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Riprendiamo la nostra serie di interviste ai protagonisti della rinascita dei librigame. Questa volta è il turno di Claudio Di Vincenzo, fondatore del progetto Edizioni Librarsi. Se siete appassionati di librogame, o semplicemente curiosi di scoprire di più su questo mondo, non perdetevi questa intervista!
Claudio ci parlerà del suo progetto nato nel 2017, con l’obiettivo di riportare in Italia alcune serie di librogame dimenticate e di pubblicarne di nuove.
Durante l’intervista poi, parleremo della sua esperienza e della nascita di questo editore, faremo una panoramica delle varie collane presenti nel catalogo Edizioni Librarsi e analizzeremo le ragioni del crescente successo di questo mercato. Siete pronti a scoprire di più sul mondo dei librogame? Allora non vi resta che continuare a leggere!
Ciao Claudio, grazie di essere qui con noi. Ti va di presentarti ai nostri lettori e di spiegare loro il progetto “Edizioni Librarsi”?
Il progetto è nato, credo, nel lontano 1993, quando vidi nelle mani di un mio amico “del mare” un libretto che sfogliava avanti e indietro compulsivamente. All’epoca avevo 8 anni appena compiuti. Possiamo dire quindi che tutto è iniziato lì. 😊
Scherzi a parte, Librarsi è nata nel 2017 come marchio per riportare in Italia alcune serie di librogame ormai dimenticate dal mercato da decenni e, altre, mai pubblicate. Da tempo mi domandavo per quale motivo il mercato inglese riuscisse a proporre opere nuove mentre il nostro fosse praticamente fermo, tranne qualche rara eccezione.
Da lì l’idea di cominciare con i titoli di Dave Morris, autore geniale e prolifico. In pochissimi mesi abbiamo capito che non ci saremmo fermati lì.

Scorrendo il vostro catalogo ho notato che avete prodotti per diversi tipi di pubblico. Puoi spiegarci come si articolano le varie collane dei vostri librigame? Avete intenzione di esplorare nuove ambientazioni, o rivolgervi ad un target ancora inesplorato?
Fin dall’inizio la scelta è stata quella di abbracciare un pubblico ampio, in modo da poter offrire divertimento a chiunque. Non ci piaceva l’idea di offrire librogame “esclusivi” che tagliassero fuori chi non ama un certo genere o un certo livello di difficoltà. In pochi anni siamo quindi riusciti ad ampliare il catalogo creando 5 collane:
- FantasyGame, collana composta da librogame autoconclusivi o saghe di generi fantastici che racchiudono avventure fantasy, sci-fi, steampunk, mitologici e fantasy-storici;
- RealityGame, che raccoglie i titoli più vicini alla nostra realtà, lasciando fuori elementi magici e soprannaturali.
- MiniGame, avventure brevi, ideali per chi comincia o ha a disposizione poco tempo.
- Junior, avventure pensate per giovani lettori.
Aggiungo che al loro interno le collane racchiudono serie diverse sia per genere che per sistema di gioco (con dadi, senza dadi, single-player, multi-player, ecc.). Cambia anche il livello di difficoltà, quindi ci sono titoli adatti a tutti e altri più difficili, perfetti per giocatori più esperti e abituati alla frustrazione di vedere il proprio personaggio sconfitto in più di una partita.
Immagino che tu sia anche un fruitore di librigioco… Qual è la tua ambientazione preferita?
Ero convinto di avere generi o ambientazioni preferite, invece in questi anni mi sono reso conto di quanto facilmente mi innamoro di ciò che scelgo di pubblicare. In questo momento non saprei dare una risposta, perché ogni librogame a cui ho lavorato ha saputo appassionarmi e diventare il mio preferito… fino alla prossima pubblicazione, che sarà la mia preferita fino a quella dopo.
Parlando più in generale, è ormai assodata la rinascita del mercato del librogame… Qual è secondo te il motivo di questo “ritorno di fiamma” e quale può essere la ricetta per mantenere vivo l’interesse dei lettori?
Il librogame è un gioco, più che un libro, e beneficia del buon momento che sta vivendo il mondo ludico in generale. Fino a 4 anni fa lavoravamo principalmente con i collezionisti, lettori di vecchia data, oggi invece vediamo tantissimi nuovi giocatori.
Il genere si sta diffondendo in maniera molto diversa dal primo periodo d’oro – quello tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 – poiché la cerchia di lettori è più contenuta di allora, ma si tratta di lettori più maturi, affezionati al mondo del gioco in generale, come i giochi da tavolo e di ruolo. L’importante è mantenere viva la passione per il divertimento e coinvolgere le nuove generazioni.

