Il bello è che qui, quasi un Eden (esagero, ovviamente), entri in contatto subito con la gente e ti basta sentir parlare qualcuno davanti a te, in ascensore, in metro o in fila in fiera di qualcosa che ti interessa e ti metti tranquillamente a dialogare con lui (di giochi, in genere …) come se fosse un ex compagno delle elementari che non vedi da tempo.
Pensi al Berna che la mattina quando ti svegli apre l’occhio e ti chiede se hai il jet lag di Essen per alzarti sempre alle cinque o al fatto che due sere fa pensavo di essere venuto senza calze e commentavo con gli amici che fine avrebbe fatto il compagno di stanza se non le avessi trovate.
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| Kilt Castle |
Pensi al game designer spagnolo che ti racconta di come pochi giorni fa, da tante mail che doveva sbrigare, si è distratto sul treno che prende come pendolare la mattina e di essere tornato a casa (un’ora di viaggio a tratta) prima di accorgersi che avrebbe dovuto scendere alla stazione di destinazione, invece di rimanere sul treno e tornare di conseguenza indietro.
Pensi alla standista che ti ha colpito per la sua simpatia e naturalezza, in un momento poetico di apprezzamento dell’esteticamente bello, facendoti piacere anche una partita ad un’altrimenti poco memorabile variante del gioco della morra.
Pensi alla delusione della casa che ha bucato la scadenza e che è dovuta arrivare in fiera con i prototipi o alla felicità di chi ha fatto soldout con uno stand micro e che promette di incassare uno ‘stonfo’ perché a questo giro hanno azzeccato tutto.
CHI È EMERSO: I CINGHIALI
La prima cosa che si fa, a mente fredda, quando si rientra e si consulta l’elenco del bottino di guerra, è di ragionare insieme agli amici su quali titoli si siano, in questi giorni, distinti maggiormente.
Le classifiche di gradimento che sono diffuse nel corso della fiera aiutano, perché danno una idea, per quanto imprecisa (già il solo fatto di essere vicini agli stand dove sono raccolti i voti aiuta tantissimo), degli umori delle folle, ma alla fine solo con il passare dei mesi si vedrà chi il pubblico davvero apprezzerà.
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| Terraforming Mars |
Per fare un esempio pratico lo scorso anno Grand Austria Hotel uscì in assoluta sordina dalla fiera, tanto che io stesso non lo avevo ancora comprato, per emergere, grazie al passaparola degli appassionati (io colmai la mia lacuna già a fine ottobre), come uno dei titoli migliori dell’annata e una considerazione simile vale anche per Mombasa, che ha acquistato consensi sempre più decisi solo con il passare dei mesi, sino ad essere premiato con il Deutscher Spiel Preis pochi giorni fa in fiera.
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| Great Western Trail |
Fatte queste premesse, inizio con le mie menzioni a trattare dei cinghiali, di piccola o grande taglia, che sono spuntati a questo giro in fiera.
Nelle prime posizioni sicuramente c’è un poco ovunque una cinquina di titoli, tra i quali vi parlo per primo di Terraforming Mars, che è stato edito da una casa decisamente poco conosciuta, ovvero la FryxGames, a gestione familiare. Il titolo sfrutta il volano rappresentato dal successo ottenuto alla Gen Con dove era stato portato dalla Stronghold ed in fiera il piccolissimo stand della casa svedese era preso d’assalto da chi, a partire da sabato invano, cercava di acquistarlo. Il nostro Sergio lo ha preso, per cui a breve vi faremo sapere di più …
Al suo fianco poi un piazzato annunciato, ovvero Great Western Trail, della Eggert, di Pfister, autore già di Mombasa, che è atteso a questo giro alla sua conferma. In Germania, complici le occupazioni dei pochi tavoli e il lungo tempo di gioco, non lo abbiamo provato, ma è entrato in valigia il primo giorno e la lettura delle regole ce lo restituisce come solido e, al pari di Mombasa, è ricco di meccaniche consolidate, fuse con spunti sufficientemente diversi dal solito per meritare, credo, di farlo finire con frequenza sul tavolo nei mesi a venire.
