scritto da polloviparo.
Oggi vi voglio parlare di
Ora et labora ultimo gioco di
Uwe Rosenberg, presentato in occasione di
Essen 2011 (ne avevamo già parlato in un’anteprima
qui, quando il gioco era ancora sotto forma di prototipo).
Diamo un’occhiata alla produzione precedente di questo autore:
Partirei sicuramente con “Agricola”, titolo che gli ha permesso di salire sul podio della classifica di BGG, andando ad occupare il gradino più alto, continuerei con “Le Havre” altro titolo molto apprezzato, per passare poi a “At the gates” of Loyang” e al meno apprezzato Merkator.
L’Autore ha firmato anche titoli più leggeri quali ad esempio Bonhanza e giochi da due come Babel (gioco particolarmente cattivo capace di solleticare i nervi di mia moglie).
La sua produzione in linea di massima è comunque caratterizzata da un filo conduttore comune a tutti i titoli ossia la “fredda matematica”.
I suoi giochi sono estremamente deterministici, l’alea assente o comunque ridotta ai minimi termini. Nell’arco della partita sono necessari molti calcoli su cosa sia meglio fare per “produrre” di più, ma soprattutto quello che serve.
Ecco perché a molti giocatori, specie agli amanti del genere American e dei dadi, viene la pellagra al solo sentir nominare il suo nome.
Una partita ad un gioco di Rosenberg può risultare divertente? Indubbiamente dipende dal vostro concetto di divertimento.
Se questo può ricavarsi nella soddisfazione di aver battuto gli avversari seduti al tavolo grazie alla vostra calcolatric… ehm pardon mente, allora la risposta è sì, altrimenti meglio dedicarsi ad altro.
Premetto che appartengo a questa categoria di malat… cioè volevo dire di appassionati a cui i titoli di quest’Autore piacciono ;).
Detto ciò, quello che vorrei capire con voi, è come questo titolo si pone all’interno della sua produzione.
Non mi soffermerò quindi tanto sul regolamento che potete leggere
qui (in inglese), quanto piuttosto sulle impressioni di gioco.
Sin dal suo annuncio Ora et labora è sempre stato descritto come “una via di mezzo fra “Agricola” e “Le Havre”.
E’ sufficiente una partita per capirne il perché. Dal primo “ruba” fondamentalmente l’ambientazione in termini di “agricoltura”.
Non rivestirete i panni di una famiglia di contadini, ma quelli di ecclesiastici impegnati nella gestione del proprio convento, tuttavia in entrambi i giochi sarete fortemente impegnati nella gestione di risorse, molte delle quali derivate direttamente dalla terra.
Dal secondo “ruba” le dinamiche di edifici sotto forma di carte da giocare e relativa attivazione.
L’obiettivo che si deve essere prefissato Uwe con questo titolo secondo me è riassumibile in una sola parola: “semplificazione”.
Il regolamento devo ammettere che è risultato da subito molto chiaro. Come al solito troviamo la caricatura dell’Autore che ci guida passo passo nella comprensione delle meccaniche all’interno di una sorta di regolamento “semplificato” ed un regolamento più esteso e completo.
La semplificazione passa principalmente dall’implementazione dell’uso della rondella.
Questa ad ogni turno tramite una semplice rotazione della lancetta, regolerà l’eventuale produzione di tutte le risorse, sulla base della posizione che i rispettivi segnalini andranno ad occupare.
Insomma non ci sarà più bisogno di andare a “rimpinguare” o aggiungere risorse ad ogni turno su una plancia di gioco, semplicemente quando si dovrà produrre una risorsa ci si preoccuperà solo di quella, si raccoglierà la quantità dovuta e si azzererà l’indicatore, il tutto in un modo molto veloce ed efficace.
Le azioni sono poi questa volta in numero molto limitato, vanno dall’attivare edifici attraverso il posizionamento di uno dei propri ecclesiastici, al tagliare legna o torba (scartando delle carte e quindi liberando spazi utili sulla propria plancia), al costruire edifici (pagando le risorse necessarie).
Al raggiungimento di determinate posizioni della rondella si attiva una fase di colonizzazione in cui nuove carte vengono rese disponibili fra cui le vostre nuove colonie.
