IdeaG 2025

Il weekend del 19 gennaio si è tenuto l’evento nazionale di IDEAG 2025 a Parma. E voi potreste chiedervi: “Non sei un po’ in ritardo per il report?” Beh, avete perfettamente ragione! Ma la verità è che non volevo competere con l’eccellente lavoro già fatto da Alessandro Pabis de Le Cronache del Gioco, che tra l’altro si è presentato in albergo con due ciabatte destre… segno che il vero spirito dell’evento è stato colto fino in fondo!

Una squadra Agguerrita: gli Incontinent Creators

Statevene a Casa

Cominciamo con una premessa: quest’anno la quantità di persone presenti per i playtest a IDEAG è stata davvero alta. E vi invito a non partecipare nei prossimi anni, perché capisco tutto, ma quando lo pubblicizzavamo di meno era anche più facile sedersi a un tavolo e giocare. Per chi non lo sapesse, IDEAG è un raduno dove gli ideatori di giochi da tavolo, i cosiddetti autori, portano i loro prototipi per confrontarsi con altri autori o per sfruttare ignari giocatori che passano di lì e verificare se le loro idee funzionano davvero.

Per chi non è autore, IDEAG rappresenta un’opportunità unica di scoprire come viene sviluppato un gioco, vedere e provare prototipi, conoscere autori e, soprattutto, godere dell’atmosfera sempre positiva e stimolante che permea l’evento.

Un evento per Fisici Allenati

Devo dire che IDEAG è un’esperienza faticosa. Il buon playtester si presenta nelle sale alle 8 del mattino, non mangia mai e tira dritto fino alle tre di notte, come nel mio caso, o anche oltre, se ha il fisico per farlo. Oltre ai tavoli da gioco, IDEAG prevede anche dei panel molto interessanti il venerdì, e quest’anno c’era anche IdeaGdr, uno spin-off che permetteva ai creatori di giochi di ruolo di testare i loro prototipi.

Un evento per Cialtroni

Ma IDEAG è anche un’occasione di incontro e divertimento. È in questo contesto che, al sabato sera, si è svolta la Cialtronata, una gara a squadre in cui, partendo da alcuni punti fermi, bisognava inventare un gioco da tavolo. La nostra squadra, gli Incontinent Creator, composta da Luca Ciglione, Chiara delle Recensioni di Chiara, Nicola e Claudia di The Green Player e Alessandro Pabis delle Cronache del Gioco, ha raggiunto un contestato secondo posto con un gioco che partiva da queste frasi chiave: Localizzazione: Alaska, tema: immobile, “push your unluck”, licenza: Star Mort, oggetti: cose che volano. Se siete curiosi di sapere cosa ne è uscito, potete cercare il reel su Instagram ammesso che lo faccia oppure guardare il video di Le Recensioni di Chiara. Il tutto condito da una sana dose di ignoranza, che però ci ricorda che, nonostante il gioco possa essere serio, è anche una fonte di divertimento e convivialità.

Un evento per Giocare

Ora, faccio un elenco dei giochi che ho provato, con qualche nota, anche se so che non è fondamentale per i lettori saperne di più… ma se diventano successi mondiali, potrò sempre dire di averli scoperti io.

Gem Hunters di Alessandro Cuneo è un gioco in cui bisogna piazzare dei polimini sulle carte miniera cercando di posizionarli in modo da non coprire le risorse necessarie per completare i propri obiettivi. Un gioco che premia la capacità di piazzare al meglio gli oggetti intuendone l’ingombro. Mi è piaciuto molto come meccanica, ma ho notato un difetto nel downtime.

Andrea Robbiani è sempre una garanzia, e il suo nuovo gioco Birds in collaborazione con Renato Ciervo, dove guideremo uno stormo di uccelli, non ha deluso. Un eurogame card-driven, come lui sa fare, con vari modi per accumulare punti e diversi effetti, ma sempre molto pulito e lineare. Era alla sua prima apparizione, ma le basi mi sembrano solide e credo che questo titolo possa facilmente vedere la luce.