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| First Class |
First Class, di Ohley, edito da Hans im Glück, si propone invece come un gioco di carte solido e che gira, come mi ha detto uno degli italiani che ha avuto la costanza di far la relativa coda, come un orologio, con diverse combo che si srotolano nel corso della partita in modo crescente. Il fatto che fossero però disponibili solo le regole in tedesco (in attesa, credo, dell’uscita dell’edizione inglese di ZMan), mi ha fatto propendere però, vista la mia relativa ignoranza del verbo di Goethe, per rimviarne l’acquisto, se non altro per non averlo sullo scaffale senza poterlo giocare …
Al loro fianco, infine, ecco gli italiani, ovvero Railroad Revolution, del duo Canetta-Niccolini, edito da What’s Your Game, che ho avuto il piacere di giocare con l’autore ed apprezzare molto. L’idea di partenza è di quelle facili, perché al proprio turno il giocatore altro non fa se non piazzare uno dei propri trippoli a compiere una delle quattro azioni disponibili (non sono cinquanta, come certi gestionali di una volta, per cui si impara a giocare velocemente), ottenendo il risultato desiderato, che è potenziato da un piccolo bonus quando si usano trippoli di colore diverso da quello base (specialisti, di quattro colori).
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| Lorenzo il Magnifico |
Come nei migliori giochi di X-building (dove al posto della x normalmente leggete deck e dove qui potete inserire workers pool) gli omini utilizzati restano sulla propria scheda e si recuperano tutti solo quando finiscono, per cui in corso di partita si deve cercare di affinare la composizione dei propri lavoratori al meglio. Nel contempo, sul tabellone centrale, la lotta si infiamma per la conquista di reti ferroviarie e città. Interazione sempre indiretta, ma spesso bastardissima. Piaciuto e messo in lista acquisti (era soldout) per Lucca, dove arriverà in edizione italiana Red Glove.
A chiuder i primissimi ecco poi Lorenzo il Magnifico, del trio Gigli-Brasili-Luciani, edito da Cranio, che pare abbia esaurito ben 750 copie nei primi tre giorni di fiera. Le sensazioni sono quelle di un Grand Austria Hotel versione deluxe, mescolate, guarda caso, con qualche eco di Marco Polo. Per me questo basta per renderlo un must per Lucca, dove arriverà in italiano.
Una menzione speciale la dedico poi ad Ulm, di Burkhardt, edito da HUCH! & friends (in arrivo in Italia tramite dV Giochi), che non a caso è stato notato dagli attenti utenti della classifica di Fairplay premiandolo con un quarto posto. Arrivato nel bagaglio già venerdì, il gusto è quello classico, con un microgioco di scelta delle azioni ed una grafica ottima (Menzel), era una predestinato, se non per le primissime posizioni, almeno per quelle di immediato rincalzo, a comparire nelle classifiche dei visitatori.
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| Odino |
A questo punto mi chiederete che fine hanno fatto i mostri sacri, e vi rispondo ‘tranquilli’, perché una parte la dedico anche loro.
Per Rosenberg vi dico che giocare ad Ein Feast für Odin era impossibile in fiera, per cui l’ho inserito nella lista dei desideri per Lucca (arriverà in edizione Cranio), ma in giro, soprattutto nelle borse, l’ho visto comparire davvero spesso e preso in mano aveva il peso specifico del piombo (come Kolonisten, pure acquistato, ma che ha sollevato davvero una limitata eco, ma qui può essere che il suo elevato peso specifico, in assenza però di un nome famoso alla voce autore, abbia contribuito), visto quanto è zeppo di materiali.
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| Scythe |
Per Feld invece è finito, con il suo Oracle of Delphi, della Hall Games, sulla tavola del nostro sabato sera, rivelandosi agli occhi di Sergio e Berna come il miglior titolo da loro provato. Io ho retto, per via della mancanza di sonno (quattro/cinque ore di media a notte alla fine ‘spengono’), solo sino al termine del “ridotto” setup tipico dei Feld d’annata, ma i miei sodali non hanno avuto dubbi nel metterlo sul loro podio della fiera.
