Scritto da
LucaCiglione
Horse Girl è un gioco di ruolo in solitaria di tipo Journaling Game ideato da Samuel Clarice Mui e curato graficamente da Aled Lawlor. Segue la storia intensa di una giovane donna con una vita difficile, che entra in una relazione sempre più profonda e disturbante con un uomo, fino ad accettare una metamorfosi fisica e mentale in un cavallo. Il gioco esplora tematiche forti come relazioni abusive, dipendenza emotiva, perdita di sé e body horror, presentate in maniera metaforica e psicologicamente intensa e per questo è consigliato ad un pubblico adulto (16+). La durata della partita può oscillare tra i 60 ed i 120 minuti.
“Quando Lui ti offre una stanza nella sua villa dove potrete vivere insieme felici per il resto della vita, tu dici sì, anche se l’unica condizione è che sarai trasformata chirurgicamente e mentalmente in un cavallo… “

Dal Punto di Vista Editoriale
Dal punto di vista editoriale, Horse Girl si presenta come una piccola fanzine di appena 28 pagine in formato A5, a colori e con rilegatura spillata. Nonostante la semplicità del formato, l’oggetto è molto curato: le immagini presenti sullo sfondo delle pagine accompagnano la lettura e contribuiscono ad aumentare il senso di inquietudine che attraversa tutta l’esperienza di gioco. Il risultato è una piccola pubblicazione dall’aspetto quasi minimale, ma perfettamente coerente con il tipo di esperienza narrativa che propone.

Meccaniche di gioco
Horse Girl inizia con un incipit volutamente inquietante: interpretiamo una donna sulla trentina che si innamora di un uomo e per lui farebbe qualsiasi cosa. Ci trasferiamo nella sua tenuta, ma ben presto scopriamo che lui desidera trasformarci gradualmente in un cavallo, creando immediatamente un senso di tensione e straniamento.
Per giocare servono una torre Jenga, un mazzo di carte da poker da 52, un dado e naturalmente un quaderno o qualcosa per scrivere, perché è necessario tenere un diario e narrare ogni esperienza. Il gioco suggerisce di giocare nudi nella natura, o almeno parzialmente svestiti, perché alcune parti richiedono di disegnare sul corpo con un pennarello, un dettaglio che permette di vivere appieno la componente fisica e simbolica della narrazione.
Ogni turno (mese) si tira il dado per determinare quante carte estrarre, e ciascuna carta fornisce uno spunto narrativo: i cuori spiegano perché siamo innamorate dell’uomo, i denari raccontano le cose che facciamo insieme, i fiori riportano ai ricordi della vita passata e della vita in città, mentre le picche indicano e trasformazioni fisiche che subiremo.
In base alla carta, possiamo dover togliere pezzi alla torre Jenga o disegnare sul corpo, espandendo lo spunto narrativo nel diario e immergendoci completamente nel personaggio. Il gioco procede turno dopo turno fino a uno dei tre possibili finali: la torre cade o tutti e quattro i re vengono estratti si legge cosa accade ma ci abbandoniamo completamente all’uomo, oppure, nella difficilissima variante positiva, si estrae l’asso di cuori e si tenta di completare almeno dieci mesi, lanciando il dado e cercando di girare il sei per rimuovere i segnalini (o anche cinque se abbiamo altri assi), un’impresa quasi impossibile.
In alternativa, è possibile smettere di giocare, cosa che spesso viene naturale, perché Horse Girl è un’esperienza intensa, psicologicamente impegnativa e profondamente

Le Mie Impressioni
Horse Girl è un librettino piccolo e breve, con pochissime pagine, eppure è un gioco incredibilmente intenso, un’esperienza che vale ogni singolo euro speso. Onestamente non pensavo che mi avrebbe messo così in difficoltà, forse sono io particolarmente sensibile al body horror, a questa trasformazione in cavallo. Tuttavia, in realtà la difficoltà non sta solo nelle mutazioni fisiche: anche i cuori e i denari ci mostrano quanto psicologicamente siamo succubi di questa persona, quanto stiamo limitando la nostra libertà non solo del corpo, ma anche della mente. I fiori, invece, sono stranissimi perché ci riportano a ricordi di solitudine e abbandono, facendoci sentire distanti dal resto del mondo. È un viaggio davvero orrendo, nel senso di terribile da immaginare, e ogni paragrafo è difficile da affrontare, mette in grande difficoltà, ma proprio questo è l’obiettivo del gioco, che riesce in pieno.
La prima volta che ci ho giocato non sono riuscito a finirlo: dopo una ventina di carte ho smesso, perché era troppo intenso. Se decidete di disegnare sul corpo, inizierete a vedere tutte le modifiche, quanto rosso aggiungete, quanto state cambiando, e l’effetto visivo è davvero inquietante e impattante.
È la prima volta che un gioco ha dei trigger warning che leggo ed utilizzo e questo fa capire quanto ci si senta veramente coinvolti, forse perché la trasformazione in cavallo è esagerata e volutamente estrema, ma il resto non lo è: ci costringe a riflettere sugli abusi che possono esserci nelle relazioni.
Sicuramente è un gioco che fa pensare, un’esperienza da fare sapendo che ci farà star male, e Samuel Mui ha fatto un lavoro davvero incredibile, riuscendo a condensare emozioni, paura e introspezione in poche regole e in una fanzine così minuta.

Età e Genere
Per quanto riguarda età e genere, Horse Girl è un gioco che può essere affrontato da chiunque, anche se il personaggio che interpretiamo è una donna.
Anche un uomo può tranquillamente giocarlo senza che questo stoni con l’esperienza, perché il tema centrale del gioco non è tanto l’identità del personaggio quanto la dinamica di abuso e di perdita di sé all’interno di una relazione. È vero che nella realtà queste situazioni colpiscono più spesso le donne, ma il meccanismo dell’abuso è universale e può riguardare chiunque.
Proprio per questo il gioco funziona anche quando chi gioca non coincide con il personaggio: permette di immedesimarsi e riflettere su dinamiche che, pur essendo raccontate attraverso una figura femminile, parlano in realtà a tutti.
Detto questo, è sicuramente un gioco che richiede una certa maturità. I temi trattati – il rapporto di potere nella relazione, la perdita di autonomia e le trasformazioni del corpo sono piuttosto forti, quindi difficilmente lo consiglierei a giocatori molto giovani. Direi che un’età minima sensata per affrontarlo è intorno ai 16 anni, quando si è più pronti ad affrontare una narrazione così intensa.

Conclusioni
In conclusione, Horse Girl è uno di quei giochi che dimostrano quanto il gioco di ruolo possa essere qualcosa di molto più di un semplice passatempo. Con pochissime pagine, regole essenziali e materiali che molti di noi hanno già in casa, riesce a costruire un’esperienza narrativa potente, disturbante ma anche estremamente significativa.
Non è un gioco facile, né un gioco leggero, ma proprio per questo riesce a lasciare il segno. Se cercate un’esperienza diversa dal solito, capace di farvi riflettere e di mettervi emotivamente alla prova, Horse Girl è un piccolo gioiello da scoprire (a vostro rischio e pericolo).
Samuel Mui dimostra che non servono grandi produzioni per creare qualcosa di memorabile: a volte basta un’idea forte, poche regole e il coraggio di portare il giocatore in territori emotivi poco esplorati.
Si ringrazia Narrattiva per la copia recensore
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