[Essen 2016] …il mio piccolo contributo

scritto da Bernapapà

Ciao a tutti. Dato che quest’anno sono riuscito ad aggregarmi alla spedizione di Essen, sono qui a riportarvi il mio piccolo contributo. Non vuole essere un articolo esaustivo della fiera, né un resoconto dettagliato di tutto quanto giocato, ma più una raccolta di sensazioni, di momenti particolari vissuti: alcuni esaltanti e magari qualcun altro da dimenticare. Piccole pennellate per rendere la senzazione di una esperienza vissuta, che, per i gamers, è sempre un momento un po’ magico, anche se alla fine dei conti, le aspettative di gioco non sono sempre rispettate; non ci si può però lamentare: si gioca tanto (magari non esattamente quello che avevi pianificato), e, per 4 giorni, si respira, anche fuori dalla fiera, un’atmosfera di festa, legata alla presenza di molte facce attirate dallo stesso passatempo.

I preparativi

Partiamo quindi dalla fase di preparazione, che al di là dell’aspetto organizzativo (importante, ma oramai abbastanza collaudato), si esplica sostanzialmente nel tentativo di individuare, fra le centinaia di giochi in uscita, cosa vale la pena anche solo guardare. Da casa ero partito con una cinquantina di giochi da tenere d’occhio: il criterio della scelta, non avendo il tempo di leggere prima tutti i regolamenti, è stato soprattutto “a sensazione”. Fatto salvo per gli autori noti, che sono sempre da guardare, nonché per i successi “annunciati”, che devono sempre essere presi in considerazione, dato che per il mio personalissimo palato una fattore di gradimento determinante per un gioco è l’ambientazione, intesa come cosa si vede del gioco una volta portato sul tavolo.

World Monumets dell’italiano Piero Cioni

Per quetso ho scartato tutti i giochi ad ambientazione spaziale, nonché quelli di deck-building “spinto”, gli astratti, i giochi per bambini e gli zombi vari. Fatta la lista, vi preannuncio che alcuni giochi non solo non li ho provati, ma non sono nemmeno riuscito a vederli… ma andiamo con ordine.

Che si fa dopo aver stilato la lista e condivisa con i comagni di gioco? Be’, la prima cosa è scegliere cosa comprare il primo giorno, in modo da avere qualcosa da giocare la sera in albergo (ebbene sì, ci si spacca la cabeza H24). Eravamo partiti con l’imperdibile Feld (The Oracle of Delphi) ed il molto promettente Pfister (Great Western Trail): quindi, abbiamo imparato le regole dei loro cinghiali, ma vi anticipo già che solo Delphi è finito sul tavolo, mentre Great Western Trail è ancora incellophanato…

I momenti migliori

Be’, ce ne sono stati molti, ma forse il momento che più ci siamo goduti (almeno per quanto mi riguarda) è stata la spiegazione fatta dall’autore (quindi in italiano) e la successiva partita a Railroad Revolution: la simpaticissima coppia di autori, che ringrazio, Marco Canetta e Simona Niccolini, con tanto di figlioli al seguito, ci ha omaggiati delle loro spiegazioni, non solo riguardanti le regole del gioco, ma anche la genesi del progetto, i tempi di realizzazione e qualche simpatico aneddoto. Oltretutto il gioco è molto molto bello, teso, coperta corta, interazione indiretta ma che può essere molto molto cattiva, di quei giochi che arrivi alla fine e ti manca sempre uno per fare trentuno! Non ricordo nemmeno se sono arrivato ultimo o quasi, eppure il gioco mi è proprio piaciuto, e sentirlo raccontare dagli autori… what else?

Altro momento molto interessante è stato l’incontro con l’autore (spagnolo) di Topoum, Perepau LListosella, che ci ha deliziati, anche in questo caso, non solo con la spiegazione delle regole del gioco, ma anche della lunga gestazione del gioco stesso e dell’avventura di averlo voluto produrre in proprio aprendo una casa editrice, con tutti i problemi che ne consegue: simpatico l’aneddoto raccontatoci in cui, sommerso nella montagna di mail da gestire nel pre-Essen, utilizzando il treno per recarsi quotidianamente al lavoro (un’oretta per arrivare a Barcellona), una volta gli è capitato di fare andata e ritorno e ritrovarsi alla stazione di partenza senza accorgersene… Cose che capitano in questo pazzo mondo! Al di là di questo aneddoto, il gioco è molto bello, un family molto coivolgente, non particolaremnte ostico da gestire, ma assolutamente non banale da vincere! Ottima prova.

