[Prime impressioni] Gutenberg, ossia l’arte della stampa mobile

 scritto da Fabio (Pinco11)

E’ a Johannes Gutenberg che è tradizionalmente attribuito il merito di aver inventato la stampa a caratteri mobili, grazie alla quale fu dato inizio al processo di stampa in serie di libri, aumentandone incredibilmente produzione e diffusione.

Orafo e tipografo, il buon Johannes ideò i caratteri mobili ed assemblò la prima vera tipografia, predisponendo tutti i macchinari necessari, partendo, per ciascuno di essi, da strumenti già esistenti, anche se in uso per diverse finalità (come il torchio utilizzato in agricoltura). Come molti dei migliori inventori, non godette però dei benefici economici della proprie creatività, cessando anzi la propria attività meno di dieci anni dopo aver stampato la sua prima e più famosa opera, ossia la Bibbia a 42 linee (edita nel 1455).

E’ a lui che è dedicato idealmente Gutenberg, gestionalino di peso medio edito dalla Granna ed ideato dal duo Cioch – Visnievski, per 1-4 giocatori, 60′-120′, 10+.

Indirizzato ad un pubblico di giocatori, propone classiche logiche di gestione azioni e risorse, oltre che di raccolta set, ben mescolate tra loro ed impreziosite da alcune idee interessanti che gli donano un pizzico di freschezza ed un’ara di novità.

IL GIOCO IN POCO

La partita si svolge in sei turni, ciascuno dei quali prevede (salto le fasi di setup) una peculiare fase di “asta” alla cieca per la priorità nello svolgere le singole azioni, una nella quale si svolgono le cinque azioni ed una di fine turno nella quale si realizzano le varie “carte obiettivo”.
Il flusso è piuttosto lineare e le regole sono tutto sommato semplici da spiegare, almeno nei passaggi essenziali. In sostanza durante la partita si vanno ad acquisire lettere (ce ne sono quattro diverse, in legno) ed inchiostri, che si utilizzano per completare le carte ordini (obiettivi), ottenendo punti vittoria e vari regalini. Nel contempo vi è la possibilità di incidere su alcune potenzialità della tipografia, a loro volta utili per ottenere bonus nel realizzare gli obiettivi e punti.
E’ poi presente una sorta di sottogioco, che consiste nell’assemblare tre ruote dentate, che girano all’inizio del turno, facendo ottenere bonus di vario tipo.
Eccovi, per chiudere, il link al sito dedicato a Gutenberg.
 

COME SI PRESENTA

I componenti sono complessivamente di buon livello e sono molto azzeccati, se si pensa all’ambientazione prescelta. Spiccano, sicuramente, le lettere in legno, che effettivamente assomigliano ai caratteri mobili inventati da Gutenberg le quali rappresentano il primo oggetto di attenzione al momento dell’intavolamento. Ci sono poi altri tocchi, come le scatoline in cartone per immagazzinare i componenti o le ruote dentate, che funzionano grazie a semplici tondini di legno collocati nelle plance giocatore o la grafica, che a sua volta contribuisce a dare il feeling della tipografia.
Meno convincenti sono invece le gocce di inchiostro, abbastanza piccole da sfuggire e l’iconografia, che risulta (ad essere onesti) sufficientemente comprensibile ad esito della prima partita, ma che crea qualche difficoltà mnemonica ai primi giri. Parimenti le lettere (che sono solo 4 diverse) sono molto coreografiche ma, essendo i ‘timbrini’ interamente in legno, non sempre le lettere si distinguono bene a colpo d’occhio. 
 

COME GIRA

Gutenberg ha il pregio di essere fondato su di un complesso di regole di base sufficientemente chiaro e lineare, potendo essere dunque spiegato in un tempo contenuto, senza lasciare grossi dubbi. Sull’impianto di partenza, che propone meccaniche nel complesso note e rodate (raccolta set ed una contenuta gestione risorse), sono state poi aggiunte alcune idee, che contribuiscono a far entrare il gioco nel campo dei pesi medi e che nel contempo rendono il gameplay sufficientemente profondo per interessare anche i core gamers.
Alla fine il livello di difficoltà stimato dagli utenti di BGG si colloca su di un 2.59/5 , un poco più in alto di un Cascadia (1.89) e sostanzialmente in linea con uno Stone Age (2.47), risultando quindi fruibile ad un pubblico ampio, per cui lo sconsiglierei solo agli assoluti esordienti al tavolo (la editrice Granna lo colloca nella sua linea expert, che collima con il KennerSpiel).
 
