Dal brainstorming avuto tempo fa sul gruppo Wapp della redazione (anzi su uno dei gruppi Wapp della redazione) è venuta fuori questa nuova rubrica.
In [Giù dal mio tavolo] verranno presentati ogni volta due giochi “simili” (per meccanica, ambientazione o solo per sfizio insindacabile del possessore dei titoli) e se ne vedrà uno cadere dal tavolo accompagnato dai rimproveri e dai difetti urlati dal redattore di turno…
Oggi io vi presento due titoli che in comune hanno lo sviluppo di catene di produzione: in Villagers date dal collegamento di più maestrie o mestieri e in Oh My Goods! invece da opifici e merci. Sono entrambi giochi di carte che non prevedono l’impiego di meeples o token particolari se non semplici monete per quanto riguarda Villagers.
Villagers è un gioco dell’autore/illustratore Haakon Garder del 2019 da 1 a 5 giocatori, nato da una fortunata campagna KS che gli ha visto raccogliere ben 482.171 sterline su 7.660 che aveva come obiettivo iniziale.
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Un gioco di raccolta set che vede impegnati i giocatori nella costruzione e nell’ampliamento del proprio villaggio con il reclutamento di maestrie sempre diverse e utili allo sviluppo di specializzazioni sempre più proficue e redditizie.
Partono tutti con una carta “fondatori” a cui agganciare altri paesani con mestieri diversi e produzioni diverse. Ci sono poi altre carte primarie che danno il via a successivi agganci: si va dal taglialegna che fa da battistrada a tutti i mestieri che prevedono l’utilizzo del legno, al minatore che può far lavorare, ad esempio, un cercatore, uno speleologo e, infine, un gioielliere. Sono “catene” molto intuitive favorite, tra l’altro, dalle chiarissime indicazioni già presenti su ogni carta.
Un gioco che fa anche delle illustrazioni un suo punto di forza, con immagini sulle carte peculiari e molto pulite che con pochi colori e sfondi bianchissimi riescono a catturare l’occhio e a favorire pure il gameplay.
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| Due esempi di catene di produzione |
Oh My Goods nasce invece nel 2015, dal bravo Alexander Pfister, come gioco da 2 a 4 giocatori che con l’espansione “Longsdale in rivolta” aggiunge anche la variante in solitario sotto forma di campagna.
Qui abbiamo solo e soltanto carte ma con una triplice funzione (di monete, merci per la produzione e stabilimenti di lavorazione) per la creazione di edifici ricchi e produttivi.
Ogni giocatore può sfruttare contemporaneamente le merci presenti nel mercato comune e nella propria mano di carte, per poter calare edifici ed attivare catene produttive per generare nuove casse di merci, anzi di punti.
Un titolo che riesce a condensare in due soli mazzetti di carte uno sviluppo di gioco di più ampio respiro, trovato spesso solo in giochi con tabelloni e risorse, qui resi inutili e stranamente non necessari.
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| Catena produttiva in basso a destra |
Entrambi i giochi hanno il pregio di essere facili da spiegare (in questo un pochettino più Villagers) e, soprattutto, facili da giocare, che è poi la cosa più importante quando si vuole intavolare una partita sotto l’oretta di gioco. Di sicuro sono dei titoli che non si giocano una volta sola ma che spingono, almeno, ad una seconda partita durante la serata, proprio per provare nuove strade di concatenazione produttiva per mettersi così alla prova con nuove strategie e diverse scelte di “carriera”.
Eccoci giunti però alla scelta richiesta. Sarebbe bello e molto più facile chiudere l’articolo scrivendo del titolo che mi piace di più tra i due. E invece no.
Qui devo scegliere “chi” buttare giù dal tavolo e perché. Scelta crudele e ingenerosa che vedrà riversare su uno dei titoli tutta la mia frustrazione ludica.
Sono pronto: DAL TAVOLO FACCIO CADERE… Villagers!
Per il gioco che è occupa davvero troppo spazio e si fa fatica a posizionare le carte durante i vari turni. Ogni giocatore dovrebbe avere a disposizione un proprio tavolino per disporre al meglio le carte primare da cui poi far scendere le successive concatenazioni. Bisogna tenere anche conto che per la creazione dei vari villaggi lo sviluppo non deve essere solo verticale ma pure orizzontale. Potrei decidere di fare tanti reclutamenti di più carte primarie e più carte solitario che certo andranno disposte in larghezza per non occupare lo spazio delle discese produttive di altre carte già piazzate.
Insomma, bello da vedere apparecchiato, ma scomodissimo, anche per il tear-down (non sono sicuro di come si scriva, ma… è il contrario del set-up!).
Lascio adesso a Voi lettori, redattori e detrattori la difficile domanda: CHI BUTTATE GIÙ DAL TAVOLO TRA VILLAGERS E OH MY GOODS?
Sono proprio curioso di leggervi…
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