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Il reperto

Il Reperto è un gioco di ruolo di ruolo in solitaria di tipo Journaling Game a staffetta (Chain-Journaling Multiplayer experience) ideato da di Michele Gelli & Gioele Visani e curato graficamente da Michela Da Sasso e Alice Giordano. Il volume è uscito in occasione di Lucca Comics and Game 2025 ed è il primo prodotto originale (in house) di Narrattiva che ne ha curato l’edizione.

“Ora il Reperto è nelle tue mani. In qualche modo riesce a sondare il tuo cuore e scoprire i tuoi desideri. Può vedere tutti i tuoi sogni mandati in frantumi da un mondo cattivo e ingiusto. E ti sussurra che puoi avere tutto, ogni cosa che hai sempre desiderato.“

Dal Punto di Vista Editoriale

Dal punto di vista editoriale, Il Reperto si presenta come un prodotto compatto e coerente con la sua natura. La confezione è composta da un astuccio morbido di cartoncino con due alette; all’interno troviamo, sulla sinistra, il regolamento e sulla destra i libretti dedicati agli spunti narrativi: uno per il Reperto e tre per i Personaggi.
Esistono due versioni differenti del gioco, con reperti e personaggi diversi, e la possibilità di mescolare i libretti tra le due scatole aggiunge varietà e stimola ulteriormente la rigiocabilità.

I libretti sono spillati, di una decina di pagine ciascuno, mentre il regolamento si aggira intorno alle cinquanta pagine. Si percepisce che siamo davanti alla prima produzione “in house” di Narrattiva. Rispetto ad altri loro prodotti particolarmente ricercati e rifiniti, qui l’approccio è più sperimentale e meno lussuoso. Tuttavia questa scelta non stona affatto con il tipo di esperienza proposta: Il Reperto è un gioco intimo, portabile, quasi nomade. Il formato leggero e compatto lo rende facile da trasportare e, volendo, giocabile anche solo con i libretti. È una sobrietà che finisce per essere funzionale.

Il regolamento

Le circa cinquanta pagine del manuale possono inizialmente impressionare, ma non devono spaventare. Il regolamento è molto dettagliato e accompagnato da numerosi esempi: si percepisce la volontà di guidare il lettore passo dopo passo, senza lasciare zone d’ombra. Più che un eccesso, sembra un gesto di cura verso chi magari si avvicina per la prima volta a un’esperienza di journaling condiviso.

È vero, tuttavia, che il gioco, nella sua essenza, è più semplice di quanto la mole possa far pensare, e che probabilmente una sintesi di poche pagine sarebbe sufficiente per ricordare le regole durante la partita. Ma la prolissità iniziale diventa anche una forma di accompagnamento: una volta assimilata la struttura, tutto scorre con naturalezza. Dal punto di vista dell’organizzazione si può talvolta avere la sensazione di dover tornare indietro per recuperare un passaggio, ma si tratta di piccole incertezze tipiche di una prima edizione.

Anche qualche refuso ortografico è presente, senza però incidere minimamente sulla giocabilità o sulla comprensione. Nel complesso, si avverte l’entusiasmo di un progetto nuovo che vuole fare le cose per bene, forse anche troppo per prudenza, ma con un’attenzione sincera verso chi giocherà. Ed è un’energia che, in fondo, si apprezza.

Meccaniche di gioco

Giocando a Il Reperto interpreteremo un personaggio scelto tra quelli proposti dai libretti. Non è una figura generica: ha un passato, relazioni, desideri, obiettivi irrisolti. Attorno a lui gravitano persone significative, familiari, conoscenti, figure del quotidiano, che entreranno nella storia e ne diventeranno parte attiva (se non motore).

A un certo punto della narrazione il personaggio entra in possesso del Reperto, un oggetto misterioso dotato di poteri soprannaturali. All’inizio non ne comprende la natura, ma pagina dopo pagina ne scopre le capacità. E come ogni oggetto maledetto che si rispetti, ciò che concede non è mai gratuito. Il Reperto offre vantaggi, possibilità, scorciatoie verso i nostri obiettivi… ma chiede sempre qualcosa in cambio. Il cuore dell’esperienza sta proprio lì: fino a che punto siamo disposti a pagare il prezzo?

