[Nonsolograndi] Pecore al pascolo

scritto da Bernapapà


Oggi vi parlo di un gioco a target decisamente famigliare, quasi fanciullesco, Pecore al pascolo, titolo di Philippe des Pallières, uscito nel lontano 2002 per la Asmodee, ma editato nella versione italiana (benché non ci siano elementi in lingua) dalla Red Glove nel 2011. Trattasi di un semplicissimo gioco di piazzamento tessere con qualche elemento di bluff, ambientato nel mondo agreste: ogni giocatore, da 2 a 4, impersona un pastore di un colore, e deve riuscire, piazzando le tessere, a racchiudere in un recinto il maggior numero di pecore del proprio colore: ma attenzione, perché se nel bosco vicino al pascolo c’è un lupo, le nostre pecore sono perdute, a meno che non intervenga il cacciatore. Insomma, ambientazione leggera, adatto proprio a tutti, ma con qualche pecca realizzativa che ne diminuisce l’appeal. Se vi va di conoscere qualcosa di più, non vi resta che continuare a leggere.

C’è una casina piccola così….

I materiali sono prestissimo detti: tessere, tessere e ancora tessere, inserite nel tipico sacchetto telato per la pesca casuale. Abbiamo, quindi, la tessera iniziale (cortile, qui a destra), 4 tessere colore segreto (in basso a destra), 4 tessere pastore e 67 tessere recinto che contengono pecore colorate (giallo, blu, nero, rosso) con recinti, bosco con lupo, bosco con cacciatore. Tutto qui. Ah, dimenticavo, le tessere recinto sono tutte duble-face. La qualità del cartone è ottima (spessore adeguato), i disegni sono fumettosi e simpatici, adatti quindi anche ai più piccoli: ah, dimenticavo, le tessere recinto sono duble-face. Perché lo ripeto? Beh, perché è proprio qui che a mio avviso casca l’asino. Ma andiamo con ordine…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Attenti al lupo! 

Se i materiali si descrivono in due righe, la stessa cosa vale per le regole: ad ogni giocatore viene distribuito segretamente la tessera colore (che altro non è che una tessera che su un lato contiene 4 pecore dello stesso colore). Si posiziona la tessera cortile al centro del tavolo ed ognuno pesca 5 tessere dal sacchetto. Il turno consiste nel piazzare una tessera in modo da fare combaciare i lati con gli elementi già presenti nel villaggio in espansione: quindi cortile con cortile, pecore gialle con pecora gialle  le nere con le nere, le  blu con le blu ed infine le rosse con le rosse; per aiutare il colpo d’occhio anche il prato ha tonalità differenti, per cui è difficile sbagliarsi. I lati boscosi vanno ovviamente accostati solo ai lati boscosi. Obiettivo del gioco è, senza scoprirsi troppo, allargare il recinto del proprio colore, ma attenzione: solo i recinti chiusi alla fine del gioco saranno validi.  Inoltre è necessario stare attenti ai lupi, perché se il recinto del mio colore confina con un bosco nel quale viene piazzato un lupo, allora anche in quel caso sarà considerato non valido: ovviamente giocare i lupi diventa un’arma contro i recinti avversari, ma è possibile difendersi da questa evenienza, posizionando un cacciatore sopra il lupo (che però vale solo per quel lupo: se ce ne sono due nello stesso bosco ho bisogno di due cacciatori), o addirittura effettuando azioni preventive posizionando il cacciatore nel bosco: mossa che rende non ammissibile il successivo posizionamento del lupo.

Se inserisco una tessera che si accosta al villaggio per un solo lato, ripesco una tessera: se i lati sono due, ripesco due tessere, e così via. In qualsiasi momento posso posizionare la mia tessera colore segreta (le mie 4 pecore colorate), svelando così la mia identità: prenderò quindi la tessera pastore del mio colore in modo che sia chiaro a tutti chi sono.  In questo modo mi espongo ai tentativi di sabotaggio degli avversari, con lupi o con combinazioni di tessere che mi rendano difficile la chiusura, ma sono comunque 4 pecore da non sottovalutare. Non è obbligatorio giocare la propria tessera colore. Ogni giocatore ha la possibilità di guadagnare qualche punto aggiuntivo dichiarando per primo (o per secondo) il termine della propria partita: gli altri possono continuare a giocare finché anch’essi non dichiarano il termine, oppure fino a quando non sono terminate le tessere a disposizione (o quelle in mano non non sono inseribili). Quando tutti hanno terminato si contano le pecore del recinto (chiuso e senza lupi) più grande di ogni colore, e si aggiungono gli eventuali bonus per il termine anticipato del proprio gioco (6 punti al primo, 3 al secondo e 1 al terzo).

Le considerazioni

Eccoci quindi alla valutazione del gioco: il target è chiaro (sulla scatola c’è scritto 7+, ma direi che già dai 6 anni ci si può giocare): il gioco ha un meccanismo carino, e può essere giocato a differenti livelli: in maniera spensierata con i piccoli, ma anche fra più grandicelli dove è possibile praticare una certa cattiveria. Se giocato con un po’ di attenzione, inoltre, ha anche una qualche componente strategica (i 6 punti che si guadagnano se si finisce prima non sono poi pochi…). C’è poi il bluff che si può praticare per un certo periodo di gioco, ma senza tirarla alla lunga, altrimenti si rischia si di non scoprirsi, ma di non arrivare poi a creare un recinto decente. Forse avrebbero potuto acuire le possibilità di bluff introducendo un numero di colori maggiore rispetto al numero di giocatori (in 4, infatti, si tende a farsi scoprire quasi subito).
Come si può immaginare, la componente aleatoria è dominante, ma non ci sta male in questo tipo di giochi, scanzonati e di breve durata. Visto tutte queste belle premesse, cosa c’è che non va? Beh, eccoci al grandissimo errore realizzativo che, nella mia opinione, è stato fatto: le tessere duble-face: sono assolutamente poco pratiche perché non ce le hai mai tuette le possibilità sott’occhio tutte insieme: senza considerare che per giocare bene è necessario (e raccomandato) nascondere le proprie tessere dalla vista degli avversari. In pratica si passa il tempo a girarsi fra le mani le tessere, guardando il tavolo e le proprie mani, e girando e rigirando le tessere: dopo poco tempo ti si incrociano gli occhi e si perde il divertimento. Secondo me è stata davvero un’occasione sprecata! Se invece delle duble-face avessero fatto le tessere mono-faccia, e magari fornito un piccolo schermo per occultarle alla vista degli avversari (come avviene per molti giochi con tessere: mi viene in mente Tigri ed Eufrate, per esempio) sarebbe stata tutta un’altra cosa: per me avrebbe probabilmente trasformato un giudizio sotto la sufficienza in una valutazione pienamente sufficiente.

Certo, il target del gioco non sarebbe cambiato, eppure questo fastidio quasi fisico di dover girare e rigirare le tessere duble-face me lo rende veramente ostico: non so se è un metro di giudizio attendibile, eppure anche i miei figli a cui l’ho regalato (di 6 e 8 anni) non ci giocano volentieri.. e pensare che le premesse c’erano tutte per avere un gioco carino, spensierato, ma anche cattivello, per coinvolgere tutta la famiglia in mezz’oretta di divertimento! Peccato, un vero peccato.

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