scritto da Fabio (Pinco11)
Partendo dai classici titoli ‘alla tedesca’ direi che un potenziale riferimento può essere rappresentato dalle produzioni Hans im Gluck (tipo Stone Age, Finca, Pantheon o Hawaii) e motivo questa scelta sulla base del fatto che propongono illustrazioni in genere gradevoli (anche se, come vedremo, forse non il top di gamma) ed una gran quantità di componenti, tra i quali spiccano trippoli (segnalini) ben identificati, nel senso che non troviamo i più ‘poveri’ cubetti, ma ogni materia prima ha in genere una forma specifica (tipo i frutti di Finca o i piedini di Pantheon) che aiuta ad indentificarli con immediatezza. Sulle quantità inoltre non si avverte un risparmio (è difficile finirli) ed è invalso l’uso di abbondanti tesserine in cartoncino, anche di grandezza tale da poter essere sostituite, se si volesse dar vita a produzioni più economiche, da mazzetti di carte, il tutto in genere destinato ad essere accolto da un ampio tabellone.
Faccio qui, a titolo di esempio, un confronto rapido con un titolo che comunque ha avuto un ottimo successo, ossia Glen More, per notare come, rispetto al parametro appena indicato, proponga una componentistica decisamente di basso livello, con anonimi cubetti colorati (salvo quelli ottagonali), pure forniti in numero appena sufficiente, un microtabellone in cartoncino sottile, così come non troppo spesse sono pure le schede identificative delle varie locazioni. A livello grafico, infine, il titolo – campione si propone come insoddisfacente, con colori tendenti allo scuro ed immagini poco evocative. Dopo averlo ‘distrutto’ ricordo però che il gioco rappresentò il trampolino di lancio per l’autore e fu estremamente apprezzato per le sue interessanti dinamiche.
Le scatole, spsso di grande dimensione, contengono infatti una quantità di miniature, nell’ordine in alcuni casi di diverse decine (pensiamo ad un Descent), caratterizzate da una più che adeguata qualità di plastiche, tale da consentire la pitturazione a chi lo desideri, nonchè ben definite ed evocative a livello di scultura. La componentistica è poi completata in genere da tonnellate di segnalini in cartoncino (qui direi anche troppi), da tabelloni, di sovente componibili, di buon spessore, nonchè da centinaia di carte (qui non sempre di grandi dimensioni, ma dato il numero non ci si può lamentare troppo). Grande è infine l’attenzione alla grafica (molto superiore, per capirci, alla Hans im Gluck), anche se a volte però l’estetica può arrivare a sconfinare nella lieve penalizzazione della leggibilità (ovvero: carte e tabelloni possono essere così colorati che a volte alcuni simboli sono meno immediatamente percepibili).
Anche qui propongo un esempio di confronto, stavolta in positivo, prendendo a campione Legend of Drizzt, della Wizard, verificando come il set di miniature fornito risulti per certi aspetti anche superiore a quello FFG, avendo avuto la casa la brillante idea di proporre i vari gruppi di mostri in colorazioni differenti (verdi i goblin ed orchi, trasparenti azzurro i fantasmi, ..), con un effetto visivo finale decisamente buono anche per chi non abbia voglia di dipingere le miniature. Le carte invece difettano di ‘personalità’, con illustrazioni piatte sul dorso, con colori poco vivaci ed un testo semplice, senza abbellimenti, sul lato da leggere. I pezzi che compongono i labirinti sono invece di qualità in linea con FFG ed i tokens sono ben disegnati ed in numero non tale da necessitare di soluzioni apposite di stoccaggio.
Chiudo poi con una nota legata ai parametri per i giochi di carte, segnalando come qui, di fatto (sarà perchè non è una delle mie categorie preferite) si faccia più fatica a trovare un reale benchmark. Intendo dire che, pensando al limite ad una Adlung come riferimento astratto (se non altro producono solo quel tipo di titoli), nessun gioco moderno propone una qualità delle carte paragonabile alle classiche carte da gioco (Dal Negro e simili) di una volta, che ricordo essere ‘plastificate telate’ o giù di lì: purtroppo credo che i costi di produzione là siano limati dalle grandissime quantità stampate e che sia quello il motivo per il quale ci dobbiamo accontentare di standard relativamente più bassi.
