scritto da Fabio (Pinco11)
Il vincitore è risultato essere alla fine Five Tribes di Bruno Cathala edito da Days of Wonder (in Italia da Asterion), titolo che si è imposto raccogliendo le preferenze del 30% dei votanti.
Il gioco (per chi ne volesse sapere di più rinvio alla nostra recensione) è nato come progetto sicuramente ambizioso e lo si comprende sin dai materiali, con tesserone in cartoncino spesso, trippoli in legno di formato maxi ed illustrazioni di grande impatto, ossia tutto quello che ci poteva attendere da un editore che intendeva ‘stupirci con effetti speciali’ sin dall’inizio.
La meccanica di gioco è, alla fine, lineare, perché si tratta solo di prendere gli omini che sono presenti in una casella e distribuirli (vedi alla voce :mancala), uno alla volta, in caselle adiacenti, formando con essi una specie di strada come Pollicino: l’ometto che si rilascia nell’ultima casella provoca poi un effetto speciale, che varia a seconda del tipo di casella raggiunto e del colore dell’ometto …
Su questa base poi si innestano alcune ‘complicazioni’ (o meglio: spunti per una maggiore profondità) che di per se non rendono il gioco esattamente un vero e proprio family per antonomasia, ma a chi lo ho fatto provare, anche appartenente alla fascia del non gamer, è in genere piaciuto ed ha incuriosito molto, solleticando l’anima ‘enigmista’ dei miei amici.
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| Il nostro vincitore nella classe ‘per tutti o QUASI’ |
Certo, non lo considero esattamente un gateway (ossia non lo consiglierei a dei neofiti assoluti del gioco da tavolo), ma lo ritengo un validissimo vincitore per la NOSTRA categoria dei giochi “per tutti o QUASI”, sottolineando in questo caso il ‘quasi’ 🙂
Non a caso, direi, il gioco non è stato, del resto, preso in considerazione del concorso dello Spiel des Jahres, che invece parte dal presupposto che i titoli della categoria ‘base’ siano davvero terra terra 🙂
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| Istanbul, il secondo piazzato |
A seguire si è ottimamente piazzato Istanbul, di Rudiger Dorn, edito da Pegasus (in Italia da Asterion) , con il 22% dei voti, titolo probabilmente di un mezzo palmo più semplice rispetto alle cinque tribù , con il suo tabellone modulare e l’idea che ‘ti muovi ed esegui l’azione corrispondente a dove arrivi’. Il gioco aveva vinto lo scorso anno lo Spiel des Jahres categoria esperti, ma onestamente non l’ho mai trovato granchè difficile da spiegare praticamente a chiunque: lo trovavate comunque tra i nostri candidati perché nel nostro concorso si prendevano in esame tutti i titoli usciti nell’anno solare 2014, mentre per lo Spiel vanno da marzo a marzo o giù di lì …
All’ultimo gradino del podio, infine, un titolo che è partito in sordina ma che ha conquistato progressivamente consensi, risultando ai miei occhi la migliore sorpresa nella categoria dei giochi per due, ovvero Patchwork, di Uwe Rosenberg, edito da (qui la nostra recensione) Lookout (in Italia da Uplay.it).
Si tratta, come ben sapete, di un titolo che schiaccia l’occhio al vecchio Tetris, visto che i giocatori devono assemblare delle teoriche pezze di stoffa per formare la classica copertina che dà il nome al gioco, ma dentro il diabolico Uwe ci ha infilato un pizzico di gestione (bottoni) che può fare impazzire simpaticamente i neofiti. Facile, bello, veloce e familiare e tutto questo spiega perché, zitto zitto, ha spopolato (ottenendo anche da noi ben il 18% dei voti!).
Ben piazzati, con ancora oltre il 10% delle preferenze (ricordo che il sistema consentiva scelte multiple), cito poi Vudù, Splendor (penalizzato dal fatto di essere uscito agli inizi del 2014) e Mangrovia.
GLI ITALIANI
Anche quest’anno si è verificata una lotta a due per la supremazia nella classe dedicata ai titoli editi da case italiane e la vittoria è stata assegnata sul filo di lana, andando anche qui ad un titolo di quelli ‘solidi’, cosa che conferma quale sia il tipo medio dei nostri lettori (o almeno dei votanti).
