Devo riconoscere che il livello medio degli scritti inviati dai partecipanti al nostro gioco di creazione letteraria (parlo dell’iniziativa ‘c’è un regalo per voi’ a tema ‘Il Castello del Diavolo’: qui trovate l’articolo che ne parla, qui il sito della casa produttrice e qui invece la recensione del gioco) è risultato decisamente elevato, con racconti brevi che non esito a descrivere come assolutamente godibili e divertenti. A seconda degli scrittori il tono è stato in alcuni passaggi molto serio ed a tema dark o fantastico, così come in altri casi si è fatto un saggio uso di ironia e colore.
Entrambi sono stati piuttosto sul ‘lungo’, ma gli ho perdonato la relativa logorrea (lo dico in modo simpatico), rapito dall’ottimo eloquio.
Ribadisco che la qualità di tutte le mail ricevute è davvero elevata e i miei complimenti vanno quindi davvero a tutti i partecipanti: di seguito propongo per intero il racconto che mi è risultato alla fine prediletto (ringrazio la Stefy per l’aiuto nella scelta) ed a seguire alcuni passaggi delle opere che mi hanno maggiormente colpito.
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Tre volte a destra. Una a sinistra. Due a destra. Era l’inequivocabile segno che quell’uomo aveva letto il dispaccio segreto diramato il giorno precedente dalla Fratellanza della False Verità. Genevieve trasse un visibile sospiro di sollievo. Sir Henry si era lanciato in una elaborata dissertazione sul giusto tasso di fermentazione del Pinot Blanc quando ci fu il secondo segnale.—————-
Altri pezzi decisamente degni di nota (nota che riporto qui in genere estratti da racconti più lunghi):
GIANLUCA (BARI)
La carrozza è pronta. Saliamo. Siamo in 6. Ieri notte l’Ordine e la Fratellanza hanno tenuto entrambe una riunione. Rigorosamente in maschera. Ognuna delle due fazioni ha scelto tre membri. Questa notte vicino alla carrozza ci siamo solo noi, il cocchiere e qualche parente ad augurarci di tornare. Appena ci accomodiamo il cocchiere sprona i cavalli. Non vede l’ora di arrivare, lui. Forse si sente immischiato in una questione più grossa di lui. Vorremmo invece non arrivare, noi, terrorizzati dall’idea di mostrarci al cospetto del Diavolo. L’agitazione non fa prendere sonno, trascorreremo tutta la notte svegli. La carrozza è da dieci posti, quindi staremmo comodi se i cavalli non corressero tanto e non fossimo così agitati. Di fronte a me c’è una bellissima donna. Ha un vestito dorato, con una provocante scollatura, dice di chiamarsi Marie Saunière. Cercherò di ricordarmelo. Mi chiedo come faccia con questo freddo a indossare un vestito del genere. Chiacchera con la gitana e la donna in verde sedute sulla sua stessa panca. La donna in verde sembra sia un’alchimista. Me ne accorgo dal modo geloso con cui custodisce una borsa con delle ampolle. Al mio fianco discutono un uomo con una pistola ed un anziano con un monocolo. Qui tutti discutono, tranne me, sono troppo proiettato nel futuro, nell’istante in cui potrò vedere com’è il Diavolo. Ma forse loro in realtà discutono solo per allentare la tensione. Sento un po’ i loro discorsi: stanno cercando di capire a quale delle due fazioni appartengano i passeggeri. La gitana è convinta che sia uno dell’Ordine. Mi chiedo che ci faccia qui una con così poco intuito.”
MATTEO (NOVARA)
Il Castello del Diavolo sta per cedere tutto il proprio potere. La richiesta, avanzata tramite messo scritto col sangue, alle due più potenti Gilde, è che solo i migliori in ogni campo prendessero parte alla selezione. Nessun limite all’età, al sesso, all’aspetto o alla cultura. L’importante è l’essere il Meglio nella propria Arte. Chiunque sia in questo momento sballottato dagli scossoni dei cavalli potrebbe fare una carneficina di un intero manipolo addestrato. Nessuno vuole però realmente testare cosa potrebbe accadere in uno spazio così ristretto.
La posta in gioco è altissima, per il singolo e per il gruppo a cui appartiene.
