scritto da White Winston (Andrea P.)
scout!) decidemmo di andare a prendere un bel gelato confezionato al circolo
sotto la sede. A quel tempo ogni bar o circolo che si rispettasse aveva una
parete del locale dedicata a cabinati e flipper. Metal Slug, Sega Rally,
Mortal Kombat, Street Fighter, Puzzle Bubble, Pang, Crazy Taxi,… tanto per
citare i primi che mi vengono in mente! La città era (ancora) costellata di
piccoli paradisi videoludici, nascosti nelle stanze sul retro di bar, circoli
e gelaterie, dove rintanarsi durante i piovosi sabati autunnali, ma anche
durante le belle giornate primaverili, che ai nerd, si sa, non è mai piaciuta
la luce del sole. Quel pomeriggio il menù proponeva uno sparatutto in prima
persona (c’erano zombie a frotte, probabilmente Resident Evil), con tanto di
pistole ergonomiche e doppio schermo per il gioco in coppia. Dopo aver
terminato il nostro ghiacciolo d’ordinanza, con le tasche piene di spiccioli,
inserimmo i “coins” per avere accesso alla nostra dose di adrenalina. Stavo
per premere su “beginner” quando il mio compagno di caccia agli zombie mi
snocciolò una perla che si stampò nella mia mente: “Ma te cominci sempre i
giochi dal livello base? Guarda che quello è per chi non guarda più in là dei
propri piedi, per chi si sente parte integrante del gregge e nella vita al
massimo potrà ambire a diventare la pecora preferita del pastore, per chi
punta alla mediocrità, alla massa, al punto di arrivo che non va al di fuori
della propria zona di comfort, al minimo sindacale, al 6 politico, alla vita
da mediano, al prevedibile che non scombina mai i piani, alla morte serena
dopo un’esistenza piatta e insignificante che nessuno mai ricorderà. Che tu ti
senta pronto o meno, qualunque cosa tu decida di giocare, qualunque vita tu
decida di vivere, scegli sempre di partire più in alto. Solo così potrai
puntare all’oltre”. E fu così che quel giorno, un altro mattoncino si aggiunse
al muro della mia spiccata competitività.
Jakub Wisniewski per 1-6 giocatori, durata 45-120 minuti,
edito nel 2017 da Awaken Realms e localizzato nello stesso anno
da Pendragon Game Studio. È stata la
prima campagna Kickstarter di successo planetario per i ragazzi
di Awaken Realms, capace di raccogliere nel Maggio 2016 circa
€ 685.000, una cifra che impallidisce comparata alle loro recenti
campagne ma che, all’epoca, permise alla casa editrice polacca di
compiere un indubbio salto di qualità. Tanto per farvi capire quanta
strada hanno percorso in soli 4 anni, oggi, dopo svariate campagne milionarie,
Awaken Realms è diventata talmente forte dal punto di vista imprenditoriale e
finanziario, da potersi permettere di
sfidare il colosso Kickstarter con la propria piattaforma di crowdfunding
“Gamefound”, inaugurando la loro prima campagna “in proprio” con il prossimo gioco (ISS
Vanguard). Tornando a noi, il gioco è un
adattamento da tavolo dell’omonimo, celebre videogioco sviluppato da
“11 bit studios” nel 2014 e
storicamente basato sull’assedio di Sarajevo, durante la guerra in Bosnia
ed Erzegovina del 1992-1995. Impersonerete un gruppo di civili, ciascuno con la propria vita alle spalle
e le proprie peculiarità, ritrovatisi per caso a dover condividere lo stesso
“tetto”, nonché un unico disperato obiettivo: la sopravvivenza.
Oltre al grande tabellone fronte-retro, a una manciata di dadi e ai manuali,
troviamo una grandissima quantità di token in cartone,
risorse in plastica e carte di medio-grande formato. Il tutto è poi
condito da 12 miniature di media fattura (gli standard odierni ci hanno
abituati a ben altro ormai). Graficamente c’è più di un riferimento al
videogioco di provenienza che, essendo in 2D, ben si prestava a essere
trasposto anche sotto questo aspetto in un gioco da tavolo. Le tinte sono
ovviamente scure e i disegni volutamente molto bui; ciò nonostante
la leggibilità devo dire che è buona, anche se non eccelsa (soprattutto
per le carte luogo). Complessivamente il comparto grafica-materiali fa
comunque il suo lavoro, dando
la giusta mano nell’affiancare e amplificare l’ambientazione. Un
esempio: quando mi sono trovato ad aggiungere i token freddo bianco-ghiaccio,
ho quasi avuto la sensazione di percepirlo quel freddo, tanto ero immerso nel
gioco!
