12 Rivers

12 Rivers [Recensione]

Il mio interesse per questo titolo è nato sfogliando il lungo elenco di novità previste per la fiera di Essen ed evidentemente non sono stato il solo, visto che 12 Rivers ha occupato costantemente una posizione tra le prime 50 dei titoli più attesi della kermesse tedesca.

La casa editrice è l’australiana Good Games Publishing (che ringrazio per la copia review) che ha ripreso il titolo dell’autore Romain Caterdjian, che aveva in realtà già pubblicato 12 Rivers con la taiwanese BGNations. È particolare però il fatto che in entrambi i casi non è chiaro chi abbia curato la grafica che, a giudicare dalle immagini pubblicate su BGG, per le due differenti versioni parrebbe invariata.

Siamo comunque di fronte ad un titolo dichiaratamente family, per 2-4 giocatori a partire dai 10 anni (ma forse si potrebbe provare a giocarlo anche con giocatori più giovani) che promette partite della durata compresa tra i 45 e i 75 minuti (anche meno con giocatori esperti).

L’attenzione dei giocatori di mezzo mondo è stata sicuramente attirata dalla presenza sul tavolo di 12 Rivers che è incredibilmente “catchy”. Nel gioco, vestiremo i panni del capo di una tribù il cui popolo esplora i leggendari dodici fiumi che scorrono da un mistico lago situato in montagna con l’obiettivo di trovare le perle colorate magiche che rotolano lungo i fiumi trasportate dalla corrente. A fondovalle poi c’è un villaggio dove potremo consegnare le perle, che saranno utilizzate per curare, crescere e garantire un altro anno di prosperità.

I MATERIALI

Lo dico senza mezzi termini: i componenti di 12 Rivers, sono il pezzo forte del gioco e in parte risultano strettamente legati alle meccaniche del gioco. Questo vuol dire che con materiali o scelte progettuali diverse, la resa al tavolo e di conseguenza il mio giudizio, sarebbero stati certamente differenti.

Non si tratta di un gioco over prodotto, ma è innegabile che siano state adottate soluzioni funzionali alle meccaniche e che non avrebbero potuto essere realizzate diversamente se non sacrificando le dinamiche al tavolo.

Non si può non cominciare l’elenco dei componenti partendo dal tabellone 3D (vedi foto allegate) realizzato in cartoncino molto spesso che una volta piegato e montato sui relativi supporti risulta un piano inclinato suddiviso in 3 aree:

  • Lo sfondo con l’illustrazione del fiume con le cascate da cui si dipanano i 12 fiumi
  • L’area dei fiumi vera e propria (quella effettivamente inclinata)
  • L’area con il lago e il villaggio (e il tracciato dell’ordine di turno) che risulta parallela al tavolo di gioco

Abbiamo poi 65 perle (sferette di plastica) di cui 15 blu, 17 verdi, 13 rosa, 11 viola e 9 bianche; 4 plance Alpaca (una per ogni giocatore) che presentano sei fori dove alloggiare le perle; 30 tessere Abitanti (di cui 4 assegnate ad inizio gioco) 5 carte Obiettivo Alpaca; 50 carte Campeggio; 25 gettoni Fata di 5 tipi differenti; 12 token Tribù nei 4 colori che identificano i giocatori; 1 sacchetto in tessuto; 2 tessere “aiuto” e un cartoncino sagomato che costituisce una diga.

Tutto molto bello: cartone spesso materiali funzionali, grafica con colori pastello che strizza l’occhio ai fumetti manga e una scatola con diversi inserti per riporre il tutto nel migliore dei modi.

Il regolamento è molto chiaro e ricco di esempi, in certi punti fin troppo “verboso”, ma sicuramente adatto al pubblico a cui si rivolge il gioco e nelle ultime pagine c’è anche un riassunto delle tessere Abitanti che spiega i singoli effetti, anche se le icone sono comunque facilmente interpretabili.

