scritto da Fabio (Pinco11)
“AAA Amanti del cinghiale massiccio cercasi per serata di gioco intenso. Si offre spiegazione intensiva delle regole in un tempo contenuto (40′). Prima partita da svolgersi a seguire in non meno di tre ore. Si richiede serietà ed applicazione. Astenersi poco motivati e, soprattutto, affetti da paralisi da analisi!”
Quello che vedete sopra è un potenziale annuncio che potrebbe mettere in giro chi cercasse compagni di gioco per il titolo del quale ci occupiamo oggi, ossia Kanban, ideato da Vital Lacerda ed edito da Stronghold e Giochix (titolo per 2-4 giocatori, indipendente dalla lingua salvo il manuale, ottimisticamente catalogato sulla scatola come fruibile in 90-120 minuti).
Il titolo rientra infatti tra i giochi complessi, riservati sicuramente ad un pubblico di gamers e, tra essi, destinato ai più scafati ed appassionati amanti del cinghiale (ovvero, lo ripeto per chi non ci frequenta spesso, dei titoli pesanti, dal gusto profondo e di complessa digestione).
Firulì, Firulà, in giro per la fabbrica … (ossia parliamo dell’ambientazione e dei componenti)
Quanti di voi avrebbero sempre voluto dedicarsi alla ottimizzazione dei processi produttivi di una fabbrica di automobili ed in particolare delle catene di montaggio?
Pochi, penso io, però stranamente, saranno forse le macchinine di legno che sono contenute nella scatola, il gioco, messo sul tavolo la sua ipnotica attrazione la esercita. Abbiamo davanti infatti un tabellone densissimo, dove ogni spazietto è stato utilizzato per infilarci qualcosa che ha senso ai fini del gioco e le cose da spiegare ed imparare, di conseguenza, si sprecano.
A livello di ambientazione direi che comunque ci siamo in quanto, anche se il gioco poi non riesce a reggere sino alla fine nel suo legame tra la realtà e la attribuzione dei punteggi (il meccanismo dei punti è troppo complesso), le azioni che si svolgono la loro attinenza con i processi produttivi la hanno eccome e vi troverete quindi a destreggiarvi tra progetti, certificazioni, bonus o malus di produttività, capi fabbrica esigenti o lassisti, sedute dei consigli di amministrazione e via dicendo.
Quindi, se volevate mettervi nei panni di manager di fabbrica della Honda o Toyota (alla fine il termine kanban è di derivazione giappo), questo è il gioco per voi.
Quanto ai componenti direi che tutto è funzionale allo scopo, anche se forse qualche piccola miglioria poteva essere implementata (la cosa però avrebbe poi inciso sui costi), tipo l’introduzione di trippolini in legno al posto delle scomode e poco visibili poltrone del vostro colore nella sala riunioni o l’introduzione di tessere di espansione delle vostre schede personali, al posto dei microlucchetti che dovete rimuovere quando sbloccate l’utilizzo di certe sezioni (i quali, piccolini come sono, hanno l’abitudine di girare allegramente per la scheda). Altre piccole critiche sono per i colori utilizzati nelle tessere ‘progetto’, mentre il pezzo forte dei componenti è rappresentato sicuramente dalle macchinine in legno.
Diciamo quindi che, tra pregi e difetti, quanto fornito è adeguato, anche se non da strapparsi i capelli.
Premessa personale sul tempo, motivazione che serve per giocarci e spiegazione dettagliata di come siamo arrivati a giocarlo (è un lungo aneddotto personale con qualche battuta, ma se volete limitarvi alle valutazioni, saltate pure ) …
Kanban lo avevo visto, ovviamente, nel prepararmi ad Essen ed è un titolo che per mesi è rimasto sempre sul bordo della lista dei titoli che di volta in volta andavo a prendere od ordinare, spesso inserito nell’elenco di ciò che interessa, a volte anche entrato nel carrello virtuale, salvo poi uscirne sempre all’ultimo momento.
Il motivo del suo inserimento è facile, perchè si tratta di un titolo per gamers e come tale rappresenta una sfida per chi abbia una passione per i boardgames, ma nel contempo è altrettanto evidente che si tratta di un piatto molto elaborato e come tale può scoraggiare.
Fatto sta, comunque, che all’ultimo giro di ordini il buon Sergio si fa convincere dal Berna ad ordinarlo (tanto le altre cose interessanti le abbiamo prese noi …), ma poi non c’era nessuno che si voleva sacrificare a leggere il regolamento per tutti, per cui abbiamo rinviato la messa sul tavolo sino ad un giorno in cui avevamo a disposizione uno spiegatore (anzi, spiegatrice) in fiera.
La gentile donzella in realtà così entusiasta non la era ed avremmo dovuto capire dai suoi molteplici tentativi di svicolare e di indurci a provare altro che non sarebbe stata una passeggiata.
Noi però massicci e motivati (soprattutto Sergio, che aveva paura che il titolo sarebbe altrimenti rimasto lì a prendere la polvere per mesi), abbiamo insistito e, con al tavolo anche il nostro armadio americano a quattro ante (ossia Simone M. nella descrizione data da Dado – Pamela) ci sediamo felici e paciocchi, pronti ad assorbire la spiegazione come delle spugne nel deserto del Sahara da mesi.