Ricevete molte proposte di autori inediti? Quali consigli daresti ad un autore di gamebook in erba?
Riceviamo tante proposte, ma purtroppo per ragioni di calendario pienissimo siamo stati costretti a chiudere le valutazioni. Detto ciò, io apprezzo molto quando in un’avventura trovo passione, competenza e, soprattutto, originalità.
Passione, perché il lettore deve percepire l’attaccamento dell’autore all’argomento. Competenza, perché le meccaniche devono funzionare a dovere (ma con una buona revisione si può sistemare tutto, o quasi). Originalità, perché per spiccare serve sorprenderci con idee nuove.
In catalogo avete anche Blood Sword, una leggendaria serie di librogame anni ’80 firmata da Dave Morris e Oliver Johnsonun che è anche un gioco di ruolo atipico e che è passata attraverso una campagna Kickstarter. Cosa ci puoi dire di questa piattaforma che genera tante discussioni? Riaffronteresti questo tipo di avventura, o preferisci il mondo dell’editoria standard?
KS genera discussioni perché è un mezzo non facile da padroneggiare. Tuttavia l’esistenza del crowfunding ha permesso la nascita del gdr legato al mondo di Blood Sword, quindi ben venga. Ma soprattutto senza la raccolta fondi il manuale non sarebbe uscito così mastodontico, con oltre 500 pagine tutte a colori, e con la stessa cura editoriale e tipografica. Quando l’ho visto sono rimasto stupito: non immaginavo potesse essere così bello.
La campagna è stata gestita principalmente dall’editore Tambù e Officina Meningi (qui trovate una recente intervista), quindi riaffronterei la sfida di KS solo se affiancato nuovamente da professionisti del crowdfunding e del marketing. Per i progetti che gestisco normalmente preferisco l’editoria tradizionale, che ha già le sue criticità…

Giochi anche a giochi da tavolo o di ruolo? Quali sono i tuoi titoli preferiti?
La mia esperienza diretta con i giochi di ruolo risale ormai a qualche decennio fa, prima che la cricca di Vampiri con cui giocavo si smembrasse del tutto, uccisa principalmente da rivalità amorose, impegni di lavoro e divergenze musicali (sì, il gruppo di Vampiri suonava insieme pezzi che volevano assomigliare a qualcosa di black metal senza mai riuscirci però). Librarsi è quindi anche il mio modo per tenere i piedi in un mondo di cui sentivo la mancanza.
C’è un progetto passato presente o futuro a cui sei maggiormente legato?
Dietro ogni librogame ci sono mesi e mesi di lavoro, confronti continui con autori e illustratori, revisori ed editor, letture e riletture allo sfinimento. Impossibile non legarsi a ogni singolo libro pubblicato. La lavorazione di ciascuna opera mi ha accompagnato in un pezzo della mia vita recente: voglio dire che mi ricordo a quali avventure stavo lavorando durante la pandemia, quella che leggevo mentre i titoli del telegiornale annunciavano i primi bombardamenti sull’Ucraina, quella che mi ha accompagnato mentre cambiavo città e iniziavo una nuova pagina della mia vita, personale e professionale.

Cosa puoi anticiparci dei nuovi piani che bollono nella pentola di Edizioni Librarsi?
Sono tanti i titoli in lavorazione… almeno 6! Tuttavia quelli più vicini all’uscita sono due: il MiniGame 4 “Demoniache Presenze” di Fabrizio Fortino, primo horror Librarsi, e un FantasyGame a tema “barbarico”, che mancava al nostro catalogo, scritto da Alberto Orsini, che pure mancava al nostro catalogo. 😊
Demoniache Presenze si tratta di un’avventura nata per il concorso dei Corti di LGL, con cui collaboriamo costantemente premiando una delle opere in gara. L’opera mi ha colpito per tre motivi: l’abilità dell’autore nel descrivere le atmosfere e i luoghi infestati che potremo esplorare nel libro, l’aspetto della bidimensionalità (potremo passare durante la lettura dalla dimensione reale a quella demoniaca) e la grande quantità di richiami alle pellicole horror degli anni ’80 e ’90.
Il secondo librogame rappresenta il “ritorno” di un barbaro, un selvaggio ben noto al mondo del librogame. La sfida era quella di creare una storia nuova con il medesimo protagonista, riuscendo ad ammodernare una vecchia serie senza tradirne l’animo old-school.

Nel ringraziarti per la tua disponibilità ti lascio la possibilità di parlare ai nostri lettori di qualcosa che ti sta particolarmente a cuore. Vai!
Se iniziassi a parlare delle cose che mi stanno a cuore probabilmente non basterebbe un’ora per leggerle, quindi mi limiterò a ringraziare voi per l’ospitalità e a invitare tutti i vostri lettori che hanno curiosità sui nostri titoli a scriverci un’email o compilare il form sul nostro sito; prima di essere editori siamo degli appassionati, quindi parlare delle nostre passioni è una cosa che ci fa solo piacere.
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