COME SI GIOCA

Come detto sopra, le regole non possono prescindere dai materiali ed in particolare dal tabellone inclinato e dalle piccole sfere di plastica che rappresentano le perle; infatti, scopo del gioco è quello di raccogliere le perle che letteralmente caleranno dalla sommità del tabellone scendendo lungo i solchi che costituiscono i 12 fiumi.

Man mano che si scende verso valle, i fiumi si riuniscono fino a confluire in un laghetto nei pressi del villaggio. I giocatori ad ogni turno piazzeranno i loro 4 token tribù lungo il letto dei fiumi (per accaparrarsi le perle più preziose) o nel villaggio (per assicurarsi il favore di uno degli Abitanti) e useranno le carte Campeggio fornite da questi ultimi, o i gettoni Fata, per ottenere preziosi bonus che li agevoleranno nella raccolta. Il tipo e il numero di perle raccolte e consegnate agli Abitanti forniranno punti vittoria in diversi modi e chi ne avrà di più al termine del quinto turno sarà dichiarato vincitore.

Preparare una partita di 12 Rivers è piuttosto semplice e veloce: dopo aver montato e piazzato il tabellone al centro del tavolo, si mescolano il mazzo delle carte Campeggio, le tessere Abitanti e i gettoni fata che vanno piazzati a seconda dei turni (pari o dispari) su specifiche zone del tabellone vicino ai punti di raccolta delle perle, quindi si preparano tutte le riserve, e a partire dal primo giocatore si piazzano i gettoni Tribù sul tracciato dell’ordine di turno.

La partita dura esattamente 5 round in cui si susseguono sempre tre fasi: Preparazione, Esplorazione e Raccolta, prima della conta finale dei punti.

Fase di Preparazione
Si estraggono le perle dal sacchetto e si distribuiscono casualmente nelle sorgenti dei fiumi: il numero dei fiumi coinvolti dipende dal numero di giocatori al tavolo. Le perle rimangono ferme grazie alla diga di cartone posta nel punto più alto della parte inclinata del tabellone. Si svelano 6 novi abitanti nel villaggio e si piazzano i gettoni Fata lasciando sul posto quelli che eventualmente non sono stati assegnati nei turni precedenti.

Fase di Esplorazione
Durante questa fase, i giocatori prendono i token Tribù dal tracciato dell’ordine di turno e li piazzano su uno degli slot liberi posti lungo il letto di uno dei 12 rivoli, oppure scendendo verso valle, nell’unico corso d’acqua in cui confluiscono tutti i fiumi, o addirittura nel lago situato appena prima del villaggio e dove scenderanno tutte le perle che non sono state raccolte prima.

Questi token Tribù funzionano come delle dighe e fermano la discesa delle sfere che rappresentano le perle. A seconda della posizione in cui piazzeremo il token dovremo pagare, oppure potremo guadagnare delle carte Campeggio. Più in alto sarà il posto dove piazzeremo il nostro token “diga” e più oneroso sarà il prezzo da pagare. In talune zone c’è posto per più token e quando le perle si fermeranno lì, i giocatori sceglieranno in ordine di piazzamento la perla da prelevare.

Il primo a piazzare il proprio token in una zona dove è presente un gettone Fata potrà accaparrarselo e usare le sue abilità che permettono di fare cose “pazze” come prendere due perle al posto di una, oppure piazzare un token Tribù ignorando il costo di piazzamento e via dicendo.

Per finire i token tribù possono essere messi anche in prossimità del villaggio per scegliere tra una delle sei tessere Abitante quella che più si adatta alle nostre strategie: alcune di queste tessere possono regalarci carte campeggio e avere particolari bonus in base al numero e al colore di perle che vi depositeremo.

Durante la fase di esplorazione è possibile giocare alcune coppie di carte Campeggio uguali, per spostare un nostro token al primo posto del tracciato dei turni, oppure per prendere un gettone Fata qualsiasi, oppure spostare un token da una posizione ad un’altra, ignorando gli eventuali costi.

