Scritto filosoficamente da
Battlemad
Cryan è il secondo volume della collana Dedalo ed è, personalmente, il mio preferito. Come tutti i titoli della serie, è autoconclusivo, ma fin dalle prime pagine si percepisce chiaramente che non ci troviamo di fronte a un “classico” librogame. Non ci sono dadi, né tabelle, né schede personaggio in senso tradizionale. Anzi, Cryan è costruito deliberatamente come un’esperienza anti-sistemica: tutto è lasciato alla scelta, alla percezione e all’intuizione di noi lettori.
L’autore, Cristiano Brignola, struttura l’opera attorno a un’ampia riflessione che travalica la semplice narrazione interattiva. Il risultato è un esperimento che si muove tra narrativa speculativa e allegoria politica, con un (abbondante) pizzico di introspezione filosofica. Edito da Vincent Books nel 2020, presenta illustrazioni ad opera di Francesco Mattioli.

Ambientazione e trama
Il mondo in cui si svolge Cryan è tanto surreale quanto coerente: una città costruita nel corpo fossilizzato di una gigantesca creatura mitologica che, lentamente, si rigenera. Al vertice di questo sistema c’è il lettore stesso, incarnato nel Cigno Nero, un’entità incorporea dotata di potere assoluto. Il Cigno Nero non ha inizialmente forma né identità definita, ma saremo noi a modellarlo, visivamente e simbolicamente, nel corso dell’esperienza.
La città è suddivisa in zone amministrate da “duchi”, ciascuno con funzioni e responsabilità differenti: rappresentano interessi, razze, sensibilità e ideologie diverse tra loro. Alcuni sono conservatori, altri più aperti. Alcuni sono pragmatici, altri visionari. Le loro voci sono discordanti ed è il Cigno Nero che deve mediare, ascoltare, scegliere.
L’arrivo di un umano destabilizza questo ecosistema, innescando una crisi le cui conseguenze siamo chiamati a gestire. L’umano non è un semplice ospite: è l’elemento di rottura che costringe ogni creatura a ripensarsi, noi lettori inclusi. Accogliere o respingere? Concedere cittadinanza o ergere barriere? Proteggere o neutralizzare? Tutte queste domande si affacciano senza mai essere esposte esplicitamente. Si evitano retoriche, ma cresce la tensione verso le scelte del lettore, mentre gli altri personaggi si dividono.
La trama non si sviluppa tanto in eventi concatenati quanto in una sequenza di scelte e visioni che accompagnano il lettore verso uno degli otto finali (più uno bonus). Ogni percorso conserva una propria coerenza narrativa, ma si distingue soprattutto per il tono e il significato emotivo che imprime alla vicenda.

Meccaniche di gioco e interazione
Cryan abbandona volutamente le meccaniche tradizionali del librogame. Non ci sono lanci di dado, punteggi di abilità o sfide da superare. La struttura è quella classica a bivi numerati, ma il modo in cui i bivi funzionano è profondamente diverso. Abbiamo, in verità, una sorta di scheda in fondo al volume: una pagina dove si annotano trofei, ricordi, accordi e punti di fiducia o sfiducia. Ma è un sistema leggero, quasi simbolico, che serve più a guidare la riflessione che a determinare esiti concreti. In questo senso, Cryan è un libro che chiede “chi sei”, più che “cosa vuoi fare”.
Il lettore è spesso chiamato a decidere aspetti soggettivi e relazionali: “Hai un buon rapporto con questo personaggio?”, “Ti fidi di questa creatura?”, “Pensi che stia mentendo?”. Queste domande non conducono a diramazioni meccaniche della trama, ma influenzano il tono del racconto e il modo in cui il mondo di gioco reagisce. In un certo senso, il libro non racconta una storia, ma costruisce un dialogo basato sulla morale. Il libro non ti chiede chi vuoi attaccare o come risolvere un enigma: ti chiede chi vuoi essere di fronte all’altro. In questo contesto, bisogna prendere delle posizioni, a volte nette. Ma non solo: effettuare una scelta implica anche dover scegliere chi far tacere. In questo modo il gioco mette a tema anche l’aspetto negativo della singola scelta: non solo cosa si scegliere, ma anche cosa non si ascolta.