Per certi aspetti quindi direi che sotto il profilo grafico nei giochi da tavolo ciò che ‘paga’ non è forse la linearità del tratto o il fatto che i disegni siano ‘coloratosi’, quanto piuttosto l’adottare soluzioni ‘diverse’ e valorizzare lo stile peculiare dell’illustratore che si è prescelto.
Horse Fever per esempio è stato uno dei primi titoli che ho notato utilizzare un tratto nettamente diverso da quello invalso nel settore dei giochi da tavolo, quasi caricaturale ed ironico: superato un primo impatto di ‘straniamento’, ho imparato ad apprezzarlo proprio come elemento distintivo rispetto alla marea di titoli che si occupano di corse di cavalli.
Altra positività si può percepire poi quanto la grafica si mescola con il tema di fondo, aiutando a cogliere l’ambientazione: in questo segnalo, per esempio, 011, titolo che spicca proprio per la cura nella realizzazione della veste grafica, che emerge come evocativa dell’universo alternativo proposto.
In definitiva direi che nel fissare un parametro grafico base un riferimento può essere rappresentato da illustrazioni alla Menzel o tipo Hans im Gluck, da considerarsi però qui alla stregua di ‘media’, potendosi richiedere qualcosa di più ‘a tema’: allontanandosi dal ‘tranquillo’ però la soggettività impera, per cui in una recensione forse il bechmark deve essere qualcosa di genericamente gradevole.
Non voglio entrare assolutamente nel discorso più ampio sul prezzo dei giochi da tavolo, essendo mia opinione che in senso generale questa forma di divertimento si collochi in una fascia di prezzo del tutto adeguata, se confrontata con svaghi ‘alternativi’ (classico esempio della serata al cinema che per quattro persone costa quasi quanto una scatola di un gioco standard), ma solo nella relatività delle fasce di costo dei giochi.
Qui il discorso si lega infatti indissolubilmente alla fascia nella quale il titolo è destinato a collocarsi e per certi aspetti credo che la qualità intrinseca dei componenti nella specifica scatola abbia un peso relativo. In effetti si possono identificare, in senso assoluto, tre fasce di riferimento, dove la prima è quella dei giochi di carte puri, che devono collocarsi sotto ai 20 euro, preferibilmente più verso i 10 che verso i 20; la seconda è quella dei titoli ‘per famiglie’ o comunque per un pubblico ampio, forniti di una dotazione standard di tabelloni, trippoli e tessere, che devono stare intorno alla quarantina di euro e la terza quella degli scatolotti con miniature et similia, che viaggiano tra i 70 e gli 80 euro. Teniamo in conto anche il fatto che molti titoli sono da noi importati o prodotti (tradotti) con numeri molto più bassi delle edizioni originali, per cui il prezzo può subire uno spostamento legato agli incrementati costi legati a volumi di vendita molto minori.
In questo contesto il discorso sugli standard quindi deve riferisi soprattutto alla congruità del prezzo finale con la fascia di appartenenza e probabilmente la cosa può comportare una valutazione negativa anche ove i componenti, pur ottimi, non trovino giustificazione nella necessità della loro presenza nella scatola. Cito ad esempio la cattedrale di legno dei Pilastri della Terra, che non trova alcuna funzione se non quella estetica: se il suo inserimento avesse comportato un aumento di prezzo significativo avrei commentato che la scelta era da considerarsi tutto sommato poco giustificata, così come, pur avendolo io stesso acquistato, credo che un Sobek, gioco di carte molto gradevole, sia nella fascia di prezzo nella quale è proposto spesso (sopra i 20 euro), un pò caruccio. (NB: come prezzi di riferimento non possiamo prendere quelli ‘di saldo’ che escono di volta in volta nelle offerte speciali di chi vuole smaltire le scorte, ma quelli di listino!).
Vabbè, chiudiamo qui
Termino qui le mie divagazioni sui benchmark, ritenendo di aver già proposta vari spunti per la riflessione. Che mi dite? Pensate che i parametri che ho indicato siano adeguati per le rispettive classi di valutazione o avete delle perplessità? Siamo qui per ragionarne insieme!
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