scritto da Fabio (Pinco11)
Nel 2011 esce, sotto il marchio Gameworks, Sobek, gioco di carte per 2-4 giocatori che punta a ripetere il successone ottenuto due anni prima con Jaipur dallo stesso editore. Nonostante le premesse (autore era il talentuoso Bruno Cathala), il gioco piaceva ma non sfondava, rimanendo su BGG nel limbo di un 6.7 di voto medio.
Passati due lustri ecco il duo Cathala – Pauchon a confrontarsi nuovamente con il tema alla base di Sobek, declinato stavolta solo per due giocatori (Sobek: 2 Players ne è il fantasioso titolo – per 2 giocatori – 10-30′ a partita – 10+, indipendente dalla lingua, edito da Catch Up Games e distribuito da Blackrock, con edizione italiana di Playagame in arrivo): resta alla base l’idea della raccolta di set di carte, ma l’approvvigionamento è regolato qui da un minigioco che si svolge su di una griglia 6×6 occupata da tessere.
Il livello di difficoltà è contenuto, rendendo il gioco anche fruibile da utenti occasionali (su BGG è catalogato come 2.00 su base 5).
IL GIOCO IN POCO
Si parte predisponendo al centro del tavolo una griglia di 6×6 tessere, se ne consegnano due (di quelle iniziali) a ciascun giocatore come mano di partenza e si inizia.
Ciascuna tessera di gioco raffigura o un tipo di merce (potendo contenere indicazione di da 0 a 3 scarabei sotto al disegno) o un jolly (sono le tessere verdi, appartenenti alla divinità Sobek) o un personaggio (questi sono posti a faccia coperta nella disposizione).
Il flusso del gioco è semplice, perchè al proprio turno il giocatore a cui sta ha la scelta tra:
1. prendere una tessera ; 2. giocare di fronte a se un set di almeno 3 tessere dello stesso colore ; 3. giocare un personaggio, sfruttandone il potere.
La prima delle opzioni, che è quella che si ripete più spesso, prevede che si muova il segnalino Ankh che il primo giocatore piazza ad inizio partita in una delle caselle centrali al posto di una tessera che preleva, in senso orizzontale o diagonale (nota: il segnalino DEVE essere mosso nella direzione indicata al momento del suo piazzamento, che è dettata da apposite due bande laterali presenti sulla tessera prelevata). Si può prelevare liberamente la prima tessera, oppure se ne può saltare una o più, dovendole però collocare nella propria pila della corruzione.
Quando non è più possibile svolgere azioni, si procede a riempire il tabellone, mentre quando la pila delle tessere aggiuntive è esaurita e non si possono più svolgere mosse il gioco ha termine.
Si procede quindi (semplifico) ad attribuire punti extra sulla base della minor corruzione ed infine si sommano i valori dei rispettivi set di tessere giocare (numero tessere per tipo X numero scarabei) e chi ha più punti vince.
COME SI PRESENTA
Siamo di fronte ad un prodotto complessivamente curato e pensato per dare una gradevole esperienza visiva e ciò lo si percepisce sia dalla scelta delle tessere (che potevano essere agevolmente sostituite da carte, con lo stesso risultato), che da dettagli come il maxi segnalino dell’Ankh o come il sacchetto di tela dal quale si pescano i segnalini deben (punti vittoria casuali). La grafica è colorata ed ironica e tra i componenti è presente anche una plancia centrale, utile a tenere traccia solo della forma della griglia e che poteva essere sostituita, in una produzione più spartana, da quattro barrette di cartoncino.
La componentistica è dunque di ottimo livello e più che adeguata allo scopo.
COME GIRA
Le regole di base del gioco sono piuttosto semplici e praticamente si impara giocando, visto che nelle prime mosse si può solo svolgere la prima delle tre azioni disponibili (preleva una tessera), per cui l’attenzione è nella prima fase della prima partita assorbita dal metabolizzare il minigioco che presiede alla raccolta di tessere.
L’idea di partenza è infatti quella che dopo aver prelevato una tessera si debba piazzare il segnalino Ankh nella direzione indicata dalle due bande laterali della tessera acquisita, per cui mano a mano che il tabellone sarà privato di qualche tessera si potrà mettere l’avversario nelle condizioni di svolgere mosse potenzialmente obbligate, costruendo anche possibili catene di prelievi a se favorevoli o costringendolo ad acquisizioni costose in termini di corruzione.