Per imparare a giocare non dovrete far altro che
aprire il “Diario” e imparare passo passo, dal setup alla spiegazione
di tutte le fasi, direttamente mentre giocate. Chiaramente questo tipo di
approccio “on the road” non può valere per qualsiasi tipologia di gioco
(sto pensando ad esempio al genere euro) ma sicuramente per questo titolo in
particolare risulta perfetto e imparerete veramente le regole (semplici
ma comunque numerose) direttamente in gioco, risparmiando la fatica
della lettura del regolamento e la spiegazione agli altri giocatori. Per
un’infarinatura generale delle meccaniche, vi basti sapere che
il gioco è un narrativo puro con elementi di piazzamento lavoratori
(molto blando eh) dove carte, testo del “libro delle storie” e dadi faranno da
guida e da padrone. Durante le varie fasi che scandiscono ogni giornata,
dovrete
preoccuparvi di sfamare, curare, equipaggiare e gestire il vostro gruppo, cercando di migliorare pian piano la vostra “base” (un edificio diroccato)
per resistere al freddo, ai raid di criminali e a tutti gli eventi nefasti che
il gioco vi farà letteralmente piovere addosso. Nel 2018 il nostro
Sergio aveva già scritto un [Prime Impressioni] del gioco; per
una spiegazione in dettaglio delle regole (e per un secondo parere sul gioco)
vi rimando quindi al suo
articolo.
librigame, ricordo di aver comprato diverse serie della celebre collana della
“Edizioni EL” per riempire le mie estati da nerd in crescita. Dopo quella
breve escursione però non mi sono più approcciato a quel mondo, neanche
recentemente, con la grande riscoperta e il nuovo sviluppo. Praticamente
This War of Mine è stato il primo titolo narrativo che ho rigiocato dopo
20+ anni da quella esperienza. Se a questo aggiungete che praticamente in qualsiasi classifica di solitari
che si può trovare sul web, il suddetto titolo risulta sempre essere
immancabile, capirete che le mie aspettative erano davvero elevate. Il
giorno che ho trovato una scatola danneggiata (e quindi scontata) su
Se ti va di sostenerci, puoi fare i tuoi acquisti su DungeonDice.it, l’ho comprato senza neanche pensarci due volte. Questo preambolo per farvi
capire come sia possibile che un giocatore amante del controllo come me sia
potuto arrivare a questo titolo, che di controllo ne ha davvero poco. Difatti,
oltre a essere uno dei titoli narrativi più famosi di sempre, parliamo di
un american in senso stretto, dove l’ambientazione spadroneggia sulle
meccaniche e sul loro controllo. Ma è proprio l’ambientazione a essere il vero punto di forza del gioco,
talmente forte da piombarvi addosso come il gancio di un pugile, per
lasciarvi talvolta inermi e spaesati. Il tema della guerra viene affrontato in maniera del tutto inedita,
spostandosi dal classico “punto di vista militare” a quello dei
civili, che se la vedono arrivare in casa, senza poter fare nulla se
non tentare di sopravvivere. Il taglio diventa così davvero
drammatico, reale e crudo, così come drammatiche saranno anche le
scelte che sarete chiamati a compiere, sempre
in equilibrio tra ciò che sarebbe giusto fare e ciò che il vostro gruppo
avrebbe bisogno. Le conseguenze delle vostre scelte avranno sempre un certo peso anche sui
vostri personaggi che, mediante degli indicatori di stato, si ammaleranno,
patiranno la fame, resteranno feriti o entreranno in stati depressivi talmente
importanti da portarli talvolta anche a conseguenze estreme. Ed è proprio il
gruppo di personaggi, che potrà ampliarsi o ridursi anche durante la
partita, ad essere un po’ il punto focale di questo gioco, ciascuno con
la propria storia, abilità, obiettivi e capacità di resistere al dramma di
un guerra che non risparmia davvero nessuno.
