Siamo nel
1992, nei nostri pomeriggi riecheggiava in tutta la casa la sigla di
BimBumBam, il mai dimenticato
Marco Bellavia proponeva versioni giganti di giochi in scatola in formato TV show (era l’anno di “Occhio alla strega”, derivato dal gioco MB “Frega la strega”) e i cartoni sfilavano davanti a noi che avevamo finito i compiti in tempo e ci godevamo una fetta di pane e Nutella.
Forse chi ha la mia età non ricorda tanto, ma quell’anno fu un anno devastante per la politica e per l’opinione pubblica: il 17 Febbraio 1992 con il primo arresto, si inizia a parlare di Mani Pulite: nome dato alle indagini fatte sulla diffusa corruzione italiana.
Immediatamente si parlò di Tangentopoli, neologismo coniato ad-hoc da stampa e giornali per definire questo sistema diffuso di corruzione politica. Ma il termine Tangentopoli non è solo una parola entrata nel nostro gergo quotidiano e nella treccani, ma un brand vero e proprio.
Il giornalista Lello Gurrado, il direttore di “Milano ’90” in nome e per conto della casa editrice GEMi (Grandi Edizioni Milanesi) deposita il marchio “Tangentopoli”. Fu il primo a creare un marchio attorno al fenomeno del momento.
Il marchio servì alla GEMi per produrre un “istant game” che cavalca questo periodo delicato, utilizzando una parola sulla bocca di tutti, Tangentopoli appunto: insomma un modo come un altro per cercare di sdrammatizzare e di cavalcare “la moda” del periodo.
Quindi a fine Novembre 1992 esce in tutti i negozi di giocattoli “il gioco di Tangentopoli”.
Non fu però l’unico gioco ispirato dai fatti politici e di cronaca di quel periodo: abbiamo anche delle produzioni minori come “Il Tangentomane” e “Il gioco di Pietro“, praticamente due giochi dell’oca di scarsa fattura: forte del suo marchio e da una realizzazione professionale, il gioco di Tangentopoli è l’unico che è rimasto da quel periodo.
Non giriamoci attorno: il gioco di Tangentopoli è un gioco dell’oca con domande. Punto.
Non brilla in originalità se non per il tema che tenta di vestirlo e le domande irriverenti.
La grafica della scatola è essenziale e un po’ basilare come illustrazione e designe: ciò che spicca subito all’occhio è l’immagine di un magistrato con il volto “oscurato” da un ovale bianco. Questa immagine diventerà poi il vero e proprio logo della casa editrice nelle prossime pubblicazioni.
Sul retro della scatola si può leggere un velocissimo sunto del gioco:
“È un gioco di abilità e cultura. Consiste in una gara per arrivare al Grande Appalto. Ogni concorrente ha un dado e un miliardo a disposizione. Lungo il percorso di Tangentopoli i concorrenti sono sottoposti a Interrogatori e Intercettazioni telefoniche che premiano i giocatori più onesti. A condurre il gioco è il Magistrato che può emettere Mandati di cattura, ascoltare le delazioni degli Inquisiti e raccogliere le confessioni dei Pentiti”

Apriamo quindi la rossa scatola e ci troviamo davanti il materiale di gioco:
- tabellone
- 504 carte in contenitore
- 80 banconote
- Dado
- 6 pedine
- cartolina referendum
- foglio con regolamento.
Il gioco è presto detto: lo scopo è di arrivare per primi al “Grande Appalto” posto a fine percorso.
Ogni giocatore riceve una pedina ed una parte del capitale iniziale di 6 Miliardi: questi soldi vengono divisi equamente tra i giocatori, quindi se si gioca in 6 ogni giocatore riceve 1 Miliardo a testa, se si gioca in 5 si distribuiscono 1 Miliardo e 200 milioni e così via.
Al proprio turno si lancia il dado e ci si muove sul percorso da 48 caselle, dove ogni casella corrisponde ad una domanda al quale il giocatore deve rispondere. Uno dei giocatori avversari diventa il MAGISTRATO che pone la domanda: se il giocatore risponde correttamente rimane sulla casella conquistata e passa il turno. In caso di risposta errata ha due possibilità:
– tornare sulla casella precedente
– dare una Tangente per rimanere sulla casella raggiunta
Nell’ultimo caso la Tangente viene pagata con una mazzetta la cui entità è indicata sulla casella (il costo è crescente man mano che ci si avvicina alla casella finale.
Le Domande
Una cosa curiosa sono le domande: tutte a tema giudiziaro, sia serie che meno serie.