Con Luca Del Vecchio io e Teooh! abbiamo provato Fight Bus, un gioco da viaggio che sfrutta i chiodini per tenere traccia della forza dei personaggi e delle loro mosse. Ancora da affinare, ma l’idea di poterlo giocare in mobilità, facendo sfidare strani personaggi che si trovano sull’autobus con poteri buffi (ad esempio, la nonna che tira borsettate), è sicuramente interessante.

Sempre con Teooh!, abbiamo testato il GDR Purple Reaping di Marco Calesella. Il sistema di gioco era divertente, ma ha bisogno di limiti per funzionare al meglio. L’ambientazione sembrava interessante, ma nella nostra run non l’abbiamo percepita granché. In ogni caso, ci siamo divertiti come al solito, seminando panico e paura con azioni discutibili da tutti i punti di vista.

Hubble di Luca Bellini e Luca Borsa è un altro titolo da tenere d’occhio. Basato su pezzi di puzzle, il gioco ci porta in un’esplorazione dello spazio, dove bisogna tenere conto di diverse variabili per fare punti. La cosa interessante è che i pezzi di puzzle possono essere collegati anche lasciando dei buchi tra le tessere, che poi vengono riempiti con cubetti. Un’idea originale che mi ha incuriosito.

Pyramid Clash, un gioco di carte di Carlo Andrea Rossi, è un gioco di prese (la mia nemesi) che ha mostrato sicuramente potenzialità. Il gioco ha numeri a piramide con carte forti (come il 5 nel nostro caso) e carte deboli. L’aggiunta delle collisioni (come in Mangia Preda Chiama) rende decisivo leggere a caldo gli avversari.

Un prototipo che funzionava bene, ma che alla fine ho bocciato, è stato Nuky del duo Galbusera Botta. Si tratta di un gioco in cui bisogna liberarsi delle carte piazzandole nella giusta colonna e riga, determinando ad ogni mossa quale sarà la posizione giusta. Funziona, ma non mi ha fatto innamorare (e quindi, siamo sicuri che diventerà un best-seller nel mondo!).

Giorgio ha poi provato a conquistarmi con Butterfly, un gioco per bambini a tema farfalle, che ricorda Labirinto Magico ma in verticale (veramente bello da vedere), e con Magic Limits, un gioco in cui bisogna scartare le carte comprese tra limiti, con anche interazione diretta tramite carte speciali. Mi ha divertito molto, anche se ho creato dei nemici quando, dopo avermi messo un limite tra 55 e 57 (quindi potevo scartare solo la carta 56), hanno scoperto che l’unica che avevo in mano era proprio quella!

Un altro passaggio obbligato delle mie giornate a IDEAG è Enrico Vicario, che, sempre con il nome di Butterfly, ha creato un gioco in cui bisogna piazzare acetato di una certa forma (che rappresenta un retino) per catturare farfalle. Non potete capire quanto fossi scarso a piazzare correttamente il retino, ma l’idea è sicuramente originale.

Radio Goblin è un party game di Stefano Cobello nel quale dovremo cercare di avere il maggior numero di ascoltatori, con meccaniche di push your luck e carte con effetti che ricordano Vudù mi è sembrato un po’ acerbo con completa incontrollabilità del simpatico caos che si sviluppa al tavolo.

Nota di merito, infine, per il gioco di Arianna Vertuani, Inaudito!. Il merito va sia per il fatto che era l’una di notte e probabilmente stava andando a casa, quando Luca Ciglione, The Green Player e il Boardgamer di Montagna si sono avvicinati minacciosi, sia perché il gioco ci ha fatto divertire davvero tanto. Un gioco in cui, nei panni di persone di alto lignaggio, bisogna parlarsi in maniera formale e accusarsi a vicenda. Un mix di Oscuro Signore e Vudù guidato da carte, dove il limite è la fantasia dei giocatori. E così, abbiamo scoperto che il Boardgamer di Montagna effettua azioni decisamente discutibili con i gatti!

