scritto da White Winston (Andrea P.)
Volere è potere?
Generalmente vi risponderei di sì. Volere è potere. Ma, visto che sono appena tornato da un funerale piuttosto “complicato”, oggi vi risponderei “sì, ma non sempre”. Se c’è una cosa che mi ha insegnato la Games Workshop è che quanto tiri due dadi ed esce un doppio 1, qualunque cosa tu stia tentando di fare, qualunque sia la bontà della tua strategia di gioco (o di vita), qualunque sia il tuo fine, fosse anche il più giusto e glorioso, è merda. Il doppio 1 è sempre merda. E purtroppo, la merda capita.
Oggi però ho anche salutato moglie e figlio, diretti in montagna, e ho dato inizio alla mia annuale “nerd week”. Le necessità vitali si abbassano allo stretto necessario per sopravvivere e il focus del 95% della mia materia grigia (il 5% lo lascio al lavoro, vah…) diventa nutrire la mia nerditudine acuta. Improvvisamente, tolta buona parte dei doveri, la lista delle cose importanti si assottiglia: birra, pizza (o sushi), aria condizionata, un PC, le serie e i film di fantascienza che mi sono perso quest’anno e la mia collezione di GdT. Ah… e qualche amico ogni tanto. Per una settimana all’anno, il lavoro diventa uno spot pubblicitario tra una partita e l’altra, niente imprevisti, niente responsabilità, niente pensieri se non ricordarsi di dormire ogni tanto, niente di niente. Solo pura e sana cultura nerd. Per una settimana all’anno “volere è potere”. E non si accettano doppi 1.
“Escape Tales: il Risveglio” è un gioco del genere “Escape Room da tavolo” di Jakub Caban, Matt Dembek e Bartosz Idzikowski, per 1-4 giocatori (sarebbe più corretto scrivere 1+), durata media dell’intera storia 180-300 minuti (frazionabili in sessioni di gioco di durata a piacere), edito nel 2018 da Board&Dice e localizzato da MS Edizioni. Impersonerete Samuel, un uomo di 35 anni, vedovo (dopo la tragica morte della moglie) e pronto a tutto pur di salvare da un coma apparentemente irreversibile la persona più importante per lui rimasta al mondo: sua figlia Lizzy. Trovate già sul blog una recensione del titolo a opera di Chrys. Inoltre, per gli appassionati del genere, vi rimando alla bellissima ed esaustiva guida scritta dal nostro esperto di Escape Room LucaCiglione.
Il titolo, come tutti quelli del genere d’altronde, si presta benissimo al gioco in solitario e, anzi, in tale modalità riesce forse a dare il suo massimo, in quanto gli enigmi dovranno essere risolti senza l’aiuto di nessuno, se non del gioco stesso. Ci tengo a fare una precisazione: sono un completo neofita delle Escape Room, sia reali che da tavolo, e questa è stata per me la primissima esperienza. Non troverete quindi alcuna comparazione in questa recensione, ma soltanto sane e genuine impressioni di pancia (oltre alle solite disamine più tecniche).
GRAFICA E MATERIALI
Per quanto riguarda i materiali, non credo si possa chiedere granché da un’escape room da tavolo; un mazzo di carte, una piccola plancia in cartone e una manciata di segnalini sono sicuramente più che sufficienti. L’aggiunta, annoverabile tra i materiali, può essere semmai l’app di supporto (che in realtà è un sito Internet, utilizzabile anche offline una volta aperta e caricata la pagina) che ho trovato efficace e ben fatta. Considerate che, lo dico per i puristi, dovrete fare un uso sporadico e circostanziale dell’app; infatti serve solo a tenere il conto degli enigmi incontrati/risolti, fornire uno o più aiuti per la risoluzione degli stessi in caso di necessità e fare il check delle risposte che proverete a dare. Il gioco al 90% si svolgerà quindi ragionando e osservando il manuale e le carte. Parlando della grafica, invece, devo ammettere che mi ha molto colpito per la cura e il senso di inquietudine che le immagini riescono a offrire, in linea perfetta con il tema dell’ambientazione. Le stanze, raffigurate sulle carte di grande formato, sono sempre molto evocative, oltre che dettagliate quanto serve per stuzzicare la vostra attenzione e aiutarvi nelle varie ricerche che dovrete compiere.
Facile. Anzi, facilissimo. Avrete a disposizione 3 mazzi di carte:
- le carte luogo, raffiguranti su grande formato le stanze da esplorare;
- le carte gioco, che costituiscono il motore principale del gioco insieme al libro della storia;
- le carte destino, ultima spiaggia ogni volta che rimarrete senza segnalini azione.
Durante la partita, con l’ausilio di un numero finito di segnalini azione, dovrete esplorare via via le stanze che Samuel incontrerà nel suo percorso, apponendo un segnalino sui particolari da approfondire. Ogni stanza infatti sarà divisa in caselle tramite una griglia, ciascuna delle quali associata a uno specifico paragrafo del libro della storia. In questo modo potrete raccogliere oggetti, indizi per risolvere enigmi o pezzi di storia, talvolta anche con bivi narrativi. Il gioco si svolge sostanzialmente passando da un paragrafo all’altro del libro della storia; ogni paragrafo, oltre ad avere una parte narrativa più o meno lunga, vi dirà poi quali carte pescare/scartare e/o quali altri paragrafi leggere. Risolvendo poi gli enigmi, sbloccherete nuovi paragrafi altrimenti inaccessibili che vi permetteranno di proseguire nel gioco. Direi che non ci sono molte altre regole… anche perché è un gioco molto intuitivo, che si spiega quasi da solo semplicemente seguendo le indicazioni sul libro della storia.
