White Winston
Se oggi sono un appassionato di giochi da tavolo lo devo anche a mia nonna.
Quando ero piccolo (avrò avuto tipo 5-6 anni) mi regalò un gioco da tavolo della
Ravensburger chiamato “Gioco della Fattoria”. Era una specie di gioco
dell’oca, con dei simpatici trattorini in plastica come pedine (la stampa 3d dei
primordi!) e un tabellone dual-layer “futuristico”, dove lo scopo era comprare
prima degli altri tutti gli animali necessari a popolare la propria fattoria. Un
gioco semplicissimo e completamente governato dalla fortuna, incarnata nel tiro
del classico dado; eppure ci avrò giocato decine e decine di partite, tanto da
consumarlo letteralmente, e lo ricordo ancora oggi come un classico della mia
infanzia. E mia nonna, con la pazienza e la mitezza che la contraddistinguevano,
era sempre disponibile a giocare, una, due, tre volte, fin quando non ero sazio
e potevamo passare ad altro. Sono tantissimi i ricordi che mi riportano a lei e
molti sono legati ai giochi che facevamo e ai libri che mi leggeva (le storie
dei fratelli Grimm e Pinocchio, i primi che mi vengono in mente). Era una donna
forte e allo stesso tempo mansueta, dolce. Aveva vissuto la maggior parte della
sua vita da vedova, con tanti (ma tanti) grattacapi a cui pensare… eppure
sorrideva sempre. Non ho mai visto tracce di scoraggiamento sul suo volto, anche
quando ne avrebbe avuto l’assoluto diritto. Il bicchiere riusciva davvero a
vederlo sempre mezzo pieno.
Da tempo era costretta su una sedia a rotelle e la sua mente ogni giorno
perdeva un briciolo di lucidità. I nostri discorsi finivano spesso in vicoli
ciechi, sbattendo contro quel muro di confusione, di ricordi perduti, che
teneva segregata la sua mente. Talvolta però, nello spaesamento più totale di
un discorso finito nel vuoto, mi faceva l’occhiolino, e in quell’attimo, in
quel preciso istante, ero in grado di rivedere con nitidezza quella
brillantezza, quell’ironia, quella sagacia, che tanto mi erano care di lei.
Era come un personaggio di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, a
recitare una parte, all’interno di un luogo che non era il suo.
Mia nonna aveva 99 anni, quasi 100. Era uno dei tanti anziani
“non più necessari alla società” (per usare un eufemismo). Eppure ci
teneva alla vita, ci teneva a vivere, e riusciva ancora a riempire il volto di
gioia, soprattutto quando vedeva i suoi due bis-nipoti, anche senza il bisogno
di ricordare i loro nomi. Ha lottato fino all’ultimo e ci aveva dato pure
l’illusione di farcela, ancora una volta. Ma il covid è un avversario sleale,
che non rispetta le regole, che anche quando hai vinto, ribalta il tavolo e ti
porta via con sé. Buon viaggio nonnina.

CARTOGRAPHERS
È un gioco di Jordy Adan (Rolling Ranch, Trudvang Legends), per 1-100 giocatori, durata 30-45 minuti, dito nel 2019 da Thunderworks Games e localizzato nello stesso anno da Raven Distribution.
Appartiene al genere dei “fai qualcosa-&write”, declinato in questo
caso in “flip&write” in quanto, alla componente di
disegno a mezzo lapis, vengono associate delle
carte da girare ogni volta per capire cosa disegnare. L’ambientazione è
lo stesso universo narrativo di Roll Player, un fantasy direi
abbastanza classico, dove impersoneremo nientemeno che il cartografo reale,
mandato in avanscoperta nelle terre del nord a mappare tutto il territorio che
la regina Gimnax intende reclamare.
Posso tranquillamente dire che, apparentemente senza un preciso motivo, ho
sempre evitato come la peste il genere dei roll&write e affini; per quale
motivo allora mi sono approcciato a questo titolo, fiero baluardo di questo
genere? In primis, perché avevo letto
la recensione entusiasta di Pinco, recensore sempre affidabile e di gusti affini ai miei; in secondo luogo,
perché era banalmente finito a sconto su Egyp. E così, tirato per la
giacchetta dal vil denaro, eccomi qua a raccontarvi come ho trovato questa
scatola compatta ma pesante…

GRAFICA E MATERIALI
Come anticipato, la scatola è piccola ma molto
pesante per le sue dimensioni. All’interno troverete infatti
un blocco di 100 fogli fronteretro (il responsabile principale del peso
elevato), 4 piccoli lapis con gomma e un mazzo di carte. Nonostante non
parliamo certo di una produzione particolarmente lussuosa (e che bisogno ci
sarebbe?!), i materiali sono perfetti all’uso. Dal punto di vista della grafica,
le carte sono gradevoli anche se non eccelse (non ci sono illustrazioni
degne di nota e anche i nemici riportati sulle carte agguato non sono bellissimi
a mio avviso) mentre la mappa da riempire disegnata sui fogli del blocco è molto
carina, con il tipico color pergamena, che rimanda all’ambientazione.