Si passa dalle curiosità sui PM di Mani Pulite (“Di quale segno zodiacale è, ovviamente (sic), Di Pietro?” -Bilancia) a domande più serie (“Per il reato di corruzione è prevista solo una pena detentiva o anche una pena pecuniaria?”); dalla cultura pop giudiziaria (“Chi è il commissario Basettoni?”) alla geometria (“Come si chiama quella retta che tocca una curva senza intersecarla?” – Tangente) fino al mondo dello spettacolo (“Che cosa hanno in comune le attrici Sofia Loren e Laura Antonelli?” – Sono state tutte e due in carcere).
Insomma, una ricerca spasmodica del tema anche nelle domande che risultano “sfiziose” e in alcuni casi non troppo banali.
I SEQUEL
Visto l’enorme successo del titolo, alla GEMi decisero di cavalcare il successo della loro scatola rossa, affiancando Tangentopolino (versione “junior” del precedente con domande semplificate) e Tangentopoli Sport e Spettacolo (medesimo gameplay del precedente ma con domande specifiche su sport e spettacolo).
UNA NUOVA CASA EDITRICE
Dall’enorme successo che seguì il filone di Tangentopoli, la GEMi si lancia ad ampliare il proprio catalogo con nuovi titoli. Così il personaggio misterioso della copertina di Tangentopoli diventa logo e nasce la linea “White Face”.
Sull’onda del successo popolare, decidono di lanciarsi sul gioco più amato in Italia: il calcio.
Esce quindi nel 1993 “DadoGoal”, una simulazione a colpi di dadi di una partita di calcio. Gioco abbastanza piacevole che ovviamente vende sia per il fatto che sono “quelli di Tangentopoli” sia per il fatto che anche con questa nuova scatola si stimola una passione “popolare”.
Nel 1994 il catalogo si amplia con il leggendario “Mettiti a Dieta” (party game nonsense in cui lo scopo del gioco è di dimagrire, splendidamente recensito dall’amico Tuxx) a cui segue “Novela” (gioco ambientato nelle soap opera) ed un astratto intitolato “Konos”.
Sempre nel 1994 esce anche “Caccia a Diabolik” primo gioco della casa editrice con una forte licenza: il gioco dedicato all’omonimo personaggio dei fumetti in cui vince Diabolik o Eva Kant se ruberà un oggetto e tornerà al rifugio, vince Ginko, il sergente o l’agente se verrà catturato l’autore del furto.
Tutto sommato un buon gioco che sente molto l’influenza del famoso “Colpo grosso a Topolinia” da cui prende ispirazione per la mappa e le basi del game play. Una delle cose che saltano più all’occhio è la povertà dei materiali impiegati: tutto il gioco si sviluppa attraverso token di cartone e carte, un salto indietro a 20 anni con i primi giochi “da grandi” degli anni 70 in cui con un tassello di cartone si rimpiazzavano le più costose pedine.
Nel 1995, ultimo anno di vita della casa editrice, escono:
- “L’incubo”
- “RossoNero”
- “Il gioco della Fenice”
I primi due giochi sono semplici giochi astratti, senza infamia né lode; l’ultimo è un gioco-non gioco in cui i partecipanti muovendosi sul tabellone potranno leggere sul libretto allegato il loro futuro (?!).
Con questi ultimi 3 titoli la casa editrice mostra una scarsità di idee brillanti che l’avevano tenuta assieme nei primi due anni: nessuno di questi titoli incontra un vero favore di pubblico e le ultime vendite erano tutte basate ancora sul primo titolo della società
RIGIOCHIAMOLO OGGI
Come sempre spendiamo due parole sull’ipotesi di apparecchiare il gioco oggi: come ogni gioco tira e muovi non entusiasma durante la partita (che risulta anche piuttosto lunga).
Rimane l’aspetto trash e cringe delle domande “datate” che possono strappare qualche risata, ma nulla di più.
Il gioco di Tangentopoli fa parte della nostra storia dei giochi commerciali come esempio di gioco istantaneo nato dalla moda mediatica del tempo. Ebbe un successo incredibile per quello che era, ma come visto dopo 2 anni di vendite, non rimane molto. Chi entusiasta lo comprò allora lo usava come “oggetto da discussione” con le serate di amici, più che come gioco da intrattenimento: si poteva fare una o due partite, ma se si voleva affrontare un trivia tra amici, la scelta ricadeva ineluttabilmente sul più familiare Trivial Pursuit.
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