Il sistema di gioco è semplice e lineare. Si utilizza un mazzo di carte tradizionale e, a ogni carta pescata, si consultano gli spunti presenti nel libretto del Personaggio e in quello del Reperto. I prompt indicano cosa scrivere, orientando la scena o il tipo di evento che si manifesta. Sono abbastanza precisi da guidare passo dopo passo, ma anche sufficientemente aperti da lasciare spazio alla voce personale. Chi ama scrivere può espandere, approfondire, “nuotare” dentro la scena; chi invece preferisce una guida più stretta troverà comunque una direzione chiara.

Le Carte

I semi delle carte hanno un ruolo importante. Fiori, denari e cuori possono essere accumulati e spesi per ottenere vantaggi narrativi: avvicinarsi ai propri obiettivi, introdurre lettere o leggerle in una partita con più giocatori, decidere quando dirigersi verso il finale. Le picche, invece, rappresentano l’ombra che si avvicina. Quando ne emergono tre, si innesca il finale “oscuro”. In alternativa, è possibile scegliere di scartare un certo numero di carte accumulate per forzare un epilogo diverso, potenzialmente più positivo. Anche qui il gioco è molto chiaro nello spiegare tempi e modalità.

Il flusso resta sempre molto pulito: si gira una carta, si legge lo spunto corrispondente, si scrive, si valuta se spendere carte accumulate, e si procede. Possiamo creare oggetti, modificare dinamiche, costruire nuove scene con i personaggi secondari. Il libretto accompagna con attenzione e rende l’esperienza sorprendentemente accessibile.

Nel frattempo il Reperto lascia segni tangibili sul personaggio. Possono comparire marchi fisici o psicologici: labbra che sbiancano, tremori, attacchi di panico, cambiamenti nel comportamento. Sta a noi decidere come l’oggetto stia trasformando la vita del protagonista e come questo influenzi le sue relazioni.

Alla fine, tutto si riduce a un gesto semplice e rituale: girare una carta, leggere, scrivere. E lasciare che il Reperto faccia il resto.

Passare l’oggetto

La particolarità più forte de Il Reperto è la sua natura di journaling game a staffetta condiviso. Non è solo un gioco di scrittura individuale: è un oggetto narrativo che passa di mano in mano.

Quando un giocatore termina la propria partita, non chiude semplicemente la storia. Consegna tutto ciò che ha creato, il diario, gli appunti, le lettere, i Marchi lasciati dal Reperto, al giocatore successivo. Il gioco insiste molto su questo aspetto materiale: ci invita a costruire un vero diario fisico, a personalizzarlo, rovinarlo, bruciarne i bordi, incollare elementi, trasformarlo in qualcosa di unico. C’è un’enorme libertà creativa in questo, ed è una libertà affascinante.

Il secondo giocatore e forse ancora di più il terzo ricevono quindi non solo un oggetto maledetto, ma anche la memoria del suo precedente proprietario. Si trovano tra le mani un diario già vissuto, già segnato. Devono leggerlo, comprenderlo, decidere cosa farne. Continuare? Tradire? Riparare?

È un’idea molto potente. Davvero potente. Ma è anche una scommessa.
I journaling game a staffetta non sono molti sul mercato. E non è difficile capire perché. Impegnarsi in un gioco di scrittura in solitaria richiede tempo, concentrazione e una certa disponibilità emotiva. Farlo in tre, sapendo che il proprio lavoro sarà letto, continuato e trasformato da altri, moltiplica l’impegno.

Non è un gioco “veloce”. Non è un gioco da sera improvvisata. È un investimento. Eppure, proprio lì sta la sua forza. Perché quando funziona, quando il gruppo accetta il patto implicito di dedicargli tempo e attenzione, la dinamica che si crea è davvero bella. Leggere ciò che un altro ha scritto, cercare di entrare in risonanza con la sua visione del Reperto, prendere decisioni che dialogano con quelle precedenti… genera una continuità narrativa rara.

