Anteprima – Artefakt

scritto da Fabio (Pinco11)
Su, alzi la mano chi mi sa dire chi sono Michael Palm e Lukas Zach ! Tu, laggiù in fondo .. ? O Tu ? Ok, visto che non lo ricordate la coppia di autori citata si può menzionare principalmente per il suo Castello del Diavolo (recentemente uscito con questo nome sotto l’etichetta Dv Giochi), titolo che ha riscosso un grande successo, per cui francamente è risultato strano in questi anni sentire poco parlare di loro (ed erano in molti anche solo ad attendere una espansione per il loro titolo di maggiori successo).
Oggi ne abbiamo però l’occasione, con la loro ultima uscita, edita da Winning Moves, ossia Artefakt, per 2-4 giocatori, tempo medio a partita 30 minuti, in buona parte indipendente dalla lingua (contiene alcune scritte facilmente memorizzabili), nel quale i partcipanti saranno chiamati a rivestire i panni di altrettanti archeologi, presi dal compito di ricostruire preziosi artefatti, recuperandone i pezzi in giro per il mondo.
Il titolo a livello di pubblico si pone come indirizzato a chiunque, essendo di una semplicità notevole, e propone dinamiche di raccolta set, con ‘spruzzate’ di bonus a maggioranze.

Cosa troviamo nella scatola
La componentistica si articola, in assenza di un tabellone, prima di tutto in 10 tessere che raffigurano altrettanti ipotetici ‘siti archeologici’, le quali sono destinate ad essere collocate sul tavolo formando un cerchio. All’interno di esso si collocano invece i frammenti degli artefatti, che sono 24, ossia 2 copie per ciascuno dei 4 pezzi che compongono ciascun artefatto. Ogni giocatore riceve quindi una propria scheda, tre trippoli del proprio colore (sono diversi uno dall’altro, uno smilzo, uno grasso ed una donna) e 4 carte ‘viaggio’ da utilizzare per il movimento. Completano il tutto alcuni player aid e due dadi.
Come si gioca
Vado come d’uso per sintesi, avvisando che sul sito della casa potrete trovare il manuale (due sole pagine !!) ed il foglio di preparazione in inglese.
Scopo dei giocatori è quello di essere il primo a collezionare i quattro diversi pezzi di un artefatto, vincendo così la partita.
Ogni turno si articola così, una volta predisposto il piano di gioco come spiegato ed illustrato sopra, in 5 fasi, ossia prima di tutto si ‘scoprono’ ogni turno, tirando i dadi, quattro frammenti, prelevandoli dal centro del tavolo e collocandoli nelle locazioni indicate dai dadi.
Quindi ogni giocatore segretamente decide di quante caselle (locazioni) far muovere ciascuno dei propri personaggi, ponendo tre delle quattro carte (che consentono di muoversi da 1 a 4 siti) coperte sulla propria scheda, ciascuna in corrispondenza di un proprio personaggio.
Per terza cosa i trippolini sono fatti muovere, a turno, prima tutti i ‘ciccioni’, poi poi le ‘donne’, poi gli ‘smilzi’. A questo punto si verifica chi, per ogni locazione che contenga pezzi di artefatto, abbia la maggioranza, potendo egli prelevare tutti i pezzi di artefatto in quella locazione: se ci sono vari giocatori rappresentati è in alternativa possibile per il ‘maggioritario’ rubare un pezzo di artefatto ad uno degli altri.
Alcuni dei siti, infine, ad inizio partita sono ‘girati’ dal loro lato ‘attivo’, consentendo a chi ha la maggioranza su di essi, ogni turno, di attivare un effetto (es. muuovi un trippolo fino a due caselle, prendi un pezzo di artefatto di qualcuno e mettilo in mezzo, …). Ogni giro cambia quindi il ‘primo giocatore’ e si riparte da lì, finchè qualcuno, come detto, non completerà un artefatto.
Indiana Jones ?
Il tema della ricerca di reperti archeologici non è propriamente nuovissimo, neanche nel mondo dei giochi da tavolo e ricordo, tra gli altri, il recente e valido Pergamon, del quale parlammo tempo fa, ma questo non impedisce di considerarlo, come i ‘pirati’, una sorta di tema ‘sempreverde’.

A livello grafico e di componentistica però il titolo non risulta particolarmente impressionante: la scelta compiuta è stata quella di dar vita ad un prodotto dotato dei materiali necessari, ma nulla di più, mancando, per esempio, il classico tabellone di gioco. Gradevoli sono per il resto le illustrazioni, ma ancora niente di memorabile: noioso è il fatto poi che gli effetti delle dieci locazioni siano scritti in lingua (tedesca), invece che sostituiti dai classici ‘ideogrammi’ o disegnini esplicativi, ma la cosa è comunque superata rapidamente avendo in mano il foglietto riepilogativo in inglese.

Le dinamiche di gioco appaiono a loro volta semplicissime: in buona sostanza si devono solo mettere insieme i quattro pezzi di almeno un artefatto, potendo essere, nel perseguire questo compito, ostacolati e messi fuori strada dal fatto che di ciascun pezzo sono disponibili due copie, per cui sarà facile trovarsi in mano dei ‘doppioni’.

Lo scopo è perseguito pianificando (ma forse uso qui una parola grossa) i movimenti dei propri trippoli, cercando di ottenere di volta in volta la maggioranza dei presenti nelle locazioni che contengono pezzi: è garantita così una certa interazione, incrementata poi dagli ‘effetti speciali’ delle locazioni (alcune delle quali sono ad inizio partita scoperte casualmente – tentativo di donare longevità al gioco) e dalla possibilità di rubare pezzi agli avversari.

Potenziale punto debole del tutto sta nella difficile controllabilità di quanto succede, nonchè alta esposizione all’alea, visto che è possibile pescare di fila i quattro pezzi giusti, mentre qualcun altro ne ha in mano magari il triplo, ma senza essere riuscito a combinare nulla: lo stesso meccanismo di movimento ‘al buio’ dei trippoli può riservare sorprese solo se al tavolo ci sono persone che giocano un pò più ‘avventurosamente’, altrimenti si può correre il rischio di enormi ‘ammucchiate’ sulle locazioni con artefatti (in parità nessuno ottiene niente) con dei continui stalli.  
Artefakt, in definitiva, si propone come classico filler, giocando sulla semplicità delle regole e sulla velocità di gioco per accattivarsi le simpatie del grande pubblico.

Certo non è un brain burning , nè dovrebbe soddisfare troppo i palati dei giocatori più accaniti, proponendosi nel complesso come ‘gioco per famiglie’, con tutti i pregi e difetti che questa nozione può portare con se.

— Le immagini sono tratte dal manuale, da BGG (postate da T’Leynti ) o dal sito della casa (Winning Moves), alla quale appartengono tutti i diritti sul gioco. Le immagini e regole sono state riprodotte ritenendo che la cosa possa rappresentare una gradita forma di presentazione del gioco e saranno rimosse su semplice richiesta. —  
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