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| Ubongo |
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| Quarto |
Quanto ai motivi di ciò posso ipotizzare che ci siano almeno un paio di possibili spiegazioni, collocandosi forse per prima la connotazione ‘culturale’ della quale è ammantata la passione per la logica e per gli astratti tipo scacchi. In pratica molti hanno paura di farsi vedere a ‘giocare’, mentre lo stesso timore per l’altrui giudizio non si estende sugli astratti, i quali sono spesso visti come un esercizio mentale, spesso gradito da persone intelligenti e per certi versi lo stesso vale per chi si dedica, per esempio, al Bridge, altro gioco che gode di un’ottima immagine, nel suo caso di stampo quasi ‘sportivo’.
I fratelli di Hive
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| Zertz |
Diversi anni fa un certo clamore lo suscitò il Progetto GIPF, dell’autore belga Chris Burm, che tra il 1998 ed il 2007 ha progettato diversi titoli astratti che egli intendeva come ‘collegabili’ tra loro, ovvero che giocando a ciascuno di essi era possibile ottenere teoricamente dei bonus per gli altri.
I titoli in questione ottennero un successo medio elevato ed ebbero il pregio di attirare molto l’attenzione del mercato su questo genere, solitamente considerato sino ad allora come piuttosto di nicchia.
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| Yinsh (immagine da Wikipedia) |
Tra di essi in particolare hanno ottenuto riconoscimenti o un elevato gradimento Zertz, basato sui principi generali del mangiare tipici della dama, ma utilizzando una ‘scacchiera’ componibile che nel corso della partita va a scomparire, Yinsh, gioco di allineamento che si svolge su di un tabellone con una griglia a triangoli e che sfrutta come pedine tondi e corone circolari e Dvonn, gioco di impilamento, nel quale si tende a creare gruppi isolati di pedine, controllandole grazie al pezzo che sta sulla cima di ogni pila.
L’intelligenza dell’autore, oltre che nella abilità di dar vita a così tanti titoli, mediamente di buon – ottimo livello quanto a giocabilità è stata anche quella di renderli piuttosto curati dal punto di vista dei componenti (rendendoli attraenti), così da interessare un pubblico potenzialmente più ampio.
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| Ponte del Diavolo |
Tra gli ulteriori titoli che reputo meritevoli c’è, a me caro, Il Ponte del Diavolo, ideato da Martin Ebel e pubblicato nel 2007 addirittura da Hans im Gluck, cosa inusuale per un astrattone. Qui lo spirito del gioco è quello di collegare un certo numero di teoriche isole formate da 4 pedine (che si collocando su di una scacchiera quadrettata 10×10) tra loro, grazie ad appositi ponti. Alcune facili regole di piazzamento rendono il gioco estremamente tattico (es. non è possibile creare isole di più di 4 pedine adiacenti ortogonalmente tra loro; il piazzamento di pedine adiacenti in diagonale è consentito, ma ‘annulla’ il valore delle isole interessate) e profondo e la cosa mi ha attratto notevolmente, spingendomi a frequentare per un breve periodo le sale virtuali di Yucata.de dove è possibile giocarlo online. Il gioco però, nonostante l’uscita nel catalogo di una casa rinomata come la HiG, non è riuscito a sfondare presso il grande pubblico ed è tuttora giocato, per quanto ne so, principalmente online, sulle 3-4 piattaforme che lo ospitano (alcune nella modalità 12×12).
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| Six |
Molto bello e potenzialmente fruibile dal grande pubblico è poi, a mio avviso, anche Six. di Steffen Muhlhauser, edito da SteffenSpiele e Foxmind, gioco nel quale si cerca di allineare (o formare un triangolo o un cerchio da 6) sei pedine esagonali del proprio colore. Il piazzamento ha luogo sul tavolo, quindi è un gioco senza scacchiera nel quale si piazzano pezzi a contatto gli uni con gli altri.
Ottimi i componenti e tanto semplice quanto stimolante il gioco (finito il piazzamento delle pedine si iniziano a spostare quelle collocate e quando si ‘rompe’ una catena si eliminano dal gioco le pedine non più connesse. Il titolo ha avuto una certa diffusione negli States grazie all’edizione a stelle e strisce, mentre in Europa è meno noto, complice la provenienza da un piccolo editore (Steffen) specializzato, appunto, solo in astratti.
