[Report] Play 2019

scritto da Fabio (Pinco11)


Mamma quanta gente!
Tengo conto che la fiera si è allargata, felicemente, anche al venerdì e che chi c’è stato mi ha riferito di aver trovato ambienti vivibili, ma comunque parecchia gente.
Considero che ho trovato nei padiglioni una distribuzione degli stand che trasmette al visitatore l’idea che lo spazio stia diventando sempre più importante, con tavoli a disposizione per le demo di giochi che tendono ad aumentare il più possibile.
Vedo che da ogni parte spuntano ogni anno tendoncini addizionali e anche nelle zone tradizionalmente un poco meno frequentate della fiera (quelle delle aree periferiche nelle annate passate) ho visto flussi di gente che camminava.
Non ho difficoltà a pensare, mentre scrivo questo report personale (di domenica mattina, quindi ben prima dell’uscita di dati ufficiali di afflusso), che l’evento abbia superato ancora il suo record di presenze.
Cheers!



VISIONE D’INSIEME
Premetto che non ho nessuna intenzione di svolgere una carrellata delle novità che erano presenti in fiera, visto che altrimenti l’articolo diverrebbe una sorta di copia, con qualche foto extra, della guida alla fiera (il nostro elencone delle uscite) che tanti e tanti lettori hanno visto per prepararsi all’evento. Già lo scorso anno ho deciso di virare infatti su di un altro taglio al mio report, spendendo qualche riflessione, virtualmente insieme a chi mi legge e a chi vorrà lasciare qualche commento quale spunto per un dialogo, su come ci siamo trovati e che stimoli l’evento ci ha lasciato.

