Recensione – Biblios

scritto da polloviparo.

Abbiamo avuto già modo di parlare del publisher francese Iello, in occasione dell’anteprima di Uchronia, ossia la re implementazione di Glory to rome.
Oggi torniamo a parlare di questo editore per Biblios, ossia la nuova edizione (“targata 2011”) di Scripts and Scribes, pubblicata nel 2007 da Doctor Finn’s Card Company (precisiamo inoltre che il titolo è stato acquisito, per la distribuzione in Italia, dalla Asterion Press, che da ottobre ne proporrà la versione nostrana – ndPinco11).
Si tratta di un gioco di carte, per 2-4 giocatori dell’autore Steve Finn dalla durata molto contenuta, approssimativamente 30 minuti.
Partiamo subito con una curiosità, di Scripts and Scribes esce nel 2008 una special edition, contenuta in una cassetta VHS; la nuova versione viene invece proposta in una confezione rigida, dalla forma di libro (che vuole richiamare ovviamente la Bibbia) con una chiusura di tipo magnetico.
Appena l’ho presa in mano, infatti, mi è subito venuto in mente “Wicked Witches Way” di Bruno Cathala e Serge Laget (tanto per rimanere in territorio francese).
La grafica, è stata allo scopo rivista, risultando molto più attuale e accattivante, a cura dello stesso autore e di David Palumbo.
Componenti
La confezione contiene 1 piccola plancia rigida, 5 dadi colorati di grandi dimensioni 87 carte e le regole.
Visto che parliamo di editori, cogliamo occasione anche per ricordare che per l’autunno è prevista una versione italiana distribuita dalla Asterion Press.
Il gioco
Il gioco è molto semplice e si spiega in una decina di minuti.
I giocatori sono chiamati ad interpretare dei monaci che cercano di aggiungere preziosi oggetti alla propria biblioteca, per renderla la più prestigiosa in assoluto.
L’ambientazione è puramente di facciata e completamente avulsa dalle meccaniche di gioco, nello spulciare la galleria fotografica di bgg, sono infatti rimasto molto colpito dal numero di “retheme” (ossia di reinterpretazioni di ambientazione/grafica), proposte da diversi utenti.
Anzitutto va detto che le carte si dividono fondamentalmente in tre tipi: carte oro, carte oggetti e carte chiesa.
Abbiamo quindi le carte oggetti che si suddividono a loro volta in cinque categorie: monaci, manoscritti, pigmenti, libri scari e tomi proibiti.
Gli oggetti riportano valori compresi fra 2 e 4.
Tutti gli oggetti all’inizio valgono tre punti, la cosa viene indicata ponendo il dado corrispondente sul lato di valore 3.
La partita prevede due fasi (donazione e asta) e si articola in diversi turni.
Nella fase donazione, a turno, i giocatori pescano n carte +1, dove n è il numero dei giocatori.
Le carte vengono pescate una alla volta. Il giocatore deve obbligatoriamente riservare una carta per se (coperta), una per la futura fase asta (sempre coperta) e mettere le rimanenti a disposizione degli altri giocatori (collocandole nell’area pubblica scoperte).
A questo punto gli altri giocatori, sempre in ordine di turno, pescano una delle carte messe a disposizione.
Quando il mazzo si esaurisce, la fase donazione ha termine e si passa alla fase asta.
Ripartendo dal primo giocatore e continuando in senso orario, vengono rivelate le carte messe da parte nei turni precedenti appositamente per questa fase ed i giocatori possono offrire delle carte dalla propria mano per aggiudicarsele.
In caso di carte oro, si può offrire un certo numero di carte indipendentemente dal tipo, per tutte le altre carte si devono offrire obbligatoriamente carte oro.
Se un giocatore si sbaglia e non può pagare quanto offerto deve subire una penalità.
Non sono previsti resti (un po’ come nei distributori automatici) se pago più di quanto dovuto, l’eccedenza è persa.
In qualsiasi momento se acquisisco una carta chiesa, a seconda di quanto indicato sulla carta, ho la possibilità di alterare il valore in punti vittoria di una o più categorie (di +/- 1).
La cosa viene indicata ovviamente diminuendo o aumentando il valore mostrato dal dado.
Al termine di questa fase ogni giocatore somma i punti dei valori mostrati sulle carte della propria mano; per ogni categoria, chi ha il valore più alto si aggiudica il dado e conseguentemente i punti vittoria mostrati.
In caso di parità le carte presentano una lettera, vince chi ha la lettera più vicina alla “A”.
Come vi avevo detto il gioco è molto semplice e sono bastate poche righe per descriverlo.
Materiali di gioco
Anzitutto ho trovato la confezione molto simpatica. All’interno è presente un alloggiamento per i dadi e per le carte. Purtroppo quest’ultimo  non è abbastanza profondo da contenere tutte le carte correttamente. Di imbustarle poi neanche se ne parla. Peccato anche perché le carte hanno un grande pregio ed un grande difetto. Il primo è quello di essere molto robuste e plastificate, il secondo è quello  di riportare in modo evidente tutte le impronte (come avviene quendo toccate un foto lucida). Le bustine protettive sono quindi un ottimo modo per ovviare al problema, obbligando però alla rimozione del tray di alloggiamento.