Il momento finale, in cui ci si ritrova e si aprono le buste rimaste chiuse, condividendo ciò che è stato scritto in solitudine, è probabilmente il punto più forte dell’esperienza. È un incontro vero. Un piccolo rito. E ha qualcosa di sorprendentemente gratificante. Sì, è una scommessa. Richiede tempo, richiede impegno, richiede giocatori disposti a mettersi in gioco anche creativamente. Nel mondo moderno, dove tutto è rapido e immediato, non è una proposta semplice.
Ma è una proposta che vale la pena provare.

Le Mie Impressioni

La mia opinione su Il Reperto è sicuramente positiva. È però un gioco impegnativo. Molto impegnativo.
Gli spunti di scrittura sono numerosi e la partita non è breve. Non potendo pescare due carte consecutive dello stesso seme, e considerando che difficilmente useremo subito le carte accumulate per forzare il finale, saremo infatti tentati di spenderle per raggiungere obiettivi o modificare il corso della nostra storia, è realistico aspettarsi almeno dieci o dodici spunti di scrittura prima di arrivare alla conclusione. E dieci o dodici spunti, se non ci si limita a scrivere in modo didascalico, equivalgono a dieci o dodici vere scene. Dieci o dodici atti narrativi.

Se poi decidiamo di abbracciare davvero la proposta del gioco, cioè trasformare il diario in un oggetto fisico vivo, con cancellature, strappi, bruciature, inserti, annotazioni ai margini, il tempo richiesto cresce ulteriormente. Non è solo scrivere. È costruire qualcosa. Dare peso alle parole. Rendere il Reperto tangibile. È un investimento di tempo ed energie, senza dubbio.

Detto questo, gli spunti sono molto vari. Anche quando pensiamo di avere chiara la direzione della storia, il gioco ci spinge a esplorare nuove strade, a deviare, a complicare le cose. Questa varietà rende l’esperienza meno prevedibile e mantiene viva la curiosità. Inoltre, la presenza di più personaggi e la possibilità di combinare diversi libretti apre alla rigiocabilità, cosa non scontata in un journaling game.

Mettersi In gioco

Scrivere qualcosa che verrà letto da qualcun altro è diverso dal semplice scrivere per sé stessi. È più potente. Più esposto. Ci mette davanti allo sguardo dell’altro.
Potremmo voler raccontare una scena particolarmente dura, cruenta o intima. Potremmo voler esplorare temi delicati. Il gioco prevede strumenti di sicurezza e la possibilità di inserire content warning all’inizio del diario, dichiarando i temi che verranno trattati.

Tuttavia, essere davvero liberi di scrivere qualsiasi cosa non è così immediato quando sappiamo che qualcuno che conosciamo leggerà quelle pagine. Per questo, il mio consiglio è di giocarlo con persone con cui esiste già una certa fiducia. La confidenza facilita la libertà espressiva e migliora la qualità della resa narrativa. In alternativa, potrebbe funzionare anche con qualcuno che non conoscete affatto, dove l’assenza di relazione riduce il peso del giudizio. Ma considerando che l’esperienza culmina in un incontro finale condiviso, è evidente che il gioco punta proprio su quel momento di confronto umano.

In definitiva, Il Reperto è un gioco che consiglio a chi ha voglia di mettersi in gioco davvero. Non è leggero, non è immediato, non è superficiale. Ma se accettate il patto che propone, può restituire un’esperienza rara: quella di vedere una storia passare di mano in mano e trasformarsi, lasciando tracce sia sulla carta che tra le persone.

Conclusioni

In conclusione, Il Reperto è un gioco che non cerca la leggerezza né la rapidità, ma la profondità. È una proposta coraggiosa, che chiede tempo, attenzione e una certa disponibilità emotiva, ma che proprio per questo riesce a lasciare qualcosa. Non è adatto a tutti i gruppi né a tutte le serate, e probabilmente non è nemmeno pensato per esserlo.

È un’esperienza che vive nel gesto della scrittura, nell’attesa tra un passaggio e l’altro, nella responsabilità di continuare la storia di qualcuno. Se accettate questa scommessa, vi troverete tra le mani non solo un gioco, ma un oggetto narrativo condiviso, imperfetto e vivo. E quando, alla fine, vi ritroverete a rileggere insieme quelle pagine, capirete che il vero Reperto non è l’oggetto maledetto, ma il tempo che avete deciso di dedicargli.

Si ringrazia Narrattiva per la copia recensore

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