Fabio (Pinco11)
GALILEO GALILEI PRIME IMPRESSIONI
Thomas Holek era a questa Essen un autore debuttante, ma con la particolarità di essersi presentato all’esordio con ben tre titoli e tutti nella hotlist dell’annata, ossia SETI (della CGE), Tea Garden (Albi) ed il Galileo Galilei (della altrettanto esordiente Pink Trobadour, 1-4 giocatori, 60-120′, 12+) del quale vi parlo oggi.
Siamo qui calati nei panni di astronomi (Galileo, Brahe, Copernico, ..) impegnati idealmente nella scoperta ed esplorazione di copri celesti, nel contesto di un gestionale di peso medio incentrato su di un meccanismo di selezione azioni tipo rondella (ma con delle peculiarità).
La difficoltà percepita (dagli utenti di BGG) è di 2.93, quindi nell’ordine di grandezza, per avere una idea, di un Everdell (2.82).

GALILEO GALILEI IN POCO
Nella scheda di ciascun giocatore campeggia un telescopio, che funge da freccia indicatrice di quale spicchio di una rondella ‘distesa’ in un arco di circonferenza ci si sposterà in ciascun turno (muovendola di 1-3 spazi), eseguendo le azioni corrispondenti.
L’azione base è ‘fissa’ per ogni casella, mentre quelle addizionali sono variabili, in quanto la tessera prescelta deve essere posta in fondo ad una apposita striscia mobile. Nel contempo le azioni addizionali sono anche migliorabili, cosicché gli effetti che possono essere ottenuti dagli spazi azione cambiano radicalmente sia di turno in turno che nel corso della partita.
Tra le cose da fare abbiamo poi la raccolta di dadi in tre colori (che non si rollano MAI e che servono da contatori), la crescita dei loro valori, il loro utilizzo per ottenere carte corpo celeste, il piazzamento di appositi segnalini (cometa e costellazione), l’avanzamento in classiche tracce moltiplicatrici di punteggi per fine partita e così via.
Particolare è infine la necessità di gestire i potenziali punti negativi legati alla presenza di ‘inquisitori’ che si attirano nel conseguire risultati sin troppo efficaci delle proprie ricerche.
A fine partita ha luogo la classica point salad tipica di titoli di questa classe.

COME SI PRESENTA
Galileo Galilei sul tavolo gode di una discreta presenza scenica, abbinando un tabellone centrale abbastanza compatto (che serve giusto ad alloggiare i tracciati punteggio – moltiplicatore – bonus e le carte dei copri celesti) ad una plancia giocatore dominata dalla presenza dell’evocativo telescopio. Abbiamo poi qualche segnalino sagomato ed un set di carte ‘scoperta’ ben illustrate, per cui nell’insieme il tutto sul tavolo fa la sua figura, senza comunque esagerare, con una attenzione, ragionevolmente, anche al contenimento dei costi.
L’ambientazione è resa in modo adeguato, pure rimanendo sulla classica cosmesi di fondo.

COME GIRA GALILEO GALILEI
Siamo di fronte ad un gestionale (quelli che chiamano Euro – games) di peso medio, giusto un gradino sotto ai cinghiali, che parte da una struttura classicissima (gestione azioni e risorse), per proporre però un paio di idee extra utili a donare al tutto una brezza di novità.
La prima idea è stata quella di elaborare il concetto di rondella che abbiamo visto caratterizzare con successo, anni fa, i titoli di Mac Gerdts (vedi per esempio un Navegador). Qui l’intervento è stato quello di corredare l’azione principale (che continua a funzionare come la classica rotella, anche se qui è stata ‘srotolata’) con una secondaria, contenuta in apposite tesserine che devono essere poste a fine turno in fondo ad una coda. L’effetto è quindi quello di variare ogni turno l’effetto complessivo ottenuto da ciascuno spicchio.
Intendiamoci: l’azione principale è quella che dà l’impronta all’effetto ottenuto, ma quella secondaria (che per altro può essere potenziata) può incidere anche molto, coordinandosi (o meno) con l’altra.
L’altra particolarità è legata invece alla gestione dei noiosi inquisitori, che devono essere gestiti per evitare di caricarsi di punti penalità, sia in corso di partita che alla fine. Anche qui le accortezze sono quelle di non prenderne troppi alla volta e si fa presto a sviluppare un ritmo per controllarli, ma è apprezzabile l’idea proposta.
Per il resto il compito è svolto in modo più che ordinato e si deve solo cercare di collezionare dadi dei giusti colori e valori per ottenere le somme necessarie per ottenere le carte corpo celeste (dove compare ancora un sottogioco di bonus) e/o di piazzare idoneamente segnalini cometa (potenziamenti e bonus) e costellazione (punti vittoria) ed avanzare nei percorsi che danno punti a fine partita (e/o raggiungere obiettivi).

SENSAZIONI
Il peso è medio, quindi l’avviso è quello di non pretendere troppo. Il flusso della partita è strutturato per cercare di ridurre i tempi di attesa, per cui si alternano in genere dei turni più significativi con altri di ‘ricarica’ e questo fa si che in genere la riflessione non si protragga, normalmente, troppo a lungo.
Nel contempo le cose da fare non sono tantissime, visto che il focus del gioco è e resta solo quello di incrementare il valore dei dadi (che quindi non rappresentano altro che meri indicatori di risorse – colore possedute), che poi si utilizzano per conquistare carte ‘scoperta’ (e/o ottenere punti vittoria immediati).
Sul contorno ecco poi i classici percorsi con moltiplicatori e/o qualche obiettivo (in realtà non troppo numerosi e/o vari), ma non tanto da complicare inutilmente il tutto.
Un paio di sotto giochi (inquisitori e bonus delle carte corpo celeste) danno ancora sapore, senza caricare inutilmente (come spesso invece accade) il gusto con untili orpelli. Alla fine della giornata quindi Galileo Galilei resta un peso medio e non vuole aggiungere cose solo per il gusto di farlo.
Sul lato opposto della medaglia abbiamo forse una variabilità di partita e partita non eccelsa, che può incidere sulla longevità.
La scalabilità è buona ed in due le partite possono diventare davvero molto rapide.

CONCLUSIONI
Galileo Galilei è un valido gestionale di peso medio, che si propone di re implementare la meccanica della rondella azioni, che srotola ed arricchisce con tessere modulari. Interessante ed articolato il giusto, non cade nella trappola del ‘complicato ad ogni costo‘ e rappresenta un piatto di buona digeribilità e dal gusto, se vogliamo, sufficientemente fresco.
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