Curiosità

Il prototipo, pronto per kickstarter di Brides & Bribes

Nell’hotel dove albergavamo, il venerdì mattina, abbiamo visto un signore alto, magro, pelato… sembrava davvero Stephan Feld: non abbiamo avuto l’ardire di chiedere il selfie… l’avrei fatto soprattutto per mandarlo all’amico Dado, ma non ho avuto il coraggio…

Una sera al ristorante abbiamo giocato al gioco più minimale del mondo, costituito da una sola carta. Pinco ne ha già parlato, trattasi di gioco ad eliminazione in cui a turno si mette di fronte alla bocca, senza guardarla, la carta: a seconda del verso mostreremo il sorriso o il broncio. Gli avversari ci dovranno convincere sul verso della carta, ovviamente potendo bluffare: starà al giocatore di turno decidere se fidarsi e di chi. Se si sbaglia si esce dal gioco, fino a identificare il vincitore. Lo so, stiamo parlando di un semplicissimo passatempo, ma in questi casi da apprezzare è l’idea…

Giochi destinati (forse) all’oblio

Come è già stato detto altrove, non è che in fiera riesci a giocare esattamente a tutto quanto vorresti: spesso cogli l’occasione di sederti ad un tavolo libero un po’ alla cieca. Uno dei giochi provati che mi piace citare è Captains of the Golden Age: trattasi di gioco a tema piratesco, in cui, su mappa circolare, saremo chiamati a scorrazzare fra le varie isole dei Caraibi, commerciando in legno, rum, tela e oro. Si parte con una nave a dotazione basica, ed è possibile aumentarne la velocità con le vele, aumentare la ciurma per i duelli ed i cannoni per le battaglie navali, nonché la stiva per aumentare il numero di merci trasportabili.

Meccanica di pick & delivery, con qualche scaramuccia possibile se ci si incrocia nello stesso spazio acqueo, con l’obiettivo di portare a termina il numero prefissato di obiettivi (consegna del pepe e/o raggiungimento del massimo potenziamneto della nave). Gioco family, nulla di nuovo sotto il sole, ma bellissima realizzazione, spiegazione fatta da avvenenti piratesse, che se non fosse stato per quei 50 eurozzi che chiedevano, quasi quasi… Fra l’altro, la Golden Age Games, ha smontato lo stand appena venduta l’ultima copia… chissà se se ne tornerà a parlare…
Non ci è invece proprio piaciuto Sail Away, della Mattel, gioco sempre ad ambientazione piratesca, ma estremamente noioso. Peccato, perché i materiali sono molto molto belli e il gicoo sul tavolo fa la sua bella figura, ma alla fine non ci ha proprio convinto: forse troppo troppo family.

La pesca nel (torbido) passato

Karuba

Una delle peculiarità cui non si riesce a sottrarsi ad Essen è la possibilità (chiamasi scimmia) di andare a pescare vecchie glorie a prezzi stracciati: nel cesto comune di quest’annata sono finiti rispettivamente Constantinopolis, Bombay, Thebes, Samarkand, The Palace of Carrara, SATOR (con espansione Maleficium). Lo so che, come è capitato per altre vecchie glorie, prima di poterli provare riusciranno ad accumulare un discreto strato di polvere, ma di fronte a certe offerte è veramente difficile non cedere…

I perduti

Riguardando la mia persoale lista di giochi da tenere d’occhio, alla fine non sono poi molti quelli che mi sono completamente sfuggiti, nel senso che nella baraonda di quelle giornate convulse, fra un gioco, quattro chiacchiere ed un giro nei negozi della vergogna, mi è spesso passato di mente anche solo di passare allo stand dove il gioco era presentato. Fra le occasioni completamente mancate cito Die Baumeister des Colosseum, Fields of Green, Guilds of London, Hellas, Inis, Kodama, Mi Tierra: New Era (sold out al terzo giorno), SOL e West of Africa. Su un totale di 44 giochi, non è moltissimo, considerando che gli altri, bene o male, sono riuscito almeno a vederli, alcuni a farmi spiegare almeno le regole ed altri anche a provarli: ho scartato di proposito quelli che vedranno poi una versione italianizzata, che mi riserverò di provare in seguito. Ci sono poi un paio di giochi, che non mi sono sentito di prendere a scatola chiusa (visto anche il prezzo non proprio popolare), ma che mi hanno lasciato una grandissima curiosità: sono Mea Culpa, della Zoch, che sono stato ad un soffio dal provare, e Ave Roma, che era sold out già dal secondo giorno, anche se la domenica pomeriggio erano saltate fuori altre copie che erano in vendita, ma ad un prezzo abbastanza proibitivo. Vedremo se avrò occasione in seguito di provarli.

Considerazioni finali

Sail Away della Mattel

Come tutte le esperienze impegnative (sia temporalmente che economicamente), tornati a casa ci si chiede: ma ne è valsa la pena? I giochi più interessanti li avresti comunque provati durante l’anno, quelli che hai provato e non acquistato, be’, rimarranno un vago ricordo nella memoria; sulle offerte, d’accordo, senza di esse non avresti rimpinguato la ludoteca, ma poi quando li giocherai tutti questi giochi? Valutare l’esperienza di Essen secondo questi parametri è però fuorviante: non si tratta di cosa fai, di cosa hai comprato, di quello che avresti provato comunque: si tratta di respirare un’aria particolare, trepidare all’ingresso la mattina, parlare con le persone, giocare con sconosciuti e dopo 5 minuti ti sembra già di essere amici. Da questo punto di vista, Essen è unica e mi auguro di poter ancora in futuro provarne l’esperienza!

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