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Nero. Come il regno del peccato, come il suo cuore divorato dall’odio. Nero il maniero che il destino costruì per loro, al prezzo di ossa e morte. Nubi macchiate di sangue avvolgevano quella che presto sarebbe stata la loro sinistra dimora, mentre il cielo dominava l’altura e dabbasso giungeva la protesta umida e roca del mare. Secoli prima, le due “famiglie”, l’Ordine dei Segreti Rivelati e la Fratellanza delle False Verità, si erano amate, avevano costruito un’alleanza sulle fondamenta dei loro cuori, ripulito le rivalità col loro onore e temprato il rispetto reciproco avvicendandosi nella difesa dei propri domini. Finché, un giorno, uno straniero venuto dal buio della Foresta Difronte insinuò il sospetto nelle loro menti e accese le loro anime col desiderio della vendetta. Da allora, pace e tranquillità non furon più conosciute, bensì gli orrori e gli strazi di una faida violenta e assassina bruciarono il tenero suolo e il buon cuore del popolo di Tronea. Troppo tardi, le due fazioni compresero che lo straniero era ben più che un semplice viandante; il Diavolo aveva, infatti, coi suoi tranelli meschini, turbato la quiete delle loro vite, e donato loro un’esistenza di stenti e rancori, e con la forza di questi, forgiato il ferro delle fortezze del castello, ancora oggi conosciuto come Il Castello Del Diavolo
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REMO (BRESCIA)
La carrozza sobbalzò ancora una volta, scossa da una brusca sterzata del cocchiere, le cui urla indiavolate si perdevano nello scrosciare della pioggia. L’infinita ascesa attraverso pendii rocciosi e alberi rinsecchiti sembrava non avere mai fine.
Anita si strinse ancor più nel mantello alla ricerca di calore. Serrava nella mano sinistra, nascosto in una tasca, un oggetto molto importante. Si concentrò sul quel peso freddo che premeva su sul fianco e ritornò a posare gli occhi sugli altri viaggiatori che stavano duellando tra loro con sguardi, gesti e parole.
Non era abituata all’incertezza e all’esporsi personalmente, soprattutto lontano dalla sua bottega e dai suoi studi alchemici. Prese un corto respiro, mosse le flessuose dita come in un vezzoso gesto e allentò la capsula dell’anello. Avrebbe sbloccato quella pericolosa situazione di stallo!
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Volti e nomi che il mondo ignorava e i pochi che li avevano conosciuti non erano sopravvissuti al segreto.
Erano uomini così abili e letali da non lasciare tracce; e così ignoravano chi di essi fosse un alleato e chi un pericoloso avversario ma di una cosa ciascuno degli uomini nella stanza poteva essere certo: ciascuno avrebbe schiacciato tutti gli avversari nel tentativo di scoprire i propri alleati e carpire i segreti per cui era venuto…oppure sarebbe perito nel provarci.
In quel castello si sarebbe giocata una partita mortale e alla fine, dell’”Ordine dei segreti rivelati” e della “Fratellanza delle false verità”, solo una delle due avrebbe prevalso.
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DANIELE (ROMA) : last but not least, come dicono gli inglesi, visto che è stato in ‘ballottaggio’ sino all’ultimo ed era forse il preferito della Stefy … 😉
Devo confessare che durante qualche curva allegrotta mi lasciavo andare un po’ di più verso sinistra, appoggiandomi abbondantemente sul seno generoso della zingara che avevo al mio fianco. Si diceva che fosse diventata ricca leggendo il futuro in una palla di cristallo, ma sono certo che gli avventori fissassero ben altre sfere al suo cospetto. Nonostante stesse per piovere e in quella carrozza facesse un freddo glaciale, la prosperosa gitana era seminuda; ma mai quanto l’esile danzatrice alla mia destra vestita con dei microbici fazzoletti. …. Io, come mio solito, mi ero fatto trascinare in qualcosa non molto chiaro, ma ora ero solo molto concentrato sulle mie discinte vicine. E proprio mentre ero ipnotizzato dalla collana della zingara che affondava nella sua deliziosa scollatura, uno scossone più violento del nostro cocchiere ubriaco fece emergere da quel profondo abisso il ciondolo. Era una chiave. [..]
In quell’istante Bombetta saettò in piedi e fece materializzare nelle sue mani, tirato fuori da non so dove, un lucente canne mozze. Me lo puntò in faccia dicendo: “se belle poppe ha la chiave… con te fanno tre.“ Poteva significare tutto e niente, ma quando l’ultima visione del mondo sono due cerchi di metallo brunito si restringe il campo visivo e la capacità di comprensione del significato delle parole.
L’ultimo sorriso me lo concessi pensando che avrei abbracciato il diavolo prima di tutti loro.
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