Altri titoli che ricordo, in ordine sparso, sono quella della serie edita dalla Gigamic (in genere distribuiti in Italia da Oliphante), come Quarto (in legno, si devono allineare quattro pezzi con attributi similari, su di una scacchiera 4×4), Quoridor (in legno, con scacchiera, dove l’obiettivo è raggiungere il lato opposto, evitando gli ostacoli) o Katamino (solitario con incastro di pezzi alla Tetris), ma anche i classicissimi Abalone od Othello.
Hive
Come accennavo Hive, di John Yianni, edito da Gen42 Games ed in Italia da Uplay.it è uno dei titoli della categoria che maggiormente si sono imposti alla attenzione del grande pubblico, riuscendo a superare brillantemente il cerchio ristretto del target dei soli astrattofili, tanto che, edito nel 2001, ha conosciuto un paio d’anni fa l’edizione italiana della Uplay.it e si è evoluto anche nel packaging , uscendo ora in una utilissima confezione con zip, facilmente trasportabile.
Ottimi anche qui i componenti, con tesserone esagonali solide e piacevoli al tatto, in bachelite, le quali ritraggono diversi insetti, ciascuno dotato di proprie caratteristiche speciali di movimento.
Anche qui, come in Six, non abbiamo una scacchiera o tabellone, ma i pezzi (esagonali) si collocano sul tavolo e poi si muovono scivolando a contatto fra loro (in un paio di casi anche montando sopra ai pezzi esistenti). Semplici le regole, visto che al proprio turno o si piazza un nuovo pezzo o si muove uno esistente e lo scopo del gioco è quello di circondare l’ape regina avversario (questo è l’80% del regolamento), il titolo suscita una adeguata riflessione e, avendolo presentato in demo ai tavoli della ludoteca di Plombier per un paio d’ore, devo dire che se avessi avuto scatole da vendere ne avrei date via, credo, almeno tre o quattro senza problemi, perché tutti quelli che lo hanno provato ci hanno giocato più partite e sono andati via segnandosi il nome.
Considerando che quasi tutti gli utenti erano neofiti, direi che è un bel risultato.
Personalmente ci ho giocato molte meno partite di quello che mi avrebbe fatto piacere e leggendo un paio di articoli ho riscontrato come è possibile che, sottoposto ad uno studio approfondito, possa rivelarsi più breve (parlo di numero di mosse a partita) di quanto non appaia nelle prime esperienze di gioco (ovvero le prime mosse possono influenzare già pesantemente l’esito) ma, al solito, arrivare a quel punto richiede, per giocatori che non si mettano a cercare con foga le strategie dominanti, mesi di gioco continuo e comunque, anche se lo si approccia con lo spirito di ‘romperlo’, il tempo da dedicare all’attività è lo stesso tale da giustificare (sotto forma di divertimento e tempo occupato) l’acquisto 😉
Perchè non sfondano allora, ‘sti astratti?
Mie possibili spiegazioni:
1. Il loro vantaggio, ossia quello di essere avvolti da un’aura di ‘intellettuale’, si risolve essere anche un potenziale svantaggio, perché se avvicina facilmente chi avrebbe paura di essere additato come ‘giocatore’ (protetto qui dal velo del ‘è un gioco di logica che allena il cervello’) nel contempo scoraggia chi si siede al tavolo per provare qualcosa di anche rilassante ;
2. La maggior parte di essi è per due giocatori, ovvero è fruibile primariamente nel testa a testa e questo li rende inadatti a gruppi di giocatori più ampi (quello che accade a me) ;
3. Il giocatore astratto tende, come ‘tipo’, più a specializzarsi in un singolo titolo, studiandolo ed approfondendolo a lungo ed i titoli che continuano ad attrarre la maggior parte del potenziale pubblico (anche se ho idea che gli utenti siano in calo) restano i classiconi, come gli Scacchi e Dama da noi o il Go in oriente.
Vabbè, io il mio piccolo contributo alla liberazione degli astratti anche per il grande pubblico e spero di avervi fornito qualche valida idea per compiere qualche passo in questo ambito 🙂
Attendo anche da voi qualche suggerimento su altri titoli che riterreste utili ed inserisco questo articolo tra quelli di approfondimento sulle meccaniche di gioco.
Per chi fosse interessato, in particolare, al genere, rinvio per utili approfondimento al sito Tavolando, da anni impegnato nella diffusione della cultura degli astratti, anche grazie ad una rivista online periodica, ossia il Fogliaccio degli astratti, che ha da tempo superato le 60 uscite (qui il link al loro sito).
Ricordo infine che chi fosse eventualmente interessato a Hive Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it
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