scritto da Bernapapà
I preparativi
Partiamo quindi dalla fase di preparazione, che al di là dell’aspetto organizzativo (importante, ma oramai abbastanza collaudato), si esplica sostanzialmente nel tentativo di individuare, fra le centinaia di giochi in uscita, cosa vale la pena anche solo guardare. Da casa ero partito con una cinquantina di giochi da tenere d’occhio: il criterio della scelta, non avendo il tempo di leggere prima tutti i regolamenti, è stato soprattutto “a sensazione”. Fatto salvo per gli autori noti, che sono sempre da guardare, nonché per i successi “annunciati”, che devono sempre essere presi in considerazione, dato che per il mio personalissimo palato una fattore di gradimento determinante per un gioco è l’ambientazione, intesa come cosa si vede del gioco una volta portato sul tavolo.
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| World Monumets dell’italiano Piero Cioni |
Per quetso ho scartato tutti i giochi ad ambientazione spaziale, nonché quelli di deck-building “spinto”, gli astratti, i giochi per bambini e gli zombi vari. Fatta la lista, vi preannuncio che alcuni giochi non solo non li ho provati, ma non sono nemmeno riuscito a vederli… ma andiamo con ordine.
I momenti migliori
Be’, ce ne sono stati molti, ma forse il momento che più ci siamo goduti (almeno per quanto mi riguarda) è stata la spiegazione fatta dall’autore (quindi in italiano) e la successiva partita a Railroad Revolution: la simpaticissima coppia di autori, che ringrazio, Marco Canetta e Simona Niccolini, con tanto di figlioli al seguito, ci ha omaggiati delle loro spiegazioni, non solo riguardanti le regole del gioco, ma anche la genesi del progetto, i tempi di realizzazione e qualche simpatico aneddoto. Oltretutto il gioco è molto molto bello, teso, coperta corta, interazione indiretta ma che può essere molto molto cattiva, di quei giochi che arrivi alla fine e ti manca sempre uno per fare trentuno! Non ricordo nemmeno se sono arrivato ultimo o quasi, eppure il gioco mi è proprio piaciuto, e sentirlo raccontare dagli autori… what else?
Altro momento molto interessante è stato l’incontro con l’autore (spagnolo) di Topoum, Perepau LListosella, che ci ha deliziati, anche in questo caso, non solo con la spiegazione delle regole del gioco, ma anche della lunga gestazione del gioco stesso e dell’avventura di averlo voluto produrre in proprio aprendo una casa editrice, con tutti i problemi che ne consegue: simpatico l’aneddoto raccontatoci in cui, sommerso nella montagna di mail da gestire nel pre-Essen, utilizzando il treno per recarsi quotidianamente al lavoro (un’oretta per arrivare a Barcellona), una volta gli è capitato di fare andata e ritorno e ritrovarsi alla stazione di partenza senza accorgersene… Cose che capitano in questo pazzo mondo! Al di là di questo aneddoto, il gioco è molto bello, un family molto coivolgente, non particolaremnte ostico da gestire, ma assolutamente non banale da vincere! Ottima prova.
Curiosità
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| Il prototipo, pronto per kickstarter di Brides & Bribes |
Nell’hotel dove albergavamo, il venerdì mattina, abbiamo visto un signore alto, magro, pelato… sembrava davvero Stephan Feld: non abbiamo avuto l’ardire di chiedere il selfie… l’avrei fatto soprattutto per mandarlo all’amico Dado, ma non ho avuto il coraggio…
Giochi destinati (forse) all’oblio
Come è già stato detto altrove, non è che in fiera riesci a giocare esattamente a tutto quanto vorresti: spesso cogli l’occasione di sederti ad un tavolo libero un po’ alla cieca. Uno dei giochi provati che mi piace citare è Captains of the Golden Age: trattasi di gioco a tema piratesco, in cui, su mappa circolare, saremo chiamati a scorrazzare fra le varie isole dei Caraibi, commerciando in legno, rum, tela e oro. Si parte con una nave a dotazione basica, ed è possibile aumentarne la velocità con le vele, aumentare la ciurma per i duelli ed i cannoni per le battaglie navali, nonché la stiva per aumentare il numero di merci trasportabili.
Meccanica di pick & delivery, con qualche scaramuccia possibile se ci si incrocia nello stesso spazio acqueo, con l’obiettivo di portare a termina il numero prefissato di obiettivi (consegna del pepe e/o raggiungimento del massimo potenziamneto della nave). Gioco family, nulla di nuovo sotto il sole, ma bellissima realizzazione, spiegazione fatta da avvenenti piratesse, che se non fosse stato per quei 50 eurozzi che chiedevano, quasi quasi… Fra l’altro, la Golden Age Games, ha smontato lo stand appena venduta l’ultima copia… chissà se se ne tornerà a parlare…
Non ci è invece proprio piaciuto Sail Away, della Mattel, gioco sempre ad ambientazione piratesca, ma estremamente noioso. Peccato, perché i materiali sono molto molto belli e il gicoo sul tavolo fa la sua bella figura, ma alla fine non ci ha proprio convinto: forse troppo troppo family.
La pesca nel (torbido) passato
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| Karuba |
Una delle peculiarità cui non si riesce a sottrarsi ad Essen è la possibilità (chiamasi scimmia) di andare a pescare vecchie glorie a prezzi stracciati: nel cesto comune di quest’annata sono finiti rispettivamente Constantinopolis, Bombay, Thebes, Samarkand, The Palace of Carrara, SATOR (con espansione Maleficium). Lo so che, come è capitato per altre vecchie glorie, prima di poterli provare riusciranno ad accumulare un discreto strato di polvere, ma di fronte a certe offerte è veramente difficile non cedere…
I perduti
Considerazioni finali
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| Sail Away della Mattel |
Come tutte le esperienze impegnative (sia temporalmente che economicamente), tornati a casa ci si chiede: ma ne è valsa la pena? I giochi più interessanti li avresti comunque provati durante l’anno, quelli che hai provato e non acquistato, be’, rimarranno un vago ricordo nella memoria; sulle offerte, d’accordo, senza di esse non avresti rimpinguato la ludoteca, ma poi quando li giocherai tutti questi giochi? Valutare l’esperienza di Essen secondo questi parametri è però fuorviante: non si tratta di cosa fai, di cosa hai comprato, di quello che avresti provato comunque: si tratta di respirare un’aria particolare, trepidare all’ingresso la mattina, parlare con le persone, giocare con sconosciuti e dopo 5 minuti ti sembra già di essere amici. Da questo punto di vista, Essen è unica e mi auguro di poter ancora in futuro provarne l’esperienza!
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