La bellezza del gioco (almeno ai miei occhi) risiede, come accennavo, nella capacità che ha di coniugare una semplice raccolta set, che rappresenta la meccanica di base, con alcune idee e sottogiochi di contorno. E’ quindi abbastanza naturale, sin dai primi turni, indirizzarsi semplicemente nel raccogliere le carte obiettivo e poi nel collezionare le varie lettere e colori che servono per completarle, ottenendo in cambio punti e bonus vari.
La stessa struttura del turno è semplificata, per cui ogni giocatore, uno alla volta, potrà svolgere (o meno) in ordine prima la prima azione (prendi obiettivi), poi la seconda (prendi inchiostri), quindi la terza (migliora la tipografia) e così via, semplificando quindi il flusso del gioco e riducendo i tempi di attesa quasi a zero, visto che ogni volta le scelte sono contenute (ci sono giusto quattro cose o poco più tra le quali scegliere) e non c’è nemmeno il dubbio di cosa fare prima e cosa dopo.
 
sottogiochi ai quali accennavo sono due, ovvero quello che presiede all’ordine di gioco e quello delle ruote dentate.
Il primo prevede che ogni giocatore, a seconda dell’ordine di turno, riceva un certo numero di cubetti neri, da spendere inserendoli in una apposita griglia per decidere quali azioni svolgerà ed in quale ordine. Se, per esempio, io metto tre cubetti neri nell’azione di scelta della carta obiettivo e gli altri ne mettono due ed uno, io sarà il primo a scegliere (il numero di cubetti incide solo sull’ordine e non sulla potenza), mentre se non metto cubetti in un’azione, non la eseguirò. Il numero di cubetti varia a seconda del turno (il primo ne prende 7 e gli altri 8, 9 e 10). La cosa è intrigante, perchè spinge a riflettere su ciò, tra quanto è disponibile sul tavolo, che interessa maggiormente e rende l’idea dell’interazione che, altrimenti, risulterebbe quasi assente. 
Il secondo invece consente di assemblare un piccolo meccanismo a ruote dentate, collegandone fino a tre e fruendo, ad ogni turno, del bonus indicato nelle tre (o meno) ruote che si possiedono nello spicchio evidenziato. Anche questo stuzzica l’attenzione e spinge a pensare come meglio combinare i vari effetti e/o se sia il caso di “saltare” il prelievo di una nuova ruota, pur di puntare su di uno specifico effetto.
 
I due sottogiochi donano, nel complesso, profondità al tutto, così da ingolosire il giusto sia chi abbia meno pretese (che si limiterà a perseguire le raccolte set), sia chi voglia impegnarsi di più, consentendo a questi ultimi di trovare quel tot di profondità per stuzzicare la loro fantasia.
 

BELLO BELLO?

Il gioco è stato complessivamente ben accolto, godendo al momento di un solido 7.5 di voto medio su BGG, anche se nel pre-Essen era riuscito addirittura a balzare nelle posizioni quasi di vetta della classifica dei titoli più attesi, salvo poi, come spesso accade, scomparire gradualmente dai radar.
Personalmente l’ho gradito per la sua capacità di attrarre l’attenzione senza spingere troppo sulla complessità delle regole, ma nel contempo qualche piccola pecca l’ho registrata, a partire da una certa tendenza, almeno nel gioco a quattro, a protrarsi probabilmente troppo a lungo per non risultare ripetitivo. I due sottogiochi, infatti, spingono a fermarsi anche a riflettere più di qualche momento, soprattutto nella fase di programmazione, ma anche nella scelta sul mercato, quando qualcuno preleva proprio ciò su cui puntavamo. 
Gutenberg, però, brilla se giocato in 60-90′, non se si protrae sino alle due ore, per cui direi che il suo soft spot lo trova nel gioco a tre, che dona un tot di interazione, senza appesantire troppo i tempi. In due, invece, tende paradossalmente a fluire sin troppo rapido.
 

CONCLUSIONI

Gutenberg è un buon gestionalino di medio livello che, partendo da note logiche a base di raccolta set (per completare obiettivi) e di gestione azioni, riesce a proporre un piatto sufficientemente vario da attrarre i palati alla ricerca di un retrogusto esotico. Buoni i materiali (al netto di qualche peccatuccio), la presenza di un paio di sottogiochi (che presiedono all’ordine di turno ed alla distribuzione di bonus) dona la giusta profondità per essere apprezzato anche da utenti più scafati, anche se non brilla, forse, per longevità.

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