Fase di Raccolta
Al termine della fase di Esplorazione, comincia quella di Raccolta che parte rilasciando le perle che, dopo aver sollevato la diga di cartone, scivoleranno grazie all’inclinazione del tabellone, lungo il percorso dei fiumi fino a fermarsi in corrispondenza dei token tribù. Si procede dunque alla raccolta delle perle partendo dalla posizione più a monte procedendo dal fiume più a sinistra e spostandosi verso destra. Dopo aver scelto la perla del colore desiderato i giocatori rimuovono il proprio token e lo piazzano nel tracciato dell’ordine di turno nell’ultima posizione libera. In questo modo il primo a scegliere, sarà l’ultimo a piazzare il token al turno successivo.

Le perle raccolte vanno piazzate inizialmente sul proprio Alpaca verificando se si è soddisfatta una delle carte obiettivo corrispondente che fruttano punti a fine partita. Dopo questa operazione si potranno reclutare nuovi Abitanti dal villaggio a patto di aver piazzato un token nello slot corrispondente. Quindi si potrà spostare un qualsiasi numero di perle dal proprio Alpaca ad uno dei nostri abitanti: questa operazione non è reversibile.

Durante la fase di raccolta è possibile giocare alcune coppie di carte Campeggio uguali per applicarne gli effetti che ci consentiranno di prendere 2 perle invece di una soltanto, oppure di prendere un secondo Abitante del villaggio.

I cinque turni si susseguono sempre uguali, fino al conteggio dei punti e alla proclamazione del vincitore.

IMPRESSIONI

12 Rivers è gioco che punta forte sulla presenza fisica sul tavolo e devo dire che la scommessa è senz’altro vinta, perché il tabellone che di fatto rappresenta i pendii di una montagna che vanno a degradare in una valle, è davvero bello e attira l’attenzione.

Per realizzare i fiumi su cui far scorrere le sfere che rappresentano le perle è stato incollato sulla base un diorama spesso quasi un centimetro suddiviso in 2 parti per permettere di piegare il piano di gioco in modo da averne una parte inclinata e l’altra piatta.

Altro elemento che catalizza l’attenzione è il momento in cui si liberano le perle e queste cominciano a scorrere lungo i fiumi. Certo, per gli adulti l’effetto “wow” si esaurisce piuttosto in fretta, ma vi assicuro che per i più piccoli è un momento davvero attraente e potrebbe essere un problema gestire chi potrà rimuovere la diga per dare il via alla discesa delle sferette.

12 Rivers però non è solo estetica. Innanzitutto ho apprezzato l’interazione: nonostante si tratti di un titolo che reputo adatto per le famiglie, c’è una costante corsa ad accaparrarsi le posizioni migliori per raccogliere le perle. Tra l’altro si tratta di una competizione molto dinamica, perché non è detto che le postazioni più a monte siano sempre le migliori.

A volte riuscire a piazzare il proprio gettone tribù nel lago può essere la mossa vincente, ma attenzione perché dovrete saper leggere le intenzioni dei vostri avversari. Qui c’è un solo slot libero e ovviamente vi arriveranno gli scarti degli altri giocatori, ma se questi al proprio turno decidono di piazzare i loro token al villaggio, per assoldare uno degli abitanti, allora nel lago arriveranno più perle e magari tra queste ci potrebbe essere quella del colore che stavate cercando.

A mescolare ulteriormente le acque ci sono le carte Campeggio: in particolare se un giocatore è in grado di giocare una coppia di carte “Provisions” può spostare un token, precedentemente giocato, in una location a suo piacimento ignorandone il costo.

A proposito delle carte Campeggio, devo dire che ho trovato i loro poteri tutti interessanti e se giocate con il timing giusto possono diventare delle preziose armi strategiche rovinando spesso i piani degli avversari e aggiungendo un ulteriore strato di interazione tra i giocatori.

Per contro i gettoni fata li ho trovati un po’ sbilanciati: quello che ti fa prendere una perla in più e quello che ti consente di ignorare i costi di piazzamento, hanno degli effetti piuttosto importanti nell’economia del gioco, mentre gli altri hanno abilità meno immediate e dirompenti e in certi frangenti persino inutili se non in casi particolari.