Presente come sempre la possibilità di utilizzare gli edifici degli altri giocatori (obbligandoli a giocare un proprio ecclesiastico su quel dato edificio).
Tutti gli edifici vengono edificati su una plancia di gioco personale che può essere ampliata attraverso l’acquisto di aree extra (azione addizionale come convertire grano in paglia o scambiare le monete).
Le aree rappresentano diversi tipi di paesaggio, si va dalla pianura, alla collina, alla montagna fino alla spiaggia con tanto di mare.
Ovviamente ogni edificio può essere edificato su uno o più specifici tipi di terreno.
Alcuni (quelli gialli) devono inoltre rispettare una regola di adiacenza.
Gli edifici permettono fondamentalmente di produrre o trasformare in versioni più evolute le vostre risorse (qui sotto forma di tessere double face).
Alcune risorse possono essere spese sotto forma di cibo o energia necessari nella fase di colonizzazione.
Alla fine della partita i punti saranno assegnati da alcune tessere risorsa (solitamente quelle più evolute e che richiedono di essere prodotte attraverso l’utilizzo di specifici edifici), dal valore in punti di tutti gli edifici e delle colonie costruite.
Queste ultime assegnano punti ulteriori sulla base degli edifici adiacenti ortogonalmente ad esse.
Il gioco dura un numero di turni prefissato ossia 25 che equivalgono a due rotazioni complete della ruota +1.
Fa eccezione il gioco per due in cui vengono rimossi un certo numero di edifici e la partita termina quando rimane un solo edificio da costruire.
Dopo averla provata mi sento di sconsigliarla in quanto tende a dilatare enormemente i tempi di gioco. A mio avviso può tranquillamente essere giocato con le regole normali.
A parte questo accorgimento devo ammettere che il gioco scala veramente molto bene, grazie soprattutto all’utilizzo delle plance ad hoc.
Da notare che in ogni turno, il giocatore di mano, a differenza degli altri, compie due azioni.
I MATERIALI
La componentistica di Ora et labora ha sicuramente i suoi pregi ed i suoi difetti.
Questa volta non abbiamo tonnellate di tokens in legno, ma in compenso abbiamo l’equivalente corrispettivo in cartone.
Le tesserine sono molto belle a vedersi e sicuramente funzionali, ma per quanto sia io continuo a preferire i segnalini in legno, li trovo più pratici.
Ovviamente in questo gioco non erano pensabili in quanto le merci rappresentano anche dei valori energetici/nutrizionali e in alcuni casi dei punti.
La rondella seppur funzionale varia in funzione del numero di giocatori. All’interno della scatola ne troverete due differenti.
Questo in alcuni casi vi obbligherà a dover smontare la lancetta per assemblarla sul lato opposto della plancia.
Nulla di trascendentale e i lati che si utilizzeranno di più saranno sicuramente quello per 2 e 4 giocatori (posti su ruote differenti) e quindi impostati questi valori raramente andrete a modificarli, comunque era giusto segnalarlo.
Apro una parentesi, avendo acquistato la prima edizione distribuita dalla Lookout games, segnalo che questa presentava un problema attribuito alla tipografia.
I fogli di tessere erano stampati correttamente, ma il macchinario che avrebbe dovuto pre-tagliare le tessere non aveva fatto un buon lavoro.
Inutile dire che nell’operazione di staccare le tessere, pur se con la massima attenzione possibile, queste finivano inevitabilmente con lo strapparsi.
L’occasione mi è gradita per ringraziare Lookout che con estrema serietà e professionalità, informata del problema ha provveduto alla sostituzione del materiale difettoso in tempi veramente celeri.
Rimanendo in argomento dovrebbe uscire a breve l’edizione italiana a cura di Uplay edizioni (distribuita se non erro da Red Glove).
Il condizionale è d’obbligo in quanto l’edizione nell’italico idioma doveva vedere la luce a non molta distanza dall’uscita del gioco, ma sembra che sempre per problemi legati alla tipografia, il gioco abbia subito una serie innumerevole di ritardi, tanto da non aver ancora raggiunto gli scaffali.
Ma torniamo ai materiali, le plance dei giocatori sono davvero sottilissime e tendono ad imbarcarsi con estrema facilità (le mie erano già piegate ancor prima di usarle).