Dato che i prossimi giochi li ho provati tutti con Alessandro Pabis che sul suo blog ne ha già scritto, ho pensato che non avesse nulla in contrario se gli rubavo il pezzo di articolo ed anche le foto

Golden Acorn è un gioco di corse nel bosco dove le monete sono ghiande. Creato da Luca Zack Piran, ti sfida a scegliere se partire per primo e ottenere più ghiande o posizionarti più indietro per accaparrarti i bonus sparsi sui rami. Un gioco che sembra promettere bene, con una meccanica che mescola programmazione e gestione risorse. Però… poi arrivi al traguardo, ti senti fiero di aver preso la testa e BOOM! Viene fuori che la vittoria va a chi ha accumulato più carte, e tu lì, con la faccia di chi ha appena corso come un pazzo e invece…#giustiziaperlucaciglione

Dal nostro amico Tobia Botta abbiamo provato Jinn un gioco di prese dove i giocatori devono giocare carte davanti a sé o agli avversari, in base ai colori, cercando di accumulare il punteggio più alto per ottenere carte tesoro. La meccanica è semplice, ma il gioco è molto preciso e divertente, con un ritmo che tiene sempre alta l’attenzione. La sua semplicità nasconde una profondità strategica che mi ha colpito, perfetto per chi cerca un gioco rapido ma con una buona interazione e che credo facilmente andrà ad ingrossare la lista dei Mini Game. Sempre da Tobia abbiamo provato Colorzilla un gioco uno contro tutti, in cui un giocatore interpreta Godzilla che entra in città. Ogni giocatore, cercando di indovinare la sequenza di colori giocata da Godzilla, dovrà rispondere con la propria carta. Se i colori corrispondono, Godzilla subisce un colpo, altrimenti avanza. La dinamica mi ha ricordato un po’ Mastermind, ma con un twist interessante. Dato che a un certo punto ho perso facendo indovinare le prime tre carte su tre credo che il gioco sia terribile e non lo voglio mai più vedere. Bonzo Gonzo
è un gioco di wrestling dove ogni giocatore ha delle carte disposte su una griglia, e potrà decidere se atterrare un avversario con il valore più basso o spostarsi su uno spazio libero. La dinamica è interessante, ma il gioco necessita ancora di qualche rifinitura. Infine con Tobia ho provato Il fantasma dell’Opera un gioco di prese (più le odio e più ci tengono che provi) con un sistema di Briscole asimmetrico che devo dire, alla prima partita non ho capito affatto, ma che dalla seconda mi è parso funzionare molto bene.

Un’altro tavolo che mi ha dato soddisfazione, soprattutto perchè ho vinto tutte le partite è stato quello di Pasquale Facchini. Castello Svevo è un gioco dove si giocano le proprie carte, teoricamente vince quella di punteggio più alto ma ogni carta ha effetti particolari che potrebbero eliminare carte avversarie o darci punti in modo più disparati. Magic Book è invece un gioco di Carmelo Massimo Tidona dove i giocatori devono costruire un libro magico cercando di riempirlo di pagine appartenenti alla loro tipologia segreta cercando ovviamente di non farsi scoprire.

Sono poi finito da Dario Massa per provare Everything, Fast!, un party game super frenetico dove i giocatori devono liberarsi delle proprie carte seguendo delle regole particolari. Un gioco rapido, divertente che si spiega in un secondo e che durante la partita crea momenti di puro divertimento al tavolo. (Stai per giocare la carta finale ma proprio in quel millisecondo qualcuno piazza in gioco la carta che ti frega.) Tempo reale che non è per tutti ma che io adoro. Please Understand, è un gioco di deduzione dove i giocatori devono cercare di indovinare la regola di un altro giocatore, che ha assegnato oggetti a due categorie: “sì” e “no”. L’idea mi piaceva ma il downtime al tavolo è stato eccessivo. Infine, ho dato uno sguardo a A Strange Town. In questo gioco, i giocatori devono integrarsi in una città dove si parla con regole particolari e che gli altri giocatori devono indovinare. Semplice e geniale nella dinamica.

L’infiltrato: Sub-report di SimoneM a IdeaG 2025

A differenza di Luca Ciglione, sempre più in cerca di una qualche forma di giustizia, il sottoscritto Armadio American è transitato per le sale di IdeaG 2025 solo il Sabato. Quindi non ho rilasciato interviste, non ho partecipato a Contest vari, non ho fatto autografi… insomma ma che cappero ci sono andato a fare?

Se eravate lì ed avete visto gironzolare fra i tavoli un energumeno pelato con un sacchetto a pois simile ad una coccinella spiaccicata su un parabrezza… beh NON ero io. Anche se il Boardgamer di Montagna giurerà il contrario!