La spiegatrice però premette che ci sta facendo un favore e che lei è da mesi che non lo gioca (e lo ha provato una volta sola), per cui dovrà rileggere gran parte delle regole con noi. Questo avrebbe dovuto metterci sull’avviso, ma fummo superficiali.
Ve la faccio breve e vi dico che la spiegazione ci ha preso a palmi un’oretta e venti, prima che io arrivassi, per ultimo, a mollare, poco prima che la nostra guida arrivasse a spiegarci i meccanismi di calcolo dei punteggi settimanali e finali. Si, si, avete capito bene: ci siamo alzati senza provarlo, perché, nonostante la encomiabile applicazione della nostra spiegatrice (che ringraziamo pubblicamente – lei sa e ci legge), non siamo riusciti proprio ad entrarci dentro nel meccanismo del gioco!
La sera stessa rientro a casa ed il tarlo mi rode, per cui mi stampo le regole e, aiutato molto dalla spiegazione ricevuta, mi metto a rileggere il tutto, con la motivazione di uno studente appena rinviato all’appello d’esame successivo che ci sarà tra pochi giorni.
La mattina dopo mi chiama Sergio per avvisarmi che Kanban lo ha già venduto o meglio promesso ad uno su internet 🙂
Gli spiego che ho appena letto le regole e lui allora mi dice che lo terrà da parte per me, come segno di riconoscenza per lo sforzo compiuto.
Fatto sta che la nuova lettura del regolamento non fa che farmi nascere nuovi dubbi, per cui mi metto a guardare un video esplicativo ed ancora non ci arrivo.
Alla fine scopro che l’autore, Vital Lacerda, si è messo di buzzo buono, intuendo forse che qualche modesta difficoltà di comprensione il gioco la può offrire ed ha praticamente riscritto su BGG le regole, offrendo di esse una versione ampliata e corretta, addizionata con utili esempi.
Investo a questo punto un altro paio d’ore ed arrivo a padroneggiare il tutto, tanto da essere in grado di spiegare le regole al mondo. Evito di fruire dell’offerta dell’autore, che dice che ‘se avete difficoltà è disponibile per cercare di chiarirvele, ovvero una specie di servizio helponline”. Anche questo dovrebbe fare intuire che forse forse facile ‘sto gioco non lo è …
La sera successiva si gioca a casa di Sergio. Sua moglie si siede con noi e chiede : “ma è facile, vero, perché sono un poco stanca?”.
Sergio mi guarda attonito e preoccupato.
Io rispondo semplicemente cambiando discorso (come se ti chiedessero se “una cioccolata è tanto calorica” e tu rispondi dicendo che “però oggi il tempo è stato molto caldo” ed inizi a mangiare lo stesso, offrendo una stecca da tre etti di Lindt alle nocciole a chi ha fatto la domanda) ed inizio a spiegare, partendo dalle basi e dicendo che “il principio del gioco è semplice, perché al proprio turno si deve scegliere solo di fare un’azione tra le 4 o 5 disponibili…”.
Falso come i soldi del Monopoli, ma altrimenti perdevamo al volo per spavento il quarto giocatore, e si doveva rifare il setup che ci aveva preso a sua volta un quarto d’ora … 😉
Vabbè, taglio ancora e vi dico che alla fine in poco più di mezz’ora il gioco lo spiego ed iniziamo a giocare (il giorno dopo Sergio mi confessa che la sua gentile consorte gli ha confessato che “per il primo quarto d’ora di spiegazione sembrava un incubo, ma poi lo ha capito ed è girato meglio del previsto …”).
Alla fine arriviamo in fondo, ma la cosa ci prende alcune ore, mooolto più dei previsti 90 – 120 minuti (ottimisti questi editori … forse pensavano al tempo che ci mette l’autore oggi, giocandolo con gli amici di sempre) e devo dire che non è che sino ai 2/3 della partita fosse davvero così chiaro come si facessero i punti ed il primo giro di riunione del direttivo di fine settimana sia stata così facile (anche se ci abbiamo fatto un ballino di punti).
Sensazioni immediate al tavolo?
Positive, ossia nel complesso emerge la sensazione che sia un buon gioco, che offre sicuramente una bella sfida, presentandosi nel contempo come un poco baroccheggiante e multistrato. Promosso, quindi, con l’accordo di rimetterlo rapidamente sul tavolo, come avremmo poi fatto, ed assai rapidamente per evitare di perdere le nozioni acquisite.
Ok, rimettiamoci sui binari classici e passiamo al giudizio 🙂
Dal lungo paragrafo precedente avrete capito che Kanban è un titolo di quelli impegnativi, probabilmente non il più impegnativo dell’anno (così a palmi la qualifica la darei forse ad Arkwright), ma sicuramente uno dei più complessi.
E’ quindi un titolo al quale ci si deve avvicinare sapendo in anticipo che giocarlo rappresenterà già una piccola sfida, in particolare per chi tra voi di solito si assume il compito di leggere le regole.