A chiudere il novero dei pesi mediomassimi ecco poi una menzione per Scythe, esagonoso reduce dalla campagna Kickstarter, che però, proprio per il fatto di essere già noto e da tempo arrivato sulle tavole di chi lo ha supportato, in fiera onestamente non si vedeva (e non se ne sentiva parlare) al di là della zona del proprio stand. Leggermente più distaccati nei consensi, Cry Havoc, che si candida comunque ad occupare il posto occupato lo scorso anno nel cuore degli amanti di Blood Rage ed Adrenaline, che sarà a sua volta localizzato da Cranio, gioco di combattimento con miniature edito da CGE.
PESI MEDI, FAMILY, FILLER E VARI
Che sono i ‘pesi medi’? Perché tutto di un tratto ti sei messo ad usare termini del pugilato invece dei soliti culinari?
Be’, oggi ero alla ricerca di un nome da dare alla categoria dei titoli ‘non troppo pesanti, ma neanche filler’ ed eccomi qui a parlare di loro come di ‘pesi medi’.
La prima menzione qui va a Cottage Garden, che la paternità (Rosenberg) rendeva naturale bestseller e non a caso la coppia Sergio-Berna lo ha inserito ben presto in borsa (“presto, prima che vada esaurito …”). Le meccaniche però sono quelle di Patchwork, pur con aggiustamenti per renderlo fruibile nel multigiocatore, cosa che ha ingolosito molti visitatori, tanto da far finire il gioco nella top 10 di ambo le classifiche (BGG e Fairplay).
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| Fablesaft |
A seguire ecco poi Friese, che compare su Fairplay con il suo Fablesaft, la CGE con Codenames Pictures, che si propone di ripetere il successo del gioco di parole che lo ha preceduto sostituite per l’occasione con immagini e Via Nebula, di Wallace, per Spacecowboys, che (qui il merito di essere stato un precursore me lo prendo) sta cogliendo grazie al passaparola buoni riscontri da chi, complice l’uscita estiva (fuori stagione) o quasi, non lo aveva notato.
Un ottimo successo lo ha ottenuto poi in fiera (e sui tavoli dell’albergo) anche l’italiano Capitan Sonar, uscito da tempo per Pendragon ma che a Essen era proposto con un bello stand da Matagot, gioco che ha rivitalizzato il vecchio battaglia navale rendendolo multigiocatore e deduttivo-logico (con appena una punta di gestione).
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| Fields of Green |
Doverosa è poi la citazione (fuori classifica di Fairplay, ma notati da BGG) di alcuni titoli che devo esplorare, come il gioco di carte Not Alone, il gestionalino Dream Home (già edito in Italia da Asterion), Inis della Matagot, che non ha ripetuto il successone che aveva avuto in America (forse troppo interattivo, ma la cosa può essere un pregio per molti altri), Fields of Green della Artipia, che ha fatto il soldout in questa edizione riveduta e corretta in tema agricolo di Among the Stars, Power Grid il gioco di carte, che abbiamo quasi messo sul tavolo una sera a fine giornata, prima di capire che era più solido di quanto a prima vista pensassimo e ci salutassimo quindi per la notte e Mea Culpa, della Zoch, che ci ha respinto ai vari tentativi di provarlo e che è rimasto nell’elenco, classico, degli wannabe che alla fine non hai comprato ma che ti resta il dubbio di prendere a breve, assieme (stesso motivo) a 4 gods, di Boelinger … 🙂
Un poco ovunque (molto più di quanto le classifiche dicano) ho visto Kingdomino, della Blue Orange e Cathala (come autore), che sarà proposto da noi da Oliphante, gioco dalle regole facili che propone di costruire una cittadina utilizzando tesserine dai colori vivaci tipo domino. Veloce, non banale, con qualche spunto interessante, propone qualcosa di abbastanza easy per tutti, ma nel contempo stimolante il giusto per premiare chi riflette. Secondo me gli spunti per pensarlo come categoria Spiel des Jahres ci sono, anche se devo verificarne la longevità.