REGOLAMENTO
Questa volta mi avvalgo della facoltà di non rispondere.
O meglio, ci ha già pensato
Pinco nella sua recensione
a raccontarvi le regole; andatevele a leggere di là! Proprio perché vi voglio
bene, vi dirò soltanto in 3 parole come funziona il solitario.
Sostanzialmente ha solo due modifiche rispetto al gioco standard:
- gli agguati vengono risolti piazzando il polimino viola in maniera random,
seguendo uno schema a spirale che parte da un angolo (indicato in alto a
destra sulla carta) e segue le frecce (sempre indicate sulla carta); - a fine partita, dovrete sommare le stelle riportate in basso a destra sulle
4 carte obiettivo e fare la differenza con quelle da voi conquistate.
Ovviamente più una carta è in grado di generare punti e più alto sarà il suo
valore in stelle riportato. In base al punteggio così ottenuto (che può
essere anche negativo!), riceverete un grado in base a delle fasce
predefinite che trovate sul regolamento.
In aggiunta al raggiungimento del grado più alto, naturalmente potrete sempre
sfidare voi stessi nel cercare di migliorare il vostro punteggio massimo mai
ottenuto.

IMPRESSIONI
Cartographers, insieme a
Under Falling Skies, per ora ha rappresentato la sorpresa più gradita di questo 2021 (se
escludiamo le anteprime giocate su TTS…). Una scatola compatta, un sistema di
gioco tanto semplice quanto profondo, partite tutto sommato rapide e sfida in
solitario tesa e bilanciata, fiondano questo titolo
nella selezione 2021 dei giochi da portare in vacanza.
“Ma White Winston, non eri totalmente allergico ai Roll&Write?”
Cari i miei
“collezionisti di scatole da tenere maniacalmente in teche di vetro a
temperatura controllata e assenza di ossigeno”, l’idea di consumare letteralmente parti del gioco (il blocco dei foglietti)
unitamente alla paura di trovarmi di fronte a giochilli da settimana
enigmistica, mi avevano da sempre tenuto lontano dai
“faiqualcosa&write”. Effettivamente Cartographers è un giochillo e
l’idea di scrivere sui foglietti per poi buttarli (giammai! Conservateli
tutti, sciocchi!) ancora mi inorridisce… eppure
mi ha completamente conquistato. Una partita tira l’altra e, nonostante
le meccaniche siano semplici,
il rebus da risolvere è davvero ogni volta diverso, avendo a
disposizione una quantità di possibili combinazioni tra stagioni e obiettivi
davvero notevole, e una dipendenza stretta anche dall’uscita delle carte con i
polimini.

Rispetto ad altri giochi dello stesso genere, è sicuramente
meno calcoloso e matematico e il richiamo alla classica meccanica del
tetris, lo rende appetibile davvero a chiunque, dal giocatore casuale, a
quello più hardcore. Infatti, se incastrare polimini tra loro è un meccanismo
estremamente semplice, massimizzare ogni volta il punteggio dato dall’incastro,
in base alla stagione corrente (o a quella che verrà), è un ragionamento in
grado di aggiungere un certo spessore, anche per chi è abituato a giochi più
complessi e complicati.
Inoltre, la sua componente grafica di disegno, secondo me, lo rende ancor più
accattivante, garantendo un colpo d’occhio più gradevole, rispetto ad
altri con schede fatte da numeri e caselline da barrare.
Come un po’ tutti i titoli del genere, è davvero
adatto ad essere giocato praticamente in qualsiasi condizione, dal
traghetto all’aereo, dal lettino in spiaggia al tavolino in pineta (tanto per
rimanere in tema vacanziero).
Tra l’altro ho provato Cartographers anche in compagnia (no, in 100 giocatori
ancora devo provarlo…) e posso confermare che è davvero godibilissimo,
arricchito da quella regoletta, tanto banale quanto efficace nel creare
interazione, degli agguati, con i polimini viola da posizionare bastardamente
sulla griglia del vicino.

CONCLUSIONI
Sia che siate appassionati del genere
“fai qualcosa&write”, sia che ne siate dei detrattori come me,
Cartographers è un piccolo gioiello e merita di essere acquistato e
aggiunto alla vostra personale collezione. Tra l’altro, la sua
proponibilità a chiunque (qualsiasi appassionato di Settimana Enigmistica
lo adorerà!), la versatilità dell’ambiente di gioco (ovunque), la
compattezza della scatola e il prezzo davvero vantaggioso, lo
rendono un acquisto obbligatorio candidato ideale per le
imminenti vacanze estive! Che altro volete che aggiunga? Non vi basta?!? E
allora sappiate che l’edizione italiana include anche
una piccola espansione promo, che aggiunge delle abilità aggiuntive
utilizzabili dai giocatori! E con questo, credo di avervi dato il colpo di
grazia… buone vacanze da WW!!!
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