, Leo Colovini, sa che intorno all’idea del percorso composto da tesserine è riuscito a dar vita già a diversi titoli, tra i quali ricordo Cartagena e Atlantis (dove in particolare le tessere recavano proprio colore e numero), ma qui il tutto è stato efficacemente asservito alle logiche di un gioco che si propone sempre come destinato a un pubblico familiare (come i citati predecessori), ma con un occhio di riguardo per i più piccoli.

Il fulcro del gioco sta, infatti, nel sollecitare insieme due capacità che, pur richiedendo una certa dose di applicazione, si trovano già presenti nei bambini in misura tale, a volte, da superare anche i genitori, in quanto la prima di esse è la memoria, alla quale per l’occasione è abbinata la capacità logica di programmare le proprie azioni.
Nel corso della partita, infatti, cambia l’approccio al gioco, visto che nel primo giro, quando si ignora completamente la composizione del percorso, si va completamente a fortuna e, generalmente, si cerca di giocare sempre le carte più alte che si hanno a disposizione, nel tentativo di scoprire il maggior numero di isole di tessere conosciute, informazioni che si potranno sfruttare nei passaggi successivi. Nei giri seguenti, invece, si cercherà sempre più di coordinare l’azione dei presenti, facendo sì che il buon Leo finisca il più frequentemente possibile su caselle note e lo faccia fruendo delle giuste (del medesimo colore) carte movimento. È qui che si scatena l’anima più cooperativa dei bambini, con il loro contributo mnemonico che di solito è compensato da quello dei genitori, più portati a programmare, tenendo conto che di ogni tessera movimento esiste solo una copia, per cui, per esempio, se il giocatore di turno non ha esattamente quel 4 rosa che serve per arrivare a una casella nota, è bene chiedersi quale combinazione di carte potrà condurre Leo a quella meta, tenendo conto di cosa tutti hanno in mano e del turno di gioco.
Per quanto ho riscontrato i più piccoli gradiscono sia la fase iniziale, di pura fortuna, che quella successiva, dove comprendono di poter essere davvero utili, pur lasciandosi spesso guidare nella scelta delle carte da giocare (salvo poi prendere loro stessi la mano nelle partite seguenti).

In senso assoluto il gioco non è troppo difficile (a volte, con particolare fortuna, in fondo ci si arriva quasi al primo giro), cosa che contribuisce a renderlo non frustrante (e secondo me fruibile, assieme ai genitori, anche qualcosa prima dei sei anni), ma in caso è sufficiente applicare alla seconda partita una o due delle regolette addizionali, utili a proporre una sfida leggermente più impegnativa.
Per il resto è chiaro che, aiutati dalla minore distribuzione delle carte (e a patto di aver buona memoria), minore è il numero di giocatori, più facile sarà giungere alla meta.
Per chiudere segnalo che, per esperienza pratica, il disporre sul tavolo le tessere secondo linee rette aiuta a memorizzare le posizioni, mentre comporre un unico serpentone a linee curve genera normalmente (almeno da noi) più imbarazzi. Nel contempo il retro delle tessere non è (volutamente) omogeneo, in modo tale da aiutare leggermente la memoria (carte segnate …).
Il tutto è fruibile, naturalmente, anche come filler dai più grandi, anche se forse manca di qual pizzico di sale extra (difficoltà?) proprio di titoli come The Game o Hanabi, tale da renderlo adatto per esperienze ripetute.

CONCLUSIONI


Bella sorpresa questo Leo, giochino semplice, basato su meccaniche intuitive e adatto per il pubblico familiare, nonché dotato di ottimi componenti, ideali per il target di riferimento.
Giustificato è quindi il successo riscosso a livello internazionale, con la giusta miscela di memoria e logica che, assieme alla natura cooperativa del gioco, lo rende adattissimo per serate familiari che riuniscano insieme genitori e figli.
Ve lo propongo come da tenere d’occhio, magari in vista delle feste natalizie 🙂

Ricordo che il gioco è disponibile, per chi fosse interessato, nel negozio online Egyp.it e ringrazio l’editore per la copia di review concessa.

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