Per completare l’analisi di tutti gli aspetti di 12 Rivers rimangono le tessere Abitanti: nelle prime partite ho sottovalutato l’importanza dei loro bonus, ma man mano che ho accumulato partite ho capito come queste invece, possano risultare determinanti per la vittoria finale e scegliere quella giusta al momento giusto può davvero fare la differenza.

Tra le qualità di 12 Rivers va senz’altro annotata la velocità di gioco: dopo una prima partita di “acclimatamento” le partite filano via lisce e senza intoppi ad un ritmo piuttosto elevato, tanto che mi è capitato spesso di giocarne due consecutivamente.

CONSIDERAZIONI FINALI

12 Rivers è un gioco che ho scoperto quasi per caso mentre studiavo le uscite per Essen. I materiali sono veramente top non solo per quanto riguarda la qualità, ma anche a livello “ingegneristico”: le soluzioni studiate per rendere il tabellone inclinato consentendo alle biglie di plastica di scendere lungo le scanalature che rappresentano questi 12 fiumi, sono una trovata davvero interessante e mi hanno ricordato vagamente le soluzioni adottate per Pozioni Esplosive.

La grafica e i disegni sono adatti al pubblico a cui si rivolge il titolo: tinte pastello e personaggi in stile manga risultano piacevoli. Forse l’unica vera cosa che stona sono gli alpaca, ma molti di quelli che hanno provato il gioco con me li hanno trovati “adorabili”.

L’ambientazione si sposa abbastanza bene con le meccaniche, ma il tema è davvero strano: gli alpaca sono originari degli altipiani del Sud America, e forse l’ispirazione viene proprio da quelle regioni, ma allora come spiegare gli abitanti del villaggio ritratti con strane veline a coprirne gli occhi, o con teste di aquila, o di lupo? Di sicuro mi sfugge qualcosa…

L’ergonomia di 12 Rivers mi ha sorpreso: pensavo di trovare molta più difficoltà nel setup del tabellone e nella gestione delle perle. In realtà l’unico momento leggermente critico è proprio la raccolta di queste ultime dai fiumi, ma nulla di insormontabile.

Il regolamento è ben scritto e alla portata di tutti: secondo me da questo punto di vista, il 10+ riportato nella scatola è sin troppo severo e potreste provare a proporlo anche a bambini più giovani. Il manuale è ricco di esempi e una volta assimilate le regole rimarrà nella scatola.

Per quanto riguarda la scalabilità devo dire che non l’ho provato mai in due giocatori, ma in tre o quattro funziona alla grande allo stesso modo, anche se io lo preferisco comunque con il massimo “player count”.

Per quanto concerne la rigiocabilità di 12 Rivers, devo fare un distinguo: le partite risultano sempre piuttosto diverse una dall’altrà visto che ci sono diversi elementi di casualità, come l’estrazione delle perle dal sacchetto, le carte Campeggio e le tessere Abitanti, ma alla fine le scelte da fare sono più o meno sempre le stesse; quindi per il pubblico target del gioco, questo aspetto è sicuramente promosso, ma per giocatori più esperti forse il divertimento potrebbe esaurirsi in fretta.

Ho trovato 12 Rivers molto originale nell’esperienza di gioco grazie alla commistione che fa di meccaniche e materiali, poi in realtà analizzandolo in maniera asettica, i meccanismi sono tutti abbastanza classici.

Un plauso va senz’altro a come è stata implementata l’interazione tra i giocatori: ce n’è in abbondanza, ma non risulta mai fastidiosa anche perché se vi rubano una perla o una tessera che poteva tornarvi utile, ce ne sono altre che si adatteranno alla vostra strategia e poi, al turno successivo, molto probabilmente sarete voi a mettere il bastone fra le ruote al vostro avversario.

In conclusione questo 12 Rivers si è rivelato una bellissima sorpresa, in grado di regalare molto divertimento al tavolo anche con un variegato pubblico di giocatori: abbastanza fluido e rapido, regala grandi soddisfazioni non solo da un punto di vista visivo e tattile, ma anche nella ricerca della strategia per la vittoria finale. Consigliatissimo soprattutto da giocare in famiglia.

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