UN EVENTO IN CRESCITA PER UN MONDO LUDICO (italiano) IN CRESCITA
Il primo punto è quello che ho introdotto nella presentazione, ossia che l’evento sembra godere di buona salute ed essere in crescita costante. Questa è un’ottima cosa, sia perchè la Play è sempre più centrale nel panorama ludico di casa nostra (rispetto a Lucca si tratta di un evento più centrato sul nostro mondo, mentre in Toscana siamo solo uno tra i tanti punti di interesse dell’evento) e perché si tratta di una fiera che avvicina pubblico occasionale al mondo ludico.
Già all’arrivo, infatti, ho notato simpatiche file di bambinelli, preceduti e seguiti da un adulto (ovvero le classiche scolaresche), ed è davvero un’ottima cosa vedere che tanti piccoli sono introdotti, oltre ai classici tablet e smartphone, anche al gioco di persona, che una volta, qui da noi, non a caso, era definito come gioco di società.
La gente in fiera è poi, per le facce che conosco, fatta di gente esperta che arriva focalizzata, guide alla mano, ben sapendo cosa vuole provare, ma al loro fianco ci sono frotte di persone che trovano nell’evento l’occasione principe per vedere cose che nel resto dell’anno non hanno occasione di sperimentare. A volte mi sono fermato a chiacchierare con amici anche di editori dotati di stand più piccoli e il sabato era praticamente una fila quasi continua di gente che andava alla cassa e che, quindi, sarebbe tornata a casa con diverse scatole da utilizzare per il resto dell’anno.
Tutto molto OK, così come ottimi sono i riscontri che ricevo dai responsabili di varie case, i quali tutti mi parlano di una crescita costante che vedono nel mercato, chi con maggiore entusiasmo, chi con più prudenza, ma i segni di un ampliamento della base di giocatori sembrano coglierli tutti.
I miei contatti esteri mi dicono che rimaniamo un mercato, nell’insieme, ancora di valore frazionario rispetto a quello di altri paesi come Germania o Francia (1/5? 1/6?), ma ogni cosa è relativa.
La crescita di eventi come la Play, così come il fatto che ho notato, anche semplicemente girando quotidianamente per negozi, è che la vendita di giochi da tavolo si è diffusa, tanto che anche in una cittadina piccola come la mia (La Spezia) ora vedo scatole di boardgame in vendita in almeno 5-6 negozi, tutti con una discreta varietà, mentre anni fa faticavo a trovare più di qualche solitario titolo preso da qualche rivenditore (magari di videogiochi) o ai classiconi del passato (vedi alla voce Monopoly, Risiko, Taboo, Forza4 e compagnia). 
Non siamo ancora a livelli di mercato simili a quelli di altri paesi, dunque (pur godendo di uno zoccolo duro di giocatori del tutto paragonabile), ma qualcosa si sta muovendo e si vede …
I DIVERSI APPROCCI
Ho parlato con amici visti in fiera, così come ho letto qualche commento lasciato dai lettori più esperti in calce al nostro elencone e devo fare dei distinguo, riguardo all’approccio all’evento, rispetto al tipo di visitatore.
Per l’occasionale assoluto credo che la fiera sia occasione semplicemente per passare una giornata diversa dal solito. Parte in genere con gruppo di amici, fidanzata o magari da solo (l’esploratore che poi fungerà da missionario per il gruppo di amici al quale cercherà di far provare ciò che comprerà) e va in fiera senza nemmeno documentarsi troppo. Si siede ai tavoli che trova liberi o dove vede qualcosa che attira la vista e alla fine torna a casa con in mano ciò che lo ha divertito di più. Funzione della fiera per lui? Toccare con mano un mondo che non fa parte della sua vita quotidiana, per cui l’effetto dell’evento è quello di avvicinare gente nuova. Per quel tipo di target non conta che stia provando un gioco nuovo o uno di catalogo di qualche anno, per cui è sufficiente la varietà dell’offerta per soddisfarlo alla grande e renderlo un entusiasta dell’evento.
Per il giocatore più smaliziato, ma non ancora appartenente al gruppetto degli ultracore, l’evento è invece importante per provare le ultime novità dell’annata ludica che si avvia alla conclusione, ovvero quella iniziata con la scorsa Essen. È infatti a Modena che si perfeziona l’arrivo degli ultimi titoli di peso e pregio e delle sorprese, ossia di quei giochi per i quali non erano stati raggiunti accordi prima della pubblicazione per la loro edizione italiana (per quelli l’uscita è stata spesso già per Lucca, in contemporanea con Essen), ma il cui successo ha spinto editori di casa nostra ad attivarsi per localizzarli. In questo gruppo l’approccio alla fiera è selettivo, ossia si arriva con le idee chiare di cosa si vuole provare, per capire cosa meriti l’acquisto e cosa no, per cui la fiera è utilizzata come occasione per provare l’auto prima di comprarla.
Il giocatore, invece, ultraesperto, quello che a gennaio-febbraio ha già provato a casa o in associazione il grosso delle novità di Essen, alla Play, tutto sommato, o non va più da qualche anno (perché la massa di persone rende difficile giocare con calma a ciò che piace di più) o ci va in buona parte per incontrare gente che conosce (o prototipi). Direi che questa fascia di pubblico, contenuta in termini numerici assoluti, è quella che aveva scoperto per prima l’evento e che lo apprezzava per la dimensione da maxi convention che lo caratterizzava nei suoi inizi, ma che si sta gradualmente allontanando, per indirizzarsi su eventi più piccoli, ma tranquilli. Si tratta, a ben vedere, di una evoluzione normale, semplicemente perché l’evento non ricopre più, per quel target, la funzione desiderata (sedersi e giocare bene cose per lui nuove e stuzzicanti), richiedendo ambienti più raccolti e focalizzati (come la nostra Giochi CON, per la quale stiamo lavorando in modo intenso in questi giorni e che pensiamo di programmare ancora a Genova verso la fine di giugno, in una nuova location più spaziosa e confortevole – anche noi ci espandiamo …)


