[nonsolograndi] Il Re dei Dadi

scritto da

Simarillon (Davide)

Eccoci a presentare un gioco Haba dedicato ai nongrandi, ma con un target che strizza l’occhio anche (soprattutto?) alle famiglie. Si parla de Il Re dei Dadi gioco di Nils Nilsson, con la parte grafica a cura di Gus Batts. Al gioco si può giocare a partire dagli 8 anni da 2 a 5 giocatori in partite di 30 minuti. Come sempre il gioco Haba si presenta con una storia che nello specifico è: “Finalmente sei un re! I tuoi desideri si sono avverati! Siedi soddisfatto nel tuo castello mentre osservi le tue splendide terre: verdi praterie, campi estesi, cime elevate e acque cristalline a perdita d‘occhio… Solo una cosa manca al tuo regno: la popolazione. Così fai annunciare i pregi del tuo reame in tutti gli angoli del paese: nelle ricche città, nelle officine degli gnomi pazzerelli, nelle profonde miniere dei nani, nonché presso gli orchi, le fate e gli stregoni in erba. Però convincerli non è facile, perché tutti loro sono corteggiati anche da altri re.

I MATERIALI
La scatola contiene:

  • Sei dadi, con facce colorate in diverse colorazioni (verde, rosso e azzurro);
  • Quaranta carte abitanti; 
  • Dieci carte farabutto;
  • Quindici carte luogo (divise in Citta, Miniera Officina, Villaggio degli Orchi, Bosco Incantato).

Le carte sono di formato standard e con delle illustrazioni nel complesso ‘fumettose’, con protagonisti come orchi, elfi, draghi, … i dadi sono di grosse dimensioni e di facile leggibilità (per il colore oltre che per il numero) il tutto rinchiuso in una scatolina quadrata di formato ridotto. I materiali sono buoni, magari non hanno quell’effetto meraviglia che è possibile avere in altri giochi dell’editore, ma nel complesso sicuramente tutto promosso.

IL GIOCO … OVVERO ECCOVI LE REGOLE
Prima di iniziare a giocare si devono formare cinque mazzi con le carte luogo divise secondo il colore del lato anteriore (che rappresentano i cinque luoghi sopra indicati), sistemando in ogni mazzo la carta con il numero 4 in fondo, quella con il 3 in mezzo e quella con il 2 in cima e quindi si dispongono secondo un ordine ben preciso; si mescolano poi tutte le carte degli abitanti e si forma esse un mazzo di pesca coperto, si pescano le prime cinque carte degli abitanti e le si sistemano in fila scoperte, da sinistra a destra, al di sotto delle carte luogo. Si mettono dadi e carte farabutto a disposizione di tutti i giocatori e si può iniziare a giocare.

Al proprio turno il giocatore dovrà tirare i dadi per soddisfare uno dei pattern delle carte abitante presenti (possono essere, ad esempio, sei numeri uguali, piuttosto che due dadi di un colore e due di un altro colore). Il giocatore può, per cercare di soddisfare la richiesta, provare a ritirare i dadi, lasciandone eventualmente alcuni da parte, l’azione di tirare i dadi si può ripetere tre volte. In qualsiasi momento sia soddisfatti del lancio dei dadi ci si ferma e si prende la carta personaggio corrispondente al risultato dei dadi in caso non si riesca a soddisfare nessuna richiesta si dovrà prendere una carta farabutto (punteggio negativo).
Se si riesce a soddisfare la condizione di una carta degli abitanti posta sotto una carta luogo dello stesso colore, si può prendere la carta luogo in cima al mazzo in aggiunta a quella degli abitanti; tutte le carte devono stare scoperte nel regno di ogni giocatore. Se nella fila delle carte degli abitanti scoperte è rimasto uno spazio vuoto si spostano di un posto verso destra tutte le carte che si trovano a sinistra dello spazio vuoto, in modo che lo spazio venga a trovarsi sotto il primo mazzo delle carte luogo e si rifilla in mazzo abitanti, similmente se si è presa una carta farabutto tutte le carte si spostano verso destra e si riempie il primo spazio libero.

Il gioco termina non appena uno dei giocatori pesca l‘ultima carta da uno qualsiasi dei mazzi di carte (luogo, farabutto, abitante) e il giocatore con il maggior punteggio sarà il vincitore.