Il vincitore è stato infatti Historia, di Marco Pranzo, edito da Giochix (qui ne trovate la nostra recensione) il quale ha chiuso con il 26% dei voti espressi.
Si tratta di un giovo di civilizzazione light che riesce, con una meccanica di base piuttosto semplice (scegli una delle carte che hai in mano, giocala in simultanea con gli altri ed esegui l’azione corrispondente) a proporre un livello di sfida da cinghiale, grazie ai numerosi elementi ‘di contorno’ che creano i giusti strati di complessità.
La sfida era di mantenere un adeguato livello di strategia, partendo da un’idea di base semplice ed il gradimento espresso dai lettori sembra riconoscergli un buon successo.
Graficamente il primo impatto del gioco, con il tabellone a matrice che sembra la tavola degli elementi può essere spiazzante, ma il titolo si rivela poi del tutto meritevole, dimostrandosi un validissimo vincitore (io stesso lo considero uno dei migliori frutti dell’annata ludica) per la nostra coccarda!
Bruciato sul filo di lana, con il 25 % dei voti è stato quindi Hexemonia, di Fabio Attoli, prima uscita della Pendragon Games (qui la nostra recensione), interessante gestionale a base di esagoni nel quale i giocatori costruiscono le proprie città (e fino a qui niente di nuovo), con però dentro il twist rappresentato dalla possibilità di lottare per sottrarre agli altri gli edifici produttivi e con un forte elemento di interazione diretto, cosa poco tradizionale nel genere.
L’idea sembra essere piaciuta, al punto da insidiare a lungo la coccarda al vincitore.
Sull’ultimo gradino del podio, con un lusinghiero 21% dei voti si è poi classificato Hyperborea, di Chiarvesio – Zizzi, edito da Yemaia – Asterion , titolo molto ambizioso e profondo, dotato probabilmente dei componenti visivamente più appaganti tra i titoli del lotto.
Ottimo titolo, che propone anche la innovativa meccanica del bag building, è stato penalizzato forse dal fatto si essere alla fine un poco più ‘impegnativo’ ed ‘ingombrante’ degli altri, ma ben si è battuto nel sondaggio dimostrando di essere comunque un gioco che è stato decisamente gradito (qui la recensione, per chi avesse piacere si riscoprirlo).
Menzione speciale, infine, per la coppia Niccolini – Cannetta che con il suo Zhanguo, edito da What’s Your Game, ha ottenuto un ottimo 4° posto, con il 20% delle preferenze, proponendo un titolo che davvero ricorda i Feld d’antan, quelli con l’insalata di punti e le strade multiple per la vittoria. Non per tutti, ma appassionate e cinghiale vero (qui la nostra recensione).
MIGLIOR GIOCO PER ESPERTI DEL 2014
Questa è normalmente la classe di concorso più attesa dai nostri lettori e che scatena di solito le guerre più accanite, ma quest’anno devo dire che la vittoria non è mai stata in discussione, andando la nostra coccarda ad Aquasphere.
Il gioco, di Stefan Feld, è edito da Hall Games (in Italia da Asterion) e con esso il buon vecchio Stefan non delude con un titolo che rappresenta una piccola novità nella pur ampia ludografia dell’autore tedesco.
Il gioco infatti è ambientato (più o meno..) all’interno di una teorica stazione sottomarina, all’interno della quale i giocatori si affannano nel correre con il proprio scienziato da un modulo all’altro cercando, nel farlo, di collezionare robe e/o scacciare polipetti infestanti.
Forte l’interazione, data la presenza di meccaniche di maggioranze, compaiono anche diverse restrizioni nella scelta delle azioni da compiere ed il gioco, nel complesso, rappresenta una ventata di novità nella produzione dell’autore (per maggiori info eccovi il link alla nostra recensione).
Il gioco, quando lo provai ad Essen, lo ammetto, mi lasciò perplesso, complice anche un regolamento un pelo ‘ermetico’ e la relativa (manco tanto) astrattezza delle meccaniche, ma non appena entratoci devo riconoscere di aver cambiato radicalmente opinione, risultando anche sul tavolo dei miei gruppi di gioco uno dei titoli più apprezzati.