IMPRESSIONI
Come avevo già spiegato poco sopra, questo gioco ha rappresentato per me una prima esperienza nel mondo “Escape Room”. Il primo approccio è stato quindi un po’ sospettoso, perché non sapevo bene cosa aspettarmi e inoltre avevo paura di trovarmi davanti enigmi o troppo facili o impossibili. La scelta è ricaduta su questo titolo perché, oltre a tante buone recensioni lette su vari siti, mi attirava l’idea della storia di fondo, peraltro con una trama molto delicata e particolare.
Devo dire che, per quanto riguarda il sistema di esplorazione delle stanze, l’impressione è stata molto buona. Data la scarsità di segnalini azione, ogni volta è una scelta ardua decidere cosa approfondire e cosa lasciar perdere dei dettagli proposti dalle carte luogo; il sistema nella sua semplicità rende davvero bene l’idea dell’investigazione e aiuta a immedesimarsi un minimo nelle varie stanze. Talvolta anche solo un’attenta osservazione del luogo, senza approfondire nulla con i segnalini azione, mi ha fornito parecchie informazioni, alcune anche fondamentali per risolvere qualche enigma. C’è da dire però che non sempre è intuitivo capire cosa può offrire delle informazioni utili e cosa invece si rivelerà soltanto un’azione sprecata… questo aspetto talvolta mi ha dato una leggera sensazione di alea, non del tutto in linea con le mie aspettative. Quindi direi, tanto per darvi delle proporzioni, che con un’analisi approfondita delle carte luogo (40%), con un po’ di pianificazione ragionata sulle azioni da spendere (40%) e con un pizzico di fortuna (20%), si riesce a venir fuori anche dalle situazioni più intricate. Gli enigmi sono davvero dei gioielli: mai banali, mai impossibili e molto diversi tra loro. Devo ammettere di essermi trovato spesso in difficoltà e le soluzioni non sempre sono arrivate al primo tentativo (tutt’altro…). Passando al lato oscuro della recensione, l’aspetto meno convincente secondo me alla fine è risultato proprio quello su cui puntavo di più: l’ambientazione. La storia non è poi così coinvolgente e credibile e la narrazione non è sicuramente all’altezza; chi si aspetta tensione al tavolo e immedesimazione (tipo me) rischia davvero di rimanere deluso. Come dite? Non ve ne frega un fico secco dell’ambientazione, perché siete “figli dei cubetti”? Molto bene. Allora riuscirete a passare sopra a questa pecca senza troppa difficoltà. Un’ultima valutazione la voglio dedicare alla rigiocabilità. Il gioco si propone come rigiocabile più volte in quanto, a causa del limite dei segnalini azione e del fatto che sono presenti diversi bivi narrativi nei quali è obbligatorio fare scelte esclusive, molti enigmi e molte carte rimarranno inesplorate al termine della partita. Inoltre anche il finale della storia (senza fare spoiler) dipenderà dalla vostra bravura e dalle scelte fatte.
“Ma White Winston, è veramente rigiocabile un’escape room dove si conoscono in partenza buona parte degli enigmi?” Care scorie radioattive, posso dirvi che la mia prima partita è finita con un finale amaro; quindi ho deciso di riprovarci: sorprendentemente ho percorso una strada molto diversa dalla precedente (circa un 40%) e, complice anche la mia memoria labile che spesso mi ha fatto ripartire da capo anche negli enigmi che già avevo risolto, ho trovato questa seconda partita ugualmente avvincente. Peccato solo che il finale sia stato più amaro del precedente!!!
Tanti enigmi (28 per la precisione) di difficoltà variabile e con soluzioni intelligenti, fino a 5 ore di partita frazionabili in comode sessioni di gioco (tramite un sistema di salvataggio molto semplice), un sistema di esplorazione delle stanze semplice ma efficace e immersivo, una storia di fondo a rilegare e fare da base narrativa, fanno di Escape Tales: il Risveglio un titolo soddisfacente e riuscito, nonché un solitario perfetto (dal punto di vista della scalabilità). Sinceramente mi aspettavo molto di più sul lato della storia… pensavo a qualcosa di più coinvolgente, più profondo e magari anche con una sceneggiatura di maggior spessore. Questo avrebbe permesso al gioco di fare davvero un grande salto di qualità e distinguersi veramente per sconfinare anche nel campo dei giochi narrativi. Occasione persa quindi, ma solo in parte perché, su tutto il resto, si conferma un titolo apprezzabile sia dagli appassionati del genere sia da chi, come me, vi si affaccia per la prima volta.
Al momento in cui sto terminando questo articolo, la mia nerd week si è purtroppo già conclusa. Il bollettino riporta: 6 film visti (quest’anno maratona Marvel), 2 serate gioco col gruppo, 3 titoli provati in solitario, 3 pasti di sushi, 2 pizze da asporto, 1 hamburger con patatine, 1 settimana di letto disfatto, 128 ore di aria condizionata e svariati litri di birra, bevuta comodamente sul divano, in rigorosi boxer e fruit bianca d’ordinanza. Giudicate voi…
P.S.
Per coloro i quali, come me, non sentono tanto l’ambientazione, consiglio fortemente di provare a giocarci allestendo un set simile a quello che vedete nelle foto. Vedrete che vi passerà la voglia di “ambientazione”!!!
Ringrazio mia sorella per la copia di review concessa.
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