scritto da Sergio
In coda a tutti gli articoli dell’inarrivabile Pinco, mi sembra a questo punto doveroso e d’obbligo fare anche qualche considerazione di senso opposto, così tanto per sparigliare le carte in gioco, per dare voce a quelli che a Essen non ci sono o non ci vogliono andare e per una sorta di pluralismo di idee che renda il nostro blog un luogo dove ogni opinione venga espressa senza tagli o censure.
E già, perché oramai Essen sembra diventata la Mecca del Gamer.
In che senso?
Ma nel senso che oramai è uno status symbol: se sei un gamer una volta nella vita ci devi andare, perché li puoi veramente parlare con gli autori, perché solo li succede che magari mentre sei nella hall dell’albergo ti trovi faccia a faccia con Feld, o che ti fai una foto con Rosenberg e puoi ringraziarlo per aver dato al mondo la gioia di Agricola e Caverna.
E poi, dopo esserci stato, sui vari siti on line di gdt “nessuno ne sa quanto te” e sorridi sornione sotto i baffi quando leggi qualcuno che scrive “non vedo l’ora che apra Lucca”.
E potrei andare avanti in questo senso ma correrei il rischio di andare fuori tema e non va bene!
Mi soffermerò pertanto sugli aspetti negativi (o presunti tali) dell’evento, aspetti che vengono fuori solo di striscio negli idilliaci commenti che sui vari blog e siti sono stati pubblicati in questi giorni, ma che devono essere messi in risalto una volta per tutte.
E allora cominciamo…
Prima di tutto, andare a Essen costa uno “stonfo” di soldi (e non chiedetemi cos’è lo stonfo perché non lo so). Il viaggio in aereo o in macchina, il pernottamento ed il sostentamento già fan la loro parte e meno male che la birra in Germania costa poco.

Ma il problema vero sorge dentro la fiera. Il problema vero è la scimmia che ti prende all’ingresso il primo giorno e che molla la presa solo quando rientri a casa e guardandoti allo specchio stupefatto, col portafoglio in mano, ti chiedi “ma come ho potuto spendere così tanto?”
Mi spiego meglio: l’adrenalina che scorre nelle vene cresce cresce man mano che ti avvicini alla fiera e già quando sei in biglietteria non capisci più nulla e devi fare uno sforzo di concentrazione disumano per non dare al bigliettaio tedesco la tessera dell’Esselunga al posto del bancomat.
Ma la “Bestia del Boardgame” si impossessa di te quando finalmente entri e vedi il primo visitatore con un enorme borsone o carrello o contenitore carico di coloratissime scatole di giochi.
Da quel momento la Bestia è in te, sei Suo, tu non esisti più, non dormi più non vivi più che per lei, e, come nel peggior film horror, lei ti costringe a girare girare e comprare, comprare, comprare di tutto: dall’espansione più inutile al gioco più bello e tutto senza sosta. Ma non basta, non basta mai… basta una voce su un gioco che va, una classifica che mostri un outsider e Lei ti comanda di informarti di saperne di più di possederlo quanto prima “altrimenti – ti dice la Bestia – che cavolo ci sei venuto a fare fin qua?”
Ora voi pensate che io stia scherzando o che stia esagerando, ma vi assicuro che è tutto vero.
Provare per credere.

Per farvi un esempio: eravamo io, Pinco e Bernapapà a questo giro di giostra e dopo 4 giorni di giochi e più di 70 titoli presi, alle 6 e un quarto di domenica, a fiera chiusa, io e Berna (rimasti io con 10€ in tasca e lui con 5) eravamo ancora preda della Bestia che pretendeva che comprassimo Karuba come se andare via senza questo titolo sminuisse il nostro pellegrinaggio ludico.
Tornato a casa spaesato e “rincoglionito” da quattro giorni di “estasi ludica” ti trovi col portafoglio vuoto ed una marea di giochi in arrivo e ti sorgono mille domande cui però preferisci non dare risposte per tenere integra la tua salute mentale.
Altro incubo tedesco è l’ansia da “sold out”, un veleno per le coronarie che leva il sonno e la fantasia.
Ti assale appena decidi di comprare un gioco perché ti sembra che in contemporanea tutti i visitatori della fiera decidano di volere alla stessa ora lo stesso gioco che tu vuoi. La delusione di fronte all’odiato cartello è inevitabile, inenarrabile e sembra stigmatizzare il fallimento di una vita cui non potrai mai porre rimedio.
E parliamo dei grandi sconti di Essen: anche su questo ci sarebbe da dire. Parola sconosciuta nei primi 2 giorni di fiera, prende corpo e forma il sabato e subisce una metamorfosi la domenica. La domenica non esiste più lo sconto: esiste il conto alla rovescia.
Ve lo giuro: alle 3 passi allo stand e vedi Palazzi di Carrara (dico uno a caso) a 18€.
Alle cinque lo vedi a 10 ma sul foglio che reclamizza lo sconto vedi cancellati il 17, il 16, il 15 fino ad arrivare a 10€. Cioè ogni 15/20 minuti lo hanno scontato di 1€. Immaginate come si può sentire chi lo ha preso la mattina a 18€????? Comunque poco male: in Italia costa 25, lo rivendo subito (e qui si potrebbe aprire un altro capitolo che darebbe fuoco al blog…)
“Berna tutto a posto. Si va?”
“Macché c’era una coda di un km assolutamente ferma non ho capito perché.”
Non siamo ad agosto sulla Salerno-Reggio Calabria, ma 2 pellegrini che cercano una toilette in un qualsiasi stand di una qualsiasi di queste 4 giornate di Essen. Perché questo è un altro aspetto su cui chi intende andare in questo magico luogo dovrà convivere. Le code… la marea umana… Tanti uomini tante storie dice Pinco, tanti uomini tante code ribadisco io molto più prosaico e materialista
Code al bagno (anche se sei un maschietto); code al caffè, code per entrare, code alla Heidelberger, (supernegozio entrofiera di giochi scontati, dove tra tante cose pessime a prezzi scontatissimi e tante cose nuove a prezzi normali puoi in effetti trovare la rara occasione, motivo per cui è sempre strapieno). Chiudo con le code per accedere alla metro e code per salire sulla metro.