CONSIDERAZIONI PERSONALI  /  IMPRESSIONI

C’è un gioco che l’uomo fa da più di duemila anni ed è quello di ‘tirare’ i dadi, già gli antichi romani si divertivano  lanciando i dadi: quelli simili ai moderni dadi a sei facce erano detti ‘aleae’, e si giocava lanciandone due o tre per volta; si poi usavano anche un altro tipo di dadi, con soltanto quattro lati segnati (con i numeri 1,3,4,7), detti astragali e ricavati da piccole ossa di ovini, anche sugli astragali la somma dei lati opposti era sette; in entrambi i casi si scommetteva sui numeri usciti o si dovevano ottenere sequenze o combinazioni particolari, ad esempio il “colpo di Afrodite” (Venere) era costituito da tutte le facce diverse ed era il lancio migliore.  Prima di tirare era consuetudine invocare una divinità, o una persona amata, affinché portassero fortuna al lanciatore (chi di noi non ha un piccolo rito propiziatorio prima di tirare i dadi!). Questa lezione di Storia per evidenziare come ci sia una innata predisposizione nell’uomo al lancio dei dadi e in un qualche modo a sfidare la sorte e allo stesso tempo per far notare come l’uomo abbia da sempre ‘bisogno di giocare’, e anche giochi moderni si posizionano nel solco di una tradizione a volte più che millenaria.

Il meccanismo di push.your-luck ne Il Re dei DADI è ben studiato, soprattutto pensando a chi ne è fruitore; dal momento che c’è il fattore fortuna, ma comunque il lancio tende a non essere mai troppo penalizzante sia perché si possono sempre rilanciare tutti i dadi, sia perché sul tavolo ci sono cinque carte da soddisfare, tendenzialmente con vari livelli di difficoltà. Ovviamente i giocatori dovranno essere bravi a mettersi nelle condizioni di verificare il lancio ottimizzando le scelte in base a quanto disponibile, ma è abbastanza difficile, se ci si accontenta, recuperare una carta farabutto.

Al tavolo l’interazione c’è sia in virtù dei punteggi negativi, assegnati dai draghi e distribuiti dal giocatore che riesce a soddisfarne il requisito a chi crede, sia per il rubarsi le carte fate, visto il loro crescere del punteggio con la progressione dei quadrati perfetti (1 fata fa un punto  1*1 … 4 fate fanno sedici punti  4*4) e poi c’è anche il ‘tifo per far uscire il numero sbagliato ai compagni di gioco’. La scalabilità è ottima rendendo il gioco in maniera analogo dai due ai quattro giocatori consigliati.   
Il meccanismo di fine partita è interessante soprattutto in relazione al fatto che si può decidere se prendere la carta luogo, facendo avvicinare La fine della partita (per esperienza la maggior parte delle nostre partite è finita all’esaurirsi delle carte luogo, soprattutto quelle  gialle della città). A fine partita vedere il reame con i vari sudditi è sicuramente piacevole.
Il gioco si presenta come un 8+ e direi che l’indicazione è sicuramente corretta, tanto da spostare il gioco, come abbiamo visto a quel labile confine tra family e nonsolograndi che è proprio di questa età.  

COSA SI IMPARA IN QUESTO GIOCO
Personalmente aggiungo questo paragrafo perché ritengo importante ricordare che il gioco è
fondamentale nel percorso di crescita del bambino e che ‘Faber est suae quisque fortunae‘ (ovvero “ciascuno è artefice della propria sorte”) oggi va così!

Ecco quindi in elenco le cose che Lorenzo (e chi ha giocato con lui) ha imparato giocando a Il Re dei Dadi:

  • che ci sono momenti in cui si può (si deve) osare e altri in cui ci si deve accontentare;
  • che quando la fortuna non arriva, in certi momenti, non c’è proprio nulla da fare …. se non quella di affidarsi a qualche rito propiziatorio;
  • che papà con i dadi ha un rapporto complicato;
  • che i giochi con i dadi (e non solo) hanno una Storia ultra-millenaria e quindi è utile studiare anche Storia 😀

FINO A QUANDO CI POSSO GIOCARE
Il Re dei Dadi si basa su una meccanica che piace a qualsiasi età, il lancio dei dadi è un concetto davvero semplice da acquisire, visto che l’abbiamo fatto da sempre, l’introduzione della meccanica del ritirarli, appoggiandosi alla propria fortuna e rischiando, lo rende un qualcosa un po’ diverso per chi non è avvezzo a partecipare attivamente ai giochi e, nel complesso, è un gioco piacevole che può essere giocato a qualsiasi età.

PERCHE’ GIOCARE CON PAPA’ MA SOPRATTUTTO CON MAMMA
Tutti i giochi è bello giocarli con mamma e papà, ecco qui i motivi in più per giocarli insieme.
Mamma va a fare la spesa? Beh a casa nostra in realtà è papà ad andare al Supermercato (a celta tra Bennet – CRAI – IperCoop), ma la prossima visita all’Ipercoop si farà accompagnare da mamma per vedere l’angolo dei giochi tutti quanti insieme, bimbi compresi … e chissà che non ci esca qualche acquisto inaspettato.  

Si ringrazia l’editore per la copia recensore fornita in cambio di una recensione imparziale e intellettualmente onesta.

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