doppio filo con la realtà, saranno
del tutto verosimili, praticamente reali. In secondo luogo,
anche il rifugio, un edificio abbandonato e semi-distrutto,
avrà un ruolo centrale nel gameplay; potrete infatti esplorarlo e
arredarlo con tutto ciò che riuscirete a costruire, con i materiali
recuperati durante le varie scorribande notturne, nel (disperato) tentativo
di
renderlo un posto sempre più funzionale e accogliente, soprattutto
nell’ottica della sopravvivenza del gruppo. Completano il quadro incontri (buoni e meno buoni), oggetti di ogni tipo
e finalità, eventi (alcuni anche catastrofici e imprevedibili), luoghi da
esplorare, oltre naturalmente a una miriade (sono svariate centinaia i
paragrafi a disposizione) di storie ed esperienze collaterali che porteranno
in seno sempre scelte molto difficili e sofferte.
consiglieresti?”
perfetto per essere giocato in solitario (oserei dire che ha più
senso in solo che in gruppo, visto che l’unica differenza sta nella
condivisione delle scelte e nient’altro), non è un gioco per tutti.
Non è un gioco per chi ama solo il controllo e le meccaniche articolate, non
è un gioco per chi non è disposto a lasciarsi assorbire da una storia tanto
intensa quando triste, cruda e dannatamente reale, non è un gioco per chi
non ama la lettura e i meccanismi stile libro game, non è un gioco per chi
non accetta che l’ambientazione sia tutto, anche a discapito di un
esito nefasto improvviso, imprevedibile e incontrovertibile. Ecco, se vi
sentite di non appartenere a nessuno di questi gruppi, vi consiglio
caldamente di provare questo gioco:
sarà un’esperienza ludica unica, diversa e a suo modo emozionante e
appagante, ve lo garantisco. Per quanto mi riguarda, ho giocato diverse sessioni a This War of Mine
(una mentre aspettavo che mia moglie mi video-chiamasse dalla sala parto con
in braccio il piccolo, in pieno lockdown!) e penso di averne capito e
assaporato in pieno la sua essenza. Sono estremamente contento di averlo
acquistato e giocato perché lo reputo un gioco davvero unico; ciò nonostante
non sono sicuro che rivedrà il tavolo tanto facilmente perché, e qui
entriamo in un giudizio davvero soggettivo, per me è assimilabile a un libro
e io non ho mai letto due volte lo stesso libro, neanche i miei preferiti. A
onor del vero posso dire comunque che è
impossibile giocare due partite uguali e improbabile che possiate trovare
anche solo un punto in comune, in quanto il libro delle storie è davvero strapieno di paragrafi (quasi
2000!), bivi ed elementi di variabilità. E se proprio nascesse l’esigenza di
aumentare e approfondire, segnalo che sono uscite anche
due corpose espansioni (che non ho provato):
“Racconti dalla città in rovina” e “Sotto assedio”.
CONCLUSIONI
Noterete come rispetto alle mie solite recensioni
questa sia meno incentrata sulle meccaniche e più sul feeling; ecco,
This War of Mine è essenzialmente questo:
una storia, un’esperienza, una simulazione di una situazione drammatica e
realistica allo stesso tempo. In una parola: ambientazione. Come ho scritto in chiaro nelle
impressioni, non è un gioco per tutti ma, aggiungo, che tutti potrebbero (e
forse dovrebbero) provare un’esperienza ludica come questa. Assolutamente
perfetto per essere giocato in solitario, forse trova davvero in tale
modalità la sua sublimazione, consentendo
un livello di immersione pari a quello che si può percepire leggendo un bel
libro. Unica nota dolente può esser data dalla longevità, non tanto in
termini di narrazione ripetitiva (è impossibile giocare una partita uguale ad
un’altra, le variabili sono praticamente infinite) ma quanto per la sorpresa,
lo shock e la novità che nel tempo (dopo diverse partite) possono
eventualmente affievolirsi e/o venir meno.
Trovate This War of Mine come sempre su
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