Diciamo quindi che la componentistica non fa propriamente gridare al miracolo in quanto a qualità.
Sul fronte della grafica nulla di eccezionale, gli edifici hanno un aspetto piuttosto fumettoso, comunque se prendete a riferimento “Le Havre” o “Agricola” sapete cosa aspettarvi.
IMPRESSIONI DI GIOCO
Passiamo finalmente alle considerazioni sul gioco vero e proprio, ma insomma merita o no?
La risposta non è cosa semplice. In che senso vi chiederete voi… Nel senso che il gioco mi ha lasciato sensazioni differenti.
Il gioco sicuramente è valido e gli amanti di Uwe troveranno pane per i loro denti, tuttavia devo ammettere di essere rimasto un po’ amareggiato vittima forse di una sensazione di déjà vu.
Forse se avessi iniziato oggi a giocare e questo fosse stato il primo gioco di quest’Autore a raggiungere la mia tavola avrei gridato “Wow!”, ma dopo una moltitudine di titoli analoghi, non ultimi i succitati predecessori da cui il gioco attinge a piene mani, la sensazione di già visto è forte.
Voglio dire quanti sono i giochi oggi in cui è possibile costruire degli edifici e piazzarvi sopra un “omino” per utilizzarne i vantaggi.
Uscendo dal circuito Rosenberg, mi viene in mente ad esempio il recente “
Belfort” (che per la cronaca mi è piaciuto anche di più).
Altro aspetto che mi lascia qualche perplessità è il setup fisso e l’ordine sempre uguale con cui escono le carte.
Praticamente gli elementi “randomici” (belli questi neologismi che rendono molto bene l’idea) sono inesistenti e le partite tenderanno ad “assomigliarsi” molto l’una alle altre.
Un piccolo aiuto viene dato dalla presenza di due varianti contenute all’interno del gioco (Francia e Irlanda) che attraverso l’uso di diversi edifici danno un po’ più di varietà, ma le cose non cambiano in modo drastico.
Diciamo che quando avrete individuato quella che riterrete una strategia efficace, con molta probabilità tenterete di riproporla nelle partite a seguire.
La cosa passa attraverso la costruzione degli stessi edifici o nel puntare su determinate risorse piuttosto che su altre.
Le uniche interferenze in questo caso saranno date dall’eventuale sottrazione di qualche edificio utile alla vostra strategia da parte di qualche altro giocatore.
Questo ci porta alle considerazioni sull’interazione, come sempre non ai massimi livelli.
E’ possibile rubarsi gli edifici o utilizzare gli edifici di un altro giocatore, ma la cosa finisce qui.
Cos’altro dire il gioco è per due quattro giocatori e la durata della partita indicata è di 120 minuti.
Se sedete al tavolo con giocatori particolarmente pensanti, sappiate che arrivare a toccare i 180 minuti è un attimo…
PER CONCLUDERE
Per concludere, con il rischio di ripetermi non mi sento di dire che Ora et labora è un brutto gioco, mi sento semplicemente di dire che è uguale a molti altri giochi belli che già possiedo.
Non mi pento assolutamente di averlo acquistato, ma al contempo mi rendo conto che non aggiunge nulla di indispensabile alla mia collezione che già conteneva le precedenti produzioni di quest’Autore e il succitato
Belfort.
Insomma se già possedete Agricola e Le Havre non mi sento di consigliarvi l’acquisto a scatola chiusa, ma vi suggerisco di provarlo prima, se invece dovesse essere il vostro primo titolo di Uwe Rosenberg, mi sento di poter affermare in tutta tranquillità che si tratta di un ottimo punto di partenza.
La dipendenza della lingua non è altissima, il testo sulle carte è poco, ma a meno che non siate assolutamente a vostro agio con l’inglese, volete mettere la comodità di averlo localizzato?
Aggiornamento del 07.06.2012
L’attesa per la versione italiana sembra essere finalmente finita, su Egyp il gioco viene dato come disponibile a partire da domani 8 giugno.
Il prezzo è di 50 euro, quindi sostanzialmente confermata la cifra di cui si parlava.
A chi fosse interessato non resta che seguireSe ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it.
— Le immagini sono tratte da BGG. Tutti i diritti sul gioco appartengono all’Autore e alla Casa editrice. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. —