Fabio (Pinco11)
TAWANTINSUYU: THE INCA EMPIRE PRIME IMPRESSIONI
Saltuariamente ci ritroviamo, nel nostro gruppo, a recuperare qualche titolo che al momento dell’uscita avevamo per qualche motivo lasciato da parte e stavolta eccoci qui a parlare insieme (dopo che il nostro Simarillon gli aveva dedicato un articolo sulla modalità solitario) di Tawantinsuyu, uscito nel 2020 sotto il marchio Board and Dice (localizzato da Giochix) ed ideato dal prolifico David Turczi (noto come autore di giochi di peso e di versioni solitario).
Siamo qui catapultati nell’inpero Inca, impegnati a piazzare omini e gestire azioni e risorse ed il target è quello dei giocatori esperti, con un livello di difficoltà stimato (per evidente eccesso) in 4.1/5 dagli utenti di BGG (teniamo conto che un Kanban è 4.37).

TAWANTINSUYU IN POCO
Ad inizio partita ogni giocatore riceve un set di carte, tra le quali ne sceglie alcune da tenere ed altre da utilizzare quali fondi risorse/azioni iniziali. In mezzo al tavolo campeggia un tabellone che riproduce tre pentagoni concentrici, all’interno dei quali è proposta una sorta di griglia di simboli, sui quali andranno piazzati i lavoratori, consentendo così di svolgere una o più delle azioni le cui icone compaiono vicino ai simboli.
Al proprio turno il giocatore ha la scelta tra A) piazzare un omino su di un simbolo ed eseguire una o più azioni (il numero di azioni è legato ai poteri speciali dell’omino piazzato – ce ne sono di diversi colori/abilità – ed al numero di omini adiacenti di quel colore) ; B) ottenere due effetti tra il muovere il proprio sacerdote presente nella rotella centrale, eseguendo l’azione corrispondente, pescare carte da uno/due mazzi, ottenere oro.
A fine round è possibile acquisire un lavoratore (se ne possono tenere al massimo due) prelevandolo da una riserva, esaurita la quale scatta la fine del ‘turno’ ed il relativo ‘refresh’ con attribuzione di punti e risorse.
Alla fine del terzo turno abbiamo i classici punti finali.

COME SI PRESENTA
I materiali di Tawantinsuyu risultano classicamente adatti allo scopo, senza nessun particolare ‘picco’. Sufficientemente ampio il tabellone, si rimane (soprattutto all’inizio) un poco smarriti di fronte alla varietà di icone e simboli sulla mappa, ma poi si fa l’abitudine. Per il resto l’iconografia è comprensibile, anche se certe scelte grafiche (vedi gli sfondi delle tessere edificio o i simboli) non risultano troppo ispirate.
L’ambientazione è di quelle puramente cosmetiche.

COME GIRA TAWANTINSUYU
La struttura di base di Tawantinsuyu è in realtà abbastanza lineare, ad onta del manuale ciccione e del 4.1 di difficoltà che trovate su BGG, per cui, una volta metabolizzata la paccata di azioni e di minieffetti speciali che ogni colore di omino riconosce, la partita fluisce in realtà assai più fluida di quanto i numeri potessero far immaginare.
Alla fine siamo di fronte ad un classico selezione azioni, nel quale si mescolano una quantità di logiche e meccaniche già conosciute, all’interno di un piatto composito. L’idea di base è quella del piazzamento del lavoratore, che dovrebbe aver luogo tenendo conto di una quantità di fattori, tra i quali 1) il colore dell’omino (che riconosce bonus); 2) il simbolo sul quale si piazza (che richiede l’uso di una carta apposita o di un gold); 3) i tipi di azione eseguibili in quella location; 4) la posizione dove si vuole piazzare (a seconda del livello e della posizione del proprio sacerdote, potrebbero essere richiesti costi addizionali).
In realtà la gran quantità di fattori porta poi come risultato alla difficoltà di ottimizzare il risultato, vista anche la varietà delle carte ‘dorate’ da far combaciare, per cui la sensazione che si ha è forse quella che il gran numero di effetti collaterali alla fine incida negativamente sul pieno controllo dei risultati. Nel contempo ci sono numerosi fonti di punteggio e quindi strade per la vittoria, con una varietà tale da poter da una parte consentire di impostare diverse strategie e dall’altra da porte perdere un attimo il filo del tutto.

SENSAZIONI
Nei primi turni di gioco ci si mette, in sostanza, a fare cose senza un reale progetto in mente, giusto per prendere conoscenza con il tutto, facendosi guidare dalle carte che si hanno in mano ed occupando giusto i simboli corrispondenti ad esse, per eseguire una delle 3 azioni adiacenti. Si vanno così a prelevare risorse o costruire edifici o statue, nella logica di costruirsi un motore produttivo. Ci si rende poi conto di come questi ‘motori’ non siano mai troppo performanti, consentendo di ottenere, è vero, delle rendite, ma sempre senza esagerare e/o con la necessità, poi, di spendere tempi di gioco per ‘riattivarli’.
Gradualmente si scoprono poi anche le fonti di punteggio, come la scalata nel tempio o la costruzione di file di ‘tappeti’ (che fa tanto medio oriente, in realtà …), mentre in genere l’utilizzo della ‘rondella’ centrale di azioni, quella alla quale presiedono i sacerdoti, è lasciato più alla seconda fase del gioco, nella quale si vanno a spendere risorse o carte guerriero per andare ad occupare spazi nei percorsi legati alla guerra o nel tempio.
Di cose da fare, in sostanza, ce ne sono tante ed il rischio che si corre è proprio quello di perdersi un attimo in questo mare di cose ed uno degli effetti collaterali è quello della potenziale paralisi da analisi e dei conseguenti tempi di attesa, che si avvertono abbastanza, soprattutto nelle prime partite a 4 giocatori e che sono spezzati solo da occasionali chance di ‘seguire’ l’azione principale di chi è di turno, cosa che dovrebbe ravvivare il flusso del gioco, ma che spesso si risolve in un ulteriore rallentamento.

COME E’ STATO ACCOLTO TAWANTINSUYU
Al momento il gioco gode di un 7.5 di voto medio su BGG, che rispecchia da una parte la presenza di validi spunti e dall’altra una certa dispersività del gameplay, nel quale manca quella sensazione di ‘meccanismo ad orologio’, dove le varie parti sono intimamente connesse tra loro, tipico di produzioni più raffinate (vedi Feld o Lacerda).
CONCLUSIONI
Tawantinsuyu è un discreto gestionale, che assembla diverse idee classiche (piazzamento, lavoratori di diversi colori/funzione, rondella, point salad, ..) all’interno di un unico piatto, il cui sapore complessivo può essere di gradimento per gli amanti del cinghiale. Manca forse di quegli spunti di genialità oggi richiesti per emergere dal mare magnum dell’odierna offerta di titoli appartenenti a questa categoria.
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it