L’importanza sociale e politica
Uno dei tratti più notevoli di Cryan è il modo in cui tratta, con toni fantastici ma inequivocabili, temi di estrema attualità come l’immigrazione, l’integrazione e la paura del diverso.
L’umano che entra in città non è solo un personaggio: è un archetipo. La sua presenza genera scompiglio, solleva domande, spezza equilibri. Le reazioni dei duchi, degli altri esseri, e del Cigno Nero stesso, diventano specchio di posizioni politiche e culturali reali. Ma il libro non giudica: lascia spazio. L’autore non impone una morale, ma si percepisce una tensione etica continua.
Questo rende Cryan un’opera profondamente politica, nel senso più ampio del termine: non schierata, ma interamente immersa nelle dinamiche della polis, nel rapporto tra potere e responsabilità, nell’identificazione di un’identità personale e collettiva. Il tono del libro è delicato, ma non per questo evasivo. Affronta questioni scomode e lo fa lasciando al lettore la libertà e la responsabilità di scegliere, senza mai scadere nella ramanzina o nella predica.
Uno dei temi sottotraccia è la differenza tra integrazione e assimilazione: alcune opzioni portano a trasformare la città per accogliere il nuovo arrivate. Altre, più sottilmente magari, ti invitano a cambiarlo affinché si adatti alla città. Una distinzione sottile ma cruciale: l’inclusione è mutuale, l’assimilazione è gerarchica.


Formato editoriale
Il libro è ben curato, con 465 paragrafi principali più un micro-librogame di 20 paragrafi (“Mothell” di Yannick Roch) come bonus finale. L’edizione fa parte della collana Dedalo, che si caratterizza per una forte attenzione alla qualità editoriale e alla sperimentazione narrativa, come già indicato nella recensione di In Cerca di Angelica.
Dal punto di vista grafico, Cryan è pulito e leggibile. Non ci sono illustrazioni invadenti o layout caotici, ma il design favorisce la concentrazione e l’immaginazione. La scelta di non inserire artwork “descrittivi” dei personaggi o dei luoghi contribuisce a mantenere quell’aura onirica e soggettiva che è uno dei pilastri dell’esperienza.

Rigiocabilità e profondità
La rigiocabilità in Cryan non è una questione di collezionismo o di scoperta di tutte le diramazioni. È, piuttosto, un invito a rileggere se stessi. Ogni nuova partita permette di interpretare il Cigno Nero in modo diverso, di fare scelte opposte, di seguire logiche alternative. In questo senso, ogni run è un percorso esistenziale a sé stante. Potreste anche scoprire lati di voi stessi che manco sapevate di avere, oppure potete scegliere di interpretare un Cigno Nero diametralmente opposto alle vostre concezioni morali.
Gli otto finali offrono un ventaglio di risoluzioni coerenti e soddisfacenti, ma nessuno di essi è il finale giusto. Ognuno rivela una sfaccettatura diversa dell’identità del lettore e del personaggio che ha scelto di interpretare. C’è anche un finale bonus, difficile da ottenere, che rappresenta una sorta di meta-commento sull’intera esperienza.
Solo giocando più volte è possibile intuire, a posteriori, quale sia l’opinione dell’autore sulle scelte possibili. Ma anche qui, la struttura non offre condanne né premi. Semplicemente, ti mostra le conseguenze.

Riflessione personale
Cryan è un’opera rara nel panorama dei librogame italiani: riesce a farsi veicolo di una riflessione profonda senza rinunciare alla forma del gioco. Ciò che lo distingue da altri libri è la non-autonomia delle scelte: non sono mai decisioni singole, ma tappe di un processo. Il modo in cui hai trattato un personaggio all’inizio condizionerà come si presenterà più avanti: il tono con cui si sceglie di interagire definisce l’energia degli incontri futuri.
Non è un libro per tutti. Richiede pazienza, disponibilità e soprattutto una certa predisposizione all’autointerrogazione. Non diverte in senso tradizionale, ma stimola, interroga e provoca. È un gioco che si prende sul serio e chiede al lettore di fare altrettanto. Un’operazione coraggiosa, che dimostra come la narrativa interattiva possa diventare uno strumento di esplorazione etica, politica, identitaria.

Spunti conclusivi
Un elemento che merita una nota finale è il modo in cui Cryan si relaziona al concetto di “gioco” in sé. Più che ludico, è un libro esperienziale. Le scelte non sono “giuste” o “sbagliate”, non ci sono punteggi da ottimizzare o segreti da decifrare. Eppure, c’è un senso di scoperta che non dipende dalla trama, ma da una rivelazione intima. In fondo, Cryan è un labirinto senza uscita: non si vince, si attraversa.
Se si volesse utilizzare l’opera in ambito educativo, ad esempio in un contesto scolastico o laboratoriale, potrebbe diventare uno strumento prezioso per discutere temi come il pregiudizio, la gestione del potere, o la costruzione dell’identità. Non è un gioco didattico, ma contiene enormi potenzialità formative.
Cryan è, in definitiva, un libro che riesce a incarnare una forma di narrazione politica ed etica. Non racconta una storia: ti chiede di raccontarla. E quando chiudi il libro, non finisce. Resta dentro, come una domanda non ancora risolta.
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