Ho provato a concentrarmi sui miei amati giochi American che quest’anno anno fatto capolino con un numero decisamente interessante ed anche con proposte valide.

Anche se in attesa del primo appuntamento sul calendar del cellulare incontro il mitico Leonardo Romano (Ludus Magnus Studio) che vince sicuramente il premio Look of The IdeaG2025 e che mi fa provare ben 2 giochi . Il primo è Broken Bonds un gioco scacchistico 1 vs 1 che si gioca appunto su una plancia attraversata da un reticolato che rappresenta un Server. I giocatori sono degli hacker che dovranno “rubare” informazioni ed effettuare 3 attacchi vincenti per poter battere l’avversario. Ogni giocatore dispone di una pool di Programmi (delle figures) che devono essere mosse sulla scacchiera risolvendo delle mosse rappresentate da un’offerta di carte denominate Protocollo. Ogni volta che un giocatore esegue una mossa esaurisce per primo la carta corrispondente impedendo all’avversario, per quel turno di compiere la stessa. Per piazzare un punto un giocatore deve piazzare dei token in modo che raffigurino l’immagine presente sulla propria carta obiettivo di partenza. Giochillo stretto e cattivo con enorme potenziale seppur super-astratto.

Il secondo gioco è Mythbound lo provo insieme ad uno scoppiettante Teooh!. E’ un titolo già ad uno stadio ultra avanzato di sviluppo e che quindi potrebbe diventare a breve anche un realtà commerciale. Si tratta di un Push-your-luck dadosissimo che ci vede nei panni di Araldi del Re intenti a dimostrare il nostro valore (e la nostra dedizione al sovrano) risolvendo missioni e appianando crisi in giro per il regno. Come lo faremo? lanciando dadi e cercando di manipolarli usando i poteri asimmetrici dei nostri personaggi. Ogni carta avventura/missione può essere affrontata per ottenere due cose: risorse (per acquistare poteri e migliorie) oppure la carta stessa che si traduce in Punti Vittoria istantanei e la cui “raccolta” alimenterà una collezione di set utile per la vittoria finale. Ogni location esterna propone tipi diversi di sfida a difficoltà casuale mente la città offre sfide particolarmente difficili da superare ma che forniscono tantissimi Punti Vittoria. Gioco interessante che potrebbe causare infarti e perturbative coronariche agli amanti del controllo. La partita è stata molto scanzonata e Teooh! ha tenuto banco con la solita verve e l’allegria che lo contraddistingue da sempre. Ah… per la cronaca ai Punti ha vinto lui. Titolo che si conferma essere quasi una pre-produzione anche se tutti al tavolo abbiamo fornito all’autore diversi aspetti che possono essere affinati per rendere l’esperienza di gioco ancora più appagante.

Restando in “casa” Ludus… provo Lex Gloriae di Michele “The Breach” Morosini e con lui il primo American della giornata. E’ gioco di controllo del territorio con scontri su mappa. In un mondo fantasy, ancora da definire, 4 maghi guidano la propria “fazione” per soverchiare le avversarie. Il gioco è una specie di 4X su mappa fissa che prevede lo sviluppo della propria fazione (asimmetrica) attraverso il controllo di risorse, zone di potere e battaglie. Ogni mago dispone di una fortezza di partenza ed un certo numero di unità ma esplorando il mondo esterno può acquisire potere magico e piegare creature selvagge alla propria volontà ed usarle in battaglia contro gli avversari. Il gioco prevede achievement da sbloccare per ottenere “trofei” con cui battere gli altri giocatori. Gioco di ampio respiro in una fase assolutamente embrioniale con tantissimi spunti interessanti ma ancor molto lavoro sul piano dello sfoltimento delle regole. Interessante il sistema di “favori” che a volte le fazioni possono scambiarsi per calmierare l’influenza del combattimento nell’economia generale del gioco.

Chef Party: il tempo scorre e le pietanze si freddano!