Se il gioco si fosse limitato a questo avremmo però avuto un titolo potenzialmente quasi scacchistico, con sequenze di prese consecutive, che avrebbe ragionevolmente spinto i giocatori ad un tot di riflessione tale da sfociare nella paralisi da analisi, per cui gli autori hanno (credo volutamente) inserito anche una serie di elementi addizionali utili a donare al tutto un pò di frizzantino, anche se al prezzo di incidere sulla piena controllabilità del gameplay.
Le prime varianti sono introdotte infatti dai personaggi, la cui identità si rivela una volta presa la tessera ed i quali consentono a chi li preleva, in aggiunta, di scegliere la direzione del piazzamento dell’Ankh per la mossa successiva.
Gli effetti sono estremamente vari (ed il loro potere dipende tantissimo dalla fase di gioco in cui ci si trova) ed uno di essi è stato pensato espressamente per limitare l’accumulo di tessere in mano ai giocatori (fa scartare le tessere in eccesso rispetto a 6).
La seconda aggiunta è rappresentata poi dalle tessere piroga, le quali attribuiscono, dopo la consegna di ciascuno dei primi 5 set, dei bonus immediati e la terza dalla presenza dei gettoni deben, di valore casuale (punti vittoria), che si pescano in alternativa al conservare determinate tessere che ne contengono il simbolo.
Mescolando tutti questi ingredienti si ottiene un gioco che fluisce in modo gradevole, consentendo un certo livello di riflessione, legato alla applicazione delle regole del minigioco della griglia per obbligare (o spingere) l’avversario a compiere certe mosse, ma senza il peso di un determinismo troppo accentuato. Il giocatore più motivato ricorderà anche i tipi di merci che l’avversario sta collezionando e cercherà magari di ostacolarlo, pensando più volte alla miglior presa, mentre il più disimpegnato potrà semplicemente cogliere di volta in volta le occasioni migliori, puntando magari su di un pizzico di fortuna quando se ne presenta l’occasione.
Gli aspetti più positivi del tutto risiedono proprio in questo approccio potenzialmente diverso che ciascun giocatore può adottare, con stili di gioco più rilassati o più riflessivi, che consentono entrambi di rimanere competitivi. Il fatto di essere un titolo per due riduce comunque i tempi di attesa al minimo ed aumenta il potenziale controllo, tenendo conto però del fatto che il peso dell’alea è significativo, in quanto legato alla casualità dell’uscita delle tessere personaggio, di quelle piroga e dei gettoni deben.
Dopo le prime partite, poi, si inizia comprendere come certe merci siano decisamente troppo potenti per essere lasciate all’avversario (le zanne d’avorio), per cui i giocatori acquisiscono anche strategie di gioco più a lungo termine e la presenza degli elementi casuali (ogni partita si prendono solo 5 tessere piroga a caso tra quelle disponibili e l’ordine di uscita del personaggi è variabile) impedisce che il motore del gioco, che resta comunque semplice come costrutto di base, finisca per imballarsi.
Il livello di innovazione del tutto non è elevato, visto che siamo di fronte ad un insieme di idee abbastanza note, ma il piatto risulta, nel complesso, più che gradevole. L’accoglienza riservata al gioco è per ora abbastanza positiva, pur sulla base di (per ora) pochi riscontri sulla rete. Su BGG il voto medio di cui gode al momento è di 7.2.
CONCLUSIONI
Sobek : 2 Players è un titolo per 2 giocatori (davvero?) a base di collezione set, incentrato su di uno stuzzicante minigioco che si sviluppa su di una griglia 6×6 che presiede alla raccolta delle tessere da utilizzare. Tra gli ingredienti sono stati poi aggiunti accorgimenti utili a controllare il flusso del gioco, così come altri che consentono di spezzare il possibile determinismo, con pizzichi di push your luck qua e là.
Il risultato è un gioco tutto sommato fruibile da un pubblico ampio, non esageratamente innovativo, ma ben realizzato a livello di componenti ed assai gradevole.
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