Nelle prime partite si riscontra anche una leggera tendenza delle carte ad “appiccicarsi” l’una con l’altra, rendendo difficile l’operazione di mischiarle, problema che tuttavia si risolve con un po’ di rodaggio.

Il regolamento all’interno è unicamente in francese, fortunatamente sul sito della TdG, trovate un’ottima traduzione in italiano.    
 Considerazioni personali
Il gioco trova ovviamente il suo punto di forza nella sua semplicità.
Non sono sicuramente a dirvi che si tratta di un gioco di chissà quali profondità strategiche, ma sicuramente un ottimo filler per passare una mezzoretta piacevole, prima o dopo un gioco impegnativo o adatto per quelle serate  più rilassate.
Inutile anche che vi dica che è un gioco adatto a tutta la famiglia e di conseguenza anche a giocatori occasionali.
Sul fronte del gameplay, il giocatore è chiamato nella fase donazione a dover decidere quando aggiungere una carta alla propria mano, ritenendo la carta appena pescata la soluzione migliore, o azzardare sperando in una carta migliore.
Si tenga presente che a parte le carte messe a disposizione per la futura asta, con conseguente possibilità di acquisizione futura, le altre saranno “donate” agli altri giocatori.
Sicuramente le carte oggetti fanno molto gola, ma non bisogna trascurare di procurarsi anche le carte oro, indispensabili nella seconda fase di gioco (pena l’essere esclusi da molte aste).
Determinante anche lo sfruttare a proprio vantaggio le carte chiesa, influenzando i valori in termini di punti delle diverse categorie.
Per quanto riguarda la scalabilità, a seconda del numero di giocatori, si rimuovono un certo numero di carte oro e di altre carte, ritengo il gioco rimanga comunque più apprezzabile se giocato almeno in quattro, soprattutto per la fase aste.
Il fattore fortuna c’è, inutile negarlo e sarebbe anche stupido in quanto stiamo parlando di un gioco in cui si pescano delle carte.
Tramite le proprie scelte, i giocatori possono comunque cercare di contenerne gli effetti.
Il gioco ha ottenuto un grande riscontro positivo, tanto che ad oggi, occupa la posizione n° 272 di Bgg, non male per un gioco di carte (se non consideriamo 7 Wonders…).
Il gioco, fatta esclusione per il manuale è totalmente indipendente dalla lingua. Attualmente è disponibile l’edizione Iello sul sito Egyp  ad un prezzo di 19,90 euro.
Ne è stata già annunciata la versione italiana, per mano di Asterion Press per il mese di ottobre e sarà proposta a sua volta ad un prezzo di 19,90 euro (non 24 come avevamo scritto erroneamente).
— Le immagini sono tratte dal manuale del gioco, da BoardGameGeek (postate da Itai Ender Wiggins, Cédric Barbé, Raiko Puust,  )    o dal sito della casa produttrice (Iello) alla quale appartengono tutti i diritti sul gioco. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco. —
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