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| L’autore di Klask davanti alla versione gigante del gioco |
Una buona diffusione in giro la ha avuta anche Oceanos, di Bauza, che ha goduto dell’ottimo nome dell’autore e della grafica, come sempre, molto curata da parte di Iello: la Uplay ricordo che lo aveva segnalato come in arrivo in Italia in edizione localizzata, ma nel frattempo nel mio carrello ci è già finito in fiera…
Altra perla è stata poi Klask, una sorta di bigliardino con due paletti mossi grazie ad altrettanti magneti posto sotto il piccolo tavolo da gioco. Le memorie del calcio balilla, pong e air hockey lo hanno reso tappa obbligata per noi e credo che la Oliphante abbia visto giusto nel proporlo per l’Italia.
Nei giochi di carte invece ecco la menzione per Eternity, provato presso la Blackrock, che si candida per me ad entrare nel novero dei giochi che ricordano i tradizionali (qui wist), ma con tocchi utili a svecchiarli e renderli dinamici,
Nei giochi di gruppo ecco poi il nuovo titolo della Horrible, ovvero Raise Your Goblets, dotato a sua volta di ottimi materiali (calici alti in plastica e gocce di vetro o simile), con tradimenti, bluff e controbluff, mentre nella categoria Dixit è comparso, per Zoch, Dreams.
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| Guilds |
Visto il tempo tiranno (voglio andare online abbastanza vicino alla fiera), mi fermo qui, anche se le citazioni ‘obbligate’ avrebbero dovuto essere molte altre. Nomino in ordine sparso quindi il nostro Christian Giove (il suo Guilds non è arrivato in vendita in fiera, ma ne ho visto una copia di preproduzione e lo attendo per Lucca), Pierluca Zizzi (non lo ho mai incocciato, pur vedendo regolarmente folle di italiani e per lui e Chiarversio vale lo stesso discorso fatto per Chris con il loro Dungeon Heroes Manager), i ragazzi di Brides & Bribes (passato, erano occupati, non li ho poi ritrovati …), la Placentia, i consumatori di erba di Growerz e qualcun altro che non inserisco mentre sto scrivendo, ma che aggiungerò appena mi faranno notare quanto sgarbato sono stato a dimenticarmi di loro (ma spero mi scuseranno per la mancanza di sonno e la fretta …).
LE CLASSIFICHE FINALI DEI VISITATORI
Per completezza, ecco, comunque, nello splendore della sintesi tipica degli elenchi, i risultati delle classifiche.
Fairplay Magazine Online
BGG GEEKBUZZ
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| Honshu |
Honshu. Costruisci il tuo reame utilizzando carte divise in sei quadratini, prelevate grazie ad un meccanismo di trick taking. Leggero il giusto, ma con qualche tocco utile a renderlo più gradevole al palato del gamer, diventa qualcosa di più del classico Sim City (che sembra essere uno dei temi trend dell’anno). Incastroso.
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| Mistakos |
Mistakos. Gioco di abilità che propone la sfida di impilare simpatiche sedioline di plastica. Moolto più divertente farlo che dirlo e inaspettatamente azzeccato il disegno delle sedie per le combinazioni che consentono. Equilibristico.
Vikindoms. Evoluzione di Six Making, gioco astratto che si svolge su di una scacchiera 4×4, muovendo ed impilando pedine che, a seconda dell’altezza della torre dalla quale si muovono, hanno diverse opzioni di spostamento. La versione originale è ora edita da Blue Orange e l’autore propone quest’anno questa nuova versione, nella quale sono state inserite alcune tessere da collezionare, utili a variare in modo decisivo la modalità di gioco. Impiloso.
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| Vikingdoms |
Dungeon Rush. Combatti i mostri in tempo reale spiaccicando la carta che li raffigura (e le altrui mani) il più velocemente possibile. Colpo d’occhio e guanti d’acciaio sono consigliati. Schiacciatina.
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| Amis Cube |
Raise your Goblet. Gioco di gruppo nel quale, simpaticamente, cerchi di avvelenare ad ogni turno il tuo avversario designato, infilando nel suo calice (il cui contenuto nessuno vede sino al brindisi finale) forse del vino o forse del veleno. Per chi lo ricordasse cito Vizzini de La storia fantastica e i suoi giochi di parole. Per cognitivi.
Amis Cube. Gioco che sollecita l’abilità di visualizzare forme nello spazio, prima componendo alcuni polimini tridimensionali e poi cercando di combinarli per formare cubi il più velocemente possibile. Grande idea e molto divertente da giocare, con un librotto di sfide anche per il solo play. Tetris 3D.
