Scritto ina balia di strani sogni da
Pauperon de Pauperoni
Introduzione
Elder Mythos è un gioco di ruolo ispirato all’orrore cosmico lovecraftiano che propone un deciso cambio di prospettiva rispetto alla tradizione.
Il gioco è stato scritto e sviluppato da Marta Palvarini e Laura Fontanella, con la direzione di Michele Paroli, ed è pubblicato da Mana Project Studio. Si tratta di un progetto fortemente narrativo, in cui regole e fiction lavorano insieme per restituire il senso di distanza, potere e alienità tipico dell’orrore cosmico.
Pensato per gruppi affiatati e giocatori consapevoli, Elder Mythos privilegia la narrazione condivisa, il conflitto tematico e la costruzione di atmosfere cupe e disturbanti, offrendo un’esperienza intensa e originale all’interno del panorama dei giochi di ruolo lovecraftiani.

Un mondo che non ha bisogno di noi
L’ambientazione di Elder Mythos non è un luogo chiuso o rigidamente definito. Al contrario, il manuale propone una cornice ampia, ispirata ai grandi temi dell’orrore cosmico, lasciando al tavolo la libertà di declinarla nel tempo e nello spazio che preferisce. Che si tratti di un presente inquietante, di un passato occulto o di una realtà alternativa, il messaggio rimane costante: il cosmo non è ostile, è semplicemente indifferente.
Questa scelta è uno dei punti di forza del gioco. Elder Mythos non vuole replicare storie già raccontate, né limitarsi a un immaginario lovecraftiano “di maniera”. Vuole invece offrire strumenti per creare nuove narrazioni, in cui il mistero resta tale e non viene mai completamente spiegato. Non tutto ha una risposta, e soprattutto non tutto dovrebbe averla.
Il risultato è un mondo che funziona più per suggestioni che per certezze, dove ogni rivelazione apre nuove domande invece di chiuderle.

Regole al servizio della tensione
Elder Mythos è un gioco di ruolo che ribalta consapevolmente uno dei paradigmi più classici del GdR lovecraftiano: qui non si interpretano investigatori o esseri umani fragili, ma le stesse Entità cosmiche del Mito, impegnate in una lotta sotterranea per la distruzione (o il dominio) del mondo. Già questa scelta di design lo rende un titolo profondamente originale nel panorama dei giochi ispirati a Lovecraft.
Il gioco abbraccia senza compromessi l’orrore cosmico, declinandolo in chiave meta-narrativa e quasi “strategica”. Le Entità agiscono come burattinai, raramente in prima linea, manipolando culti, mostri, ministri e risorse indicibili. L’umanità non è il centro del racconto, ma una pedina fragile, spesso inconsapevole, schiacciata da forze incomprensibili.
Molto apprezzabile è l’ampio spazio dedicato ai safety tools (Lines & Veils, X-Card, content warning espliciti), segno di una progettazione attenta e matura, necessaria vista la durezza dei temi trattati (body horror, follia, annientamento, suicidio, istituzioni totalizzanti)
Il regolamento utilizza una variante dello Year Zero Engine, basata su pool di d6, ma adattata a un contesto fortemente narrativo. I quattro attributi – Paura, Follia, Sogno e Violenza – sono coerenti con il tono del gioco e guidano naturalmente la fiction.
Interessante la regola per cui ogni giocatore può tirare solo i propri dadi: una scelta semplice ma elegantissima, che trasforma i dadi in una vera risorsa strategica e rafforza l’identità di ciascuna Entità.
Le meccaniche di Design e Grande Design sono uno dei punti di forza del gioco: obiettivi narrativi personali che spingono i giocatori a comportarsi in modo tematicamente coerente, premiando non solo l’efficacia ma anche la “visione cosmica” dell’Entità interpretata.

Considerazioni finali
Elder Mythos è un anti-gioco: non promette catarsi, né vittorie eroiche, ma solo storie scomode, personaggi destinati a cambiare e verità che sarebbe stato meglio non scoprire. Richiede un gruppo disposto a mettersi in discussione, ad accettare la perdita di controllo e a esplorare zone d’ombra senza la garanzia di un lieto fine.
Ma se questo è ciò che si cerca, l’esperienza che offre è intensa e indimenticabile. Elder Mythos non è solo un gioco di ruolo sull’orrore cosmico: è un invito a guardare nell’abisso sapendo che, prima o poi, l’abisso guarderà indietro. E accettare che, dopo, nulla sarà più come prima.
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