IL BUZZ DELLA FIERA
Lascio la parola brevemente al nostro buon Sergio, per qualche indicazione tratta dal buzz della fiera, ovvero qualche indicazione sui titoli che erano maggiormente sulla bocca dei nostri amici amanti del gioco impegnato.
[Sergio] Ovviamente mentre io e Bernapapà giocavamo a Jumanji solo allo scopo di riposare le stanche mebra dopo gli 8000 e rotti passi fatti in fiera, la gente seria, i gamer giocavano roba seria, magari si prenotavano, magari aspettavano il loro turno anche mezz’ora, ma poi giocavano e noi cronisti della domenica (anzi del sabato) girottolando senza sosta, ne abbiamo carpito pensieri e impressioni.
La prima impressione è abbastanza unanime: i giochi più belli della fiera non te li puoi comprare: Come quando vai a comprarti l’auto nuova e il concessionario dice che sarà disponibile fra 6 mesi… e che …!!!
Paladini del Regno Occidentale, Wingspan, Root, la nuova versione di Glenmore, Ceylon, Goryo tutti giochi che hanno avuto consensi unanimi ed elevati, ma che non si possono portare a casa… E così che va questa nuova tendenza del GdT. 
Tra materiale in vendita invece abbiamo sentito lodi sperticate per Mysthea, piaciuto parecchio anche se costa uno stonfo; il paradosso è che col suo costante confronto con Blood Rage, Mysthea ha risvegliato le vendite, mai sopite, di quest’ultimo: ho visto un sacco di scatole di Blood Rage prendere il volo ieri. 
Pareri positivi unanimi per L’Asmodee e la sua Terra di Mezzo, anche se non manca qualcuno che nota qualche somiglianza di troppo con Le Case della Follia
Bene anche Underwater Cities, mentre qualche dubbio in più per Hong Kong e il suo blackout, per una meccanica di gioco forse un po’ troppo articolata.
Consensi quasi unanimi per i Raiders dei mari del Nord e Valparaiso.
Altro giocone in fiera UBOOT: bello e immersivo. Quelli che ci giocavano erano talmente immersi nel gioco che se gli avessi tirato una secchiata d’acqua a mala pena se ne sarebbero accorti. Di contro qualcuno ha detto che è più un videogame che un gioco da tavolo… Ma questo dei giochi da tavolo che vogliono l’app è un altro film che apre ad altre discussioni che adesso non è il caso di fare.
A proposito di app. Chronicles of Crime: bene direi, sebbene qualche dubbio in faccia i miei contatti li avessero… anche se ho idea che non avessero indovinato il colpevole 😉