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| Eternity |
Railroad Revolution. Niccolini-Canetta sugli scudi, con un ottimo titolo a base di costruzione reti e pool di lavoratori, con diverse strade per la vittoria. Occhio al surriscaldamento della CPU ed all’interazione, sempre indiretta german style, ma avvertibile. Non si può dire (altrimenti l’autore si arrabbia) che è un worker placement, ma vallo a spiegare a BGG … D’annata.
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| Tallin |
Tallin. Bel gioco di carte a base di maggioranze, veloce e teso, nonché per nulla banale, giocato con l’autore che abbiamo, con soddisfazione, battuto. Dimostra come si possa dar vita ad un bel gioco, complesso per spunti, ma con la potenzialità di spiegarlo in 3 minuti. Essenziale.
Samarkand. Un titolo del passato che è rimasto attaccato alle mani passando in una delle maxi pile di scatole in offerta. Mentre lo giochi capisci però perché ci è finito. Dimenticabile.
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| Costa Rica |
Costa Rica. Esplora la foresta scoprendo tessere una alla volta, ma ad ogni tessera che scopri devi capire se accontentarti o lasciare agli altri la possibilità di prendere ciò che hai girato e chiudere così il turno. Bella idea che gira anche meglio di quanto le regole non suggeriscano, grazie ad una declinazione ‘da tavolo’ del ‘tenta la fortuna’ (push your luck). Fotografico.
Spaghetti. Gioco di abilità nel quale su di un disco che fa da piatto si posano diverse stringhe colorate (spaghetti) ed alcune palline da ping pong colorate (polpette). Si devono estrarre gli spaghetti con una mano, senza far cadere nulla fuori dal tavolo. Carino e ben tematizzato, con alcuni tocchi per allungarne un poco la longevità, l’ho comprato per serate con bimbi ed amici. Gastronomico.
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| Junk Art |
Lex in Lemniscate. Astratto essenziale che ti chiede di collocare pedine in un circuito di caselle a forma di 8 orizzontale, vincendo chi dichiara per primo una legge logica che unisca otto delle pedine presenti. Anomalo, ma interessante. Strizzacervelli.
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| The single card game |
The single card game. Un gioco omaggio i cui materiali consistono in una carta che raffigura uno smile. Quando sta a te prendi la carta e la metti davanti alla bocca senza guardare da che lato è girata e gli altri devono farti capire se stai sorridendo (se è girata da un lato) o se sei triste (se è al contrario). Se indovini, resti in gioco, se sbagli esci. Picogame.
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| Capital |
Coin Quest. Bel gioco con aste nel quale, con meccanica da bag building, ti aggiudichi ad ogni giro monete di diverso taglio e tipo (oro, argento e bronzo), in vista del calcolo finale dei punti. Arrivato in sordina, ci ha colpiti assai, ad onta della grafica scarna, perché bag bulding può non essere sinonimo solo di gestionale. Inatteso
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| Topoum |
Trexo. Il tris (qui però devi allineare cinque simboli del tuo colore) in una sua evoluzione tridimensionale. Qui ad ogni turno piazzi una tessera tipo domino, che contiene sia un tuo simbolo, che quello dell’avversario e, rispettando un paio di regoline facili, puoi che sovrapporre alle tessere già presenti. Tris 2.0.
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| Mondrian |
Mondrian. Mescola l’abilità nel lancio dei dadi (con la destra, con la sinistra, dall’alto, alla cieca, …) con una ambientazione artistica, ritagliandosi in questo modo le attenzioni dei presenti quanto finisce sul tavolo. Artistico.
Dale of Merchants. Ottimo deck building giocato in aereo come da tradizione. Alla prima prova di presenta come fluido e ben oliato, con un mazzo che non cresce mai troppo, tra carte acquisite, piccole combo e carte, anche potenti, che si devono scartare per vincere. Sorpresa!
TIRIAMO LE SOMME
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| Oracolo di Delphi |
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| Colonist |
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| la sala con le copie esposizione stampa .. |
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| Inis |
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| Cottage Garden |
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| Lex in Lemniscate |
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| Una delle ultime classifiche di Fairplay |
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