Teso, claustrofobico, fortemente interattivo (portando all’estremo il concetto di interazione indiretta), condensa in un’ora e mezzo di gioco un esperienza davvero intensa, con ogni particolare che deve essere soppesato e valutato per evitare clamorose musate. In quattro davvero faticoso, ma premiante per chi riflette, per cui non resto sorpreso dal fatto che i nostri bravi sommellier non se lo siano fatti scappare, votandolo in massa (percentuali bulgare per lui, intorno al 40% delle preferenze) 😉
A seguire, con percentuali tra il 15 ed il 20%, una bella terna di titoli, tra loro per altro molto diversi.
Il secondo è risultato essere infatti Imperial Settlers, di Ignaci Trzewiczek, edito da Portal (In Italia annunciato dalla Pendragon), classico gioco di carte ad effetti che rappresenta forte il titolo di punta della classifica dei gestionali a base di carte usciti nel 2014. Grafica pacioccosa, un mondo di espansioni uscite ed in arrivo, costituisce il primo degli LCG gestionali 😉 (qui la nostra recensione).
Lì attaccato troviamo poi Alchemisti, di Matus Kotry,edito da CGE (in Italia Cranio), titolo che si propone sicuramente come innovativo, in quanto propone come obiettivo dei giocatori il ricostruire una formula combinando le varie carte ‘elemento’ che si acquisiscono nel corso della partita. La struttura base di un gestione azioni è quindi asservita ad una sorta di maxi Master Mind dai colori rutilanti e fruibile anche in modalità bastard inside, viste le piccole cattiverie gratuite che si possono regalare ai compagni di gioco. Sicuramente non per tutti, perché il ‘può piacere come no’ è in agguato, tanto che ho visto esprimere nei suoi confronti i classici pareri opposti. Se fa per il vostro palato, non dovrebbe però deludervi, anzi … (per capirlo potreste rileggervi la nostra recensione).
Chiudo poi con la menzione al 4°, ovvero Wir Sind Das Volk! edito da Histogame, ideato dalla coppia Siver (Maria) –Sylvester (King of Siam), facendo gridare il nostro Agzaroth al capolavoro. Scatola ridotta, prezzo pure, questo gioco per 2 ci porta a rivivere i 40 anni di separazione delle due Germanie, dal dopo guerra alla caduta del Muro. Card driven, l’unico elemento aleatorio è appunto la pesca delle carte, la maggior parte delle quali sono però poste in un diplay comune da cui possono attingere entrambi i giocatori, in uno scontro di nervi e strategia. La Germania Ovest deve attaccare la fragile economia dell’Est per farla crollare o per scatenare una rivolta di massa. L’Est deve resistere fino a fine partita parando i colpi e calmando il popolo con la propaganda socialista. Strategico e tattico al tempo stesso, WSDV è risultata essere probabilmente la più inattesa delle sorprese dell’anno (link all’articolo su di esso).
Ok, giunti qui l’invito, come al solito, è quello ad esprimere le vostre impressioni sulla terza dei vincitori e sui piazzati nonchè, più in generale, sui risultati dei sondaggi.
Qual’è stata quindi la vostra più grande sorpresa??
I MIGLIORI GIOCHI SUL MIO TAVOLO
Come sempre poche battute finali le dedico a quello che era all’origine del blog l’ispiratore dell’articolo che avete appena letto, ovvero il mio modestissimo parere personale 😉
Prima di introdurre la dai lettori assai gradita formula del sondaggio infatti mi limitavo a parlare, così, in amicizia, dei titoli che maggiormente nell’annata mi avevano più colpito, esprimendo una classifica che affianco al personalissimo cartellino di cui parlava una volta il buon Rino Tommasi nei commenti degli incontri di Boxe di una vita fa.
Ebbene, l’annata 2014 per me vede sicuramente al primo posto, nella categoria dei giochi PER TUTTI O QUASI, Splendor, di Marc Andrè, edito da Space Cowboys (ed in Italia da Asterion). Di questo titolo abbiamo tanto parlato (vi rinvio all’articolo di opinioni a confronto a lui dedicato), ma quello che colpisce qui è la qualità azzeccatissima dei componenti (le fiches pesanti sono una figata pazzesca!!!) e delle illustrazioni, che hanno reso un ‘semplice’ gioco di carte un qualcosa che colpisce tutti al primo impatto.