MA COSA HAI VISTO TU?
Personalmente poco, perché ho libero giusto lo spazio per un giorno di fiera e perché una metà della giornata se ne va per parlare con gli editori, salutare, scambiare due chiacchiere con amici, autori e tutto ciò che fa gioco da tavolo.
Alla fine ho sgranocchiato giusto Paladini del Regno Occidentale, che ho potuto provare grazie a una copia print and play predisposta allo scopo dall’editore italiano (Fever) e Glen More II (la stessa logica, da parte di GateOn). Nel contempo ho toccato con mano qualche titolo ancora in arrivo dalla Backrock a breve o in autunno (Neta-Tanka, La Cour des Miracles, Yokai) e un interessante fillerino delle emergente Explor8 (Big Monster).
Sul primo dico che mi è apparso molto solido (al tavolo c’era anche il sempre simpatico Dado) e un passo avanti nella crescita dell’abile designer, così come verso la cinghialosità.
Diverse le strade da sviluppare, una dozzina di spazi azione a disposizione (una scheda personale alla Orléans, visivamente parlando), ancora l’idea dei lavoratori colorati (specializzati) e tre tracce (militare, fede e prestigio) da sviluppare sia per fare punti, sia per ottenere i prerequisiti necessari per crescere, così come una serie di personaggi da assoldare, asservire, convertire o utilizzare one shot. Tante cosette ben miscelate, tutto sommato un set di regole non indifferente, ma tutte cose che scorrono, dopo la prima spiegazione, molto lineari, soprattutto per chi abbia già il background delle icone e logiche della serie.
Per Glen More II dico solo che è stata data, a livello di regole, una bella spolverata al predecessore, partendo dal suo motore, al quale è stata aggiunta, per il gioco base, una plancia addizionale, utile per ottenere benefici one shot grazie alle tessere personaggio inserite sul tessuto precedente. Il tutto non stravolge il gioco, ma lo ravviva abbastanza per chi si era soffermato sul predecessore abbastanza a lungo da averlo esaurito. Nel contempo i numerosi pacchetti di espansione promettono ulteriori stimoli, per un titolo il cui successo assoluto (pur noto tra i core gamer come gioco di assoluto pregio) era stato fortemente rallentato da una produzione onestamente non all’altezza.
Per le novità made in France vi dico che Yokai è un interessante cooperativo a base di carte, leggero ed intrigante, mentre Neta-Tanka e Le Cour des Miracles li ho trovati stuzzicanti gestionali di peso medio leggero (60-90′ il primo; 40′ il secondo), che sono onestamente curioso di provare (ho fatto solo un paio di giri esplorativi). Quanto a Big Moster si tratta di un gioco a base di drafting, con piazzamento tessere, che lo rende una sorta di fratello più evoluto di titoli della classe di Sushi Go!. A breve, sperimentato con i miei amici già amanti del cibo giapponese, vedrò di esplorarlo a modo.
Invece il nostro Chrys è andato ai due incontri “press” con Pendragon per la presentazione dei loro titoli futuri. In quell’occasione ha provato sia 15 Uomini, un gioco a ruoli nascosti con due schieramenti a tema piratesco (il tema è ammutinati contro fedeli al capitano) che ha trovato molto interessante e strategico: attenzione che non si tratta di un gioco alle The Resistance o Lupus in Tabula, ma di un titolo per 2-5 giocatori dall’approccio anche molto tattico e strategico in cui si vanno a influenzare i 15 membri della ciurma (estratti da una rosa di 30), tutti con abilità e caratteristiche diverse. L’ha trovata un’esperienza decisamente profonda condensata in una mezzoretta di gioco… la troverete sugli scaffali entro fine anno.

L’altro titolo provato da Chrys è stato Last Aurora, un gioco post-apocalittico per 2-4 giocatori ambientato durante un inverno nucleare. Un lungo viaggio per arrivare all’ultima nave prima della sua partenza. Nel corso del gioco andrete a modificare e ampliare il vostro convoglio, raccoglierete sopravvissuti (che funzioneranno come lavoratori piazzabili per le varie azioni, ma con abilità e caratteristiche uniche) e recupererete risorse (munizioni, cibo e benzina). Non mancheranno insidie, radiazioni, luoghi da esplorare e nemici da fronteggiare, pur senza tiri di dado. L’esperienza è stata molto divertente e tattica e il gioco promette davvero bene, senza contare la grafica davvero eccezionale. Si tratta del primo progetto di Pendragon su Kickstarter, la cui campagna inizierà a giugno/luglio… ovviamente quello che vedete nelle foto è un prototipo avanzato con grafica quasi definitiva (le illustrazioni del convoglio personalizzabile e dei personaggi è quella che vedete ed è spettacolare) ma l’obiettivo del KS è trasformare in miniature i vari cubetti e dischetti che vedete 😉

Chiudendo così il mio personale bilancio dell’evento in modo positivo, alla sera, dopo cena, ci è anche scappata una partita a un titolo vecchiotto, che il Berna aveva ottenuto in scambio in fiera, che ha svolgo egregiamente la veste di bicchiere della staffa.
Una bella giornata, quindi, di gioco, di chiacchiere, anche con i numerosi amici che avevo conosciuto alle scorse CON, e di divertimento… 
Vabbe’, ora l’appuntamento è per la nostra GIOCHI CON di giugno (incrociamo le dita) e poi si va per Essen 2019 (che abbiamo già prenotato le stanze …).
Ciao a tutti!!!!
P.S. E a voi la fiera com’è andata? Cosa avete pescato nel mare di titoli? Cosa vi ha colpito? Sensazioni??? 
Vi lascio, per chiudere, a una carrellata di immagini … 😉

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