Diego Fonseca ci porta sulla passerella dei realty-show culinari con il suo divertentissimo Chef-Party. Gioco di manipolazione dadi che simula e scimmiotta Masterchef e simili. Infatti nei panni di cuochi provetti dovremo compiacere i giudici (ed ottenere i loro favori – leggasi bonus) lanciando dadi (che rappresentano ingredienti e tipi di cottura) per cercare di replicare la “ricetta” della puntata. A turno ogni giocatore esegue un’azione principale fra quelle disponibile tutte afferenti al lancio, la permuta, lo scambio e la manipolazione dei dadi (presenti su una pool centrale o dentro ad un sacchetto), eseguita tale azione tutti gli altri giocatori possono eseguirne una con un effetto (a meno che qualcuno non giochi un gettone bonus per inibire questa possibilità). Ogni azione costa tempo, una risorsa che viene misurata con una plancia timer che determina anche l’ordine di turno.

Si ottengono punti in base alla corrispondenza delle figure, della posizione dei dadi e del colore. Chi ha completato la ricetta o chi si avvicina di più ad essa si può ritirare dalla gara non partecipando più alla fase azione e attendendo il calcolo del punteggio sfruttando PV bonus magari dai “round” risparmiati. Occhio ad evitare lo spreco di cibo, infatti i dadi in eccedenza tolgono punti. Ed è stato proprio a causa loro che ho perso la partita per una manciata di punti. Party game scoppiettante, dadoso ma non banale.

Le ore scorrono via veloci, così veloci che per me ed il mio compagno di viaggi, il mitico Dr.Nick che cito nelle mie serate su [Ieri sera sul Nostro Tavolo].

C’è ancora tempo per provare un altro American ovvero Alita’s Motorball di N. Chioato, gioco di corse card-driven ispirato alle devastanti partite di Motorball di Alita, l’Angelo della Battaglia. Ogni giocatore guida un Cyborg deve riuscire a completare, senza essere distrutto dal percorso ma soprattutto dagli avversari, un giro completo del circuito con i mano la palla. Per fare questo i giocatori pianificano segretamente due mosse (usando 2 carte) che verranno rivelate secondo una serpentina in ordine inverso di turno. Tutti i giocatori hanno lo stesso deck iniziale di carte che potrà modificarsi durante la partita acquisendo delle super-carte, poste al fianco del percorso, scoperte in base a determinate condizioni. Condizioni che alimenteranno due track parallele presenti su ciascuna scheda personale del giocatore: i danni subiti ed il favore del pubblico che influiranno sull’andamento della propria partita. La pista ovviamente nasconde diverse insidie e trappole, rivelate all’inizio del round con un mazzo di carte, che modificheranno fisicamente la pista. Gli scontri si risolvono a suon di dadi ed arrivare “interi” a fine gara è praticamente impossibile. L’aspetto assolutamente acerbo e non dettagliato delle grafica ci ha rivelato un gioco gradevole, semplice ma tattico con un enorme potenziale. Speriamo al tavolo di aver dato all’autore in erba i consigli giusti.

Il mio tempo ad IdeaG si esaurisce quindi non riesco a provare l’intrigante Detectives vs Criminals di Luca Maragno con cui però riesco a scambiare qualche chiacchiera sul gioco e su altre amenità prima di far provare il gioco ad una delle diverse case editrici intervenute per fare un po’ di scouting.

Riesco però a fare un giro virtuale a Torune di Kevin Bertini (che ringrazio per la spiegazione completa anche se super-fast) gioco di carte con ambientazione norrena e personaggi dai tratti manga che mi ha ricordato un po’ Roll-Player ma con le carte. I giocatori devono sviluppare i propri maghi/personaggi acquisendo carte e potenziando le proprie caratteristiche personali grazie ad un’intrigante plancia su cui si incastonano cristalli trasparenti che indicano lo “sblocco” delle varie abilità. La plancia innesca un sotto gioco, una specie di puzzle-game in cui entrano in gioco le classiche “rune” vichinghe. Rune che poi sono contenute anche nell’offerte centrale di carte creata da tre pile di pesca. Meccaniche già viste ma funzionali per un gioco che si presenta già bene ma con ancora margine di miglioramento.

Lascio il Ciglione alle sue avventure notturne fra giochi da Content Creator scontenti o incontinenti… non ho ancora capito, premi improbabili e ben due ciabatte destre. Oriento nuovamente la macchina in direzione Firenze mentre nella mia testa riecheggia una frase… ancora grazie di esistere IdeaG.

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