Poi si scopre che il gioco, nella sua semplicità (lo ho spiegato senza tante difficoltà a mio figlio di sei – sette anni), si presta anche a strategie e che gira benissimo anche in due, per cui è stato, alla fine dell’anno, semplicemente il più giocato di gran lunga del 2014, per cui no posso che attribuire a lui il mio personale riconoscimento nella classe ‘per tutti’.
Accanto a Splendor , inoltre, vi menziono anche una piccola chicca, sconosciuta ai più, ma che ha riscosso un grande successo nel nostro gruppo, ovvero 7 Kingdoms di Gun Hee (Gary) Kim, edito da Deinko, giochillo di carte (qui la recensione) che a vederlo non gli daresti due lire ma che ha rappresentato in diverse serate il paradigma del fillerino, che alla fine riusciva a tenerci attaccati alle sedie anche all’una di notte, perchè tanto una partita dura un quarto d’ora e la rivincita è d’obbligo .. 😉
Confermo, infine, di aver assai gradito pure io, con la gentil consorte, Patchwork, titolo davvero molto, molto azzeccato, ma questo lo avete già capito da voi, votandolo nel sondaggio …
Tra gli amici più ‘belligeranti’, infine, è girato molto pure il deck building World of Tanks, che abbiamo provato grazie alla sua versione italiana (Lamongolfiera).
Nella categoria per esperti invece ho per voi una sorpresa, nel senso che da buon sommelier ho girato da fiore in fiore, trovando una qualità media di cinghiali, di piccola e media taglia davvero elevata, ma quest’anno non saprei se esprimere apertamente una vera preferenza assoluta.
Probabilmente il titolo che ha lasciato la migliore impressione è comunque proprio Aquasphere (ma sono io che ho modellato voi lettori o viceversa?), perché in effetti ci ho giocato anche oggi pomeriggio, prima di scrivere questo articolo e credo di trovarlo forse il miglior Feld ad oggi (ai miei occhi), ma alla fine sul tavolo ci è finito diverse volte ma non così tanto e non con lo stesso gusto con il quale un anno (e qualcosa) fa mettevo (o cercavo di mettere) Nations.
Ammetto che il gioco è molto bello e può entrare nella mia personale top 20, ma questo ingresso lo ottiene perché a livello intellettivo comprendo che è un gioco straordinariamente tirato, che gira come un orologio e che ti trasmette un senso di claustrofobia pazzesco.
Finisci la partita che sei sempre stanco e quando lo giochi in tre invece che quattro ti sembra di aver avuto fisicamente a disposizione una bombola di ossigeno extra, tanto che è teso nella versione a 4.
Mi manca però di un pizzico di anima per entrare proprio nella elite dei miei preferiti in assoluto (come lo sono invece, per esempio Tzolkin o Nations).
Tra i piaciuti, che avrei voluto giocare di più, cito ancora Historia (che è finito fuori dal giro del tavolo perché i miei compagni di gioco si sono lasciati trasportare meno di me), Patchhistory (è del 2013, ma solo quest’anno è uscita una versione davvero acquistabile), vero cinghialozzo selvatico e Imperial Settlers per la sua versione campagna in solitario (l’unico gestionale solo play che mi sono concesso)
Diversi sono, quindi, i miei potenziali consigliati nella categoria esperti del 2014, ma non ho un vincitore a mani basse.
In compenso ora come ora sto già iniziando a combattere con i miei compari di merenda, perché molto mi è piaciuto, probabilmente più dei titoli del 2014, ma è ancora presto (ci ho fatto solo 4-5 partite) Marco Polo di Luciani – Tascini. Bello bello (qui la recensione, nello scrivere la quale Agzaroth mi ha bruciato di un paio di giorni, ma mi sono poi vendicato al tavolo da gioco … muahahaha … ), se manterrà le promesse potrebbe già diventare il mio favorito per il 2015 e per ora brilla già più dei miei consigliati 2014 … Tenetelo quindi d’occhio !!!
Ok, ora è davvero il momento dei vostri commenti!!
Un salutone a tutti e grazie a chi è giunto alla fine di questo lungo articolo ma, soprattutto, a tutti voi che ci seguite con tanto calore e passione, dandoci con ciò lo stimolo a continuare nel nostro impegno di trasmettervi le nostre opinioni sui titoli che giochiamo 🙂
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