Onestamente credo che leggendo solo il
manuale nella scatola non sia così facile capirlo davvero il gioco, perché non è che esso sia scritto male:
è solo troppo ‘denso’ e contiene troppi pochi esempi per capire davvero come il tutto gira. Il manuale semplicemente lo dovete leggere (e forse rileggere meglio) per avere un’idea generale e poi dovete passare a leggere la versione estesa su BGG (
la trovate qui in inglese).
Tenete conto di quanti titoli gioco e di quanti regolamenti leggo, per cui fatevi l’idea di quanto possa essere complesso, se anche io ho fatto una fatica bestia ad arrivarci a capirlo.
Alla fine, comunque, i cardini del gioco sono essenzialmente lineari, perché l’idea è proprio quella che ad ogni giro scegli una sola azione (o meglio, settore di fabbrica) tra le 4-5 disponibili (ed una è una sorta di Jolly), per cui partendo da lì, se lo spiegatore è bravo e sa le regole a menadito forse forse non vi accorgerete neppure che il gioco è così difficile (ma qui ho uno sprazzo di ottimismo).
Il fatto è che il gioco è strutturato su molti strati ed in ogni cosa poi ci sono le regole e le sottoregole, per cui in ogni settore della fabbrica poi potrete utilizzare in diversi modi i vostri ‘tempi di gioco’ e poi in ogni settore potrete, oltre a svolgere le azioni base, anche ‘specializzarvi’ salendo un una apposita scala, ottenendo poi dei bonus variabili (diversi in ogni settore, ovviamente) ed altri fissi. Poi ci sono i punti, che si ottengono in ogni settore in modo diverso e poi ci sono le attribuzioni dei punti a fine settimana e poi ci sono i vari criteri per ottenerli a fine partita. E non dimentichiamoci, infine, le carte obiettivo da soddisfare nei meeting del consiglio direttivo.
Strato su strato.
Complessità su complessità.
Interazione? Indiretta ma forte, perchè i posti disponibili sono pochi e ci si picchia per quelli più appetibili.
Scalabilità? In quattro è più completo, ma gli accorgimenti per il gioco a 2 e 3 ci sono. Diciamo che nelle prime partite farete tanta fatica da non accorgervi nemmeno quanti siete al tavolo … 😉
Rigiocabilità? Dipende. Secondo me se fate la fatica di imparare a giocarlo non ha senso che poi lo mettiate via. E’ come investire una cifra per l’abbonamento mensile al cinema e poi andarci una volta sola. Il effetti vi trovate davanti ad un gioco che richiede diverse partite di studio per districarsi tra i vari meccanismi di punteggio e capire come indirizzare le proprie strategie, per cui rigiocabile lo è in se stesso, nel senso che prima che abbiate capito davvero bene come giocarlo è necessario averci fatto più partite. E’ chiaro che se lo avete invece approcciato senza la giusta motivazione potrebbe respingervi con perdite, così come aveva fatto con noi la prima volta, quando ci eravamo seduto da bei fresconi al tavolo, convinti di poterci evitare la lettura del manuale (la prima sera, pur dopo averlo letto e riletto, la partita l’ho passata col manuale in mano a consumarlo e vedere ogni volta come risolvere questo o quel dubbio che mi veniva).
Kanban alla fine è un bel gioco, davvero. E’ profondo, è strutturato e sicuramente è di una complessità tale da renderlo un qualcosa di apprezzabile di per sè, perché in effetti di titoli di quel tipo in giro non ce ne sono tanti.
Se siete alla ricerca di qualcosa che vada controcorrente, perché di recente la tendenza è invece quella di semplificare, ovvero rendere le meccaniche il più streamlined possibile, Kanban dovrebbe sicuramente fare al caso vostro.
Vi dovrete sentire prima di prenderlo, concordare che volete investirci sopra qualche serata e non infilarlo nel vostro ‘tritacarne dell’usa e getta‘, capire che siete tutti massici e motivati e dopo prenderlo con il progetto di dedicarvici.
Sembra banale dire che dovete comprarlo con la reale voglia di giocarlo, ma sapete bene che non sempre è così e sin troppo spesso (da gamers) ci sediamo sapendo che la durata media di un gioco è intorno alle due partite. Questo, se lo prendete, sappiate che non ha senso che studiate e provate se non volete dedicargli almeno 4-5 serate ed in un breve torno di tempo, perché è di quelli che se lo lasciate lì sei mesi alla fine dovrete ripartire da zero o quasi.
Il titolo è stratificato, con tante strade per fare punti che si intersecano tra loro: a volte vedrete la luce ed intuirete una via, tanto da farvi sembrare di correre, ma poi vi assicuro che vi impantanerete schiacciati dagli altri (se saranno abbastanza liberi mentalmente da alzare lo sguardo oltre a ciò che stanno facendo loro …)
In poche parole: bello e complesso, ma non per tutti. Comunque da provare per i veri duri e puri amanti del cinghiale setoloso, con l’avvertenza che la digestione potrà essere complessa, più del solito.