scritto da Fabio (Pinco11)
In Nile Artifacts, ultima creazione del duo Dunstan – Gilbert (due autori che vantano nel proprio curriculum oltre cinquanta titoli, tra i quali cito Elysium, Adventure Games, Mandala, Chocolate Factory e Divinaire), siamo chiamati a percorrere il fiume Nilo, raccogliendo, nel farlo, preziosi artefatti, da offrire poi idealmente alle divinità, perchè benedicano il nostri viaggio (spirituale).
Edito da Ankama e Board Game Box, il gioco (per 2-4 giocatori, 8+, 20-30′ di durata, indipendente dalla lingua – qui trovate il manuale in inglese) si rivolge ad un pubblico di tipo familiare e propone meccaniche di raccolta set di carte.
IL GIOCO IN POCO
All’inizio della partita si predispongono i materiali sul tavolo, partendo dal tabellone, che ritrae il fiume Nilo ed è diviso in 11 caselle, con le due agli estremi che rappresentano i porti di partenza e di arrivo per le imbarcazioni dei giocatori (una per ciascuno) e le nove caselle in mezzo che fungono da fermate intermedie.
Sopra di esse di piazzano le carte obiettivo (monumenti), su ciascuna delle quali ogni giocatore piazza un proprio trippolo (meeple).
Si inizia quindi il primo turno, procedendo alla pesca delle carte artefatto (in numero variabile a seconda dei giocatori), ciascuna delle quali è collocata nella posizione indicata (casella corrispondente) nello spazio in alto della carta e si parte.
Al proprio turno il giocatore altro non fa se non muovere la propria barca nella direzione in cui è rivolta, raggiungendo la casella che desidera sul percorso del fiume e prelevando all’arrivo una carta ivi presente (non ci si può fermare se non c’è nulla) ed eventualmente (se in quella posizione c’è il simbolo corrispondente) una moneta. Quando si arriva al porto a fine percorso si attenderà l’arrivo degli altri, prelevando ad ogni turno di attesa una moneta. Le monete possono essere spese per girare il verso della propria imbarcazione o per pescare una carta a caso dal mazzo.
A fine turno è possibile restituire carte per soddisfare con esse uno o più obiettivi, avanzando in tal caso con il proprio trippolo nelle caselle punteggio delle rispettive carte. Ogni volta che qualcuno raggiunge la cima di una carta, vengono attribuiti i rispettivi punti ai giocatori (per gli step raggiunti) e la carta è sostituita.
Si procede così sino ad esaurimento delle carte obiettivo dal mazzo (procedendo a qual punto ad un ultimo turno) e chi avrà raccolto più punti, sarà il vincitore. Qui ne trovate le regole in inglese.
COME SI PRESENTA
Siamo di fronte ad un gioco a base di carte, con materiali piuttosto compatti, ma decisamente curati il giusto, soprattutto per un prodotto che si colloca in una fascia di prezzo intorno ai 20 euro.
Apparecchiato il tavolo, i materiali fanno infatti bella mostra di se, con un tabellone compatto, ma illustrato in modo più che gradevole, con le carte artefatto che recano illustrazioni semplici, ma a tema e con una manciata di meeple e segnalini che completano il tutto, assieme alle maxi carte obiettivo, in modo tale che, una volta che si sia provveduto al setup, il tavolo è imbandito esattamente come se si fosse di fronte ad un prodotto da box medio grande.
Se si aggiunge che anche l’interno della scatola è sagomato, possiamo considerare la componentistica come di buon livello, con un unico piccolo inciampo (a mio giudizio) rappresentato da alcune icone sovrapposte in alcune carte obiettivo, che alla prima partita (e basta, poi si memorizzano) possono risultare non di immediata leggibilità.
L’ambientazione prescelta è quella dell’antico Egitto ed è resa essenzialmente dalle scelte grafiche adottate, senza richiami nelle meccaniche di gioco.
COME GIRA
Siamo di fronte ad un giochillo dal peso specifico molto leggero, quasi un filler, incentrato su di una meccanica, semplice, di raccolta set di carte, che è però declinata in modo intelligente, sulla scia del trend recente che vede sugli scudi i puzzle game.
Lo stesso gioco, proposto una decina di anni fa, avrebbe infatti proposto semplicemente una fase di raccolta di carte ed un conteggio di punti a fine partita dividendo magari le carte per colore, con un bonus di maggioranza per contorno. Oggi, invece, ogni carta reca dei simboli E uno sfondo, quindi due caratteristiche diverse e la chiave del gioco sta nel riuscire, nella fase di restituzione delle carte, a soddisfare più richieste contemporaneamente, sfruttando ogni carta per diversi obiettivi.
Nel contempo è presente anche l’idea che il turno finisce quando tutti hanno raggiunto il porto finale, per cui è possibile correre per ottenere le carte più appetibili, arrivando però in questo modo per primi e lasciando magari agli avversari (soprattutto se si gioca in 2) 2-3 carte extra. Inoltre per ogni turno saltato si ottiene una moneta (che può essere spesa per ottenere una carta extra o durante il turno, per girare il verso della barca – a costo 3 monete). Queste regole danno l’idea di come il gioco, per nella sua semplicità, proponga accortezze utili a tenere equilibrato il gameplay.
Se nei primi turni della prima partita si tende, banalmente, a restituire un paio di carte per soddisfare un singolo obiettivo, a seguire si prende il via anche a saltare un turno, per raccogliere carte ed incrociarle adeguatamente in uno successivo per fare il botto.
E’ proprio ad esito del primo paio di partite che il gioco inizia a brillare, apparendo come una efficace incrocio tra un fillerino ed un puzzle game. Purtroppo nelle esperienze successive, una volta sottoposto a più impegnativi stress test, il motore alla base del tutto inizia anche a mostrare i suoi limiti, nel senso che in certi turni proprio le carte che servono per gli obiettivi al momento in gioco sembrano uscire con il contagocce e tutti si buttano sulle poche che servono, rendendo le mosse, in un certo modo quasi obbligate e nel contempo il tipo di sfida tende a rimanere quella, ma si deve ricordare che siamo di fronte ad un filler, che il suo lavoro, alla fine della giornata, lo fa appieno.
In due, inoltre, il controllo diventa anche maggiore e si inizia a sfruttare maggiormente anche la possibilità di cambiare il verso della barca, così da ottenere, nel turno successivo, una partenza da porti diversi. In 3-4, invece, il controllo diventa un pelo minore e la durata del match cresce leggermente, per cui se dovessi scegliere, direi che la versione a 2 è quella che brilla maggiormente, anche più nel lungo periodo.
CONCLUSIONI
Nile Artifacts è un filler dalle regole di base semplici, incentrato su meccaniche di raccolta set, che gode del pregio di poter essere proposto ad un pubblico ampio, stuzzicando però anche i giocatori più esperti, grazie alla parte da puzzle game che è proposta grazie alla presenza su ogni carta di due caratteristiche (oggetto e sfondo) che possono essere incrociate con accortezza nella fase di soddisfazione degli obiettivi di fine turno.
Il tutto scorre quindi rapido e piacevole, soprattutto nel gioco a due: nel complesso un ottimo prodotto, che mostra i suoi limiti nel medio termine se affrontato con un approccio troppo serio ed impegnato, ma che è adatto per introdurre amici a questo hobby, senza spaventarli con regole troppo complesse.
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