Poi c’è il problema lingua. A Essen giustamente non devi saper il tedesco, ma se non sai bene l’inglese o lo mastichi poco meglio lasciar perdere: e non solo perché non puoi giocare dato che i giochi vengono spiegati in inglese, ma anche perché quello che compri, se ti va bene, è ovviamente in inglese. Ed ovviamente non è elegante appoggiarsi ad un amico che conosce l’idioma di Albione per farsi tradurre in real time la spiegazione di Great Western Trail. Finirebbe per mandarvi a quel paese prima della fine…
Io ad esempio sono border line: riesco a capire dal 60 al 70% della spiegazione di un gioco, poi dipende da chi e come parlano inglese, ma diciamo che alla fine con un po’ d’aiuto la partita riesco a farla certo con risultati non esaltanti. Sicuro è che da solo non oserei mai mettermi a un tavolo di gioco dove tutti parlano inglese…
Altro aspetto da non sottovalutare è la prestazione fisica richiesta in questi giorni di fiera. Per farvi un esempio un amico incontrato laggiù, munito di contapassi, alle 4 del pomeriggio ci raccontava di aver fatto non so quanti mila passi per un controvalore di circa 13 km. Considerando che si entrava alle 10:00 e si usciva alle 19:30 e che la maggior parte del tempo la passi ad andare da un padiglione all’altro per i più disparati motivi, si può capire come mi senta oggi.
E parliamo adesso di cosa e come giocare. Se pensate di andare a Essen e giocare come, quando e quello che vi pare siete fuori strada. A Essen i tavoli di richiamo sono sempre pieni (e se sono vuoti sono riservati ai “big”). I tavoli dei giochi di seconda scelta sono sempre pieni; i tavoli di terza scelta sono sempre pieni, ma può capitare che se ne liberi uno mentre passi…

Quindi devi decidere: o vaghi per i fatti tuoi guardando e valutando cosa comprare e informandoti di tutto e magari mentre cammini ti fiondi, contemporaneamente ad altre 20 persone al primo tavolo che si sta svuotando (e qui è tutta una questione di decimi di secondo) per giocare un gioco magari bacato o che più di 6,2 su BGG non avrà mai, o aspetti in piedi anche tanto tempo che un tavolo “importante” si liberi.
Nel primo caso giochi forse un po’ di meno ma visiti la fiera meglio e trovi le novità più nascoste e interessanti, nel secondo giochi di più ma non ti accorgi di “Clank” gioiellino nascosto nei padiglioni estremi.

Chiudo, vi giuro che chiudo, ma un’altra cosa ve la devo segnalare.
Occhio alle leggende metropolitane… Chi c’è stato lo sa, chi ci andrà ne tenga conto.
Se si sparge la voce che stanno vendendo Splendor a 5€ alla Heidelberger o che hanno riportato 100 copie di Terraforming Mars, sold out dopo 20 minuti dall’apertura, lasciate perdere… veramente! Non mettetevi a correre… Non esiste!!!!!
Alla fine della Fiera posso dire che quella di Essen è un esperienza forte, forse anche troppo coinvolgente per come la si vive, è estenuante e gratificante al tempo stesso, ma nessuno pensi di non poter vivere la sua vita di gamer senza andarci, perché non è assolutamente così. Io ad esempio lo so che dei titoli che ho preso qualcuno lo giocherò fra mesi e che magari fra un anno li avrei potuti prendere a metà prezzo su un mercatino, ma va bene così. Così come so che un gioco comprato scontato a Essen in fin dei conti non è per nulla preso scontato come so anche che qualcosa venderò dopo averlo giocato una volta, ma va bene così.
In quel che luccica c’è tanto oro a Essen, certo, ma se scandagli bene e ti fai delle domande serie c’è lo stesso che puoi trovare a Modena Play, forse luccica un po’ di meno, ma questa è un’altra storia.
Buone giocate a tutti
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