scritto da Polloviparo
A parte però il classico utilizzo nella risoluzione di una qualsiasi battaglia all’interno di un qualsivoglia wargame, ultimamente molti autori si sono “ingegnati” sulle possibilità di farne un uso alternativo e, se una volta dicendo “dadi”, probabilmente la prima cosa che mi veniva in mente era “Risiko”, oggi la cosa non è da considerarsi così scontata.
Mi potrebbe venire in mente che ne so… Kingsburg ! oppure Yspahan ! e, perché no, il recente Troyes ! Segno quindi che le cose sono cambiate.
Un autore che poi sta sperimentando tantissimo sull’uso del dado è proprio uno dei miei autori preferiti, ossia Stefan Feld, che dopo “Macao” pubblicato nel 2009, ci riprova quest’anno con “Die Burgen von Burgund”.
In che senso un uso alternativo ?
L’utilizzo più noto nel bel paese della dicotomia “gioco da tavolo – dado” è forse quello del Gioco dell’oca o Monopoli, ossia “lancio il dado e avanzo di tot spazi” generando situazioni del tipo “Oh guarda che sfortuna devi stare fermo un turno!” oppure “vai dritto in prigione senza passare dal via”. Molti, per ovvie ragioni, conoscono anche l’utilizzo alla Risiko, “tu fai tre, io faccio cinque… ho vinto io” !
… quanto l’ho odiato !…
Poi un giorno, quasi per caso, scoprii che esisteva dell’altro. Quell’altro nel mio caso si chiamava “I Coloni di catan”: lì di dadi ce n’erano solo due, le casette e le strade le costruivo dove volevo io e i dadi mi dicevano solo se in quel turno ottenevo del grano, del legno o una pecora (chi è che la chiama lana ? 😉 ) !
Decisamente una bella evoluzione ! Quando vinsi la mia prima partita la soddisfazione fu incommensurabile rispetto qualsiasi altro gioco avessi avuto modo di provare prima.
Poi passò altro tempo e si affacciarono sul mercato titoli come quelli sopra citati, nei quali il dado era utilizzato per ingraziarsi un nobile di corte e ottenere un dato beneficio, o ancora per poter compiere una data azione, acquistando un nuovo fascino.
Proprio nel momento in cui i giochi “freddi” e puramente matematici “venivano un po’ a noia”, quel piccolo cubetto reinseriva quella giusta dose di aleatorietà, alleggerendo un po’ il gioco. Erano maturi i tempi per superare l’ombra di Risiko e quindi serviva un titolo in cui il dado fosse utilizzato per risolvere delle battaglie, ma non in modo così determinante.
La mia scelta era così ricaduta su “Britannia” e la paura del dado era completamente scongiurata !
Il dado portava qui una nuova ventata di divertimento e mi ricordo quante risate per un tiro sfortunato di un avversario seguito dagli “sbeffeggi” del caso e che felicità per aver ottenuto quei sei pallini tutti su una singola faccia…
Tuttavia c’è ancora una cosa che mi sfugge…
La questione “dado sì, dado no” è tutt’altro che risolta fra gli appassionati di giochi da tavolo, con la classica contrapposizione tra chi si schiera per una soluzione e chi per l’altra. Quello che non riesco a comprendere è che ci sono giochi in cui la presenza del dado proprio non viene perdonata ed altri in cui viene esaltata o quasi ignorata.
Mi spiego meglio, un Twilight Struggle che svetta nella classifica di BGG si avvale dell’utilizzo del dado, che è utilizzato per i tiri di riallineamento e per decretare il successo nei colpi di stato: a mio avviso un peso ce l’ha, ma non ricordo di aver mai letto una lamentela in merito (poi per carità, magari non ho mai letto nei posti giusti…). “Stone age” è un altro gioco che di dadi ne vede rotolare molti nell’arco di una partita, però da tutti è ritenuto fantastico.
La mia vuole essere una provocazione ed ho ovviamente estremizzato il concetto, però devo ammetterlo, queste sono dinamiche che ancora mi sfuggono, quando cioè l’utilizzo del dado sia ritenuto ‘lecito’ e quando sia demonizzato.
Per quello che mi riguarda sono contento di apprezzare entrambe le tipologie di gioco e che per me il dado non sia un fattore deterrente e se così non fosse probabilmente oggi mi sarei perso dei capolavori del calibro di “Caos nel vecchio mondo”.
Lo ammetto: quando il gioco è totalmente pilotato dalla fortuna, continua a non piacermi, ma considero la cosa slegata dalla presenza del dado o meno all’interno della confezione, del resto non a caso esistono giochi in cui la dea bendata è molto presente, anche senza l’agognato cubetto.
Vi rigiro quindi la domanda: “Dado sì o dado no ?” Fatevi sotto con i commenti e dite la vostra !
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